domenica 23 settembre 2012

Delle certezze e delle pene

Mentre cammino e contemplo i dolori, senza esserne distaccata, sento una lama rovente che per un attimo prende il posto di quella ghiacciata.


Giudicare, giudicare. Come si può in modo asettico mettersi a pontificare su un padre che soffre e bollarlo, mentre si chiacchiera con i propri figli grazie a Dio sani? Come si può schernire un popolo povero, dal calduccio della propria stanza? E Mille altre certezze commentare, dallo sterile terreno senza pene. Ed è poi così?

Forse ciascuno ha una pena, varia solo la grandezza. E siccome per ciascuno il suo dolore è il più tremendo, potrebbe valere la pena, prima di giudicare, prendere la lente di quella pena. Mordersi le labbra, se non il pensiero.

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