venerdì 30 novembre 2012

Una canzone per la notte - amazing

Graffia come se il vecchio giradischi funzionasse ancora, ma in realtà è il fruscio di una non meno antica cassetta.

La notte è forse riuscire ancora a meravigliarsi, l'ultimo tentativo di non sottostare a sagge regole e dormire. Scivolare sotto coltri che non allontanano da quell'ultimo sospiro.

It's amazing. Stupefacente, davvero, Aerosmith. Ci vuole forse un angelo che abbia pietà. E con la coda dell'occhio vedi la luce nella notte, pregando per i cuori disperati.

Notte.

Nel nome di Emma

Nome meraviglioso e morbido (vero amico Gatto, che l'hai scelto per tua figlia?), che lei invano cerca di irrigidire con la sua serietà.

Stasera riascoltavo Emma Bonino, la sua vita, le sue battaglie (alcune condivise, altre no) e mi contraddico forse applaudendo una politica storica. Ma di lei mi piace la perenne voglia di studiare, il mettersi in gioco, il non parlare per luoghi comuni, lo stare tra la gente di tutti i Paesi. Emma mi piace  più oggi di ieri.

Con i suoi viaggi interiori, ancora di più.

Trovato nonostante

Mi dai il biglietto che lo registro? Sarà fatto. Frugo nella tasca, ma non c'è. Sguardo di gelida riprovazione, sento che potrei prendere una sanzione e perdere dieci punti immediatamente.

Rifrugo, non c'è. Di fretta, senza pensare alle conseguenze, rispondo: l'avrò buttato.

Il cielo si spalanca e preferisco volare via. Passerotto ferito, torno e prendo il portafoglio: l'avevo riposto lì. Aspetto una briciola che arriva: bene, dov'era?

Mai riflettere, eh: l'avevo ritirato in ordine, per questo non lo trovavo.

Stasera anche le briciole verranno negate. Pazienza, sarei a dieta.

Il mistero del negozio e una signora

So che mio papà lassù ride, ma devo fare proprio outing. Quando divento autista per lo shopping, assisto a uno strano fenomeno. Il negozio è vuoto o quasi, mamma entra per una spesa veloce e uscirà solo dopo mezz'ora quando va bene.

Nel frattempo, lasceranno quel negozio diverse persone, alcune entrate anche dopo di lei. Mistero terrificante, la cui soluzione ho potuto in parte afferrare. Se lei entra in un negozio e deve comprare più di quattro prodotti, credo si senta in colpa verso gli altri clienti. Più di una volta ho visto che si girava e diceva: ma forse lei signore deve fare una spesa veloce?

Capita che la freghino e acquistino il doppio di lei. Qualche volta, le ho tirato la giacca: eh no, mamma, se qualcuno ha fretta, lo dice, ma tocca a te.

Lei non capisce. Perché è una signora. Convinta che non debba toccare Mai a lei, ma che ci sia sempre qualcun altro al quale pensare.

I Pink Floyd non sono The Wall

Il mio amico superpinkfloydiano scuoteva la testa, quando sentiva quella musica nell'aria. I PF, protestava, non sono The Wall.  Vero... Sono un mondo, non un muro.

Ma quando ero in ribellione adolescenziale (e pure qualcosa di più), mi caricavo, protestavo, piangevo, mi crogiolavo nella pazzia confortevole. Non posso dimenticare che il mio unico sciopero da liceale lo vissi così, scandito da Another brick in The wall. Non posso fingere di non vedermi distante nave all'orizzonte. E di sperare quando elevo un muro, che qualcuno, forse persino io stessa, lo abbatta.

Ma sono solo io che non vedo chiaro?

Le paste, la digestione, tu che non vuoi un dibattito in casa sulle primarie, proprio adesso che mi stavo interessando di politica, dai.

Non solo a Porta a porta, sento sparare tante frasi che iniziano con: è chiaro. Oppure, non c'è dubbio. Ripasso mentalmente se in qualche articolo le ho ficcate recentemente, queste parole, e tremo.

Perché io non ci vedo chiaro per niente. E ho un sacco di dubbi. Aiuto... Sono solo io? C'è nessuno...

L'amara autostima

Entro decisa in pasticceria per i rifornimenti e mi preparo a un simpatico dialogo con la signora, che mi ricordo ciàrliera senza essere noiosa.

Difatti, conversiamo volentieri. Senonché, nel confezionare le paste, mi chiede se debba aggiungere candeline o simili. No no, rispondo, devo offrire ai miei colleghi.

Lei si illumina: va in pensione?

Raggelata, le rispondo: ma scusi...

Lei, sicura di sé, replica: guardi che era un augurio, perché chi di noi prende più la pensione.

I dolci sono serviti, ma sono amari come la mia autostima. Uscendo, mi guardo allo specchio e invoco il ritorno dei baby pensionati.

Ridley e il viaggio che continua

Di fronte al compleanno di Ridley Scott, bisognerebbe solo rifugiarsi sotto una pioggia rispettosa. Ha sempre viaggiato più avanti di noi ed è stato controcorrente anche su un tema bistrattato da storie e leggende come sussurro nel mio libro
http://www.nomosedizioni.it/book.php?ID=12NMS412&cat=1

Tutti in silenzio a rivedere e rivivere le scene più intense, e a sognarne altre. Intanto auguri a questo straordinario regista, anche se il periodo è doloroso, per la morte del fratello Tony.

Accànto, ha però un sole di donna, su cui potrei scrivere un altro capitoletto. Ma mi fermo qui, Mrs. Giannina Facio.

giovedì 29 novembre 2012

Canzone della notte - I'm gonna crawl

Rock con dolcezza, mi gusto la resa totale di Mr. Plant.

I'm gonna crawl... L'amore che fa cadere in ginocchi, striscerò senza umiliarmi. Se sogno troppo la notte, qualcosa mi riporti giù...

Anzi no, perché voglio strisciare per amore. Anche apparire folle, se necessario.

Non mi importa, tutto svanisce di fronte a questa certezza. Amerò, striscerò. Con i Led Zeppelin, in dissolvenza.

Quando arrivò la Scozia

Oggi un piacevole incontro ha fatto riaffiorare un antico quesito: perché la Scozia?

Razionalmente non so fornire una risposta. Anche perché, prima che io arrivassi in Scozia, si presentò lei. Avevo penso otto anni, quando scarabocchiai una storia. E la cartina mi sussurrava dove si svolgeva, chi la interpretava, come parlava.

Si è insinuata in me, prima che me ne accorgessi. La prima volta, fisicamente, fu tardiva: avevo 28 anni ed ero convinta che se fossi stata abbandonata con gli occhi bendati a Dundee, avrei trovato la strada.

Il risveglio di solito è duro. Difatti, i primi chilometri del gruppo dopo Edimburgo segnarono il rischio di almeno un frontale, anche se per fortuna ci eravamo affidati come prima tappa alla mia sorellina, già avvezza alla guida in Gran Bretagna.

Fine dei brividi. La Scozia, comanda lei. E io amo obbedire. Questa è notizia.

Che cosa c'è di peggio?

Torno nella notte, con il cuore in tumulto quasi quanto le casse dello stereo. Il cancello di casa guarda con trepidazione e io sono pronta a ricambiarlo.

Apriti sesamo, apriti o mio caro, la tua Marilù sta tornando da te. E poi ti accorgi che non si apre, che forse non ti aspetta davvero, zio canarino, che stavolta sei tornata troppo tardi. Ma lui è un meccanismo elettrico, vorrà mica incattivirsi per questo?

E quando sei pronta ad accettare che anche la macchina si rivolta, ti rendi conto che stai cercando di aprirlo cliccando sulla tessera dell'autosilo.

Cameron, sorriso tra le pagine

Oggi è il compleanno di Peter Cameron e tra le pagine dei suoi libri mi sembra di ritrovare un sorriso. Quello che garbatamente e con pazienza anglosassone rivolgeva la sera della presentazione del suo ultimo lavoro (non fatica, fatica è forse non scrivere) nell'estate che si congedava.

Quello che ritrovo in "Coral Glynn", quando penso che tutto si stia per sgretolare e mi spiace per l'infelicità che deriva. Invece, un sorriso riporta tutto in equilibrio.

Per questo gli auguro di gusto buon compleanno.

mercoledì 28 novembre 2012

Mistigu

Quando ho letto questa parola, sono immersa nella contemplazione. In cerca di saggezza, ho chiuso gli occhi e tentato di aprire le porte della percezione.

Non è mi è venuto benissimo, poi ho scoperto perché . Mistigu, per ul Pà Carloeu, significa "miscela di svariati liquori". Forse è così che si contempla veramente, che dite?

Curioso a chi

Sono donna, giornalista e Gemelli. Non ho difficoltà, per una volta, a identificare la tentazione più pericolosa, vale a dire la curiosità.

La voglia di cercare, sapere, provare mi pungola ogni giorno. Tuttavia, esiste anche un'inclinazione naturale vana e tentacolare, la sua declinazione in curiosità. Padre Pio la definisce un difetto che distrugge la carità, il rapporto con noi stessi e con gli altri e fa assistere a tristi conseguenze.

Dio al centro, e del resto che cosa ci deve importare? Interessarsi agli altri, al loro cammino, alle pene e alle gioie da condividere, è una cosa. Degli affari loro, un'altra, e terribile.

Shock me, Ace

Il solito sondaggio, questa volta tocca all'assolo di chitarra. E cos'è, dovrei dire che non mi inchino a Jimmy Page? Devo rifiutare il tocco magico dei Pink Floyd? Non riconoscere il genio di Joe Perry in Walk this way? Non devo sciogliermi quando Slash si perde in  Sweet child o' mine?

Inchiodatemi alla mia responsabilità. Voto l'assolo di una canzone che neanche mi piaceva tanto.  Shock me. Ma quando Mr. Ace Frehley partiva per lo spazio sul palco con i Kiss, senza sgraditi aiutanti artificiali, mi toglieva il fiato. Di più, sapete che è grazie a lui che ho trovato la strada della salvezza, forse.

Shock me, Ace. Fammi un sogno che non si estingua mai, un graffio costante su una chitarra gridata.


Notte

Un vaffa gratis sotto le stelle

Esco ragionevolmente stanca, e sono alla curva in cui temo sempre di essere travolta da un automobilista sadico. Stasera, a dire il vero, temevo di più il pozzangherone che mi saltava addosso.

Ora, arriva questa piccola e inviperita auto, che mi induce a mettermi a distanza di sicurezza. E il ragazzotto al volante mi sibila: scusi, signora...

Già ricordarmi che sono una signora, non è carino. Con l'oscurità (effetto coprente) poteva scambiarmi per una ragazzina o fare finta, no?

Ma il peggio è in agguato. Mi chiede: dov'è il cinema?

Ora, io sono fusa ed esito. Ma mi sta parlando davanti al cinema, mi rendo conto. E non è più fuso di me, difatti sogghigna.

Allora, con dignità mi allontano. E gli sibilo anch'io. Un vaffa gratis sotto le stelle, come negarlo.

So che mi stai aspettando

I tuoi occhi buoni mi raccontano quanto tu mi stia aspettando. Occhi così umani, che quasi non oso usare un termine simile per paura di offenderti.

Un cagnolone come te, in attesa di cosa. Di una carezza o di un segno di attenzione. Di una risposta a uno dei sciocchi quesiti dell'umanità, non credo. A te basta alzare lo sguardo, penso, per percepire tutto l'amore e la vita. E se l'abbassi, è per pietà nei nostri confronti.

Aspettami, cagnolone. Devo aspettare, tu sai perché. Ma arriverò.

Ho voglia di sperare

Sento di malavoglia applausi finti che potrebbero riportarmi a "Drive in". Ma allora, quante speranze, anche sciocche, avevamo?

Ascolto Bersani e Renzi. Come ascolterò altri personaggi, di altri partiti un dì. E vorrei solo una cosa. Sperare.

Ma sì, porca miseria, provare una minima speranza di vedere scaricati pietre, tabù e finzioni del passato. E' possibile? C'è una fiammella che si può alimentare?

Ho voglia di sperare. Forse, è già qualcosa.

Un po' stupita

Sono un po' stupita di come sia bello questo mondo piovoso. Di come sia buono il vino scelto da un amico, di come sia ammirevole l'appetito ancora gagliardo di un'amica dopo una solenne abbuffata, di come sia da una valanga di anni che io conosca una persona eppure siamo sempre ragazzini, anzi monelli con una cospirazione buona in comune.

Un po' stupita da come sia invitante una città che devi contestare per spirito di contraddizione e che accarezzi per salutare. Un po' stupita di come tutto possa essere così perfetto da poterlo abbracciare, senza lasciarlo mai davvero.

Buona giornata.

L'amore non misura

Un amore intenso non misura. Rileggo le parole di Madre Teresa, vedo il metro che sfugge dalla mano: che vuol dire io ho fatto questo, e tu?

Questo non è amore. E' scambio, commerciale.

Un amore intenso non misura, dà e basta. Pensa che bello riuscire ad amare il prossimo così, dare che è la vera ricarica. E non ferire.

"SE volete la pace, non potete dire quello che vi pare e piace, la prima parola che vi salta in mente".

Già perdente, ma voglio imparare. Perché mi ami.

Tuo diritto lamentarti

E' tuo diritto lamentarti per niente, intendiamoci. E' diritto lagnarti ogni volta come se fossi un bambino e non capisci che ti si guarda perché non comprendiamo il perché...

Ti crei le tue gabbie da solo. E vorremmo aiutarti. Volevo metterci anche un "davvero", ma quella dannata di Arguta Paffuta, reduce da 100 lezioni di psicologia, me le ha tolte.

Se vuoi smettere di lagnarti, parliamone. Se vuoi continuare a lamentarti, almeno fallo da solo. Attorno, c'è gente che potrebbe persino lamentarsi per una ragione. E non lo fa affatto.

martedì 27 novembre 2012

Tutti, molti pochi e... c'è tempo per correre?

Visto che lo stress da Maya continua, portato dalla pioggia, mi sono posta alcuni quesiti da me ritenuti fondamentali e da Arguta Paffuta ancora di più.

Primo: ma la fine del mondo è fine fine fine? Cioè è per tutti, molti o pochi soltanto?

Secondo, e scontata conseguenza: ma ci sarà tempo per correre? No, perché almeno utilizzo in modo positivo questi giorni e mi alleno. Si sa che Marilù tanto svelta mai fu

buona giornata, navigatori.

Una canzone più che intelligente

Lascio riposare i cd stanotte, né strazio la radio o altri aggeggi. Il silenzio dev'essere il sottofondo per una canzone più che intelligente.

Questa pioggia stramba e dentro stagione: siamo noi che navighiamo spesso fuori. Questa pioggia che fa di testa sua, scorre indifferente eppure fa del bene.

Una canzone da ascoltare, stretta ai tuoi sogni. E se non sogniamo per un po', scorrerà ancora ancora fino a portarci in mari lontani, dove non se ne può fare a meno.

Fortunata, aiutata

Sono una ragazza fortunata. Donna, va bene, Arguta. La storia della fortuna a dire il vero mi scuote un po': sarà la sindrome di Boezio. Non c'è consolazione reale nella fortuna, anzi un velo di disappunto.

Sono una donna aiutata. Questa è la verità. Dalla famiglia, dai miei amici, dai colleghi, da un sacco di persone che neanche posso immaginare. Qui e lassù. Ogni tanto percepisco l'ingiustizia di tutto ciò e mi ingarbuglio la vita.

Ma adesso no. E voglio indossare un bel sogno.

Notte.

Povera, piccola seminazizzania (get a life)

Di solito non le do mai retta, ma oggi mi fa proprio pena e le dedico due righe. Povera, piccola seminazizzania.

Che tristezza... Raccoglie voci, le plasma e le devia; più spesso le inventa, e quindi le sparge. Procurando del male talvolta agli altri, e mi spiace per loro.

Oggi mi dispiace un pochino per lei. Che si aggira, se ci vede mi sorride, clicca anche melanconici "mipiace". Un tempo potevo invidiarle il tempo libero. Oggi mi fa proprio pena perché temo che dietro quel tempo ci sia in realtà il vuoto.


Piccola seminazizzania, come direbbe il mio guru Gene Simmons, get a life... Vivi. Guarda che non dev'essere una tonta come me a spiegartelo: vivere è meraviglioso. Se ti dedicassi a quello, invece che a spargere inutili bugie?

Good life.

L'immagine conta

L'immagine conta. Fa superare le tristezze, le incertezze, e ancora alimenta la gioia, la voglia di scoprire e di vivere.

Stai sognando e un'immagine tinge di rosa le scene che la tua mente tratteggia. Stai piangendo e il grigio si dissolve o assume un altro potere.

L'immagine conta. E ti fa conoscere un poco le persone. Ce n'è una che ne posta di meravigliose, e mi aiuta molto. Oggi mi ha fatto un doppio regalo. La sua vicinanza, un pensiero carino, una condivisione che è dono prezioso per me.

La ringrazio e mi nutrirò ancora volentieri delle sue meravigliose immagini, di luoghi che conosco o che vorrei esplorare, capaci di aiutare il mio cammino.

I sacrifici di Giacinta

La sola paura urta, spaventa, allontana. Ma quando sfoglio il libro sui pastorelli di Fatima, rimango incatenata ai piccoli che apparentemente piccoli gesti fanno. Dico apparentemente, perché Giacinta e Francisco soffriranno così tanto.

Ma quando Giacinta è malata, Lucia passa e le chiede se quel giorno abbia fatto tanti sacrifici. Lei risponde affermativamente. Ne racconta uno, come esempio: la mamma è andata via e io avevo voglia di vedere Francesco, ma vi rinunciai.

Un fiore minuscolo, sembra, ma pensate a questa bambina, scossa dalla malattia, che cerca un unico sollievo: vedere il fratellino, anche solo per un istante. Invece, rinuncia, rinuncia per amore.

Piccolo o grande, chi lo decide?

Hey Jimi

Hey Joe, graffio di chitarra che affonda 70 anni fa. Un inno sballato, un dialogo improbabile e per questo delizioso, un'infuocata serenata. Hendrix mito e ferito.

Hey Jimi, già 70 anni da quando ti sei affacciato qui, per volare in isole che noi non potessimo raggiungere, aggrappati solo all'eco.

Hey, Jimi, auguri in cielo.

lunedì 26 novembre 2012

Come puoi resistere

Le chiedo invano: come puoi resistere? Al freddo, al calendario, al mio passaggio distratto, all'avvicinarsi predatorio del gatto, a ogni movimento del vento, alla notte che tutto divora? Lei non me lo sa dire e semplicemente resiste, una fiamma malcelata tra le ultime foglie grazie dall'autunno, un bocciolo testardo che ha ancora voglia di stupire. Proteso, verso cosa, solo lei lo sa.

Il film preferito è quello che cambia sempre

Il mio film preferito è folle e cambia sempre. Forse mi ha catturata, perché la prima volta l'ho visto in un contesto magico. Ero a Firenze, con amici cari, e stavo pettinando le penne arruffate da qualche codardo, per tornare a colpire e fare ciò che sentivo come la mia strada.

Andiamo al cinema, e scorre "La moglie del soldato" di Neil Jordan. Così straordinario, perché racchiude mille storie. Il terrorismo, una patria violata, un legame che non è quello che sembra. O anche, niente è mai come sembra.

Tranne la natura umana. Sei una rana, sei uno scorpione: è qualcosa che viene deciso dentro di te, e hai voglia a cambiarlo.

Invece quel film cambia, cambia sempre. Perché ogni volta ti fa osservare la vita da una prospettiva differente.

Quante carte

Visto che qualcuno ha paura di perdere (solo a papà piaceva un sacco, con me), sono tornata a destreggiarmi con il solitario.

Le carte sono così affascinanti, quando voglio. Mi è rimasta l'ansia di buttare via il jack di morrisoniana memoria, proprio l'ultima carta lasciata lì per giocare. Meglio dell'asso, se vogliamo.

Ma ripercorrendo i messaggi del Ringraziamento, la mia visione coincide di più con quella di Sixx. Esiste un mazzo di carte che ti viene dato, ma tu te le devi giocare. E forse, nessuna carta è mai l'ultima. Vero o no, pensarlo aiuta. Cogito ergo sum non vale in questo caso?

Pazienza. Quante carte, a volerle guardare bene.

Non dico chi voto

Generalmente non dico per chi voto, perché non lo so. Cioè, prima non ne ho proprio idea. Poi, se proprio mi costringo vado e zac, metto una crocetta da qualche parte. Ma un secondo dopo di solito mi pento, quindi non vale, giusto?

Zitta, Arguta, questa volta è comunque diverso. Non dico chi voterei (non posso farlo, mi sono dimenticata di farlo al primo turno perché tutti ne parlavano e poi non mi piace firmare un tubo da nessuna parte, sorry) alle primarie attuali, forse neanche a quelle del partito dopo, per un'altra ragione.

E' il complesso del "Posso influenzare il mondo intero". Rientra cioè nel principio: se non porto l'ombrello, piove; se guardo la Roma, perde. E via dicendo.

Se dico chi voterei, arriva secondo sicuro sicuro. Quindi zitta e via. Pensiamo ad altro.

Mmmm, piove e non ho l'ombrello.

Buffo

Buffe sono le immagini riflesse dalla porta specchio, e buffe le parole che ci siamo detti per battere la fatica e il nervosismo.

Buffo è il balzo avanti del gatto indeciso tra coccola e preda. Una fiamma che improvvisamente perde il ritmo e casca nel camino. Un sorriso che è rimasto a metà, poi si scioglie.

Buffo persino quella lacrima che mi fa sentire più vicina a te.

L'altro non sta facendo nulla

L'altro è quello che non sta facendo nulla. L'altro sicuramente è meno impegnato di te, e se puoi mandargli 20 mail in mezz'ora, ha il dovere di rispondere prontamente. Lavora sempre un po' (perché siamo generosi, ma pensiamo "molto") meno, e se si mette a mangiucchiare qualcosa, deve solo vergognarsi.

L'altro, se non risponde al telefono in cinque minuti, o è un lazzarone o è uno stronzo. L'altro è così seccante che lo elimineremmo volentieri dal nostro universo. Se poi non dovessimo fare tutto noi, compito ingrato che già portiamo avanti sulle nostre esili spalle. Allora a che serve? Ad avere un "altro", contro il quale sfogarci.


Grazie di esistere, altro.

Uomini gentili

Ho lasciato trascorrere la giornata contro la violenza sulle donne, importante, ma pensando anche a loro.

E oggi voglio salutarli tutti e augurare loro giorni cortesi, come loro. Sono gli uomini gentili. Sono tanti, tàntissimi. Gli episodi e i ricordi si rincorrono. Ne pesco uno. C'è chi ha vissuto una violenza fisica e psicologica, dove tanti uomini hanno voltato la testa, salvo stracciarsi le vesti all'indomani.

 Una minoranza di codardi e idioti, possono aiutare un violento. Ma se ci fosse stata la maggioranza, ovvero gli uomini gentili, non sarebbe accaduto.

E ringrazio questi uomini sereni e fermi, che sono con le donne, accànto alle donne.

Umile, docile e innamorata

Vivi umile, docile e innamorata. Tre aggettivi per una sostanza, che padre Pio ispira dolcemente.

L'unico modo per Vivere, per non amareggiarsi quando si cade e si feriscono gli altri, oltre a se stessi.  Umile, so quanto sono fragile. Docile, so quanto mi aiuti. Innamorata, so che mi ami di più.

E mi stupisco anch'io, di quanti "so" mi trovo a scrivere, proprio io.

Su sù

Ul sù. Il sole. Ma nel mio dialetto sembra valere doppio, perché è più su. Il sole che scalda e anima, ma non bisogna approfittarne.

Pà Carloeu, ricorda una bella definizione di lazzarone. Al ga curi dré al sù. Corre dietro al sole,salvo che sia estate e anche all'ombra va bene. Ma attenzione, precisa, lazzarone di secondo grado. Perché di primo, non compie nemmeno questa fatica.

domenica 25 novembre 2012

Riprenderò l'autostrada della notte

Riprenderò l'autostrada della notte, respirerò il gas e i progetti, pensando a te. Sulla scia profumata dei Doors, più forte di tutto, anche delle paure, tornerò a farmi domande, guardandomi bene dal rispondere.

Con pini e spoglie betulle, non palme arrossite, procederò senza curarmi dei loro battibecchi, o delle interpretazioni. "se dicono che non ti ho mai amato, sai che mentono".

Jim Morrison ha sempre ragione, pure troppo. Viaggerò, lotterò, tornerò. Per te.


La chiamano malinconia

Ti possono spezzare con un grido, con una battuta, con un mormorio. Ma in realtà nessuno ti può spezzare forse. Solo tu.

Un'anima già incrinata, ricordi e malinconia che danzano insieme, e anche chi sembrava capirti, all'improvviso si mostra così lontano.

Malinconia, che potrebbe anche portarti a sorridere o far sorridere, è vero. Che domi con una carezza o un preghiera. O che non domi affatto, perché la devi lasciar scorrere perché passi.

Bangladesh, Egitto, what else

Può anche crollare il mondo, e i Maya non c'entrano. Non urleremo, non ci scandalizzeremo, non ce ne fregherà un tubo.

L'Egitto in fiamme. Non ci spendiamo molti pensieri, come la Siria. In Bangladesh un'azienda tessile a fuoco, una strage, embè?

In altro affaccendati, su quei due e tre conflitti su cui coltiviamo poche certezze, più traballanti che mai se le volessimo scandagliare.

What else?

La vera vittoria

Gol, punti, cime. Ma posso raccontarvi qual è la vera vittoria? Riabbracciare un amico tifoso dopo settimane dure, ma lui è una tigre e non lo ferma nessuno. Arrivare all'ultimo e trovare un amico che questa volta viene ai popolari, lì ad aspettarti; non si scandalizza se ci lasciamo un po' andare.

È l'abbraccio di un altro amico, che ti rimprovera ridendo sul finale: allora non gridi agli altri "via dalla balaustra"? Una ragazza strepitosa che ormai urla più di tutti, mentre suo marito ha gli occhi lucidi nel riabbracciare due supertigrotti. Un caro compagno di tifo che si fa in quattro per farti avere l'ultima copia del giornalino. La tua amica che a casa scalpita per sapere. È un elenco lunghissimo, che non posso terminare.

Un pallone. Un mondo. Gli amici.

Matteo e Andrea capitani

Matteo tre volte capitano. Andrea capitano per sempre.

Nel mio stadio, tra i miei amici, con un'ansia poderosa da tigre che mi afferra subito, ancora, e non so perché. Perché la mia Pro Patria è magica, certo. E perché il capitano non delude, grandissimo Serafini.

Poi arriva il Trame, che momento. Ma il cuore batte ancora di più con Andrea Vecchio. Capitano per sempre, così doveva andare anni fa. Così andrà sempre per molti di noi. Nella nostra casa un posto per lui c'è sempre, e ci fa sentire tigri felici.

Il buon contagio

La gioia è contagiosa. Lo assicura Madre Teresa e se volessimo chiudere le orecchie alle sue parole, il suo sorriso griderebbe più forte.

Molto contagiosa, precisa lei, e per questo - spiega - lei e le sue sorelle sono sempre andate cariche di gioia tra i poveri e i malati. Un nuovo virus che ti afferra, ti fa salire una febbre benevola,e non ti lascia più.

Buona gioia, se volete.

Scordato per non fingere

Mi sono accorta che non avevo risposto. Né ho richiamato. Scordato... La parte più genuina di me l'ha fatto dimenticare, temo. E più temo perché?

Non avevo voglia di fingere, né di indurre a farlo.

L'ho fatto anch'io

Ho messo in guardia mia madre contro le trappole telefoniche delle compagnie di uguale specie. A volte però la torturo perché a) attacca e basta b)si lascia andare a elucubrazioni sulla presenza o meno in casa del soggetto interessato, che la espongono a un'altra raffica di chiamata.

oggi dovevo essere proprio distratta, perché quando è suonato il telefono, ho preso il ricevitore e ho sentito solo una frase
- Buongiorno, sono la compagnia XY
Senza ascoltare oltre, ho detto: no grazie. e ho appeso. intercettata l'occhiata di mia madre, ho replicato: ho detto grazie.

Sguardo sempre velato d'accusa. Va bene, l'ho fatto anch'io. Ma quasi educatamente, dai. Del resto, fammi controllare se sulle loro fatture c'è scritto grazie.

Ammirazione totale

Il mio cuore è già in  mano tua, oggi possiedi la mia totale ammirazione. Hai voluto vedere due volte il video del libro. Hai chiesto di rimettere su quei tizi mascherati, e siccome sono una donna comprensiva, ti ho esibito una canzone in versione acustica (questa è lenta?) e ho finto di non sentire che invocavi Lionel Ritchie.

Beth però ti è piaciuta, come il musetto del mio batterista gentile. Hai voluto persino guardare fino in fondo il suo video all'ospedale, dove prende in giro la sua triste situazione pochi mesi prima di andarsene e fa anche un'uscita alla Grease (avete in mente la sorpresina davanti alle telecamere, sul finire della festa liceale).

Poi ci siamo gustati gatti a volontà e ti sei commosso perché un riccio era così minuscolo.

La tua pazienza è pari soltanto alla mia follia. E per me non esiste nient'altro.

sabato 24 novembre 2012

Tangerine in darkness

Lo schermo non si illumina, per rispetto. Tangerine, living reflection from a dream. Ci vuole il buio per far scivolare un paio d'accordi e abbeverarsi ancora.

Le parole fuggono, spaventate dalla tastiera. Non si sfidano i Led, nel cuore di un sogno o nel suo pallido riflesso.

Così la canzone della notte va.

Questo sole l'ho già visto

Questo sole l'ho già visto, in ordine sparso di sogni. Nel tuo sguardo quando coltivi una birbonata o un pensiero d'amore. Nel pelo lucido di un gatto non sufficientemente ribello. Nelle risate di giovani che non sanno quanto crescere ancora.

Nella notte, che è restia ad andarsene ma sa che c'è qualcosa più forte anche di lei. Nelle foglie di quella misteriosa pianta che non capisco mai cosa produca. Nelle pagine del libro che si lascia divorare. E in molto altro ancora, che sogno diventa.

Notte.

Larry e le cattiverie che ti fanno ricordare

Mi sono chiesta spesso perché colpisci alla fine più facilmente per le cattiverie che inevitabilmente o in modo decisamente evitabile commetti. Torno su Larry Hagman, ovviamente riferendomi ai personaggi interpretati da lui

Perché è il cattivo che si ricorda sempre? Perché Tim Curry ha provato a essere buono, dopo il Rocky Horror Picture Show, ma i crudeli gli vengono meglio? E non addossiamo tutte le colpe all'accento inglese.

Le riflessioni si intrecciano, con un'unica consolazione. Quando te ne vai, è difficile che parlino male di te. Almeno in quell'occasione. A meno che tu non te lo sia meritato affatto.

Il nemico spuntino

Speriamo che la mia amica a dieta sia impegnatissima per ore. Comunque oggi sono stata quasi parca in collina e mi sono rifugiata in una polenta e funghi garbata. Va bene, poi c'era la torta di mele, ma non venite a dirmi che le mele fanno ingrassare.

Così traghetterò verso la sera, leggera come una piuma. Non c'è neanche il confa in giro che mi tenta con il panino.

Panino, che bella parola. Fa rima con spuntino, e io adoro le rime. Un pezzettino solo. Pure raffermo, mica vorrai buttarlo via. C'è quella fettina di salame che si sente spaesata. La coca cola aperta ha bisogno di un riferimento.

Venite qui tutti, bambini. E il nemico spuntino è servito.

La non mia gatta

Pensavo avesse altro da fare, prede da cercare, i fattacci suoi (gattacci) di cui occuparsi. Ero rassegnata a non rientrare nelle sue priorità, rispettando la sua libertà.

Poi sto facendo le manovre per andarmene e mi sembra di intravedere un groviglio di macchie nel giardino accanto. Ho spalancato la portiera, come una bambina, e lei è saltata fuori.

La non mia gatta. Si è buttata tra le mie gambe, quindi per terra, baci e abbracci; il pancino in aria più a emulare un cane. Una manciata di coccole prima di separarci.


Quando sono dovuta risalire in auto, con il magone, lei mi ha guardata per nulla perplessa. E ha cominciato a leccarsi con perizia, macchia in movimento mentre mi allontanavo.

Se credessi nella pioggia

Piove. Ma dove dai, che splende il sole. Eppure chiudi gli occhi e ascolta questa ninna nanna: è pioggia.

Pioggia di ultima vita vecchia, che vuole baciare il terreno e rinascere. Pioggia di rimpianti che non hanno più nutrimento.


Sono le ultime foglie che si aggrappano alla libertà, prima di ricominciare il loro ciclo. Lampi rossi e gialli come fulmini, in una danza finale, prima di un sonno profondo che sa di sogni a volontà.

Se credessi nella pioggia, l'ascolterei fino a notte.

Il bosco si spoglia

Si sono volatilizzate le foglie, con ogni tentazione di remore. Le ortensie rinchiuse in se stesse, con l'aiuto di una mano protettiva.

Il bosco si spoglia dei pesi e dei gusci. I ricci dei loro frutti. Il bosco così vivace, è già in procinto di addormentarsi e si irrita forse al passaggio di ostinati uccellini.

I colori, come trattenuti sulla tavolozza dall'aria pungente, si ritraggono, come tutto il resto.

Il bosco si spoglia di pesi e vacuità, e mai è stato così bello.

Linda non abbandona J.R.

Sapete cosa mi ha commossa, della fine di J.R? Che aveva Linda al suo fianco quando se n'è andata. L'ho letto su un sito americano, e spero sia vero.

Penso a tutte le cattiverie che gli abbiamo gridato sullo schermo, e com'era diverso l'attore dal personaggio: cento volte meglio ricordarlo in Vita da strega, affettuoso e impacciato. Ma la vita e lo schermo a volte si fondono.

La malattia ha rischiato di fermare Larry più volte, ma lui è arrivato fino a qui con il suo sorriso che non riusciva a essere cattivo. Linda Gray, che interpretava sua moglie in "Dallas "(maltrattatissima) dicono appunto fosse al suo fianco.

C'è sempre un angelo, che non ti abbandona. Nella vita e nella fantasia.

Addio Larry.

Resterò così

Voglio restare così, o persino diventarlo: un bocciolo fuori tempo e una mente testarda che non si rassegna. Anche quando mi leveranno quella coperta blu sopra il capo, io continuerò a fiorire e a sbirciare in giro, affamata di vita. Così voglio essere e sarò, finché mi lasceranno e anche oltre. E soprattutto se io stessa me lo consentirò. 
Resterò così. 

Perché non perdono Bon Jovi (buon compleanno in cielo, Eric)

Siccome bisogna camminare sul piano della secondità, non mi accontento. No, non mi accontento del fatto che il tuo compleanno in cielo sia oscurato da quello di Freddy Mercury, caro Eric.

E mi rifugio in un altro fatto. Novembre 1984. Delirio Losanna. Voi Kiss cantate senza trucco e chissà perché sono convinta che tu ne sia felice: nei panni della volpe, poi, dell'astuto, di colui che programma, proprio non ti vedevo.

Eric Carr, vogliamo la tua potente batteria. Per questo gli amici e io avanziamo con ostinazione e ci piazziamo vicino all'amplificatore, nonché al palco. I Kiss, ce li goderemo tanto.

Poi ecco il gruppo di supporto. I Bon Jovi, come sapete dai miei precedenti racconti, introducono i nostri miti. Cribbio, Tico Torres picchia come un ossesso sulla batteria e mi sta scoppiando il cuore, prima dell'udito. Vigliaccamente, indietreggio.

Risultato, quando arrivano i Kiss, non siamo più nella posizione di favore. E non so come si sarebbe comportato il mio cuore alla batteria manovrata da Eric.

Chiudo gli occhi e cerco di rivivere quei momenti, come un'eco.

Buon compleanno in cielo, Eric Carr, ragazzo gentile.


Dundee and Dee

Contemplo le luci di Natale che si sono accese sulla mia Dundee. @Scotia Heritage puntualmente le ha diffuse, dopo che ci avevo sospirato. Credo che il Natale sia più Natale, anche se non l'ho mai trascorso lì, perché c'è un calore speciale che attraversa la Scozia.

Leggo che Dee Snider (quello che incute terrore a una mia amica per come si vestiva e truccava ai bei tempi) sta decorando come un angioletto la casa, sotto lo sguardo tenero della moglie.

Dundee. Dee. Sembra quasi una filastrocca. Manca una nota, ed è quando ci metteremo anche noi ad addobbare la casa.

Sono quasi romantica, e sento Arguta che sbuffa: sì, quando ti sfuggirà dalle mani una pallina e sentiremo una nota squillante, quella di un vetro che si rompe.

E' Natale, nonostante te Arguta. Anche se manca un mese.

venerdì 23 novembre 2012

Canzone per la notte - Pink

L'ho già cantata, ma mi assale la voglia di cantarla di nuovo. Pink, is my favourite crayon. Steven Tyler non si vergogna di mischiare gesti, generi e genialità.

Rosa, come il colore per cui non bisogna schernire. Non ho quasi niente di rosa (colpa della dieta vacillante) oppure oggi lo indosserei.

La canzone per la notte, la dedico a un ragazzo del quale non oso neanche parlare, per non urtarlo ancora, nel suo dolce sonno.

Pink, il rosa ci difenderà perché il mondo è nero per i troppi idioti. E le anime gentili non dovrebbero lasciarlo.

Notte.

Perché non dormire - 1

Forse perché hai la seccante sensazione che - appena ti lasci travolgere dal sonno - ti perderai un fiume o una goccia.

Che proprio quando chiuderai il secondo occhio (il terzo è un affare troppo complicato per me, in questo momento) passerà una farfalla dai colori devastanti.

Che in quell'istante preciso ti arriverà una carezza speciale.

E allora lotti, resisti, finché caschi comunque. Chissà cos'hai perso, in quell'attimo. Non puoi rimediarlo, nemmeno in un sogno.

Le parole di cui non sono persuasa

A volte il pc, come l'ipad, mi comportano come monelli tenaci, e giocano con le mie parole. Io mi indispettisco, me ne frego, riparto da capo, li maledico.

Poi mi fermo su un equivoco nato dalla loro follia apparente e mi chiedo: e se io non fossi stata persuasa della parola che avevo scritto? Se loro ci avessero giocato apposta?

A questo punto potrei dare retta ad Arguta e optare per la tesi che sono un po' toccata. Oppure, ho una speranza di diventare saggia.

ps stava uscendo "saga".

Come un film

Un video di un amico, i momenti che ti erano cari riprendono ad animarsi e la memoria è un dolce libro che si rinnova. Anche un gesto che ti era sfuggito, oppure che avevi letto in maniera diversa.

Era una serata tra amici, in nome di un piccolo libro, e quel video è come un film. All'improvviso, tutto scorre di nuovo. Non si vuole fermare e ti porta avanti ancora. Ti dà nuove energie, che pensavi di aver smarrito in un cassetto o in un fazzoletto sgualcito.

Come in un film riprendi.

Il distacco e la mira

Un distacco serve a prendere la mira, anche per mandare un bacio. Per vedere le cose da un altro punto di osservazione e scoprirle persino migliori, se si vuole. Se si può, suggerisce Arguta.

Un distacco è un piccolo passo o un viaggio transatlantico. Un mondo che si schiude, un altro che non ti lascia davvero. Un distacco è trovare la via dentro di te, e coccolarla senza parole.

Il distacco, la mira, il pensiero che tutto può rivestirsi di luce, e cambiano le sfumature. Tu, forse, mai.

Un buon motivo per cominciare

Un buon motivo per cominciare, il primo, è che prima finirà. Ma siccome non è proprio così scontato, ho deciso che ne voglio trovare un altro.

Vediamo... è che mi muovo prima e perdo due etti, vale?  Arguta Paffuta scuote due volte la testa. Allora che se comincio, posso piazzare il cd e fare un bel viaggio tra vaffaincibili e scorpions. Se invece aspetto, le telefonate a raffica guasteranno così atmosfera.

Oppure potrei cominciare, perché devo... Mi sembra un po' veterokantiano.

Comincio e basta. Ma... cos'è quel sole all'orizzonte, oggi non lo davano smunto? Ho capito, è il tuo sorriso.

Comincio.

Siamo infallibili

Assaporando le preghiere di Madre Teresa, mi fermo a un passaggio. Siamo infallibili. Lo riguardo, e soppeso la condizione: quando obbediamo.

Quando obbediamo, siamo infallibili. Ha il sapore dell'ossimoro. Eppure lei ci ha già spronato al "completo abbandono di noi stessi a Dio", che ha come dolce ricompensa il Suo costante aiuto. La guida.

Con una guida così, sembra dire, chi sbaglia strada? Ma com'è dura quell'obbedienza, per i ribelli come me, già l'ho detto. E dell'infallibilità spesso ci sentiamo già rivestiti.

A meno che ci guardiamo dentro. Allora quella frase è già un primo assaggio di ricompensa: siamo infallibili, sì, ma se amiamo e obbediamo.

Franco Nero spara con gli occhi

Non importa se sia armato o disponibile alla resa, tutto è fittizio.

Franco Nero spara con gli occhi. Nel lontano West o nell'appiccicata Milano. Un ghigno amaro, raramente sorpreso, poi ti cattura senza pietà. E quando sembra cedere all'umanità ferita, tu sai già che sta ripartendo con il suo sortilegio.

Auguri, disarmato cowboy.

giovedì 22 novembre 2012

Una canzone per la notte - Naked city

La città è nuda e fa freddo, io penso di essere ancora nei guai. Il basso domina l'aria, forse vero secondo come dice il mio amico, e non c'è un luogo dove rifugiarsi.

Le note scivolano e sfiorano l'asfalto, stupite si guardano attorno sul marciapiede ingrigito.

La città è nuda e inospitale,  mentre i semafori sonnecchiano. E i Kiss vi augurano una buona notte, in una città nuda in cui trovare l'abito o la maschera.


Il sole si è arrampicato

Il sole si è arrampicato così in alto, da perdere la via e la testa. Eccolo lì, una luce nascosta nel fondo del cielo, assalito da stelle curiose.

E noi qui a bere buio in abbondanza, trovando ristoro nei baci. Il sole si è arrampicato fin lassù, testardo rapace. Chissà quando si deciderà a concederci la sua attenzione e a tornare tra di noi, scoprendoci sazi.

Sempre grazie

Tacchino a parte, mi è sempre andata a genio la festa del ringraziamento. Mi piace l'idea di un popolo che una volta all'anno trova gradevole e persino ragionevole il riunirsi per dire grazie.

Da noi ci sono poche feste nazionali, e tante liti per tutti. Poi, se vogliamo varcare i confini  di un Paese, c'è sempre un motivo per ringraziare. Oggi mi fermo e ne conto almeno cinque.

Grazie, e a tavola.

Un gentiluomo

Un gentiluomo è un accenno così velato di riverenza, che tu sola la cogli. Un mazzo di tulipani rosa, che ti porge un giovane cavaliere.

Anche il tempo, se tempo gli si dà. O un ragazzo che non indossa il consueto linguaggio, per rispetto a te donna, limando le tue stesse parole.

E gentiluomo sei tu, in ogni gesto, che non conosce derive, ma sempre mi conduce a un porto cortese.

Un padre, per sempre

Negli occhi di un figlio, puoi vedere il padre. Io ripenso al figlio di un grande concittadino, Enrico Tosi, che ho avuto il piacere di incontrare due volte ravvicinate. Martedì sera alla presentazione del mio libro, ieri a quella del volume che ricostruisce la storia di suo padre: in questa circostanza c'erano anche i fratelli.

Papà. Questa parola sboccia sulle labbra con la devozione da sempre e per sempre. Loro hanno perso il papà 50 anni fa, in un incidente. L'amore, la necessità di ricordarlo, con i suoi valori, sgorgano dagli sguardi, prima che dalla gola.

Papà. La prima parola che ho pronunciato, sono certa suscitando un riso gioioso. Tanto che la mamma non ha potuto offendersi.

Cecilia e chi fermerà la musica

Il titolo fuorviante, per far felice una fan dei Pooh. Ma oggi, che ê Santa Cecilia, pensavo: esiste una Santa più speciale, di quella che protegge la musica e i musicisti? Perché le note sono un farmaco naturale, quindi Santa Cecilia ha doppio lavoro.

Chi fermerà la musica, credo proprio nessuno. Finché un suono ci ricorda un motivo, finché una nota sullo spartito ci disegna una canzone nell'anima.

E Santa Cecilia lavora.

Storia inglese al telefono

Riprendo in mano il tuo romanzo, che mi porta in Grecia. La dedica, scanzonata, scandisce anche nostre comuni passioni.

Come la storia inglese. Britannica, preciso adesso io. Le nostre lunghissime telefonate a volte passavano anche da lì; tu andavi a Londra e ti chiedevo se potevi trovarmi un testo.

Kings and queens, re e regine ci affascinavano per la loro umanità sull'isola che c'è e chiacchieravamo anche su quello. Perché non ho capito che dovevo toccare altri argomenti e andare oltre il tuo rassicurante sorriso. Chiudo il libro, e mi resta il sorriso della tua foto. Solo così placo in me la domanda che da 20 anni quasi mi rincorre.

Rimarrò una studentessa a vita

Non perché mi piace imparare sempre, o ci provo, anche se è vero. Neanche perché mi sento sempre una ragazzina, anche se è vero (e zitta, Arguta, che nemmeno a te si può cantare signorinella).

Penso a una scena di ieri. Una prof che conosco da molti anni, mi sta parlando. Io rispondo e a un certo punto mi scappa la parola casino. Sarà stata la nota inflitta a un compagno, mi sembra dalla prof di matematica, un'era geologica fa quando pronunciò la stessa parola?

Fatto sta, che ho mormorato un "mi scusi". E ho nascosto il diario.

L'obbedienza e le piccole cose

Non ho dimenticato cosa sia l'obbedienza, perché non l'ho mai saputo.

Azzardo. Forse è cercarti di meno, perché so che ti ho già trovato, e tu ogni volta mi troverai. Forse è smettere di voler andar dritto a un bivio sfacciato. O chiudere l'ipad, prima che qualcuno si arrabbi o addolori.

Forse è riuscire ad attendere, senza aspettarsi niente.

Madre Teresa di Calcutta dice che l'obbedienza trasforma le piccole cose. Che se vissuta con gioia, crea una consapevolezza vivente della presenza di Dio.

Desiderare significa forse dichiarare di non avere. Ma perché a volte, desiderando l'obbedienza, mi sembra di accarezzarla già?

mercoledì 21 novembre 2012

Ribellarsi alla notte

Ribellarmi alla notte è facile. Basta assecondare la mia natura, refrattaria alla luce del sole e al movimento. O desiderare profondamente le tue parole, ogni volta più armoniose.

Rincorrere con la mente un prato caldo, o un'onda più docile. Sentire il respiro sottile della pelle.

Ribellarmi alla notte, è così facile con te.

Notte, ribelle.

Il mio canestro più bello

Vi chiedo scusa se ve l'ho già raccontato. Ma chissà perché stasera mi viene in mente il mio canestro più bello.

Sorvolo sul sorriso di Arguta Paffuta quando rammenta che giocavo a basket. Ma così accadeva. Menavo con stile calcistico di difensore, l'ammetto, come mia principale attitudine. Un giorno, mi trovai accerchiata a metà campo. Allora osai e feci canestro da lì.

Se volete sapere il segreto, lo confesso: chiusi gli occhi.

Da allora, fuori dal campo, mi è capitato molte volte. L'unico suono sulle mie labbra, un meravigliato grazie lassù.

Sweet emotion

Non rubo i titoli a Steven Tyler, anche perché nel libro l'ho solo sfiorato ( e no, ragazzi, non in quel senso, non accanitevi con il lato B).

Dolce emozione, sentite le note che ci accompagnano? È parlare di qualcosa che era solo mio, un ticchettio più insistente sui tasti, e ora è diventato vostro. Appartiene a chiunque lo sfoglierà, leggerà, amerà, detesterà.

È una squadra che ha remato all'unisono, noi da una parte, voi dall'altra: ma vi siete accorti forse del confine. È unire i personaggi e le persone, rintracciare fili che avevamo rimosso o perso, per un gesto maldestro.

L'importanza di essere secondi è scardinare le classifiche e unirci, nelle nostre differenze, impegnati come un ardito eppur timido capitano ad affrontare ghiacci inauditi, con una squadra coraggiosa. Ma chi sa più distinguere i ruoli?



Quei due o tre segnali di declino

Bisogna essere svelti nell'intercettare quei due o segnali di declino e abbatterli. Io ho una fortuna: sono così eclatanti che pino con le lenti progressive li becco a qualsiasi latitudine.

Test della giornata. Chiami tua mamma ripetutamente, e ti indispone il segnale di perenne occupato. Quando stai passando alla fase della preoccupazione, gli occhi ammirano il gioco delle dita che da mezz'ora stanno componendo il numero di casa tua. Che ovviamente risulta occupato, mentre la mamma era libera e bella.

E che dire della chiavetta telefonica? A volte, mi diverto a nasconderla, così non mi viene spostata e via. Solo che mi dimentico di averla nascosta e dopo febbrili ricerche mi sfiora il pensiero. Senonché una lucina si accende: brava tusa, ora che hai capito di averla nascosta, ricordati anche dove....

Opera e bianchino

Una mattina così deliziosamente vera scorre davanti ai miei occhi. Con un amico, colto e saggio, riascolto un'opera da lui seguita ieri sera. Davanti a un caffè rivivo i momenti da lui vissuti,  poi mi chiede della presentazione del libro.

Il caffè se ne va, noi restiamo. Nello stesso luogo, poco dopo, incontro un altro amico, che ieri sera c'era. L'ora non consente altri caffè e optiamo per l'aperitivo. Un bianchino che ci godiamo fino in fondo. Un'occhiata all'orologio.

Lui: alla una devo essere a una riunione
io: ma è l'una e un quarto
Lui: appunto.

Ridiamo come monelli. Lui corre e io torno a piedi, sotto un cielo azzurrissimo che sembra schernire le luminarie, ancora addormentate.

Grazie Juve (per stavolta)

Non ho la febbre, Roma e Pro Patria forever. Ma oggi ringrazio un gruppo di tifosi coraggiosi, che ieri sera hanno preferito la piccola Malu alla loro Juve.

Scelta difficile perché so che vivevano con tensione la partita (unica frecciatina del post: dai ragazzi calma, siate un po' giallorossi e rilassati).

E si sono sorbiti un incontro con una romanista e un laziale. Ginetto è tigrotto and stop. Ma spero che non si siano pentiti. E poi hanno potuto ripassare dal vivo la maglia più bella del mondo: quella bianca e blu.

Grazie Juve che mi hai prestato dei tuoi tifosi e miei amici. Ma per stavolta, eh.

martedì 20 novembre 2012

Il languorino delle tre

Cenare, ho cenato. A mezzanotte abbiamo mangiato le patatine fritte. E adesso? Adesso il languorino delle tre mi assale.

E come faccio a dormire con questo buchetto? Buchetto... Chiamiamolo con il suo nome:FAME BOIA.

sssst, chiudiamo gli occhi e speriamo di sognare una pastasciutta micidiale.

Notte?

Serata senza aggettivi

Che serata. E che aggettivi possiamo trovare? Questa sera alla Galleria Boragno ci siamo trovati tutti insieme, e abbiamo condiviso un pezzo di strada che non dimenticherò.

Protagonista lui, il libro. Ma com'è diverso, più maturo e ardito, preso sotto braccia da Giuseppe, Ginetto, Tiziano e tutti voi. Ha cambiato volto, guardandosi attorno e traendo coraggio da voi.

Ne vorrebbe fare di strada, perché è giovane, e i giovani sbranerebbero il mondo.

Io invece mi siedo per qualche ora a contemplarlo e a pensare a ogni volto che ho visto, a ogni persona alla quale ho parlato e a quelle con le quali non ho potuto confrontarmi a sufficienza.

Come il libro... Ne aveva di storie da raccontare, ma doveva anche fermarsi un poco.

Buona notte e buona giornata, miei compagni di viaggio.

Busto Arsizio, 21 novembre 2012
L'importanza di essere secondi, Nomos
http://www.nomosedizioni.it/book.php?ID=12NMS412&cat=1&lang=en

Marcella e l'Interprete

Oggi vi ho parlato di Angelica, ma stasera prima di andare abbraccio lei, suor Marcella. Due sorelle unite da più fili.

Marcella è ad Haiti, lo sapete. Dove lotta contro ogni genere di ostacolo. La miseria ha origini e sviluppi pesanti. Marcella ê diretta, non nasconde i problemi. Ma sa parlare alle persone. A ciascuno di noi, grazie a un Interprete speciale nel Quale confida.

Marcella è ad Haiti. E guida anche noi, nella nostra lotta ad ostacoli che vediamo in misura diversa dopo aver conosciuto lei.

Grazie, Marci.

Ragazzi di Galilea

Sotto il cielo protettivo il mio affetto va a voi, ragazzi di Galilea. Ebrei, musulmani, cristiani.

Ragazzi. E va a chi ogni giorno vi aiuta a stare insieme, Angelica, Yehuda, tanti amici. A chi semina tanto amore, già così tanto che non fa notizia. A voi abituate a stare uniti, tra le difficoltà.

Questa mattina, sotto il cielo protettivo, sento tante sentenze. Tanto odio, che si unisce a quello che scorre in Terrasanta.

Ma se fossimo eroi, o esseri umani come voi, verremmo lì, con i nostri corpi, a gridare basta e a proteggere entrambe le parti. Due popoli, una sola umanità.

Siamo vili, invece, nutriti di slogan e di finta pace.

Ragazzi di Galilea, seminate voi l'amore e aiutateci ad aiutarvi, perché noi non sappiamo più come fare.


Il fiume e un lavoro

Questa mattina penso a mio nonno, che ho solo sfiorato nei miei scritti, e anche oggi rimarrà sulla scena da secondo.

Mio nonno aveva un lavoro e una famiglia. Un giorno la ditta dove lavorava,  sul fiume, chiuse. Lui si sentì disperato, pensando ai suoi due figli, ma cercò finché non trovò un posto in città, e così sua moglie. Restò legato al suo fiume, alla sua valle, tant'è che appena possibile ci tornò. Dall'azienda tessile ai campi, e il suo orto miracoloso.

La paura, l'ansia del nonno durarono poco. Quanti oggi vivono quell'ansia, quello smarrimento da mesi, anni. E scorre come un fiume, che noi in qualche modo dobbiamo fermare.

Sean Young e il finale diverso

Mi ero chiesta chi potesse nascere in un giorno così, che mi facesse sorridere, pensare e anche intingere nella nostalgia del futuro.

Poi vedo che è nata lei, Sean Young. Un filo c'è già con la presentazione di questa sera, si può stringere nella prefazione di Giuseppe Battarino.

Sean, bella e incompresa, smarrita e radiosa. Sean e il futuro che temiamo o cerchiamo con Blade Runner. Il presente, che è sempre troppo difficile. E se invochiamo una magia, il finale si può cambiare.

Auguri, Sean.

lunedì 19 novembre 2012

The boys are back in town

Più che con una canzone, mi addormento scanzonata. Il pezzo clou dei Thin Lizzy, l'ho scoperto grazie al film "Detroit rock city".

Siamo arrivati alla SERA. Io mi metto da parte, ragazzina spettatrice, e guardo suonare gli altri, al di là dello spartito del mio libro. Ragazzi di ogni generazione, ragazzi tutti dentro e fuori. 

I ragazzi sono tornati in città. Io chiuderò gli occhi e li ascolterò. Giuseppe, Ginetto e Tiziano. E tutti coloro che vorranno suonare con loro.

The boys are back in town. Io trasporto solo gli strumenti.

Notte.

Martedì 20 ore 21 galleria Boragno, Busto Arsizio.


http://www.nomosedizioni.it/book.php?ID=12NMS412&cat=1&lang=en

Un figlio che come te

Tra gli incontri di oggi, me ne porto dentro uno a cui non so accostare aggettivi. Un caro ragazzo, un amico, un figlio. Oggi è emerso in tutti questi volti, anche se figlio è la parola che più mi sta a cuore.

Penso a quanto sta facendo questo ragazzo per sua madre. Senza lamentarsi, perché l'amore lo vieta, non vede ragione. Non importa se il tuo tempo viene limitato, perché tua madre ti ha sempre offerto tutto e tu ti senti più lieve con il suo esempio. Sai che è il tuo turno di starle accanto, di curarla, di rivestire di sorrisi le sere più dure. E sai che non raggiungerai mai le quote che le ali di mamma sono in grado di accarezzare e superare.

Non tutti i figli sono come lui, e non so ancora trovare un degno aggettivo.

Caro un amico, sei un figlio che come te... Non c'è nessuno. O meglio c'è, ma come te non sbandiera e compie la sua azione d'amore ogni istante.

Io sono fiera di conoscerti e so che stasera hai abbracciato tua madre anche per me.

Buona notte, caro.

Rientro ora

Rientro ora, dagli impegni, dai pensieri e dai viaggi nel buio smorzato. Rientro ora in me stessa, e la musica mi accoglie come può.

Darkness, per iniziare. Light my fire, per finire, e aprire le Porte. Vengo bollata come eretica da un simpatico twitterista, ma io mi inchino al mago Jimmy Page, rispetto al fatato Robert Plant.

Rientro ora, in me stessa, e penso agli amici immersi nel pericolo, come se il pericolo non sfiorasse tutti noi. Loro sotto il fuoco, noi sotto il ghiaccio della tentazione di chiuderci in noi stessi.

Rientro ora, e mi chiedo come sia possibile che nonostante il ritardo tu sia qui con me.

Le voci scomode

Le voci scomode, quelle che rompono, sono quelle che non confermano il nostro pensiero.

Quante voci, quanti tweet, quante frecce mi feriscono. E a volte la tentazione di scollegarti, di cancellarle, c'è. Ma non lo faccio. Resisto perché sono voci differenti, e non mi importa se sono viziate dalla loro opinione ferrea. Forse lo sono anch'io.

Io le continuo ad ascoltare. Ma porto avanti anche le voci scomode, quelle che tanti attaccano, sbranano, banalizzano. Mentre potrebbero ascoltare anche loro.

#questanoneunapartitadicalcio

I desideri inutili

Sono nemico dei desideri inutili. Ripeto questa frase di Padre Pio e vorrei che potesse dare frutti nella mia arida anima.

I desideri pericolosi, cerchiamo di metterli in fuga, se li scopriamo, se vogliamo vederli. Ma quelli inutili davvero forse sono i più insidiosi. Perché inutile è desiderare qualcosa se non ti fa crescere, e togli linfa al bene che puoi fare.

Desiderare qualcosa che resta come un seme inespresso, che non sboccia felice nella primavera, a che serve? Me lo chiedo, e penso alle tante azioni inutili che compio: forse l'origine è lì.

Non si può scappare da se stessi

Lo dice un micio nero con lo sguardo triste, interpretato da un artista umano. Ma non è triste, e saggio. O forse allora proprio di tristezza intinto.

Le piccole cose insensate del nostro cammino, possono essere svelate solo da una creatura così. Un gatto morbido in cerca di un significato e di una panna dolce che non sia crema da barba.

Non si può scappare da se stessi. Lo impari, quando la porta per il gatto sembra sollevarsi. Ma è una balla: è chiusa.
Notte

Quando le rockstar mi interrogano

Oggi ho avuto ben due interrogazioni e mi sono emozionata. Il guaio delle interrogazioni con i miei maestri rock, però, è che spesso non conosco la valutazione della loro risposta. Ma pazienza, direi che è già una bella cosa essere interrogata, no?

Nikki Sixx, ad esempio, ha chiesto se ci è mai capitato di leggere più di un libro contemporaneamente. Stai scherzando, Nikki? Questa era troppo facile. Direi, anche due, tre, a volte quattro: perché se cambia l'umore, si alternano i libri. Dalla domanda, deduco che anche a lui succede.

Michael Sweet è un bravo ragazzo e fa una domanda più impegnativa: qual è la cosa che volete di più e di cui pur non avete mai abbastanza. Lì ci ho messo un po' di più; per fortuna è una riflessione che sto maturando in questi giorni e ho anche già condiviso. Si chiama compassione. Ho visto che i miei compagni di classe hanno risposto con "Gesù" e "pazienza". Sono stata felice, trovavo una certa armonia in aula.

Solo il professor Slash non mi ha interrogato stanotte, meno male perché non avevo studiato. Ma era troppo felice per la vittoria di Hamilton. Quindi è filata via liscia la lezione.

Quando Jodie sbaglia porta

Dato di cronaca: Jodie Foster compie 50 formidabili anni. La sua vita privata è spesso all'oscuro e questo me la rende solo più simpatica.

Quanti film mi hanno accompagnata, ma io sono inchiodata a una scena. Perché ha inchiodato a me. Nel "Silenzio degli innocenti" quando si vede la polizia che sta per suonare alla porta dell'assassino. Scena due, l'assassino sente suonare il campanello e va ad aprire. Scena tre, alla porta in questione c'è Jodie, perché la polizia superarmata è all'indirizzo sbagliato.

I miei amici mi rinfacciarono a lungo che io urlai "geniale". Perché ero masochista. Oggi, scusate, ma urlerei: sfiga. Poi rimarrei in adorazione perché Jodie non perde quasi mai la testa e - nemmeno lei - la piega fino proprio a quando non ce la fa più.

Auguri Jodie.

Tremacùa

E meno due alla presentazione del libro. Sono tranquilla, tranquillissima, perché non devo fare niente.


Se dovessi per caso fare qualcosa, sarebbe lo stesso. Ma in certi momenti impercettibili forse sarei come Diane Keaton alla riunione della vita (nel senso che poi sceglie la vita, alla riunione e alle infinite che seguirebbero se firmasse il contratto in Baby boom). Immobile al tavolo, con le gambe sotto che tremano.

Allora scherzo con Pà Carloeu. Tremerei fisicamente, ma non sono una "tremacùa". Tecnicamente, spiega nel suo dizionario, è un uccello ballerina. Ma in senso figurato è "uomo che non sa prendere una decisione perché ha sempre paura di sbagliare". E sottolineo, uomo.

La decisione l'ho già presa e non vedo l'ora di prenderne altre. Gambe, state ferme?


domenica 18 novembre 2012

A long time ago? (io c'ero)

Visto che metà dei video dei Guns che cerco stasera risultano inaccessibili o censurati, vado sul sicuro. Ma non ho voglia di buonismo, quindi per Bon Jovi mi affido a Runaway.

Una esibizione credo abbastanza recente al Madison Square Garden. Il ragazzo in versione più pulita che mai, inizia male, malissimo. A long time ago... Che presentazione è, Jon, per Runaway? Quando iniziavi a cantarla, sotto lo sguardo impaziente dei Kiss, io c'ero.

Molto tempo fa? Runaway resta la tua canzone più crudele che amo, sporca nel suono nonostante tutto. Vedo quella ragazza in fuga, che finisce allo sbando.

A touch of sable in their eyes...

Ribellione mancata, graffi smorzati dal sintetizzatore.

No one heard a single word you said. Nessuno ha sentito una sola parola di ciò che hai detto. Quando sei adolescente, lo dai per scontato. E quando cresci, a volte lo provi ancora. E tu sei il primo a non ascoltare.

Grazie, Jon. Ma basta con questo "a long time ago". Sono già pronta sul treno per Losanna e in tasca ho la giustificazione per la scuola, quando ci arriverò.


Inno a Isabella

Non sono esperta di cinema e non so cogliere mezza consistenza dei fischi alla premiazione. Il mio è solo un inno sfrenato a Isabella Ferrari. Da ragazzina mi era splendidamente indifferente, e non avrei scommesso due lire (che bei tempi, lire!) su di lei.

Da qualche anno l'ho scoperta come attrice. E di più. Per me Isabella è una donna meravigliosa. Naturale, nella bellezza e nei suoi passaggi. Quel viso armonioso e un po' tirato, il che lo rende solo più vero. Io la guardo e la ammiro. Da grande, vorrei diventare come lei. Siccome però non le assomigliavo nemmeno da piccola, suggerisce Arguta che io possa abbandonare il mio sogno.

La continuo ad ammirare silenziosamente, per come sa interpretare se stessa senza copioni. Ed è riuscita a farlo, sfuggendo ai cliché dell'inizio.

non ti fischio, promesso.

La seconda scelta

Quando sei nato, io sapevo solo che era un nome bellissimo. Non l'associavo all'eroe che avrei conosciuto dai libri e da un museo vivo.

Sei nato e io, provocatrice, volevo chiamare te Scott, ve l'ho già raccontato. Come pura della ribellione di tuo padre, inglesissimo, che pur sopportava stoicamente la mia predilezione per la Scozia.

bisogna scivolare su una seconda scelta. E il nome Lawrence era una musica delicata, ma che nello stesso tempo si arrampicava sul futuro.

La seconda scelta. Il mio primo nel cuore, bambino caro, ora uomo.  Anche a te è dedicato il mio piccolo libro, perché nessuno unisce le mie speranze per questo mondo, meglio di te.

Notte, topo.

L'aria che fa sul serio

L'aria che fa sul serio, grida l'inverno, aggredisce la pelle. Giura che le cose stanno cambiando e che forse la speranza è fredda come i sorrisi stanchi.

Invece no... L'aria che grida l'inverno, nasconde i semi per coccolarli. Per riversare amore su di te. Ripetilo, anche se non ci credi. Fallo per me.

L'aria che fa sul serio, ti strappa un sorriso, quando meno te l'aspetti. Con me.

Questa bacheca non è un albergo

Redarguita dalla mia amica, chiedo scusa. E' vero, la bacheca facebook altrui è da rispettare. Mica si può mettere un link o un commento lì e poi proseguire a conversare con gli amici, senza aspettare il padrone di casa.

E' come se inviti uno a casa tua, questo entra e si mette a telefonare (dal tuo apparecchio), apre la tua dispensa (porello, morirà, nel  mio caso) o esce sul balcone a spaparanzarsi (puoi innaffiare la pianta, intanto?) senza considerarti minimamente.


Questa bacheca non è un albergo. Adesso me lo posto per ricordarmi.


buona domenica.

Incomunicabilità spot 3

Continuiamo a fustigarci. Becco un giorno di criticità mille. Sopporto - poco - finché mi ribello, andando nel mio posto preferito (in questi e altri rari casi): ovvero il bagno.

Il fiume di parole mi insegue e io chiudo cortesemente la porta. Dopo diversi minuti mi rendo conto che il discorso prosegue da lontano, quindi penso con sollievo che le fustigazioni verbali siano finite e cisia una telefonata in corso. Esco, felice, pronta a condurre una nuova fase della mia esistenza.

Appena sono in corridoio, capisco che il discorso è un monologo.
- Ma non eri al telefono?
-No
- Ma allora con chi parlavi?
- Con te
- Ma io ero in bagno. Con la porta chiusa, of course
- Lo so. Fa niente

Il fiume di parole riprende e forse dovrei riprendere pure i corsi di nuoto. Dopo 20 anni. Va be'. A proposito... sott'acqua non si sente, vero?

La trasferta di Delos

Li porterei lì, tutti insieme: a Delos, gli euroburocrati e i superaccessoriati, tranne che di buon senso. Li immergerei nel biancore, nell'essenzialità.

Lì ti senti povero e piccolo, non importa quanti titoli o iphone hai. Lì sei tramortito dal sole, dopo un po', che si allea con le sculture silenziose. Lì sei assalito dalla sete, e se non sei rifornito cavoli tuoi. Lì la cultura è nata, come un travolgente atto d'amore, e ne sono rimaste impietrite le sensazioni.

Per molti sono sassi e cocci di passato. Quello che può diventare l'Europa.

Per altri, vita. Quello che può diventare l'Europa.

Le mucche ardite


Avete visto che bello il video su Pinterest in cui le mucche attorniano il cucciolo di boxer? Lui espansivo, poi si sottomette e aspetta. Forse un filo spaventato. Questi animali enormi, che ondeggiano, si avvicinano, si ritraggono. E lui aspetta, con pazienza.

Lo fiutano. Il che non rende l'idea. Preferisco il mio dialetto... Lo usmano. Un approccio discreto, poi più coraggioso, e lui che si lascia andare a uno scodinzolio prudente.

Animali così diversi, goffi nel provare a conoscersi, quindi felici di non nuocersi, anzi...

Uno spicchio di natura, spesso non uno specchio di umanità.

Anche a Dynasty si può mantenere la calma

Con tutto il casino che c'era sempre in quella serie, lei riusciva sempre a mantenere la calma. Neanche le si scomponevano i capelli, immobili.

Potevano passare camion veri, cioè quelli immensi americani. Corna realissime e meri pettegolezzi. Figli isterici ed ex mogli grintose. No, un attimo quando Linda Evans e Joan Collins vennero alle mani... furono loro a buttarsi in piscina? E chi cominciò?

Voglio ricordarmi così: che fu la bionda signora a incavolarsi per prima. Comunque, intanto auguri perché compie 70 anni.

E poi se persino lei si arrabbiava, quasi quasi...

sabato 17 novembre 2012

Facile addormentarsi

Che cosa c'è di più facile, che addormentarsi con questo tepore? Ma non riesco a fare meno di pensare che ci sono amici che non dormono affatto, tra allarmi e missili. E persone che non conosco, ugualmente angosciate. Da una parte, dall'altra sofferenza.


Penso che spero non sia vero, che hanno contestato Grossman, lui innamorato della pace. Ma per noi la guerra è un gioco, e bisogna dividersi in tifoserie. Noi qui al calduccio, con i nostri problemi, certo, però non con quell'angoscia.

Penso a tutti questi anni, alle lotte per gridare come non sia una partita. E nulla pare cambiato. Nemmeno il silenzio sulle altre guerre, partite che non interessano a nessuno.

Come sarebbe facile dormire, se anche i miei amici lo potessero fare. Ma forse stanno mormorando una canzone o una preghiera. Per aiutarmi a chiudere gli occhi e sognare.

Non si chiama silenzio

Non si chiama silenzio, quello che si stende come una coperta sulla notte. Si chiama libertà, il trucco che si toglie con il garbo di un gesto di Tim Curry, pronti ad affrontare tutto.

Non si chiama silenzio, perché si riempie del tuo respiro, che è una musica dirompente nonostante possa sembrare sottovoce. E mentre sei ancora in tensione per le beghe della giornata, già stai entrando in un mondo che di quelle beghe se ne frega.

Non si chiama silenzio, lo spazio dove risuona la tua vicinanza.

Notte...

Perdonami per il passaggio

Questo post è dedicato a un ragazzo gentile (eh dai giovani brontolone, ce ne sono ancora parecchi), che si preoccupa per gli altri.

Io mi sentivo in colpa immensa, perché pochi giorni fa l'avevo incontrato in centro e non avevo potuto ascoltarlo, in quanto di corsa. Accaduto ancora, questa mattina. Dovevo volare alla macchina, poi in autostrada... Ma mi spiaceva tanto, così di istinto l'ho invitato: mi segui fino all'auto? Per fortuna è atletico, quindi molto più veloce di me. Arrivati alla macchina, ho rilanciato: ti porto dove dovevi andare. Sono solo 500 metri, ok, ma vieni. Così l'ho ascoltato un pochino di più.

Ora, gli chiedo ufficialmente perdono perché non gli ho prestato l'attenzione che meritava: si stava preoccupando per qualcun altro, e avrei dovuto spegnere il motore e stop. Però lo ringrazio per il passaggio, perché me l'ha dato lui in fondo, con la sua carica di umanità. E lui lo sa: l'aiuterò, prometto.

Grazie, caro.

Vado in città

Ok, andiamo in città. Ma non se in città? No, darling, sono in paese. Lo dico fieramente, così magari mi guardano e dicono: ehi, ma sei sinaghina, sei una di noi.

In realtà, mi ha spiegato il mio amico cantore, non sono ancora sdoganata e sono considerata a tutti gli effetti bustocca. Il che non mi spiace, anzi è la verità, perché quando sono andata a vivere nel rione (paese), mio padre mi assicurava che il nonno - uomo del centro che più centro non si può, con le campane della basilica che lo cullavano - mi avrebbe tirato i piedi tutte le notti.

Ma  a volte ti piglia questa voglia di appartenere. Allora, prendo Arguta  e le dico: dai che dobbiamo andare in città. Vuoi dire in centro, borbotta lei. No, proprio in città, afferma la sinaghina. Lei scuote la testa, perché ha detto che rimarrà bustocca a vita.

DId you hear about Guatemala? (Paesi dimenticati)

Forse la sola parola basta a far girare pagina. Guatemala? Che cos'è? Per qualcuno anche dov'è, ma questa è un'altra faccenda e non voglio lanciare un dibattito sull'efficacia o meno della scuola.

Terremoto, il primo giorno 48 morti, poi una dissolvenza. Normale, normalissima, perché non frega niente a nessuno.  Perché non c'è una lacrima, se non frettolosa, il primo giorno. Anche i social network stanno alla larga.

Del resto, guardate il massacro costante in Siria e contiamo le mobilitazioni.

Per trovare sdegno bisogna andare in un'altra parte del Medio Oriente, dov'è in atto una guerra (leggi, tra due eserciti, ufficiali o no). Oppure aspettare il solito intervento del Paese sgradito di turno.

Ma in Guatemala si può morire, in Siria idem. Così nei Paesi africani si può essere aggrediti, umiliati, uccisi: silenzio prego.

E' una storia così vecchia che potrebbe darmi la nausea e spingermi a pensare ad altro, se non ci fossero di mezzo vite umane. Ogni vita conta: in ogni terra che sia chic sostenere o criticare a priori, se non ignorare, non me ne frega un fico secco. Di quello che ritieni tuo amico, o simpatico, e di quello che reputi un idiota, o un assassino.


Did you hear about... Guatemala?

Eroismo o erotismo?

Che c'è di meglio che una risata insieme? Ora, il sottotitolo del mio libro "L'importanza di essere secondi" è così scandito: storie di eroismo e non solo.

L'impatto è stato questo. Tre amici - maschi - hanno letto subito "erotismo" invece di "eroismo". Il primo, mi perdonerà perché è il mio fratelluccio, non mi ha fatto una grande sorpresa: anzi, sarei stata sorpresa del contrario. Gli altri due sono garbati, e con garbo l'hanno confessato. Immagino che qualcun altro abbia letto così, ma solo loro fanno outing.

E Arguta Paffuta sogghigna: visto? 'sti uomini...

Invece, una donna simpatica e per niente maliziosa mi confessa all'improvviso che anche lei aveva letto "erotismo". Me lo dice, anche sospirando di sollievo, perché si era detta: ma marilù, che china ha preso?

Tutto sotto controllo. Però, mi assicura Arguta perfida, magari ci scappa qualche copia in più. Prendiamola così, con eroismo.

Mrs. Hutton, I presume

Che fascino ha, Lauren Hutton? Roba che non sai dire se è stupida lei a non spezzare tutto subito o lui a non fare altrettanto?

Naturalmente, la sto ricordando in "American Gigolò", ma credo davvero che sia una di quelle donne sensuali ed eteree che lasciano il segno anche con un solo passaggio. Lei ha fatto pure altro, intendiamoci. E leggo che ha pure una linea di cosmetici, of course.

Mrs. Hutton, I presume. Buon compleanno.

venerdì 16 novembre 2012

Serenata tap

Oh, che cosa vuoi di più della vita. Un gruppo di ubriachi che si aggirano sotto il balcone. Stanno cantando... in tedesco? Per un attimo, mi riportano alle feste della birra in Germania.

No, mi scuoto. Sono nella mia Dundee, è sabato notte e gli scozzesi devono esprimere ciò che hanno meditato al pub. Sinfonia.


No, alt. Mi ricorda Via col vento... Quando Rhett, Ashley e il dottore fingono di essere ubriachi per sfuggire ai nordisti. Vuoi vedere che questa è una finta? Mi affaccio, ma non vedo già più niente.

Serenata tap. La bottiglia è già stappata e finita. Il canto pure.

Buona notte. hic.

Il silenzio della tartaruga

Questa sera ho sentito un rumore, e pensavo fossi tu. Ma ti rendo conto del rumore che fa una tartaruga, mi sono chiesta? Di quando parla, perché parla con quel gridolino trattenuto appena. Dell'eco dei graffi sulla vaschetta, o sulla tua pelle quando le porgi un dito.

Il silenzio della piccola tartaruga, quello vero, quando nuota in un mare più grande. Copre un altro silenzio, più immenso di quel mare.

Possiamo essere amiche?

Facciamo che non riesco a dirtelo. Lo scrivo e magari, se ho fortuna, ti raggiunge. Sai come i messaggi nella bottiglia?

A volte si creano questi legami con le persone... ma porca miseria, da dove sbucano, chi lo sa. Da romantica mancata, sospiro molto, ma rimpiango poco, giusto l'indispensabile.

Sai che rimpiangerò te? Perché siamo sempre rimaste con una barriera, immagino necessaria, però so che mi ha capito più di tanti altri, in questo breve tempo. Che ti preoccupavi, sopportavi, o eri in sintonia.

Per ora te lo scrivo, magari riuscirò a sussurrartelo: possiamo essere amiche?

Gli auguri dal vivo non guastano

Ops, l'ho fatto ancora e non sono Britney Spears. Questa mattina nel consultare i compleanni, ho esultato vedendo che c'era una ragazza brava e bella che incontro quasi tutti i giorni.

Auguri, ho urlato su facebook, pregustando la gioia di farli pure dal vivo. Peccato che quando sono entrata, l'ho salutata con le altre colleghe e sono andata al mio posto senza pronunciare altre parole oltre a un festoso ciao.

Solo più tardi - troppo tardi, per la precisione - - mi sono ricordata di... essermene dimenticata.

Così invece degli auguri, le porgo le mie scuse. Ma acci, non è che questo virtuale anniente davvero il reale?

Foto imbarazzanti

Su Twitter il cantante Michael Sweet ha pubblicato una foto del suo gruppo... più o meno 30 anni fa. Ragazzini con pettinatura e piglio alla moda (di quel periodo). Qualche carognetta ha finto di chiedere chi fosse lui, ma in realtà si capisce benissimo, grazie agli occhi principalmente.

Comunque si è riso un po' e ho riflettuto sulle foto imbarazzanti. Cioè non quelle in cui siamo bambini, e quindi tutti bellissimi, ma adolescenti che sono vestiti e pettinati alla moda di un mondo fa. E  ci scappa la risata, su ogni dettaglio.

Foto imbarazzanti. Preziosissime.

Mendicante d'amore

Ul Pà Carloeu è particolarmente stringato. Non si lascia andare a descrizioni, nel suo dizionario, ma io continuo a fissare la riga, e si spalanca una, cento, mille pagine.

Caisnatu... che sarà mai? Mai sentito. E lui accompagna così la definizione: mendicante d'amore.

Una figura così meravigliosa, struggente e folle, che non vado oltre: una riga raffigura il mondo.

giovedì 15 novembre 2012

Incomunicabilità spot 2

Lo ammetto, il dialogo serale è stato stringato causa carenza di tempo.

Ma alla domanda "com'è andata?" mi sono ritrovata a riportare i fatti salienti della giornata. Uno prima di tutti, purtroppo. Poi dormiamoci su.

La mattina, arriva il giornale. E sento di essere chiamata all'appello. Noooooo, ma hai letto questo?

Risposta duplice: a) si dà il caso che per quel giornale io scriva b) che è l'aggravante, te l'ho detto ieri sera.

Replica piccata: sì, ma non si capiva quello che dicevi.

Adesso, non posso più dormirci su. Andiamo...

Non mi viene una canzone per la notte

Il cd della mente è impazzito, e chi lo governa più. Mozziconi di canzoni sollevano un fumo massiccio e non vedo più una nota.

Vorrei una canzone come una preghiera. Forse "Lift me" di Paul Stanley? Sollevami... più alto, dritto al tuo amore. C'è bisogno di questa luce buona, calda che fa viaggiare sopra le nuvole?

O forse dovrei avere il coraggio di scegliere una canzone tosta, quasi dura. Di sprofondare nei Metallica, e di rassegnarmi all'Unforgiven. Perché si può perdonare, si può essere perdonati?

Comunque vada, non mi viene in  mente una canzone adatta alla notte. Che si ritagli con perfezione. Ma vorrei fosse una preghiera. Che io riesca a cantarla, visto che ammoniva un frate tempo fa, è più facile cantare che dire, forse è più facile persino mentire così.

Ma sopra quella nuvola l'amore, pur minuscolo, lo vedono. E lassù hanno creato anche il rock. On the 8th day God created rock'n'roll....

Notte.

Malinconia greca

Anche questa sera, anche se non è veramente di moda, anche se bisogna lanciarsi in giudizi implacabili guardando i morti da un fronte e dimenticando gli altri... io respiro malinconia greca.

Per una telefonata perduta, per un sorriso smorzato sotto la luna di Atene. Per un pensiero trattenuto e poi sfogato, ma non come con me. Lo so...

Lo sento, peggio. Una telefonata dalla Grecia, mancata, e io volevo invece sedermi e ascoltare. Nonostante sia una serie di colpi inflitti ai traballanti sogni.

Malinconia greca, che respiro comunque. E la stringo a me, perché non posso più lasciarla andare.

Pe pe pe pe

Ok la giornata si avvia a travolgente conclusione. Riusciremo a parlarci dieci minuti senza addormentarci? O finiremo ancora a ronfare bellamente?

Scherzi vero? Ricordo gli splendidi tempi quando il mio topo era piccino... ma così piccino. E in Italia rovinavamo i suoi ritmi anglosassoni. Una sera tirai quasi mezzanotte con lui e alla fine dovetti andarmene. Ma ero ancora pimpante (meravigliosi tempi!), così lui. Gli dissi: topo, io devo andare in discoteca, se tu te la senti prendi le scarpe e andiamo.

Era una battuta. Uno scherzo. Dopo tre secondi sulla porta, arrivi tu, topolino, tutto fiero con le scarpe che cercavi di infilarti. Non mi ricordo se fossero quelle che ti volevo fregare, perché si illuminavano quando correvi.

Mi ricordo che da allora ho capito a misurare gli scherzi, anche se qualcuno storce il naso. E che anche quando non si può, non si deve, c'è sempre un momento in cui infilare le scarpe e gridare: pe pe pe pe pe pe pe.

Come scontentare tutti

Si può riuscire a scontentare tutti nel giro di un tempo ragionevolmente breve? Forse in un lampo di giornata?


Sì, suggerisce Arguta Paffuta. Basta impegnarsi. Eh no, non nello scontentare. Nell'accontentare. Farsi in quattro, quaranta o quattrocento. I conti torneranno sicuramente. Musi lunghi e un cuore a secco: il vostro.

Date tutto quello che avete se volete. Ma di più, non si può fare.

Arguta predicatrice, vergognati.

Non posso farci niente

C'è un limite, un luogo, un momento in cui non solo possiamo, ma dobbiamo pronunciare queste parole? Era l'oggetto di una conversazione qualche giorno fa. Seria, e Arguta non ha partecipato.

Non posso farci niente. Magari "più" niente. E' un momento. Terribile? No. Bellissimo? Neanche. Un momento: ho messo il punto.

Tuttavia, quel momento arriva sia per le situazioni positive che per quelle tristi o addirittura drammatiche. E anche nell'ultimo caso, questa è una consapevolezza che forse può perfino aiutare.

Non posso farci più niente. Ma posso vivere. Vivere e amare, finché si può.

Un libro e i suoi personaggi

Martedì sera l'amico autore del romanzo "Il respiro del lago" diceva una realtà che si sperimenta quando  si scrive una storia: i personaggi prendono la mano, ti impongono persino la strada da seguire, a un certo punto.

A me è accaduto così, nelle storie che ho scribacchiato in passato e che giacciono pensierose. Nel libro che ho pubblicato ora, le storie vengono dalla vita reale, quindi non posso cambiare percorso e finali. Però non è un testo scritto da una fredda storica, così ho riletto delle figure con i miei occhiali. Spesso ho sentito un'urgenza da parte di queste persone - perché sono persone, non personaggi - di illuminare un sentiero, invece che un'autostrada, e ho provato a seguirli. Non so se ci sono riuscita.

So che oggi faccio i complimenti a un'amica che l'ha già letto e mi ha detto una frase stupenda, perché ritagliata con un auspicio su suo figlio, tesoro di entrambe. La ringrazio per l'avanzata eroica nel consumare tutte quelle pagine e per l'affetto.

http://www.nomosedizioni.it/book.php?ID=12NMS412&cat=1

Un tuffo con Beverly

D'Angelo, naturalmente. Sempre giovane, sempre scattante, anche supermamma. Sapete che mi inchino a lei perché ha interpretato un film dei miei sogni adolescenti (io andavo all'asilo, ma voglio essere superiore), Hair, e poi ha incatenato il cuore di Al Pacino per un po', prima di passare alle battaglie legali.

Beverly è così americana, anzi così italiana. In Hair fa lo strappo più deciso, dopo ovviamente quello di Treat Williams, amico straordinario. Ha addosso quell'aria di vitalità che mi conquista, e vorrei mi contagiasse pure.

Auguri!

La prima nebbia

Quella vera, che ti aspetta dolcemente vigliacca, in un angolo sorprendente. Una boccaccia da un batuffolo grigio, prima di rendersene conto, come un bimbo da un finestrino.

Buongiorno, brughiera...

mercoledì 14 novembre 2012

Mi piaci così

Quando sto provando un vestito, tu riesci a raccontare la tua vita alla commessa. Quando ti chiama una persona insopportabile, fremi e non la mandi a quel paese, salvo poi recriminare tutto il tempo con me. E sei tu, quella dei lampioni.

Io, che assomiglio più inequivocabilmente a mio padre, borbotto e scalpito. Ma, mamma, non conosco un essere più meraviglioso e generoso di te, solo che non posso confessarlo.

Mi piaci così. Notte... E non chiamarmi 40 volte a vedere se sono a casa. Ti ho detto che mi piaci così, ma non approfittartene. Ecco. Baci...

Incomunicabilità spot

- hai delle caramelle?
- sì, perché, le vuoi?


no era solo per farmi un'idea di quello che porti nella borsa anzi capire se sono una paragnosta, anzi  una domanda per provare il raffinato suono della doppia l.

Chi ha di fiducia di te 2

Sapere come si è conclusa la vicenda lampione?

Vado a prendere mamma e lei esce, ma stranamente non sta sul marciapiede. E dalla strada con un'occhiata obliqua, ma piena di grazia, al lampione annuisce e afferma: però, il numero è scritto chiaro.

Grazie...

La dieta allo specchio

Che ci vuole a trovare uno stimolo efficace per la dieta? Vai a comprare un vestito, Malu, sussurra con voce subdola Arguta, dimenticandosi di essere Paffuta.

Naturalmente, dopo vari tentativi, sei superincavolata. Dallo specchio a te stessa. E giuri che quando vedrai un chilo strizzarti l'occhio, sparirai più veloce della luce. 

Ti metti in auto ancora più nera e a una fermata dell'autobus due ti fanno un cenno, al che abbai: che è, sono così paffuta che mi scambi per un pullman?

Torno a casa con la spesa e le idee chiare. Per chiarirle meglio, posso però un pezzetto di salame, grazie?

Chi ha fiducia di te

Mia madre mi chiede di esaminare un lampione e riportarle il numero, perché possa segnalare il guasto. Ormai il mondo funziona così. Eseguo e torno a vivere serena. Senonché oggi si svolge questo dialogo.
- ho chiamato ma non mi risponde nessuno. Sei sicura che il numero sia giusto?
- io ti ho dato il numero del lampione, che c'entra con quello dell'ufficio?
Pausa, poi: sei sicura però che hai trascritto il numero giusto del lampione?
(borbottii trattenuti a fatica): sì, erano quattro cifre, neanche difficile.

La guardo fiduciosa, nel suo silenzio, e penso che ora mi affiderà finalmente un compito più esaltante. Lei annuisce, in effetti. Poi mi dice: puoi andare giù a ricontrollare il numero del lampione?

Umore pesto e pasta

Siete di umore pesto pestifero? La pasta al pesto fa per voi. Il mio palato dice che ê uno dei piatti migliori del mondo, e io vista la fame non me la sento di dissentire. Senza esagerare, o l'apparato digerente (lo chiamo in modo ufficiale per prendere le distanze) non si trova d'accordo.

Un sapore deciso e che mi richiama luoghi e sogni.

Gnam, bon appetit.

Perdonaci, ancora

Ti chiedo perdono sotto un cielo che ancora profuma di stelle; lo sussurra una strana luce.

Ti chiedo perdono perché non ti lasciamo riposare nella tua dolce pace. Perché nella curiosità e nell'ansia navighiamo, e noi che ci giustifichiamo pensando "si deve" potremmo essere anche i peggiori di tutti.


Ti chiedo perdono per ogni parola, per ogni pensiero di ieri e oggi. Per ogni aver ascoltato una chiacchiera, e non basta indignarsi.

Perdono perché tu sei una stella, bambina, e le stelle bisogna solo guardarle con amore, senza spezzare il silenzio.

L'esercizio della maschera di fango

Perché è un esercizio anche psicologico, la maschera di fango. So che tanti uomini scuoteranno il capo, però dai che poi alcuni di voi si comprano le cremine.

Percepite la morbidezza della maschera. Poi viene meno... E anche il vostro tentativo di esprimervi, con una parola o un sorriso, viene falsato, frenato, deviato.

Capite che esercizio prezioso? Quando hai finito e l'acqua ti libera, sei così te stessa che sorrideresti al mondo.

Effimera, vorrei

Non volete forse esplorare quella grotta? Io sì. Effimera, come noi, ma così potente e immensa. O come noi, se lo volessimo.

Consapevole di durare, non poco, ma quello che è giusto, decretato da Amore.

Effimera, grotta incastonata nei ghiacci. Trattieni ancora il respiro e sei viva.

martedì 13 novembre 2012

Sognetto o scherzetto

Mi trucco ancora un po' per non credere fino in fondo che è notte. Ti guardo e mi pare di aver cominciato solo ora la giornata.

Sei un momento unico, quello giusto. E se anche ti addormenti, arriverò e sussurrerò:Sognetto o scherzetto. Per veder spuntare l'incantevole sorriso.

Un ragazzo Sixx volte intelligente

Lo sguardo da gatto di Nikki Sixx tra capelli e tatuaggi mentre agguanta il premio,  mi piace. Aspetta che clicca.

Che grande, questo ragazzo, sei (Sixx, battutone eh? Ho capito, Arguta, andiamo avanti) Nikki. Intelligente e coraggioso. Ti sei lasciato ribaltare, ma poi hai ribaltato tu la vita. Ora sei un musicista, ma anche e soprattutto un imprenditore, in diversi campi impegnato.

No... Sbagliato. Sei una persona. Ti vedo emozionato per una bicicletta, o per un pubblico più caldo che mai. Lasciarti impiastricciare il volto dalla tua prole per Halloween e fare sarcasmo sulla pioggia che ti accoglie a Londra.

Ti stimo, fratello. Ehi buddy.

Compassione

Rileggendo il libro del mio amico Elio, mi sono staccata dal lago e ho sentito cosa vorrei davvero dalla vita. La compassione. La capacità di non scandalizzarsi con un giudizio, con una ferita, con una reazione per parlare anche come la Kabbalah trasmette.

Dev'essere meraviglioso. Quando ci provo e riesco - rare volte - ho un'anima così leggera che potrei sfiorare la luna. Al sole, no non mi avvicinerei: avrei paura che con la sua luce implacabile mi inducesse in tentazione.

Purché si parli di un libro

Via più veloce della luce. Le parole verranno, o forse no. Più forti le immagini, trascinanti con un sogno. Più forte l'amicizia che fa cavalcare il lago.

Purché si parli di un libro, la vita è bella. E questa sera starò tra gente che ami i libri. Che cosa vuoi di più dalla vita.

Buona serata

Tortura

Ho comprato il castagnaccio per merenda. Siccome sono affamata, non scema, l'ho affidato nelle mani di una persona più consapevole e resistente. Altrimenti, non sarebbe arrivato a pranzo.

Sto per congratularmi con la mia arguzia (tiè, Arguta), quando un profumo mi accarezza. Ecco il trancio di pizza, che avevo preso per la pausa cena, ancora più breve di quella pranzo. Consegnare anche quello? Sarebbe un atto di vigliaccheria. bevo un caffè. Bevo acqua. Lo stomaco non si riempie, il naso di quel profumo sì.

Ne strappo un pezzetto. Minuscolo, giuro. Ma mi chiedo come io possa tirare stasera. Devo interrompere questa tortura. Aiuto... pranzo cammina con me.

Cicche from The Usa

Morbida, quel che basta. Sapete che gusto straordinario ha un chewing gum alla cannella? Chiamiamolo cicca, dai, che fa più rumore.

Questa creatura americana è Arrivata fino a me dagli Usa, grazie a un mezzo di trasporto speciale che si chiama amicizia. Una donna intraprendente che se assume un impegno lo mantiene. Anche se si tratta di un pacchetto di cicche. E poi un giro di amici: di mano in mano, fino a me.

Un gusto doppiamente speciale, rispetto a ciò che mi ricordavo. Con affetto e gratitudine, la cannella si moltiplica fino al delirio gustativo.

Grazie, strepitosa donna che sa mantenere ogni parola.

Quando uno spara cavolate

Riflettevo con Arguta, che forse quando uno spara cavolate, è meglio fingere di non aver sentito o letto. Perché i rischi sono due.

1) tu lo assali e lui si arrocca, mentre avrebbe potuto pentirsene

2) la cavolata, forse, l'hai sentita tu. Perché la stavi pensando.


Ssssst, sentito niente, io.

L'isola dentro di noi

Come mi piace lasciarmi condurre da Robert Louis Stevenson. I viaggi più intensi per me, però, non sono quelli a caccia di un tesoro, bensì quelli dentro l'uomo. L'isola dentro di noi.

Il mio compatriota, che esplorazioni amava fare. E ancora più difficile, ê guidare. C'è mai un momento in cui vi guardare dentro e temete di non riconoscervi? Forse, allora state bene.

Auguri in cielo, Mr. Stevenson.

lunedì 12 novembre 2012

Il giardiniere

Allora leggo i giornali. Tra le pieghe del mio lago, leggo che è morto il giardiniere di villa Taranto. Fin da piccola ne respiro i fiori. E prima di addormentarmi - perché ce la farò- vorrei sussurrargli la mia gratitudine.

C'è un giardino più importante di cui curarsi, lo so. Ma uno sguardo al nostro ogni tanto ancora... dà anima ai colori.

Vorrei proprio dormire

Vorrei proprio dormire. Averne la chance, il tempo o la propensione. Con le pecore non riesco a contare, troppo bianche e lo sguardo si confonde. Altri animali non mi vengono in mente, o non riescono a entrare perché la testa pullula di immagini.

So io quando riuscirò a dormire. Quando sarà ora di svegliarmi. Allora la palpebra calerà crudele.

It's my life, Night song

Vedete che sono una brava ragazza? Ascolto Bon Jovi. Arguta, ho sentito che dicevi: non sei più una ragazza da un pezzo, ma me ne frego.

It's my life. Siccome sul contratto non mi hanno scritto "eterna", faccio ciò che posso, se non sempre ciò che voglio. Ma sai cosa, Arguta? Sì, ora dico a te, anche perché a quest'ora sei l'unica sveglia.

È la mia vita, un quadernetto in cui ficco pensieri, disegni anche più sgrammaticati, frammenti di fiori e coccole. Me lo tengo stretto, in apparenza, ma poi fingo di perdere il controllo e mi scivola fuori un po' di tutto. Anche perché mi ricordo che questa vita non me la sono data io...

Che deliziosa canzone con cui addormentarsi.

Notte.

Il massacro di De Rossi

Bene. Finalmente un altro bersaglio è servito. Danny De Rossi, il massacro può partire, e chi si scaglia di più vince un premio. Quello di poter salire su un gradino più alto...

Danny ha sbagliato? Cribbio, lo sappiamo tutti. Lo sa anche lui. E viene punito. Ma tutto il resto mi fa solo rabbia. Danny probabilmente non doveva giocare il derby, come - sic - ai tempi sapeva Ranieri. Ha giocato e sbagliato.

E questo cancella tutto ciò che ha fatto? Per la Roma, per la nazionale?

Massacratelo pure in questo mondo di agnellini innocenti. Io Danny da solo non lo lascio.

È nato un libro

È nato. Hai voglia a dire che era già tutto nella mia testa, poi nel computer. Che non viene neanche da me.

Raccontati tutto, e cancella. Quando stringi in mano un libro, è un istante pazzesco e breve. Tremi, gioisci, ti interroghi... Ma non c'è già più tempo. Quel libro non è già più tuo, si è incamminato e ti lancia occhiate prima esitanti, poi con fare quasi indipendente.

Il suo viaggio è iniziato.

http://www.nomosedizioni.it/book.php?ID=12NMS412&cat=1
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Poche parole e un mondo

Brividi e poche parole. Hai la voce stanca, ancora più bella: come può essere?

La tua voce  è sempre un canto per me, un disco che ascolterei all'infinito. Brividi e poche parole, io preferisco tacere e sentire quelle note che escono da te. Credo che risuonino dentro di me, anche quando per gli altri taci.

Poche parole, il mio mondo, che sei tu.

Amazing Grace

Una canzone che racconta lei. Perché con la sua eleganza, che non si indossa, rischiara il mondo. Andatelo a dire a qualcun altro che non c'è più. Lei passa da uno schermo all'altro, rendendolo dorato, di un oro più intenso di qualsiasi materiale.

A me piace accanto a Clark Gable, per il contrasto. Ma anche quando fa capire di non essere ragazza così tranquilla, accanto all'immobile James Stewart.

Auguri in cielo a Grace Kelly.

domenica 11 novembre 2012

Zeman e il carro leggero

Non mi sento di commentare De Rossi, perché il fegato me lo sono già mangiata per altro. Quindi mi tengo il pezzo avanzato e lo faccio ricrescere con bei pensieri di sole.

Leggendo certi commenti su Zeman e il calcio della Roma, mi limito a pennellate amichevoli

1. Oggi il carro di Zeman è quasi vuoto, dopo che ci hanno massacrato sul fatto che era magico. Niente da dire, ognuno può pensare quel che vuole, e si chiamano penne, ma un tempo erano piume, quindi anche esposte al vento

2. Sento che il vero calcio spettacolo promesso non è il nostro... Ma poi vedo chi viene citato di questi tempi, e mi viene da sorridere. Giocare bene non è sempre successo.

3 io sul carro di Zeman sto bene quando è vuoto, cioè senza i soliti avversari della Roma. Certo, se scendono anche i tifosi, diventa un problemino

4 ma il mio timore numero uno resta er progetto.

5 e comunque dopo l'incubo dell'anno scorso, sto quasi bene. Per ora

Giochi nativi digitali

Ho scaricato un gioco, anzi due. Così, per sentirmi parte del mondo. Mi è venuto già mal di testa nell'operazione. Ho consultato internet, per sapere se ci sia un corso di laurea in grado di aiutarmi. Tipo giugaton.it che ne so.

No. Non sono nativa digitale, ma ce la farò. Perché ho voglia di imparare. Oggi però giochiamo a carte, ok?


Public enemy n. 1

Questa sera mi rivesto di "Too fast for love", scoperto con pochi anni di ritardo. Copertina bugiarda. La voce di Vince Neil, un graffio che non fa male. Ogni canzone mi dà energia, ma Public enemy nr 1 di più.

Non pensare a niente. Non pensare a niente. Correre, una fuga verso il non pensiero. Senti il grido, un altro muore stanotte. Non pensare a niente.

Allora meglio illudersi di indossare un giubbotto e sentirsi il nemico pubblico numero uno. Della noia, del vuoto, del dolore.

Buona notte, rock.

Lo strano sapore

Non sento il sapore della sconfitta, ma anche quello della vittoria sembra così smunto. Scorci. Screzi. Scrosci improvvisi e chissà quanto sinceri.

Tutto è in un pallone, e molto più. Ti controllano anche se respiri, e poi i tifosi avversari fanno esplodere ciò che vogliono. Sostieni la squadra, e ti fanno sentire un nemico.

Il sole sembra voler uscire, ma non ce la fa. E si può accoltellare una persona in nome di un derby.

Per fortuna, sei con gli amici e anche i loro problemi diventano tuoi, ma ti alleggeriscono. Lo strano sapore, che ti offre un legame.

Il derby e il patto violato

Non ci posso credere. Il mio amico laziale ha violato il patto non scritto: ovvero bisogna sempre ignorare l'argomento il giorno dopo, in rispetto alle nostre opposte fedi.

Che cosa ci sta accadendo? Va bene che il messaggio, me l'hai mandato diciamo dieci minuti dopo, ma così non si fa. Soprattutto, puoi nominare Zeman, ma De Rossi no.

Un patto violato, e ora che succede? A meno che sia un segnale rassicurante, in un calcio che di calcio sempre meno sa: possiamo punzecchiarci. Ma attento, al prossimo derby...

Un padre straordinario. Ogni giorno

Nei miei appunti, schizzi di pensieri spesso vergati di notte, entra questo fiume. E spero che vogliate perdonarmi se scorre impetuoso.

Sono giorni in cui il pensiero di mio padre è più forte che mai, e una sua foto mi apre una porta irrestistibile. Lui e mamma in un ristorante, a Casteggio, ritratti da me. Non prendete sotto gamba il suo sorriso: quel giorno ha fatto qualcosa di speciale per me. Una delle tante azioni, che noi figli tendiamo a sottovalutare.

Da ragazza l'ho fatto impazzire, ma non per gesti ribelli (a parte la fuga verso il concerto rock a 16 anni, in Svizzera). La mia cocciutaggine scorreva costante e silenziosa. Studiavo ancora, quando intrapresi il mio lavoro, e lui sospirava che non era un lavoro da donna. Ero ai primi passi, quando gli dissi che dovevo andare a una serata in carcere. Quel giorno si ribellò e mi disse:no. Era stata una settimana difficile. I miei servizi non erano mai in posti dorati. Avevo pure fatto un'inchiesta con il fotografo su una strada terrificante, e siccome non si fermava nessuno, aveva mandato avanti me ad attirare l'attenzione dei camionisti. "e se ti vede chi mi conosce, che figura faccio" sbottò papà. In carcere no. Strano ma vero, declinai.

Pochi mesi dopo, però, ero ugualmente lì. Di più, diventai amica di un detenuto che, tra l'altro, mi aveva contestato in un incontro, pur con garbo. Da lui ho imparato tanto, e non lo ringrazierò mai abbastanza. Quell'anno, morì un amico, un mio fratello, in circostanze particolarmente penose. Pochi mesi dopo, si tolse la vita la mamma di un mio amico. Ero schiacciata, anche se l'obbligo era non mostrarlo. Il mio amico in carcere mi scriveva lunghe lettere che plasmavano e davano un senso al mio dolore.

Il mio amico in carcere, doveva scontare un ergastolo. Quindi non vi sto a spiegare perché era là. Lo trasferirono e gli promisi che sarei andato a trovarlo. Lui studiava, si doveva laureare. Amava, tanto, i libri. Ricopiai la Rima del vecchio marinaio, perché avesse un libro senza copertina strappata come volevano le regole.


Un giorno dissi a mio padre: domani vado a trovare il mio amico in carcere. È lontano, ma troverò la strada. Papà non disse nulla all'inizio; poi uscirono poche parole: Ti accompagno io.

Ero sempre la stessa figlia testarda, era sempre lo stesso padre che doveva dire ai suoi amici: vado ad accompagnare mia figlia, che deve incontrare una persona in carcere.

Mi ricordo i minuti interminabili d'attesa, tra le famiglie provate. Il mio essere giornalista che diventava un ostacolo, spaventando le guardie, e io lì a spiegare che non c'entrava. L'ora lì che scorreva in modo strano, perché mi avevano tolto l'orologio.

Quando fui fuori, papà era in auto con mamma, ad aspettarmi. Ora offro io e vi porto in un ristorante, dissi. Figurarsi. Salimmo su una collina, accennai al colloquio e poi pranzammo come in un giorno qualsiasi.

Ma non lo era. O meglio era un giorno qualsiasi, perché mio padre era straordinario, ogni giorno.