venerdì 1 giugno 2018

Ripartire

Chissà se è una maledizione come quella del Vecchio marinaio, oppure se si tratta solo di ali.

So che quando sembro comodamente seduta, persino le poche volte che lo sono davvero, c'è già qualcosa che preme. C'è un movimento che si imprime e non tardo a riconoscerlo.

RIPARTIRE.

Ripartire per credere, ripartire per crescere, per fare un passo indietro e correre poi avanti. 

Non importa se il timone appaia troppo grande e le mie mani possano anche tremare.

E' quando mi siedo, un istante, che so che devo ripartire.

venerdì 20 aprile 2018

Se (non) ci fosse sensibilità femminile

Poche espressioni mi irritano come questa: sensibilità femminile. Non è  (solo) perché ci sono donne che hanno sensibilità pari al ghiaccio dell'Antartide, e prima del mutamento climatico.

No, è che quando te la propinano, tu senti le sfumature che stanno dietro.

1 ti vogliono sminuire. Perché ritengono la sensibilità quattro piagnistei e pensano che tu - in qualità di donna - sia quella cosa lì, desiderosa di annegare il ragionamento nelle lacrime. E pensare che se valesse l'inglese, sensible è un'essenza deliziosa. Pragmatico, ragionevole, tutto il contrario di quello che ci serve la cultura italica.

2 ti vogliono fregare. Dai, c'è questa grana… nessuno lo vuole fare, non vorrai tirarti indietro. Ci sono le castagne da togliere dal fuoco. Sei tu la candidata ideale, di fronte al silenzio-dissenso generale: hai sensibilità femminile e non vuoi intervenire?

La risposta è proprio no.

Io non ho sensibilità femminile. Ho sensibilità e basta. Quanto e come, non lo so, non è neanche affare mio.

Ho masticato rock e calcio, forse anche per gridarvelo. Ma adesso lo dico e basta.

Se (non) ci fosse sensibilità femminile, si starebbe meglio. Anche perché chi vi si appella, non avrebbe alibi e magari combinerebbe qualcosa di buono.

giovedì 19 aprile 2018

Notte e il tempo in custodia

Ti senti responsabile, perché il tempo non è tuo. E ti sembra giusto darlo via. Poi, ti viene in mente che il tempo è solo in tua custodia.

Da maneggiare con cautela, per rispetto a Chi te l'ha donato.

Il tempo in custodia, un tesoro che devi anche soppesare: non basta donarlo di continuo, bisogna donarlo quando è giusto.

Notte e il tempo in custodia.

Che fine ha fatto la speranza

Perdendomi nei paradisi del design, ritrovo casa. Sì, per caso - si direbbe - mi trovo davanti alla chiesa amata da mio nonno, San Bernardino alle Ossa.

In questi momenti rimpiango ciò che non ho mai fatto, nella mia beata incoscienza di eternità. Posare la testa sulle ginocchia del nonno e chiedere: ma perché ami proprio quella chiesa?

Ci entro e prego, ma poi devo passare all'ossario. Perché non esiste pace finché non sei lì, a capire dove tutto finisce. Cerchi di contarli, quei teschi, e non riesci, tanto da pensare ereticamente che quello sia l'infinito.

Invece, lo sguardo si spinge in alto, alla Luce. 

E ti chiedi: che fine ha fatto la speranza. Eccola, sopra la polvere che siamo.

mercoledì 18 aprile 2018

Notte scoperti dalla primavera

Devo percorrere un tratto ancora lungo, troppo lungo per le mie forze. Ma mi è sempre più facile dell'attesa. Rileggo quella che ora mi sembra una metafora e riprendo il viaggio.

E' solo sul finale, che scorgo un volto amico; anzi, in breve sono due. Mi riportano a una festa magica, due anni fa, e agli incontri di satira e amicizia, non meno saporiti.

Avrei proprio fretta, ma non posso che fermarmi ad ascoltare. Stanca, cerco di mettere a fuoco, finché capisco che qualcosa di speciale sta avvenendo tutt'intorno.

Mi ha scoperto la primavera. E io non posso ritrarmi, costi che qualche costi.

Notte  scoperti dalla primavera.

martedì 17 aprile 2018

Essere all'altezza (come un'azalea)

Sul lago Maggiore l'azalea ha già osato guardare avanti. Sulla mia collina, è mezza addormentata.

Questione di altezza, di brividi e di risate notturne: quelle di un inverno che non se ne vuole veramente andare. 

Io sul lago aspiro un profumo che non si concede e ammiro le foglie lucenti quasi più di quei colori tenui che si stanno facendo avanti. 

Penso a quante volte bisogna essere all'altezza. E a quante altre si possa dire: no, io fiorisco quando voglio io, quando è il mio tempo. 


Crescerà la cortesia

Strattonata da folle di vario genere (e talvolta i singoli non brillano), mi siedo per un breve tratto sul vagone.

C'è un ragazzino con una sorte di uniforme, che non so individuare. Forse una scuola, forse un altro ente: chi lo sa. E' che così vestito mi sembra più adulto e serio.

Presto dobbiamo scendere. Lui va verso le porte, mi avvio infine anch'io. Appena si apre la carrozza, lui mi guarda poi fa un passo indietro: prego, signora.

Io rimango spaesata e mi sento mormorare: grazie, caro.

Mi sembrava così adulto e in effetti lo è; poi ci penso meglio.

Mi sembrava così adulto e invece non si comporta come la maggior parte degli adulti.

Crescerai, ragazzino e crescerà la cortesia.