giovedì 28 febbraio 2013

Quel che resta dell'amore

Mi accuseranno di aver divorato cioccolatini e relative cartine, anzi Arguta Paffuta sta sogghignando già.

Eppure sfido tutti e ascolto il tuo dolore. Mi riportano a bigliettini vergati e ricevuti da ragazzina, a feste in cui amare o lasciare, a pesi sul cuore e ali leggere.

Amico, ti prendo sul serio. Quel che resta dell'amore, rubato o buttato, è l'amore. È alzarsi e scoprirsi migliore, perché ti malediresti eppure ricominceresti. Folle abbastanza da non ascoltare nessuno, nemmeno il tuo istinto, perché niente supera la voce della persona amata.

Amico, ti svegli ferito. E saggio, per fortuna mai abbastanza.

I absolutely love you - canzone per la notte

Non rimproveratemi se stanotte riascolto Absolute beginners. È che scende in me come un rivolo di certezze, e sapete quanto è difficile per me avere certezze, poiché mi ispirano una (certa) paura.

I absolutely love you, scivolo sulle parole di David Bowie, e anche qui le sento mie. Io relativista d'azione, troppo innamorata dell'assoluto, per credere di poterlo intrappolare. Così mi chiedo se il mio amore possa arrampicarsi e superare le montagne. Tuttavia, un attimo dopo, non mi importa già più.

Perché, finché siamo assieme, il resto può andare all'inferno.

Notte, stupendamente assoluta.

Le montagne piccole nel giorno che non c'è

Il 1912 era un anno bisestile ed è il 29 febbraio - dunque nel giorno che non c'è - che il tetro freddo non impedisce comunque lampi di ottimismo nella squadra di Robert Falcon Scott.

Una marcia orribile, poi all'improvviso le cose sembrano migliorare. Le montagne sembrano così piccole, e il deposito così vicino viene percepito. Deposito significa carburante, cibo, rifornimenti: in una parola, salvezza, come abbiamo visto.

Che sogno incredibile, nel continente che non c'era ancora, nel giorno che non c'è, a marciare contro tutto.

Sono le tante scale per il cielo

Un panorama mozzafiato, intinto nel verde, conduce a una scala nel cielo. È in Cina e mi fa pensare a quante, simili scale esistono al mondo.

Alcune sfarzose, le più sottili e deliziosamente nascoste. Possono essere il salire lieve di un vigneto o gradini di pietra, che improvvisamente sembrano morbidi. Mi ricordano anche Lourdes, una scala da usare per la preghiera, quindi in ginocchio. E così piegata e senza veri dolori, sentivo le ali.

Sono tante le scale verso il cielo, e danzano in armonia.

mercoledì 27 febbraio 2013

Eroi per un minuto

Grazie a un tweet che mi fa scorrere Heroes nelle vene. Una carica per la giornata e per ogni minuto.

Heroes per un giorno, ma anche per un istante. Perché basta un attimo per cambiare se stessi e il Pianeta intero, a crederci e a partire dalla propria debolezza. Come sussurrava un'altra canzone, ho salvato il mondo oggi.

Eroi anche solo per un giorno, nel tempo di un battito di ciglia e nello spazio di un sorriso. Eroi a tendere la mano o ad arrestarla. Eroi a baciare o a perdonare, a trattenere un pensiero che tinge di grigio il cielo.

E vorremmo nuotare come delfini, certo, duca Bowie. Non siamo nulla, eppure possiamo batterli, lo stiamo già facendo.

Buona giornata, eroi.

The Unforgiven II - canzone per la notte

Sul tappeto di sogni oscuri, ho sempre camminato incerta su questa canzone. Solo la musica mi dava una strana certezza, ma dal testo ho visto sempre sollevarsi contrastanti interpretazioni.

Che importa, in questa lotta tra il buio e la luce, tra porte da aprire, tra volti da ritrovare accanto a te?

Forse solo che c'è una parte "imperdonata" dentro di noi, e la costruiamo noi giorno dopo giorno. Mentre la compassione - non lo scusarsi facile - potrebbe partire da quel nostro spicchio d'anima.

Solo dubbi, sfioriti tra sogni, mentre ascolto i Metallica, con The Unforgiven II.

Notte, di perdono.

Disperatamente freddo

La notte tra il 26 e il 27 febbraio 1912 è "disperatamente fredda" in Antartide. Eppure, se leggete il messaggio del capitano Robert Falcon Scott quella notte, troverete strane parole.

Incontrerete "eccellente"' riferita alla marcia dei tre giorni, "un po' meglio" riferito alla situazione generale e vi imbatterete anche in una preghiera. Ci rivolgiamo a Dio perché non ci siamo ulteriori contrattempi, che avrebbero drammatico significato qui.

Disperatamente al freddo, significa capaci di vedere ogni barlume di luce e calore, per degli Uomini.

Cercando Mr. Romney

Turbata da tutto questo ronzio, rileggo vecchi articoli. Antichi, quasi. Uno ricorda le parole pronunciate da Mitt Romney dopo la sconfitta. Sì sì, so cosa sta dicendo qualcuno: qui non ha vinto nessuno, ingovernabilità e via dicendo.

Ma sono le cifre a non parlare, o siamo noi, ancora un po' bambini e incazzosi con chi la pensa diversamente?

Prima di tutto, Romney ha riconosciuto la sua sconfitta of course, senza affidarsi a se e ma. Poi ha pronunciato quella frase per me emozionante: prego che il presidente abbia successo nel guidare l'America. Possiamo definirlo generoso, e anche "mica scemo": in quell'America vive pure lui.

Con tutte le ombre che si possono concedere, mi crogiolo sotto questa luce americana, sperando che in un modo o nell'altro sia contagiosa.

Il grido di Carl Anderson

Il compleanno è di quelli in cielo, perché Carl Anderson si è spento 9 anni fa. Non la potenza della sua voce, luce nella grotta nell'anima.

Quando viene la Quaresima, mi piace affrontare tratti di cammino con Jesus Christ Superstar. Seguo ogni passo di Gesù e del suo viaggio in un deserto che non si può vedere. Amore a ogni nota, a ogni sguardo. La scena in cui la sua mano si stringe a quella di Carl Anderson, Giuda, e vorrei che non si sciogliesse mai quella stretta.

Tante domande e una risposta che ora Carl ha. E chissà se gli angeli si commuovono alla sua voce.

Just drama

La sottile linea rossa, varcata ogni giorno: un attimo e ti trovi di là ad abbaiare. Con tutto il rispetto per i cani.

Just drama. Così difficile trattenersi quando si sta insultando il vicino di casa, di banco, di strada, e finalmente si può gridare tutto il gridabile e oltre. Basterebbe poco: anche solo uno sguardo allo specchio o a una vetrina, e la nostra espressione apparirebbe così grottesca da indurci a lacrime o risata.

Just drama... Costa tanto cambiare menù?

Such a shame - canzone per notte e giorno

Ma sì, facciamo pacchetto completo. Questa per me è una canzone indimenticabile, perché mi ricollega all'unico autostop della mia vita. In Grecia, sedicenne, in minigruppo e con l'idea (fondatissima) che se avessero appreso la nostra trovata a casa, mi avrebbero strozzata.

Tuttavia, confesso anche la folle eccitazione di ragazzina di combinare questo guaio controllato in una terra pacifica e sincera, per tornare a casa quella notte. Eravamo felici, ma anche imbarazzati, e quando salimmo nell'auto del cortese conducente, c'erano appunto i Talk Talk che strillavano Such a shame, a evidenziare la nostra vergogna,

Sono passati pochi anni ( zitta, Arguta Paffuta) e stanotte mi soffermo su un altro passaggio della canzone. Quest'ansia di cambiare.. Ah la sento come ieri. Ed è una vergogna credere nella fuga.

Ma vergognarsi di qualcosa può anche giovare ogni tanto, forse.

Such a shame, buona notte e buon giorno.

martedì 26 febbraio 2013

Le gocce del Niagara

Potessi scegliermi una coperta fatata stasera, la sceglierei brillante come le gocce del Niagara. Non mi spaventava la loro irruenza, perché mi pareva sincera. Io che ho una fifa blu della potenza dell'acqua.

Ma quel giorno un abito di seta trasparente, una collana leggera da portare, un velo per coprire i pensieri. Tutto ciò e molto di più mi pareva la cascata. Persino la sera da lontano era magica e mi emozionava il pensiero del suo canto. Per sentirmi ancora più bambina, giocavo con poco, anche con un confine labile come quello tra Usa e Canada: tremavo dall'eccitazione ad attraversarlo a piedi.

Potessi rivestirmi di quella coperta fatata, con i sogni che scorrono, scompaiono, si rituffano... Sarei me stessa e molto altro ancora.

Strumenti che si degna di usare

Siamo solo strumenti, madre Teresa lo rimarca nelle sue Preghiere. E può prendere un velo di tristezza, perché ci crediamo i padroni del mondo spesso.

Invece, guardo questa primavera sorniona e penso alla frase determinante che lei aggiunge: strumenti che Dio si degna di usare.

Non arnesi, lucidi o ammaccati, riposti in un capanno e rispolverati ogni tanto per dovere o per l'incombenza di turno. Vedo una mano buona che prima di utilizzarci per rendere splendido un giardino o aggiustare qualcosa di infranto, ci contempla, ci accudisce come se fossimo un gioiello. E lo siamo, nella luce di un sorriso, e ci lasciamo usare.

Stiamo già cambiando il mondo, diversi come siamo.

buona giornata.

Do not panic

Questo post è invece dedicato a chi è sfiorato o afferrato da una sensazione di panico dovuto (anche) a quel fenomeno strano chiamato elezioni.

Arguta Paffuta e io non siamo affatto turbate, e per una volta abbiamo qualcosa in comune oltre alla necessità di fare le pulizie in casa. Sono solo elezioni, come diceva dolcemente qualche giorno fa una persona di mia conoscenza, che di elezioni ha trattato spesso e a lungo.

Do not panic, boys and girls. Ogni volta che si vota in questo Paese, sembra che o sia crollato il mondo o si sia toccato il cielo come un dito, quasi come i Mondiali. Invece, ci si è espressi, bene o male, e la cosa migliore che possiamo fare è rispettare la scelta di ciascuno.

Finiremo male? Sta a noi, non alle elezioni.

Io oggi cammino serena come e sotto questo cielo blu, come gli altri giorni. Tanto tocca ad Arguta occuparsi delle  pulizie.

Il prossimo deposito

Il 26 febbraio, come altre giornate della marcia, il capitano Scott e i suoi uomini - ormai tre - hanno una speranza, un obiettivo.

Si chiama prossimo deposito. Nel ghiaccio che non dà tregua, ogni passo conduce lì. A un rifornimento, a una possibilità, a una scintilla che riscaldi e che aiuti ad andare avanti fino al traguardo della salvezza.

Si chiama prossimo deposito, ciò che anima questi cuori e tutti quelli in cammino. Che sia in Antartide o in luogo caldissimo, che sia in un cammino fisico o spirituale. Al prossimo deposito, un po' di forza in più si troverà.

Così in Grecia

La nostra telefonata periodica con la Grecia, io che chiudo gli occhi a immaginarmi come sta Atene. Non oso quasi mai chiedere gli amici, ma questa volta cito una notizia che qui gira e che mi ha ferita particolarmente.

Sento un sospiro. Sento tristi conferme. E poi c'è una frase che mi strazia, più di altre. Pazienza, noi abbiamo finito il tempo, voi ne avete davanti...

Sta parlando di una generazione, colui che mi ha un po' adottata, da quando mio padre non c'è più. Eppure mi sembra che quelle parole si estendano, mi travolgano, ci travolgano.

Come una bambina, gli rispondo: no, il tempo non è finito per nessuno. Sono contenta - che parola scema, mi mordo le labbra - di non avere davanti i suoi occhi buoni e pensosi, intinti nella malinconia di tanti sacrifici svaniti.

Dove sono finiti tutti questi voti?

Nel mio passato di entusiasmo contenuto per le cronache politiche, mi ricordo un episodio che mi ha insegnato più di tante analisi dotte.

Elezioni amministrative di parecchi anni fa. In un tranquillo e operoso luogo che parzialmente seguivo, il numero uno uscente si ricandida per il secondo mandato, ma ecco piombare uno sfidante che tutti davano per vincente o giù di lì. Mi ricordo come in quei mesi - e anche qualche settimana prima - nei corridoi e nei salotti non si potesse trovare un soggetto capace di dichiarare qualcosa di buono sul governante uscente. Difatti, negli ambienti politici e giornalistici, tutti erano pronti ad accogliere la nuova figura politica.

Girando tra la gente (mi perdoni l'amico che so io, per il termine gente) qualche dubbio mi sfiorava. Ma niente, venivo redarguita: non vedi che quello non lo sopporta più nessuno?

Non fu bizzarro vedere trionfare il soggetto che nessuno più sopportava a dire dei soliti informati. L'episodio a cui mi riferivo sopra, è il seguente: incontro lo sconfitto (pesantemente)  a un angolo di strada. Parlavamo e in cinque minuti si fermarono almeno dieci persone che lo salutarono, affettuosamente dicendo: cavolo, io ti ho votato.

E mi ricordo bene come sbottò lui, quando l'ultimo elettore presunto si era allontanato: ma Malu - mi disse - ma tutti questi voti dove sono finiti?

L'ansia telecomandata e un cuore gentile

Questo post è dedicato a un cuore gentile, che cerca ancora il telecomando del cancello un'ora prima e che forse guarda il mondo con comprensibile sospetto.

Prima di tutto, gli ribadisco che, è vero, ho superato questo tipo di ansia. Anche questa sera sono arrivata beata davanti al cancello e ho infilato la mano nella tasca della borsa, incurante del fatto che il telecomando sgusciasse via; difatti, si è arreso quasi subito. Ma non è un trionfo rispetto a un anno fa, è solo una piccola vittoria. Giorno dopo giorno, qualcosa imparo e molto altro mi sfugge.

Per vincere queste insicurezze, ho ceduto ad altre. Non riesco nemmeno a rammaricarmene, perché è la fissità che mi spaventa.

E ti dico, cuore gentile che - se ben ho interpretato - ti senti fuori dal mondo... Hai una fortuna, lo puoi osservare meglio così. Finché, distratto magari, non compi un passo e ti trovi immerso, scopri di esserne parte pulsante e con un tuo sorriso lo puoi cambiare.

lunedì 25 febbraio 2013

The dream of Scottish snow

Adesso che la neve si congeda (me lo mormora pure il muscolo della gamba), avverto come una nostalgia per qualcosa che non ho mai sfiorato. Solo contemplato in foto e in strani brividi che mi assalgono, non saprei dire da quando e perché.

Per ignavia, non l'ho mai vista dal vivo: parlo della neve in Scozia. Un Paese così morbido, che ho attraversato in primavera ed estate, deve diventare soffice e irresistibile quando la neve si adagia.

Frettolosa di entrare nella mia primavera, ci sono inverni che rimpiango. Anche questo sogno è una magia di Scozia.

buona notte, tra la neve che se ne va.

Uptown girl - canzone per la notte

Riposta la triste questione onestà, Billy Joel mi fa sorridere con il suo ritmo stile Grease. Una canzone d'amore e di classe, scandita alla perfezione.

Lei si stancherà di quei giocattoli d'alto bordo e vedrà che quel ragazzaccio di strada non è poi così duro e rude. Tu vedi questa storia, la senti dalla prima nota, che ti farà danzare e ridere. E ti racconterà che qualcosa può sempre cambiare.

Canzone per la notte, uptown girl.

Albertone senza fermarsi

E i dieci anni senza di lui? Albertone quasi sussurrato, perché ci ricorda troppo come siamo forse.

Io rido e scuoto il capo, ma sento quante volte Sordi abbia colpito nel segno. Per due film in particolare mi inchino. Uno è Lo scopone scientifico, in cui non solo compare un certo Joseph Cotten, ma brilla la mitica Bette Davis.

Due.. Che pugno nello stomaco, Un borghese piccolo piccolo. L'ho visto una volta e non sono riuscita a farlo una seconda. Devastante e lui sensazionale nella sua deriva.

No, mi sbagliavo. C'è un terzo, Detenuto in attesa di giudizio. Che sembra scritto e interpretato oggi. Vedi, Albertone... Con te è così, non è possibile fermarsi. Forse non ti sei fermato neanche tu.

Il nostro circolo

Lo stupore, la rabbia, la gioia. Mi è tutto estraneo, da piccola anarchica pacifica e preoccupata dalle storie dolorose che ogni giorno incontra, pur tra altre di speranza, Tuttavia, mi interrogo soprattutto sullo stupore, su come spesso non prevediamo ciò che sarebbe a portata di mano.

Insomma, basterebbe fare la spesa meno di fretta e ascoltare due conversazioni, soffermarsi al bar davanti alla tazzina, approfittare di ogni angolo per ascoltare gli altri. Invece, spesso preferiamo stare chiusi nel nostro circolo, reale e virtuale, fino a convincerci che non solo quello sia il mondo giusto, bensì l'unico.

Ascoltiamo, followiamo (pardon), frequentiamo preferibilmente chi la pensa come noi, tifosi fino in fondo. E un pezzo di mondo ci sfugge, fino al prossimo risveglio.

Tre giovani e un voto

Sssst, mangio la piadina e aspetto la valanga elezioni. Un po' di neve cade dal tavolo accanto. Tre giovani e un voto.

Giuro, stanno elaborando un'analisi fantastica. No, non intendevo di fantasia, Arguta Paffuta, sono preparatissimi e mi segno tutto. Soprattutto, parlano con caparbia convinzione e Dio sa quanto li ammiro. Sembra quasi una trasmissione sportiva.

Nooo, ora il tema è cambiato. Arguta, che impicciona, mangiamo il muffin?

When you wish upon a star - canzone per il giorno

Non mi sono rammollita, e neanche scambio per stelle fiocchi di neve, o Arguta Paffuta. È che oggi va così, come in cerca di una fiaba.

Semplice ed efficace, quando esprimi un desiderio su una stella, non fa differenza chi sia tu. Una splendida e reale democrazia, non credi? Le stelle si piegano - se vogliono - ai desideri senza scrutarti e stabilire chi sei, ma sospinte da uno slancio di cuore.

Troppo romantica? Rivuoi la rockettara? Be', questa canzone chiudeva il solo album di Gene Simmons nel 1978.

Tiè vai a spalare, Argù.

Le stelle torneranno, con i desideri.

Canzone per il giorno.

Ramuntà

Eh, qua è difficile, cari miei. Persino in italiano, con la versione del caro pà Carloeu.

Ramuntà, ovvero rimpannucciato, avvoltolato. A me piace immaginare una persona che si avvolge nei panni per difendersi dal freddo crudele. Finché incontra il mitico Mauro Corona (ho ammirato questo innamorato della montagna e scrittore ieri in tv), con le braccia nude, e capisce che forse stiamo esagerando.

Un'amicizia improbabile - on The road again

Con questo paesaggio invernale il pensiero torna più che mai in Antartide, dove si sta consumando parte della nostra storia.

In queste ore ho letto un articolo delizioso su un'improbabile amicizia, quella tra il capitano Scott e lo scrittore Barrie. Alcuni di voi sanno quanto io vada matta per le amicizie improbabili e qualcuna la trovate anche nel nostro libro. Nostro, perché ci sono persone che mi hanno accompagnata e mi accompagneranno.

Ora, Barrie che ama l'avventura, la deve vivere negli amici. Da una lettera non si staccherà mai, e di quella lettera parliamo anche noi.

On The road again, con L'importanza di essere secondi. Prima tappa venerdì primo marzo alla sala conferenze della biblioteca a Castellanza, ore 21.



http://www.nomosedizioni.it/book.php?ID=12NMS412&cat=1

La neve - canzone per la notte

Anche lo stereo tace, per ascoltare solo lei. Dicono che sia silenziosa, ma non è vero: si fa sentire solo in un modo diverso.

Quel silenzio irreale che stende di notte sulle nostre vite, è uno strumento, forse un diversivo. Ma dentro risuonano i passi di lei, stupita al rapido contatto con la terra o con un volto.

La neve è una canzone unica e misteriosa. Questa notte mi piace parlarle in francese, neige, perché oltre alla n che accompagna i movimenti, c'è questo g che si scioglie come i fiocchi.

Canzone per la notte... Sssst.

domenica 24 febbraio 2013

Il dubbio di Fonda

Un promo, e mi si spalanca il film davanti. Il volto serio, mai prepotente, di Henry Fonda e una sola frase: ma ha 18 anni...

Rabbrividisco se penso che il film di Sidney Lumet ha più di mezzo secolo, eppure scuote le coscienze come e più di allora. La giuria deve essere unanime, per decretare la colpevolezza di un giovane accusato di aver ucciso il padre. Ma Henry Fonda non si unisce alle certezze del gruppo; non ritiene che il ragazzo sia innocente, ha però dubbio e rispetto per la vita di una persona, che non merita un giudizio affrettato, sulla base di primi e imprecisi elementi.

Il suo dubbio è contagioso, lentamente.

Un volto come quello di Henry Fonda, come lo vorrei nei film e più ancora nei talk show.

Knock on wood - canzone per la sera

Poiché la neve ha portato una giornata disco, continuiamo così. Irrompe Knock on wood, versione Amii Stewart, ma prima e dopo di lei quanti si sono cimentati: ascolta un po' David Bowie.

Solo che con lei la voglia di danzare esplode, i suoi colori diventano parte di noi e volteggiano nel buio della pista.

Un solo cruccio: da ragazzina ero convinta che questa canzone inneggiasse a bussare alla porta. Invece, ho poi scoperto che significa toccare ferro. Vatti a fidare del freddo pragmatismo anglosassone.

Il modo in cui mi ama mi spaventa...

Canzone per la sera

Ul frègiu e i ràti

Chi si delizia, chi si irrita. Ma è umano, quel rimanere bambini oltre le razionali abitudini, spalancare la bocca davanti alla neve e fotografarla in tutti i modi immaginabili, no? Esponendo poi con orgogliosa gioia i propri trofei.

Io addosso cascarci, rimproverarmi, sprofondare ancora nel bianco entusiasmo. Anche se mi riportano al pragmatismo i proverbi tramandati dai miei concittadini Grampa e Giavini.

Uno in particolare, piacerà a chi detesta i conversatori meteo. Ul frègiu e ul coldu i u mangian non i ràti. Insomma, il freddo e il caldo non vengono mangiati dai topi, ovvero prima o poi il tempo cambia. Banale quotidiano, in grado ancora di meravigliare.

Music and lights - canzone per il giorno

Naturalmente io non esistevo ancora. Ma mi mostrano questo video con baldanzosi giovani che inneggiano a Music and Lights. Uno di loro porta un cappello vagamente da sposa, e mi dicono che poco prima (o dopo?) avevano cantato Body Talk.

Non so che fine abbiano fatto gli Imagination, ma le note sono rimaste con la voglia di danzare.. Vanno bene per una giornata come quella di oggi. Io ci metto la music, la neve le lights e per un po' tutto il resto tacerà.

Ci vuole sempre, del resto, un po' di Imagination

Canzone per il giorno

Liberi nella scia di Nyc

Niente da fare, i tweet di un bravo esploratore che fa nascere meraviglie dalla terra, mi obbligano a tornare a New York. A quella fuga di due ore: scusate, mi assento.

E salgo su un battello, dai facciamo un po' la turista. Alle spalle la Manhattan ferita per sempre, davanti la Statua della libertà che chiama. Non è solo scena. C'è un momento perfetto, dunque irripetibile (è una caratteristica della perfezione, me lo dite?), in cui si afferma gioiosa una scia di libertà. Quella della barca, quella tracciata nell'aria dalle ali di un uccello, la mia che si unisce con docile felicità.

Ancora oggi, nel cassetto libertà un posto speciale è occupato da quel momento, in cui la gioia dell'aria e dell'acqua, riversata in frammenti dolcissimi, accarezza il mio volto e mi assicura che potrò fare tutto. Proprio tutto.

Sognando una casa come piccole donne

Ho deciso,  mi addormento non sognando quei simpatici ma eccessivi procioni di ieri notte. Voglio sognare la casa delle piccole donne.

Sognare che si può imparare più da un sacrificio, che i libri si condividono rivivendoli, che si può scivolare sul lago ghiacciato e rialzarsi, che si può diventare adulti senza perdersi. E quando si arriva alla parte cruciale, e cioè che qualcuno se ne va per sempre, svegliarsi. Oppure, sognare mille sfumature di angeli.

Notte...

Perché la neve fa drin

Mi sono rinchiusa in casa, certa che stavolta sarebbe stata la big snow per eccellenza, una nevicata da sbiancare le altre. La sicurezza mi ha avvolta, quando lei mi ha annunciato: oggi ho portato con il cellulare con me, acceso.

Anni a sognare questo momento, a sperare che il telefonino non fosse quell'oggetto misteriosamente a acceso solo in casa oppure usato per chiamare, e poi zac, subito spento.

Commossa, sono commossa e chiedo: davvero.
- Sì (la risposta), ho pensato, magari quella là chiama e non mi trova...

Quella là, sarei io. Accidenti alla mia dura terra, dove bisogna subito mascherare i sentimenti. Basta, non sono più commossa.

sabato 23 febbraio 2013

Video killed The radio star - canzone per la notte

Duro ammetterlo per una rocker, ma è la canzone che ha segnato una svolta in me, senza sapere perché. Forse il suo essere irripetibile (Elstree poi vagamente carina), come My Sharona, che difatti è in diretta concorrenza nel mio jukebox box.


Certo dalla sua ha una storia eterna. Una star della radio uccisa dalla radio, è una vicenda perpetua; in mille altri momenti, in altre fasi del cosiddetto progresso qualcuno non ha saputo o voluto entrare in un nuovo mondo.

Stasera guardo un recente concerto, in fondo. Tutti più vecchi e tutto più nuovo, con quel sapore immutabile che resta. E una convinzione: We can't rewind, we're gone too far.

Il punto di ritorno, che forse si affaccia in ogni vita.

Video killed The radio star. Notte con i Buggles.

Frugare

Come si può, senza esporsi troppo, frugare dentro cassetti chiusi da tempo. Non è detto che al primo sguardo non venga voglia di richiuderli. O se li aprirà comunque, la testarda signora, potrebbe pentirsi successivamente.

Frugare richiede non tempo, non pazienza, forse un pizzico di coraggio. E la voglia di salvare frammenti o il mondo intero.

Lurdu due volte

Lurdu sta per stupido, noioso, insulso e fin qui non ci piove, pà Carloeu. Ma quando uno si rivela particolarmente ottuso, come pensate che reagisca il mio dialetto?

Con ben dieci parole. Già, stupido due volte viene tradotto con questa deliziosa espressione: Lurdu ti e chi c'a t'à vistì stamatina. Stupido te e chi ti ha vestito stamattina. Che bell'insulto allo specchio, non credete?

Stefania Rotolo, senza magone

Solo un flash di questo compleanno con magone da riporre, in omaggio alla sua gioia di vivere, che nessuno poteva spegnere. Perché sembrano trascorsi secoli, rimanendo tuttavia legati a noi e alle emozioni di una tv in cui molti  si sentono ancora immersi.

Stefania Rotolo, nata 62 anni fa. E 32 anni fa scomparsa, così bruscamente. Un terremoto biondo, occhi voraci di curiosità, come le gambe di esplorare spazio e tempo. E poi il silenzio, improvviso, perché un vulcano non può addormentarsi piano.

Ma lascia un sorriso più forte della tristezza, ogni volta che quella tv si riaccende in noi.

Eccomi, di nulla capace

La Beata Giuseppina Vannini. Non conoscevo la sua storia, anche se è di recente beatificazione tutto sommato: proclamazione ad opera di Giovanni Paolo II 19 anni fa.

Una vita dove l'umiltà e la costanza camminano lungo un sentiero ricco di dolore, eppure dolcissimo. Io tengo stretta la frase che rivolge al predicatore intenzionato ad affidarle un progetto.

Eccomi - risponde - a sua disposizione. Aggiunge: non sono capace di nulla. Meraviglioso offrirsi per un compito per cui non si ritiene portati. Di più, lei si dichiara incapace di ogni cosa.

Eppure accetta, partendo da un limite dichiarato, con la seconda determinante aggiunta: confido però in Dio.

Penso che bello dev'essere - quando ti chiamano per un progetto, piccolo o grande - rispondere: non sono capace, ma arrivo. Perché hai fiducia che in ogni progetto, piccolo o grande, Qualcuno ti guidi.

venerdì 22 febbraio 2013

My Michelle - canzone per la notte

Tra le mani avevo quella provocazione: non capivo ancora se fosse insana o no. La fame di distruzione può tentare tutti e io la misi prudentemente da parte. Ascolterò solo una canzone,per cominciare.

La prima canzone che accolsi dei Guns fu così My Michelle. Stanotte l'ascolto in una versione dal vivo e meravigliosamente sgraziata. Controvoglia - poiché non avevo alcuna simpatia per le dichiarazioni esistenziali dei Guns N' Roses - esclamai: la musica è a una svolta, di quelle potenti.

Non c'era più la dolce Michelle, per la quale si sussurravano parole in inglese e francese perché suonavano bene insieme. Si presentava una ragazza dalla vita tormentata, eppure con una speranza che riusciva a farsi strada, a poco a poco.

Come spesso accade, persino in una notte fonda.

my Michelle, canzone per la notte.

Le briciole venute buone

Così le briciole sono venute buone, come si direbbe in mezzo dialetto forse. Le avevo lasciate sul balcone e gli uccellini se ne erano bellamente fregati.

Non era la loro qualità preferita, magari; vevo preso biscotti un po' vecchietti, ma ancora buoni, tant'è che ne sgranocchiavo anch'io. Invece loro nulla, piuttosto la fame.

Offesa, ho aspettato a cambiare la qualità. E il tempo mi ha dato ragione: insomma, possiamo condividere il cibo, no? Sono corsa a dirlo felice ad Arguta Paffuta. Sono scomparse le briciole, finalmente!

Lei non ha neanche alzato il capo: sarà stato il vento.


Senza troppo

Non so se stiano bene queste due parole insieme, ma stanno camminando sul sentiero delle giornate. Senza troppo nevicare, incerta si congeda questo tunnel invernale.

Senza troppo credere, guidati dalle proprie, autorevoli certezze. Senza troppo pensare, tuffandosi in ciò che può divorare, mentre ci si potrebbe fermare, anche un attimo prima.

Senza troppo amare, perché alla prima incomprensione ci si può spezzare. Un periodo definito spesso relativista, che si comporta spesso da assolutista.

Senza troppo gridare. O forse no, l'urlo è coerente e in abbondanza.

Alzarsi senza una verità

Anche oggi mi sono svegliata e alzata senza una verità. Era una delle certezze inoppugnabili che credevo di avere in tasca, ma non l'ho trovata più.

Non mi sono arresa subito; ho frugato dappertutto e ho pensato persino che me l'avessero rubata. Infine, mi sono dovuta rassegnare. L'avevo persa io, o forse un angelo me l'aveva sottratta, non perché mi sentissi spaesata, ma perché provassi a perdonare ancora un po'.

Dispostu (senza pazienza)

Dispostu, precisa ul me pà Carloeu, è persona robusta e abbondantella. Disposto, senza il ben, perché è già propendere verso il bene.

In questi giorni ho letto su un sito che chi ingrassa, è impaziente. Basterebbe che mangiasse con calma, per sentirsi sazio prima di divorare la tavola intera. Insomma, pà Carloeu, deve essere disposto ad attendere per non finire dispostu. Non è una contraddizione? Lasciami mangiare su.

giovedì 21 febbraio 2013

La gallina intelligente

Canticchia pure, ma secondo me la gallina è un animale estremamente intelligente. Prima di tutto perché ci ha convinti che è meglio un uovo oggi, pur di stare in pace.

Ti guarda così fissa, a scatti, perché vuole dissimulare e perché non si fida. Io di galline ne ho conosciute tante nel pollaio del nonno, e a onor del vero molte di più negli anni futuri, libere e splendenti. Queste ultime forse così intelligenti no, ma furbe assai: prima di finire arrostite, hanno volato alto senza troppi discorsi. Ci volevano persuadere dell'uovo, si sono trovate una frittata.

Questo succede a non seguire bene le lezioni delle galline (vere).

Notte da Arguta Paffuta

Hotel California - canzone per la sera

Lo specchio capovolto della vita, dove puoi arrivare a qualsiasi ora, ma non puoi andartene mai.

Splendido e crudele hotel California, assicurano gli Eagles, non c'è mai un check-in favorevole, uno che non ti inchiodi a un'abitudine.  Ma si possono cogliere momenti dorati, il vento tra i capelli e una porta accogliente sotto le stelle.

Quando stai entrando, puoi essere colto dal dubbio: sarà cielo o inferno? Non lo scoprirai mai davvero, come conquista intramontabile, ma una musica ti suggerirà di cantare a tua volta, ancora. Che le aquile volino o no.

Hotel California, canzone per la sera.

Dulzi

Dulzi, con la z che rievoca una zolletta. Zucchero senza inutili freni, vizi che si lasciano accarezzare.

Dulzi, come ci ostiniamo a voler essere, affrontando un fiume che sembra amaro. E bocconi che si lasciano inghiottire, sperando in un sapore migliore.

Dulzi, è dolce ciò che vogliamo, prima ancora di ciò che assaggiamo. In dialetto quella z al posto della c è come un'iniezione di realismo.

E dulzi è la tua voce quando mi cerca, il tuo sguardo quando vede un gatto o un bambino (in rigoroso ordine). Dulzi l'attesa di te.

Fame e la fortuna di essere se stessi

Prima di tutto standing ovation a MTV. Mi ero persa il fondamentale dettaglio che stanno trasmettendo "Saranno famosi".

La mia allergia alla tv ha le controindicazioni, oggi però è arrivato un mini antidoto. Tra l'altro, uno scorcio finale di puntata meravigliosa. Con Doris che confessa di aver sognato di essere perfetta come Coco e l'amica che confessa di non essere magica in ogni istante, tant'è che ha fallito un provino.

Ma è Coco a regalare un'immagine bellissima: ha avuto fortuna, anche se non sempre. La fortuna vera è tuttavia essere il più possibile se stessi.

Non è fatalismo, bisogna impegnarsi e costa... Ma anche in questo compito, fondamentale per sorridere dentro di noi oltre che fuori, serve aiuto, sembra voler dire. Ognuno lo chiama come vuole: caso, fortuna, Provvidenza.

Coco e Doris concludono la puntata danzando in armonia. Lo dedico a tutte le mie amiche e alla loro pazienza. In particolare, a chi oggi ha voluto ascoltarmi nonostante le mie contorsioni e alla mia roccia che oggi mi ha reso ancora più fiera di lei.

Lo schiaffo buono di una lettera

C'è una lettera, la più importante che abbia ricevuto nella mia vita professionale, che mi ritorna in mente. Anzi, non mi abbandona mai. Ero una ragazzina, carica di certezze, e purtroppo mi occupavo anche di nera,

Un giorno scrissi di un caso come tanti per noi e per i lettori, ma non per gli esseri umani, senza aggettivi. Un dramma familiare, per fortuna non sfociato in tragedia. Indagava una persona che ritenevo affidabilissima e così la reputo ancora.

Scrissi, senza esitazioni e con sdegno. Dopo pochi giorni mi arrivò una lettera dal figlio arrestato per aver infierito sul padre. L'accusato. Mi chiese come potessi sapere con tanta certezza cosa fosse successo lì, fiumi di parole dure come la roccia, che bruciavano.

Aveva ragione. Fosse stato anche colpevole al 100 per cento, l'aveva da vendere.

Avevo fatto la giornalista, il poliziotto e il giudice (escludendo però tutti i testi della difesa, irrintracciabili).

Quella lettera mi ha sempre accompagnata e ho sempre cercato di pensarvi prima di scrivere e anche di parlare. Ciononostante, ho sbagliato e sbaglierò tanto. Tuttavia, ogni attimo di esitazione benedirò, ringraziando quell'uomo che da uomo dovevo trattare, anche scrivendo, così come avevo avuto pietà per suo padre, il primo a perdonarlo.

La tua nottambula preferita

Ehi, sono la tua nottambula preferita. Ho accennato un mezzo passo di danza nell'aria irrigidita dall'attesa della neve (il passo dell'elefante, sussurra Arguta Paffuta) e ora sono soltanto i pensieri a muoversi.

Percossa e smossa da immagini, rincorsa da emozioni travestite da leoni... Non è colpa mia se i progetti e i gesti migliori mi vengono di notte. Del resto, di notte sono nata; quindi ho scelto il buio per non essere stordita subito dalla luce.

Ma tu sei una nottambula, sospiravi. Sì, sono la tua nottambula preferita. E danzo per te.

Quando un amico viaggia (per te)

Adoro viaggiare anche attraverso gli altri. Che siano amici di una vita o anime che solo sfiori apparentemente, ma con le quali avverti una comunione.

Se stanno passeggiando a New York, ti trovi immersa nelle sue luci dolciastre e non c'è nulla che ti possa fermare. Se stanno respirando Parigi,  anche tu ne percepisci il profumo e ti versi in bicchiere di vino. Ti puoi trovare all'improvviso in un deserto o attirata dall'oceano.

Dicono che non importa dove sei, ma con chi sei. Forse è esagerato, eppure mi sento un'esploratrice felice, anche da ferma.

Confortevolmente pazzo - canzone per la notte

Suona male così, vero? Comfortably numb è la cura cantata tante volte, a ogni ora. Inizia con un chiedersi se ci sia poi qualcuno là fuori, e passa da tentativi di costruirsi un guscio. Il muro, per mantenersi sulla strada dei Pink Floyd.

Quando penso a quella nave distante, di cui il fumo tradisce la presenza all'orizzonte. Quando penso alle labbra che si muovono senza che io intenda cosa stanno dicendo... E mentre ci medito, mi accorgo che sto muovendo le labbra anch'io.

Non senti dolore e regredisci in una forma strana, senza sapere se sia progresso quel tornare bambini e risentire una potente febbre.

Buona notte, confortevolmente folli.

mercoledì 20 febbraio 2013

Io non sono un personaggio

Immersa nelle sequenze di Infamous, mi sento così fortunata ad aver scoperto e amato Truman Capote.

Chi ha letto qualche volta questo blog, conosce la mia predilezione per i suoi lavori. Ma c'è anche un tratto di lui che ho particolarmente ammirato, ovvero la capacità di dedicarsi e approfondire, che ha dimostrato in tutta la sua potenza in A sangue freddo. Trasferirsi a lungo, immedesimarsi, riuscire a farsi raccontare... In una scena, una donna inizia così la frase: non dovrei dirlo... Poi, naturalmente, racconta tutto.

È il sogno di ogni giornalista, che sogno rimane per i più. Conosco però alcuni cronisti che hanno questo potere, proprio perché sanno fermarsi, condividere e far aprire i cuori.

Senonché nel film una delle scene più belle per me è quando uno dei due uomini condannati per lo sterminio di una famiglia si ribella e dice a Truman: io non sono un personaggio.

Sono un uomo. Una persona. Merito rispetto, persino in questo momento, persino se non l'ho dato. Truman reagisce, ma così lo trasmetterà. Come l'essere umano che è.

Semplicemente

Vi piace questa parola? Semplice, semplicemente. A me moltissimo, come tutti i misteri. La prendo in mano, la rigiro, la rimiro. Arguta Paffuta ha aggiunto il solito commento fuori onda: e la riponi.

Ok, ti do ragione, che mi costa? E' che osservandola mi pare così delicata, che non vorrei maneggiarla troppo e danneggiarla.

Come un vetro finissimo, o un filo d'oro così sottile da potersi spezzare.

Semplicemente. A indossare questo avverbio c'è da diventare troppo bravi. E non vorrei perdere il poco di semplicità che mi porto dietro con cautela.

Ma lo ripeto, ancora, ed è un suono dolcissimo con cui vorrei accompagnare i miei istanti, anche solo sottovoce.

Il meglio deve ancora venire - Canzone per il giorno

Nel deserto dove niente crescere o si limita a non far finta, o ancora non osa... in quel deserto ti ho insegnato a cantare.

Forte di questa melodia, lentamente mi convinco che sia così. The best is yet to come. Che ogni sguardo e ogni pensiero siano solo in attesa di perfezionarsi, anche se cresciamo e invecchiamo, qualcosa di puro persiste e fiorisce sempre. Persino quando non lo vedremo più.

Io lo so, tu lo sai, cantano gli Scorpions. Strada dopo strada, giorno dopo giorno, persuasi che i soldati non muoiano mai, bensì solo svaniscano.

Il meglio, decadendo solo in apparenza. Perché come possiamo invecchiare - si chiedono - quando la colonna sonora delle nostre vite è il rock. E ogni musica che ci accompagni nel deserto.

We cross another road 
And face another day 
Soldiers never die 
They only fade away 
How can we grow old 
When the soundtrack of our lives is rock and roll 

Ancora qualcosa da dire (tutto da sognare)

Siamo scappati via, taciturni, e tu con quell'aria insofferente di chi aveva ancora qualcosa da dire. Solo la strada cupa e innaturale ha spento in te quel desiderio.

Finalmente, possiamo ammettere di non essere padroni di se stessi; neanche di volerlo. Ci liberiamo lentamente delle ultime scuse e le parole non affiorano più: respiriamo soltanto la nostra pace.

Non c'è più qualcosa da dire, ma tutto da sognare.

Buona notte.

Il fiore di Giacinta

Quando ero nel verde timido, quasi consumato, di Fatima, mi sembrava di vederli, sulle orme delle preghiere. I tre pastorelli.

E quel fiore, di nome Giacinta. Oggi lei compare tra i santi e i beati da ricordare, la cui testimonianza può aiutare lungo questo cammino. Piccola e determinata, capace di aiutare con una preghiera che veniva ad afferrarti nella solitudine sofferente. Lei sa cosa le chiederei oggi, chi vorrei che abbracciasse.

Giacinta, frammenti di un coraggio infinito, lasciati per spronarci. Ma l'immagine più bella è lei che recita l'Ave Maria, e prima di pronunciare la parola successiva, aspetta che l'eco compia il proprio lavoro. Un altro modo per sottomettersi d'amore.

Il riflesso di un ingrato

Ostinarsi a compiere gesti a favore di un ingrato è malattia, decreta Arguta Paffuta. Scribacchia su un foglio e dice: qualsiasi cosa farai per lui, avrà da brontolare, trovare il puntino nero nel fazzoletto di luce e ti rinfaccerà sempre e solo quello, che esista o no.

Immagino che abbia ragione e con alcuni, abituati solo a replicare e controbattere, senza avere la minima tentazione di ringraziare, la ragione mi invita a lasciar cadere questo comportamento. Già difficile di per sé per un diavoletto, quasi contro natura.

Ma, Arguta, tra te e me bastardissime ci dev'essere qualcuno, perché sento una vocina che sussurra qualcosa di diverso. Il riflesso di un ingrato non dipende da lui, e nemmeno da noi: un gesto di gentilezza o di attenzione non va mai sprecato.

Come un raggio di luce, lo raccoglie qualcun altro. Se nessuno lo vede, è un angelo silenzioso che lo prende e lo affida a chi ha bisogno.

Non sei convinta, Arguta? Be', non ne sono sicura nemmeno io. Ma la gentilezza è una compagna troppo bella perché sia ignorata, non credi?

Sii un po' più gentile del necessario. Mi tengo sempre stretta la frase del papà di Peter Pan.

martedì 19 febbraio 2013

I'll be there for you - canzone per la notte

Hai pianto fiumi di lacrime, e anch'io. All'improvviso so che tra i tanti motivi per cui sto soffrendo in questo momento, è che ti sento come un figlio.

Potresti essere mio figlio. E penso a quanto avrei sofferto nei tuoi dolori da bambino; penso a quanto poi sarei stata orgogliosa di te. E a quando ti avrei sgridato quella volta che sei uscito in modo infelice sul tuo avversario. E a come sarei stata fiera, quando hai chiesto scusa.

Tutti questi passaggi, li ho vissuti in realtà.  Te l'ho già confessato: quell'estate ho vinto anche perché avevi vinto tu. E questo non lo può cambiare niente, neanche l'errore più devastante del mondo, la colpa più terribile.

Io fino a poco tempo fa non sapevo perché, ma avrei cantato comunque questa canzone "I'll be there for you", dei Bon Jovi, anche se è tra innamorati. Oggi capisco che la canto con il cuore di mamma.

Sarò lì per te. Non mi importa cosa dicono, non importa nemmeno cosa tu abbia fatto. Si paga per il male, e si viene ricompensati per il bene, in qualche strano modo.

Sarò lì per te. Te lo canto anche stanotte, e comunque andrà a finire. Prego per te, per i tuoi, per i suoi, per i bambini dai cuori infranti.

E questa, in qualche strano modo, è la nostra canzone.
Perché sei come un figlio, per il quale gioire e soffrire tremendamente.

Seri come uno scozzese


Riassunto della puntata precedente: il giorno di San Valentino, aspettando le pizze a cuore, faccio un retweet affrettato di un cinguettio di uno scozzese che sa fotografare e interpretare i paesaggi. Mi chiedeva di ritwittare un messaggio di un ufficio a Edinburgo e io mi sono distratta a quest'ultima parola. Capite come suona bene? Edinburgo...

Più tardi l'amico scozzese grida: complimenti, hai vinto! e in effetti vedo che mi arriva un tweet dallo stesso ente: complimenti, hai vinto.

E questi signori mi chiedono l'indirizzo per mandarmi dei biglietti del bus di Edinburgo, che posso usare anche per una città italiana, nonché una misteriosa borsa.

Commenti vari in casa. 1) è una fregatura. 2) ti addebiteranno le spese di spedizione. 3) che cosa ti viene in mente di ritwittare (l'espressione la uso io, perché loro sono alieni alla rete) così senza pensare, poteva essere un serial killer che  sceglie così le sue vittime (anche l'espressione serial killer l'ho usata io).

Il commento più bello arriva da un collega: no, gli scozzesi sono gente seria.

E difatti oggi arriva il pacco. Con i biglietti, penne, cuoricini portachiave, fantastici cioccolatini e altri piccoli segnali di attenzione. Soprattutto, senza spese di addebito e in quattro giorni.

Anche nella leggerezza si può essere seri. Seri come uno scozzese.


Scots wha hae, I love you.

La vera forza della rete

Mi preparo a un'altra giornata di giudizi sputati e non posso contrapporre niente, se non una preghiera.

Penso alla forza più cupa e fangosa della rete, per ritrarmi e cercare rifugio in compiti da sbrigare, uno scorcio di lago sulla via, una conversazione dal cuore che mi allontani dalle sentenze frettolose e a basso costo.

Forse riuscirò a pensare a quanto mi ha insegnato una persona ora travolta, a un momento in cui farcela era difficile e anche lui mi ha aiutato, nel suo piccolo.

Il fango inizia a scorrere e la rete è vorace, vuole spalmarlo senza remore. Finché arriva un tweet che dovrebbe mettermi più angoscia, perché parla di un'altra persona in difficoltà, una difficoltà diversa e subita.

Eppure avverto un calore buono, perché chiede una preghiera. E d'improvviso la rete appare qualcosa di differente e dolcissimo, come un fiume che vuole attraversare le vite e unirle, anche attraverso uno sguardo lassù. Penso alle richieste di preghiere - uniamoci e  preghiamo - che colgo ad esempio quando leggo i bellissimi post di una rockstar come Michael Sweet, e come una sera anch'io ho chiesto di unire le forze così.

La vera forza della rete può essere questo stare insieme, condividendo, sostenendo e pregando (per chi vuole). Tra l'altro, così non si ha nemmeno tempo per giudicare.

Pecorino viaggiante

La valigia di Gianluca che lo aspetta fremente all'aeroporto in America, è un'immagine che merita un "mi piace" doppio. Ho collezionato viaggi separati dal mio bagaglio e a onor del vero non solo in Italia. Uno dei momenti peggiori è stato arrivare in Inghilterra, con tappa successiva in Scozia e stare senza ricambio per un paio di giorni: va anche ammesso che furono così gentili, da portarmi la valigia a casa.

In un certo senso, poteva accadere anche quando andò smarrita la valigia dalla Sardegna tanti anni fa. Non era una speranza, bensì il timore che arrivasse da sola a casa. Quando dovetti scribacchiare il contenuto, volevo più o meno piangere. Perché era mio vizio portare a casa sapori dai luoghi dove andavo, quando ancora volare non era così complicato tra regole e regolette.

Dentro, avvolta in modo perfetto e protetto, c'era anche una forma di pecorino. Per fortuna, due giorni dopo il bagaglio fu rintracciato. Altrimenti ce l'avrebbe fatta a sfoderare diaboliche zampette e a venire - anzi strisciare - a casa da solo, lo so. Pecorino viaggiante, per aria e per terra.

Nave senza speranza

Ma vi pare poco bella questa storia? Un santo dal nome impronunciabile - quasi ad assaggiare l'infinito -, che viene spedito in esilio su un'imbarcazione neanche improbabile: impossibile, piuttosto. Senza remi e vele, come condannato a vagare fino all'estinzione perpetua.


 contro ogni speranza approdò a Napoli, dove morì confessore della fede. 

Mi piace quell'espressione, subito contraddetta. Invece, una meta lo accolse, come una speranza.

San Quodvultdeus


www.santiebeati.it/dettaglio/41910

Visto da un fiore

Mi chiedo come sia anonimo il mondo visto da un fiore. Lui così brillante o delicato, rinchiuso nel guscio dei suoi petali, rischia di non cogliere i profumi al di là del suo. Allora mi sento fortunata a essere una fogliolina malconcia, che cerca colori e aromi che non possiede. E accarezzo il fiore, quasi a farmi perdonare di essere così poco e quindi una creatura così fortunata, perché in cerca della bellezza che il suo cuore non ha. 

Un attimo prima, un anno prima

Ho letto da qualche parte che Jim Morrison riteneva l'attimo perfetto un attimo prima... E forse è tutto lì, non per scomodare Leopardi: in quell'istante prima, quello che ti porta verso l'onda che ti solleva fino a sfiorare il cielo. Perché un attimo dopo ritorni a salire, o perché quella maledetta attesa regge il mondo.

Un attimo prima, un anno prima. Perché mi ostino a dipingere come l'anno perfetto il 1984, quando celebrai i 16 anni tra riti e viaggi? In fondo, è il 1983. Me lo ricorda anche questo video dei Def Leppard, Rock of ages. Sorridenti ed essenziali, nessun dramma ancora all'orizzonte.

L'anno prima, in cui accoglievo timida il suo sorriso. L'anno dopo, in cui mi sentivo abbastanza grande da rimettermi in viaggio. 

Un attimo prima di essere proprio felici, nell'estasi completa. Ogni volta, un attimo di troppo o di meno.

lunedì 18 febbraio 2013

Di chi sono le luci

Di chi sono le luci più belle? Di una luna che ho perduto, di un aeroporto che ha dimenticato i fuochi artificiali? Un tempo mi sembrava l'illuminazione più bella del mondo. Poi sono tornata dal deserto e ho guardato il cielo: era spento, i colori impalliditi, le stelle disorientate. 
Rivolevo quello scenario vero e aggressivo del Sinai, che mi faceva respirare la luce, anzi pulsava nelle mie vene. 
Non sapevo darmi pace, finché lo sguardo si posò sul lago e sulla sua timidezza innaturale. Si era abituato a tutto, anche a quel clamore di luci. Perché non io, allora. Anche se a volte, per aiutarmi, nascondo lo sguardo nel buio del bosco.

Are you lonesome tonight - Canzone per la notte

Non c'è stella che tenga, o conforto che io possa dare. Prendo una canzone per porgerla al posto di vane fughe, vani pensieri.

Penso a diverse persone che si sentono sole stanotte, per motivi diversi. A chi ha perso la sua stella, a chi l'ha spenta ma non per questo va spento a sua volta; a chi sta parlando o ascoltando o ignorando qualcuno al suo fianco e magari si sente ancora più solo.

Questa canzone che seguo in un video del '68, accompagna vari tipi di solitudini. Mi innesca un sorriso triste, quella frase: I'd rather go on hearing your lies Than go on living without you. 

Forse significa sentirsi ancora più soli, con le bugie come compagnia. Ma c'è chi si accontenta, e non va giudicato.

Basta ascoltare queste note di dolcezza, anche malinconia, prima di abbracciare chi si ama, con le braccia o con la mente.

Canzone per la notte, con Elvis.

Il momento perfetto della notte

Respiro il momento ideale della notte, in cui anche percuotere una tastiera sembra fuori contesto, e difatti ora smetterò.

Non si può parlare di un silenzio perfetto, perché nella città (e non solo) i rumori si insinuano sempre. Eppure c'è un istante fatato, in cui non li percepisci. La strada è un luogo languido e perduto. Se qualcuno parla, sarà in un sogno. E la caldaia si prende una pausa, forse per contare le stelle.

Una pioggerellina birbante si era affacciata, ma ora anche lei è stanca e si prepara a tempi migliori.

In questo momento perfetto, persino il silenzio si fa da parte, ammirato. E non saprei spiegare perché lo è, profondamente, mentre ascolto solo te.

Notte. Silence. Perhaps.

Voler ricominciare

Ogni giorno rinnovare una risoluzione, quella di crescere nel fervore, di guardare Oltre, di rimetterci in gioco. Da capo.

Lo scrive Madre Teresa, che scrive anche la preghiera più intensa: aiutami, Signore Iddio, nel mio buon proposito e nel tuo santo servizio e concedimi la grazia, oggi stesso, davvero e sinceramente di voler ricominciare.

Ricominciare, da zero, da una terra che se guardiamo, è ancora arida. Pensavo di aver seminato almeno un poco, ma stento a vedere fili d'erba.

E lei, Madre Teresa, spiega la ragione per cui occorre ricominciare. Semplicemente, "poiché quanto ho fatto sino ad oggi è nulla".

Può sgomentare, ma dal nulla si parte. Anche il solo qualcosa rischia di legarmi a scrutare quei fili d'erba invisibile.

Profeta degli spalti, dammi i numeri

Gioca la mia Pro e sono felice; di più, è l'unico campionato che mi interessa ormai, lo sapete. E a un certo punto sento distrattamente un signore che dice: la Fiorentina ne ha fatti tre.

Non lo sento solo io, e non me ne frega neanche molto, visto che ignoro il calendario e seguo solo la corsa (a ostacoli) solitaria della Roma. Un'altra persona e io ci giriamo distrattamente, quasi per educazione: con chi gioca?

E subito siamo rimproverate da qualcun altro: macché, gioca stasera, contro l'Inter.

Quando sono in redazione, accanto al mio collega interista, non oso ripetergli l'aneddoto. Al secondo gol della Fiorentina, però, mi trovo a disagio e gli sussurro che un mio compagno di tifo aveva lanciato una strana profezia. Sobbalzando io al terzo gol, il mio collega mi chiede di dirgliela, questa profezia, mica che si debba sobbarcare il quarto.

No, tre, lo rassicuro a questo punto. Senonché la Fiorentina segna il quarto e io sto per far cadere la profezia nel cestino. L'Inter però segna, quindi 4-1 significa tre reti di vantaggio.

Il mio cruccio è di non saper riconoscere chi abbia pronunciato quella frase. Tra due domeniche, gli avrei chiesto i numeri del lotto.

domenica 17 febbraio 2013

Che fai tu, indaffarata?

La gatta ha incontrato Arguta Paffuta e le ha detto più o meno così.

Che fai tu, indaffarata? E l'altra che ti sta appresso? E voi tutti umani in viaggio, con quell'aria ansiosa? Vi state indispettendo perché è lunedì? Siete vivi uguali. State sognando che sia il weekend? Siete comunque capaci di lamentarvi. Io non so bene cosa siate sempre impegnati a fare, con quell'aria grave e seriosa.
So che io sì, ho da fare. Andate per la vostra strada, che io respiro la primavera e ora mi metto a fare le pulizie generali. Se ne ho voglia.
Buona giornata, lieve. 

Foto in movimento

Una fotografia scattata da Slash in movimento mi riporta alle tue immagini rubate. Rubate al tempo, ai tratti in auto dall'aeroporto al luogo da visitare per lavoro. Alla voracità nello scoprire il mondo, mitigata da quei minuti occupati per incontrare clienti, confrontarsi, riuscire a convincerli che niente era più bello di ciò che offrivi tu.

Un paesaggio, una chiesa, un monumento separati da un finestrino; gocce di pioggia a rammentarlo. Non toglievano niente, anzi davano l'idea di un rapporto tra te e il mondo circostante che ti chiamava. A volte separati da quel vetro, più spesso uniti dalla voglia di conoscersi.


Foto frettolose e magnifiche sparse sui luoghi dell'umanità.

Rebel rebel - Canzone per la notte

Note e parole saltano all'infinito, con un movimento sincronizzato alla perfezione. Rebel rebel, non c'è quasi da scomporsi. A saltare su una rete non ci si divertirebbe di più.

Rebel rebel, io con la faccia angelica venivo catalogata. Ma quando entravo in un mondo, non ne adottavo i vestiti o gli usi; peggio, non mi accorgevo di quali fossero i suoi. E mi addentravo felicemente spaesata, scappando appena volevano farmi indossare qualcosa.

Rebel rebel, è questo, David Bowie? Come si può essere ancora ribelli? Tanti gridano, per questo forse non si sentono più le pagine dei libri che vengono sfogliate, un suono dolcissimo. E l'unico rumore che mi farebbe sopportare il fracasso di questi tempi.

Rebel rebel, infilare un cd e sapere che non è quello giusto al momento giusto. Ridere e ballare, perché è bello ciò che va, quando non nuoce agli altri.

Così mi accompagnano queste note martellanti. Ehi, che disordine il tuo volto... Ma come ti sei conciata? Ma che cosa stai sentendo? Ma guarda quell'assassino, quel ladro, quel bugiardo: tutti a morte, tranne noi.

Ehi, so how could they know?

Ribelle notte.

Adoravo quella bambina

Adoravo quella bimba, i suoi gemiti curiosi quando è venuta alla luce. I suoi sforzi di imitare le prime sillabe. La gioia di mormorare papà e di ripeterlo fino allo sfinimento.

Adoravo quella bimba, i suoi primi passi affannati, la gioia quando torna la mamma, i tentativi di attirare l'attenzione. Di crescere con un po' più di convinzione, quando le bambole chiamano.

Adoravo quella bimba. Poi, ha imparato a cantare.

Arguta Paffuta, grumpy perhaps

L'essenziale (non è Sanremo)

Mi spiace, ma non ho ascoltato la canzone. L'essenziale è un'espressione seria e primordiale, quindi ha diritto di esistere anche fuori da una canzone.

E' iniziato uno dei periodi per me più belli dell'anno, la Quaresima. Mi piace perché riporta all'essenziale. Le maschere, abbiamo finto di riporle. Alle spalle anche una festa meravigliosa, anzi un periodo di feste, legate al Natale, che abbiamo riempito di luci e vanità varie.

Qui non c'è tentativo di mistificazione, forse anche perché attira poca attenzione: adesso è Quaresima. E ci si può concentrare sull'essenziale. Partire con le tentazioni, messe a nudo, e incontrarsi ogni giorno, cercando di lasciare le distrazioni in un angolo a parlare tra di loro.

Mi piace questo cammino, come tutti quelli non affollati. L'essenziale, che cerca di diventare visibile agli occhi, sia con chi lo cerca.

Fame come da ragazzini (dedicato ai miei capitani)

E' la fame, nient'altro. Quella celebrata da Jobs, ma da molti altri prima ancora; quella scolpita nell'eternità della storia umana.

Si manifesta su un campo di calcio, quando le cose vanno male, ma davanti hai l'avversario che sembra imbattibile e allora ti ricordi chi sei, quello che ha fame, la fame che trasforma le gambe come il tuo cuore, di un ragazzino appunto. O quando la strada sembra in discesa, ma tu ti ricordi che sei il capitano e deve tenere tutti in stato di massima tensione, perché c'è un sogno da afferrare, e con i sogni mica si scherza.

Esplode in  ogni luogo della vita e dell'anima, quando tutto è perduto, o ti sembra di averla smarrita, soffocata.

Invece, la fame è lì, ad aspettarti, a ricordarti che non hai 10, 50, 100 anni, ma un pezzo di strada da compiere, con i mezzi che hai. 

I miei capitani, Francesco e Matteo, me lo insegnano ogni giorno. E per questo hanno la mia gratitudine, di piccola Malu in incerto cammino.

Forza Pro, forza Roma.

Forever young (let's dance in style)

Capite già l'inizio in stile? Balliamo con stile, balliamo un poco.

Così Forever young si presenta subito come la canzone perfetta, con perfette coincidenze. Prima di tutto, è nata nel 1984, che per me è l'anno perfetto e se non avete mai avuto 16 anni non sono problemi miei.

Secondo, per ballare era utilissima, quel passo abbordabile, quel filo di malinconia disco e vai che oggi questa festa diventa promettente.

Sperando il meglio e aspettando il peggio, era quello che ci inculcavano. E a cui ci ribellavamo con la terza valida ragione di perfezione: non abbiamo il potere, ma non diciamo mai mai.

Insomma, sulla pista vagava una ribellione quasi degna del migliore metallo e con stile appunto, così non si faceva vedere, e potevamo mormorarla in tutta tranquillità.

Ragazzi, com'è duro invecchiare senza una causa.  Prima o poi tutti se ne saranno andati, ma rimarremo eternamente giovani. E lo siamo, perché trasaliamo vedendo un ex compagno di scuola invecchiato, ma di fronte allo specchio siamo ancorati all'immagine di un tempo.

Ah, quarta ragione di perfezione, gli Alphaville. Sono tedeschi, e si sente. Quando un tedesco ha lo stile e la passione giusti che fa fluire in torrido inglese, è una gioia per la musica e per il mondo. Gli Scorpions sono un altro esempio, anzi l'Esempio.

ps: volevo aggiungere anche i Tokio Road, ma avevo paura di essere fucilata dai maggiorenni.

Mi defilo

Sul sentiero di Sansot cammino titubante. Se lo dice lui, posso credergli perché con la sua visione della lentezza mi ha aiutato parecchio.

Sonnecchiare, non prestare attenzione a un mondo che non la merita, ma non piombare comunque nelle tenebre dell'incoscienza. Restare nel dormiveglia.

Sono parole così incoraggianti, nella loro serietà, che mi avvicino a rileggerle.

Sto in disparte, mi defilo, aggiunge. Senza essere vigliacchi. Penso a queste ore devastanti dal punto di vista della comunicazione, in cui ho pensato anche di sottrarmi alla rete; probabilmente, ci penserò ancora. Un amico vicino sta subendo un tale attacco da questo mondo virtuale; un altro, lontano, persino peggio.

Volgarità, grida, sentenze mi spaventano. Guardo le mie labbra, per paura di pronunciarle a mia volta.

Mi defilo. Si può essere presenti, anche con una certa assenza, quando si è scelta la lentezza. Stringo a me queste pagine preziose di Sansot, sperando che mi tengano sempre abbastanza lontana per essere vicina.

Il primo eroe che si congeda

In queste ore c'è un primo eroe che si congeda. Il più maestoso e sprezzante del pericolo, che non ce la fa più e per primo si deve fermare, per sempre.

Si avvicina il mese più duro per chi ama la storia di Robert Falcon Scott e dei suoi valorosi compagni. Edgar Evans non era il più forte, e nemmeno il più fragile. Ha camminato sulla lastra di ghiaccio del destino, ed è rimasto con noi.

Il primo eroe che si congeda, non è rimasto indietro. E' andato avanti per primo.



http://www.nomosedizioni.it/book.php?ID=12NMS412&cat=1

sabato 16 febbraio 2013

Riconoscenza (via dalle nubi)

Ti sfioro, spostando le nuvole con un tocco delicato. E se si rivelano proprio caparbie, ci infilo  la testa e la scuoto forte, perché si allontanino o scendano sotto forma di pioggia.
Quando sarai libero, veramente libero, splendidamente libero, rimarrò lì a contemplarti senza una parola. L'ultima goccia sia una lacrima di riconoscenza.
Proprio tu, mi ricorderai che oggi non ho ancora pronunciato la parola grazie. 

Quando Leroy se ne andò in punta di piedi

Una pioggia di immagini mi conducono lontana, indietro. Nel 2013 saranno dieci anni dalla morte di Gene Anthony Ray. Di Leroy Johnson, come lo conosciamo tutti noi.

Fame, lo vedevo all'infinito da ragazzina. Era la seconda ragione per cui amavo l'estate, dopo la fine della scuola: repliche assicurate, a raffica. E anche se le conoscevo a memoria, io non potevo mancare. Ero lì con quei ragazzi a suonare e cantare. Ballare un po' meno, perché gli elefanti non erano ammessi alla scuola mitica di New York.

Leroy, l'ho avvertito in tutta la malinconia, quando l'ho avvistato sullo schermo italiano, in qualche trasmissione televisiva. Era già in partenza, in  punta di piedi.

A novembre, nel giorno più brutto della terra, saranno dieci anni. Ma se chiudo gli occhi, lui è ancora lì, caparbio nel voler essere famoso. E se li riapro, sta ancora ballando.

Non, je ne regrette rien - canzone per la notte

Non, rien de rien. Accentuare quel "niente", ripeterlo testardo prima di lasciarsi andare a un accenno di sogno.

Non rimpiango niente, non ho rimorsi, niente di niente. Edith Piaf lo sa dire con un fremito che lo rafforza, ancora di più. Pagato, rimosso, dimenticato.

Piaceri e dispiaceri, in un unico cassetto da richiudere; anzi quando mi girerò, scomparirà.

La mia vita comincia con te.

Et je ne regrette rien. Altrimenti, come potrei sognare?

Canzone per la notte.

ps: grazie, Domenico.

Er solito progetto, il vero pupone

Non esulto (va be', dai, facciamo finta, Arguta Paffuta), perché mi manca il mio mister. E poi sapete che quest'anno non guardo l'avversaria.

Piuttosto, guardo er progetto. Vero che bisogna affidarsi ai giovani, alle rivoluzioni dalle nuove generazioni e via dicendo. Difatti, anche questa volta la mia Roma folle è stata portata alla vittoria da un piccolo. Un pupo. Un Pupone.

E allora, che stiamo qui a parlà. Er progetto, pensiamoci ancora un po'. Totti è e resta la magia. Perché è un uomo e una maglia, capace di grandi follie d'amore.

Dove si vuole essere

E' un Paese soffice che fa il solletico a quello in cui non sappiamo stare. Me lo ispira la citazione - liberamente plasmata - sul fatto che in fondo, sotto pelle, sappiamo dove vogliamo essere in questo momento.

Magari cambierà, un attimo dopo, o rimarrà a lungo impressa sulla nostra spiaggia, indifferente alle maree. Uno dei luoghi che amiamo di più è legato all'acqua: mare, lago, fiume. Come se una natura ancestrale ci spingesse lì, a cercare sicurezza e sostentamento, anche psicologici.

Io vorrei essere al cospetto del mio lago, capriccioso e adorabile, proprio quando sembra mettere la testa al posto: so che in realtà ne sta escogitando un'altra, per tenermi incatenata a lui.

Una via sicura

Gli anatroccoli dietro la mamma non tradiscono alcuna esitazione. Le zampette procedono spedite, verso una via sicura, che la persona più cara ha esplorato.

Una via che non mostra alcun ostacolo e se ne ha anche uno, quasi invisibile o minaccioso, si può trattenere un attimo il respiro, ma non il movimento che scaturisce dalla fiducia.

ci dev'essere una via sicura, anche in anatroccoli cresciuti. Forse richiede un atto di fede persino maggiore: chiudere gli occhi per vedere meglio e affidarle i pensieri, prima delle azioni.

Metà un tempo, o doppio oggi?

Li percepisco, i rimproveri in sordina perché non guardo Sanremo. Non ho avuto ancora il tempo, la voglia però è ancora più latitante. Abbiate pazienza (un euro a chi so io), ma il mio mondo è molto più rude ed essenziale.

Ecco. Ieri sera in realtà da lontano mi sono arrivate note che all'inizio erano estranee, poi familiari con un crescente senso di angoscia. Per Elisa, cavolo. Eh sì, sarebbe quella pazzesca canzone che fece irruzione qualche annetto fa su schermi e vite, portando - comunque la si pensasse - una ventata nuova. Adesso, stentavo a riconoscerla.

Mi astengo da ogni giudizio ulteriore, perché è giusto rispettare chi affronta un compito così delicato come eseguire una cover. A me tremano i polsi anche a mormorare poesie.

Tuttavia, ho aggiunto ai preferiti il tweet di un essenziale osservatore. Alice scatenava il mondo da sola e con furia pacifica. Oggi in due sembra rubare una tale energia.

Sapevamo fare metà degli sforzi un tempo per qualcosa di bello, o il doppio oggi?

McEnroe non è mai solo

Il mio mito che ha carattere, caratteraccio affermavano alcuni. Ma lui, semplicemente, è serio al punto giusto.

L'ho sostenuto, ho vibrato al suo gioco, come alle sue sceneggiate, sapendo che era lo stesso John McEnroe, potente e coerente. Ho amato la musica con lui, ho creduto che non occorresse essere imperturbabili fino allo sfinimento per domare uno sport come il tennis.

Ho esultato a ogni sua vittoria e ho scagliato la racchetta, quando non andava bene.

Ma sapete qual è il John McEnroe che preferisco? Quello del doppio, con Fleming. Quest'ultimo, da perfetto secondo, si è sempre schermito: il miglior team è John McEnroe con qualsiasi altra persona. Ma il doppio implacabile aveva un suo perché, facendo correre un feeling unico, che sfatava la convinzione espressa fantasticamente da Agassi.

Il tennis è uno sport solitario. But you can't be serious!

buon compleanno, John.

Ridateci i mestieri - canzone per il giorno

Postman pat postman pat. Com'era rassicurante, per me e il mio topo, quando scorreva quel cartone animato. Certo, la canzonetta d'inizio era costruita per trasmettere questa serenità.

Il postino, con il gatto bianco e nero; i cittadini della gentile comunità che con pazienza attendevano il suo arrivo. Anche i piccoli incidenti di consegna avevano un loro perché e rendevano tutto più umano.

Chiaro che mi manca Postman pat, perché mi manchi tu, topo ormai grande. Ma anche perché c'erano mestieri così netti e limpidi: tutto era codificato alla perfezione.

Oggi ho un altro curriculum di un amico, e di un'ottima perdona, da far girare. Rivorrei i mestieri e quel po' di armonia... Rivorrei soprattutto te.

venerdì 15 febbraio 2013

Sopra questo cielo

The sun had closed the winter day. Da ore, si è addormentato con i versi del Poeta, e io sono qui ancora  a scrutare questo cielo freddo e buio.

L'imbarazzo di inseguire una stella e rendersi conto che si trattava di un aereo: neanche la poesia sa stare immobile. La caldaia immusonita copre ogni sospiro. E anche la luce ondeggia, offesa per le poche stelle.

Sotto questo cielo, un sacco di tecnologia, utile e imbarazzante. Sopra questo cielo, tutto un universo. Ovvero tu.

Buon notte, sopra questo cielo.

A salty dog - canzone per la notte

Non è solo perché viaggia nelle tue vene. E' la canzone perfetta, e io chino il capo. Avevo pochi mesi e sgorgava già questa delizia, ma ci pensi? Sono venuta al mondo in ritardo, perché sapevo che avrei dovuto solcare mari impetuosi.

Hai ragione tu, ce l'hai sempre, lo sai, ma non l'ammetterò nemmeno sotto tortura.

Un lupo di mare, un percorso contorto e la sensazione che nessuno ne uscirà  vivo. Eppure viaggi, marinaio, viaggi con la testardaggine di chi non sa staccarsi da una nave, di chi non sa accostarsi stabilmente a un porto.

Questa notte, le onde mi portano da te.


A sand so white, and sea so blue, no mortal place at all 


No mortal place at all...

Notte, con A salty dog. Procol Harum

Un monumento perfetto

Nell'aria l'azione che rimette la palla al centro, da parte di una simpatica collega. Di fronte a una sua offerta perfetta, di quelle che ti sistemano una giornata, sospiro: grazie, ti costruirò 45 monumenti.

E lei, donna pragmatica: me ne basta uno, bello.

La osservo, la ammiro e mi rimprovero per il mio vulcanico progettare. Vuoi mettere concentrare le energie e realizzare il monumento perfetto, contrapposto a 45 sgorbiati tracciati in fretta e furia?

Arguta Paffuta, impariamo e mettiamo da parte nella nostra foga. Anzi, in cantiere.

Tifo per un messaggio d'amore

Tifo per un messaggio d'amore, e ti prego, non maledirmi perché lo confesso su pubblica via.

Tifo per un bigliettino, perché sono antica o romantica: poche lettere di differenze. E mi piace respirare l'attesa, come se tornassi ragazzina. Io, che di biglietti non ne scrissi mai, ma uno speciale mi arrivò ai miei primi passi di adolescente.

Da allora ho ricevuto righe, sms e pegni. Eppure ricordo ancora quel biglietto, aperto con emozione: l'aveva scritto in stampatello, una richiesta formale e spontanea come solo un ragazzo al suo primo appuntamento sa vergare.

Tifo per un messaggio d'amore, e per gli altri che verranno.

Quello che faceva lui

Stai guardando? Oggi ho frenato e ho pensato: ma io alla fine faccio ciò che faceva lui. Non sono molto diversa, perché tracciare lettere su un foglio, vero o virtuale, che sarà mai. E comunque si destreggiava alla grande anche lui.

In più, una miriade di talenti. Sapeva disegnare. Sapeva intrattenere infinite tavolate e imparare ogni argomento a menadito. Mi fermo, perché se penso alle differenze, non termino più: io vincevo solo a carte, in tutto il resto lui dominava.

Tuttavia, fermandomi e osservando ciò che compio ogni giorno, mi dico: ma alla fine, io faccio ciò che faceva lui. Molto peggio. Eppure, ne sono fiera.

Teniamo un sogno da parte

La giornata è lunga, ma bisogna cominciare presto: siamo già in ritardo... Ma vale oggi, come domani, e ogni giorno.

Prima di uscire, teniamo un sogno da parte. Uno minuscolo o enorme, timido o pacchiano, quieto o scalciante: ne basta uno solo. Facciamo l'esperimento e gli diciamo: anche tu, ti prego, aspettami. Fino a quando potrò fermarmi e dire: ok, ora mi riposo, ascolto, vibro.

Durante la giornata, non possiamo lasciarlo troppo solo. Magari mandiamogli un pensiero, che di solito con i sogni litiga, ma quando è ben addestrato da noi si sa frenare. Un pensiero per raccomandargli di non scoraggiarsi, di non spegnersi, di attenderci con la pazienza che a noi talvolta manca...

Arriviamo, sogno. Ripetiamoglielo. Torniamo da te. E chissà che non riusciamo a trasformare in realtà qualche raggio della tua luce.

Qualcosa di sbagliato - canzone per il giorno

Ve l'ho già cantata, per questo i gatti sotto il balcone devono essere anche scappati da tempo. Ma lascio subito l'ironia, che in questi giorni non mi viene bene.

Perché c'è qualcosa di sbagliato nel mondo oggi, in tutti noi; la luce perde consistenza, come il cielo. Abbiamo visioni diverse e Dio sa che non sono le sue...

Mi sento come cantano gli Aerosmith, vivendo sul bordo di un precipizio, in cui ogni parola sembra sospingerti. Questi giorni così duri, di cui parlavo ieri, eppure poco duri forse se paragonati al cammino quotidiano dell'umanità. Ma mi spaventa la rapidità del giudizio che spariamo, come si possa appunto scherzare su drammi partendo anche dai problemi di chi, colpevole o innocente, ha - lui, non noi -, come deformiamo i nomi, le caratteristiche degli altri, li fustighiamo. Come non rispettiamo nulla, perché la rete fa viaggiare più veloce della luce le nostre parole e quindi ci rende onnipotenti.

Ma se siamo così sicuri, di tutti, perché non dirottiamo queste energie sui fatti? Sulle azioni, in aiuto degli altri? Mi contemplo indecisa, allo specchio, e forse sono felice delle mie perenni incertezze. Come ha diffuso un amico: il Signore ci ha tolto dallo schiacciante compito di giudicare, perché vogliamo riprendercelo?

Allora canto con Steven Tyler "livin' on the edge".

There's somethin' wrong with the world today
The light bulb's gettin dim
There's meltdown in the sky

Buona giornata.

Quando non trovi una ragione

Vado matta quando non trovi una ragione. E per tutta risposta sollevi un poco l'angolo del labbro, imbastendo un mezzo sorriso.

 Tanto, mi basta per trovarmi disarmata e chiedermi: ma che ragione poi mi serve? E per che cosa, che neanche mi ricordo?


L'amicizia e il pudore

Un amico che è anche angelo custode e coltiva le parole, in forma e sostanza, mi ha fatto pervenire un libretto.

Quando mi arrivano da lui dei testi, so che sono gioielli per cui preparare spazio nell'anima, oltre che in casa. Questo è un piccolo segno, tratteggiato con pudore, per un suo significativo compleanno. Lascio perdere l'anno, ma non il giorno: perché cade in concomitanza di un santo importante, Biagio. Ed egli mi conduce, dopo una partenza deliziosa con San Tommaso, sul sentiero dell'amicizia tracciato da Cicerone.

Penso che San Biagio protegge la gola, ma forse incoraggia anche l'uso armonioso delle parole.

Al mio amico, auguri tardivi di compleanno. E che vegli sempre su di me.

giovedì 14 febbraio 2013

Adesso la notte tace

Adesso la notte tace. Dopo che ci ha rubato risate e favole, dopo che ha frugato nella dispensa di ricordi ed emozioni, dopo che ci ha impedito di riposare, eccola diventare tranquilla come un cucciolo stanco.

Si veste di silenzio e lascia cadere a terra i dubbi, le palpitazioni, mentre tutto si spegne lentamente. Ma quando penso che ora possa andare tutto bene e sono pronta ad addormentarmi, sento che mi osserva, come un'ultima ribellione alla debolezza.

Sentito di tutto, solo una preghiera

Nonostante abbia tenuto il volume più basso possibile, ho sentito di tutto. Giudizi sicuri, accuse velate, disprezzo e persino macabra ironia.

Sono riusciti a entrare nella prima corazza, ma la seconda li ha respinti. Io non so cosa pensare, figurarsi dire. So solo pregare, per lei e per te.

Se gli altri hanno voglia di scherzare o giudicare (e non so cosa sia peggio), sono problemi loro. C'è spazio solo per una preghiera nel mio cuore.

Lo stare insieme - canzone per la notte

Mentre mi incammino sul sentiero del sogno, non credo alle note quasi pessimistiche di questa canzone. Vedo piuttosto un filo rosa, anzi dorato che tiene insieme questi passi lenti, apparentemente stanchi, fino all'epilogo dolcissimo.

Lasciandosi alle spalle le convenzioni e le smancerie, camminiamo con un ritmo autonomo che non è abitudine. Certo, a volte si vorrebbe fuggire avanti, o rimanere un poco indietro, anche solo a contemplare. Altre, è ostentatamente bello contrapporsi.

Ma poi si schiude questo film, dello stare insieme, che scrive Umberto Tozzi con Giancarlo Bigazzi. E lascio parlare solo loro.

 A volte basta un film con un finale triste. Sfogliare una rivista in due. O un album di fotografie. Per ritornare un po' com'eravamo. E' lo stare insieme da un'eternità . E' volersi bene che ci salverà. Ci ferirà, ci guarirà. Stare insieme da un'eternità.

Notte, stando insieme.

Amùi

Una lettera in meno, per offrire un altro bacio: le labbra già assaggiano pronunciando amùi. Non c'è altro da aggiungere, aneddoti da declinare o pose sdolcinate che ci sono aliene, pà Carloeu.

Dici Amùi, e tutto si è già compiuto, senza perdere il sapore dell'attesa.

Sotto il risotto

Il primo regalo viene da chi ti ha dato la vita. Uno importante, fondamentale, che fa crescere dalla terra prodotti essenziali e magici. E lei, che mi ha messo al mondo, quindi potrebbe vivere di rendita amorosa.

Invece, ogni giorno mi vizia. Oggi lei non dice niente, pensa agli occhi belli che la scrutano da lassù, ma non me lo fa pesare. Il magone, bisogna dissimularlo.

Allora si mette ai fornelli e prepara il suo risotto speciale, con i funghi, come piaceva a lui, come piace a me. Versa un dito di vino e mette un fiore immaginario su un posto vuoto.


Sotto il risotto, c'è l'Amore.

Grazie, mamma.

I primi, duri giorni di una settimana

Spaesati come i primi duri giorni di una settimana, che ti convinci siano i più duri del tempo, dell''umanità, visto che ti viene bene esagerare. Giorni in cui vedi persone in difficoltà che stanno cadendo, e chissà se riusciremo ad afferrarle.

Giorni in cui si materializza un no storico, e così spirituale, che ti sembra evocare mille spettri; anche se ti fidi, anche se rispetti, è difficile non sentirsi esposti all'incerto.

Ore in cui celebrano l'amore e un dramma impensabile squarcia la vita di una persona che conosceva spine immense della vita, ma che lottava con il sorriso.

Tu, non sai più cosa pensare. Se non a vivere, tener duro nei giorni più duri.

Tacere e servire

Arguta l'ha sussurrato, una persona ben più saggia l'ha gridato e io dovrò pur ascoltarle.

Che ti importa di chi tace, e preferisce la fuga? Hai dato l'anima e ancora l'avresti fatto. Poi finalmente capisci grazie a un silenzio, a un'ostinazione che non conosce il coraggio delle parole e che si arrocca su una roccia friabile a te nota... Capisci che servivi, semplicemente. E di quel silenzio non ti importa più, perché ti senti finalmente libera.




Il silenzio di Atene

Sognando Atene, malinconica anche quando spensierata, con quel senso tragico della vita, che non si spezza con il bicchiere.

Respirandola, con un'eco troppo antica per non riconoscerla. Pochi, stentati passi per un silenzio che sa di fragore. Mi fermo senza capire dove io sia finita veramente.

Tu mi dici, con quella voce ormai stanca - eppure ostinatamente romantica - che nessuno si chinerà a salvare la piccola Grecia, mentre correranno per l'Italia. Non so nemmeno cosa sia meglio, sprofondare in orgoglioso silenzio o ridere mentre ti acquistano.

So che mi scava il silenzio di Atene.

mercoledì 13 febbraio 2013

Play The game - canzone per la notte

Ci vuole una tale leggerezza per soppesare un amore. E lascio parlare gli accordi, Freddy Mercury che invita ad aprire la mente perché lui possa entrare.

A riposare una testa sfibrata, perché il cuore possa decidere. Un gioco d'amore che tutti chiama, ma il mondo è così ricco di libertà, che forse se ne ha paura.

Note dolci, che poi diventano concitate e ancora si calmano, nell'abbraccio più profondo.

Questa canzone per la notte, è da me dedicata a due persone, anzi tre. Alla mia seconda mamma, che riposa nell'oceano, e a suo marito: 30 anni fa mi regalarono questo album dei Queen.

E a un ragazzo che oggi ha una missione d'amore. Comunque vada, all'amore avrà fatto un dono.

Play The game, canzone per la notte,

Ci aspetta fedele

Ci aspetta fedele ogni sera, o quasi. Perché vuole lasciarci un margine d'emozione, un effetto sorpresa, magari anche solo soffusa.

Noi arriviamo e lei freme già, perché sa che quando la vedremo, non resteremo indifferenti. Un cane, un gatto, non crea lo stesso sussulto: bisogna ammetterlo. Così, quando ci avviciniamo a casa, sentiamo già in anticipo il suo profumo, la sensazione di dare i numeri.

Apriamo e lei è già lì, con un sorriso stampato sulle labbra sottile. La bolletta di turno. Te possino...

I nostri paesaggi e la testa chinata

I nostri paesaggi, rubati a un luogo caldo e addormentato o a uno selvaggio grazie ai brividi: ciascuno di noi ne ha uno, e più, nel cuore. Si sente portato verso una località che gli pare irresistibile e lascia indifferente un'altra. Quand'ero una ragazzina impertinente, dicevo a mio padre che io amavo i grattacieli, e l'opera dell'uomo: era ciò che mi faceva alzare la testa con orgoglio.
Lui, gentile, scuoteva solo la testa e nulla aggiungeva. Ma adesso ho imparato a chinarlo, il capo, per scrutare una bestiolina incerta, a piegarlo sulla spalla per ascoltare meglio un cinguettio e a inginocchiarmi  per ringraziare un fiore.
Buona giornata con i paesaggi che amate.

Ti ricordi come può essere

Ti ricordi come può essere, vero? Basta che respiri oltre quest'aria che non ci appartiene. Ecco che rivedi quel primo fiore che ha invaso il tuo cielo, mentre eri sdraiato sul prato. Un frammento di sole, adagiato sulla terra a sbirciarsi attorno incuriosito. Ogni giorno, anche il più rigido, ha un fiore per noi, se lo cerchiamo o forse basta solo attenderlo. E non importa se adesso la terra su cui sei disteso - più o meno pazientemente - è fredda da far male. Quel fiore sta già meditando di tornare da te.

Un rifugio di nebbia

Quando non sai bene come comportarti, un aiuto può venire dalla natura: basta ascoltarla.


Oggi mi ha costruito un rifugio di nebbia. E' compatto e può apparire menefreghista, anzi quasi spietato:  perché vediamo tanti di questi esempi umani, che poi infiliamo questi occhiali.

In realtà, è un banco morbido e gelido, che potrebbe premere sulle paure fino a farle scomparire. Che con il suo tocco apparentemente freddo potrebbe insegnarci a dare una carezza a qualcuno vicino che un rifugio invisibile e non meno compatto si è costruito e potrebbe affondare.

Questo banco morbido e gelido che calma il calore dell'indignazione, tramutandolo in efficaci pensieri per uscire da un vuoto o da un volume troppo pieno.

Me lo chiedo, mentre provo a camminarci: chi può costruire un rifugio così e uscirne più saggio, se vuole? Quasi quasi, lo accarezzo io.

Timidamente si schiuderà

Sbottando e aspettando la nuova neve, mi illudo: ti immagini se è tutto uno scherzo, e a un certo punto i fiocchi cambieranno colore? Saranno morbidi e non si scioglieranno, come coriandoli incerti.
A quel punto si commuoverà il giardino e li terrà stretti a sé; timidamente si schiuderà quella macchia tenue tra le foglie e mi racconterà che  sì, è tutto uno scherzo.
Un tocco lieve, come un pensiero, e tutto sarà passato, anzi tutto sarà arrivato.

Le briciole scomparse

Dalla balaustra sono scomparse le briciole, che da un po' giacevano speranzose di sfamare qualche uccellino. Diverse ipotesi sono affiorate, alcune da scartare. Le formiche non c'entrano, non è ancora primavera e dovrebbero essere degli insetti geneticamente modificate per trasportare quei bricioloni.

Finalmente allora qualche merlo ha avvistato i pezzetti di biscotto, che avevo ormai depositato un po' di giorni fa? O vuoi vedere che è stato il vento a fare piazza pulita?

Ci ho pensato su a sufficienza, finché Arguta Paffuta ha sbottato: ma sono solo briciole. E io: è vero, ma vorrei sapere a chi servono. Per darne ancora. Perché se non cominciamo a offrirne con più slancio, se non ci rendiamo conto che qualcuno ne ha bisogno, le nostre mani a che servono?

Rangià

Accomodare, come si può, più di quanto si debba. Rangià. E a volte non ti viene affatto di mettere le cose a posto, perché cos'è " a posto", che ordine ostile si sta nascondendo nella trama.

Rangià per non far esplodere sofferenze o attriti, per non mettersi troppo in discussione, perché qualcuno afferma che si deve.

Ma, pà Carloeu, a volte di rangià non ho la minima voglia. E i miei gesti di protesta li vedi anche tu, lassù, dove non accomodate niente, ma tutto si mette in una riga morbida, in armonia.

martedì 12 febbraio 2013

Il vestito giusto sulla ragazza sbagliata - canzone per la notte

Perché il titolo è più duro, sgradevole, Ain't that a batch, ma non c'è grido più vero. Se ascolto questa canzone degli Aerosmith, mi viene in mente il Carrozzone, pensa un po'.

Dove la puttana, inequivocabilmente, è la vita. E mi perdoneranno Lassù se lo penso un po', mentre Steven Tyler le urla tutte: il vestito giusto sulla ragazza sbagliata, leccare veleno quando sai che lo è, ma almeno ha un sapore, o questo è come un turno sbagliato in una notte fredda.


E molto altro ancora. Lui si riferisce all'amore. E si può intendere: vita. Cambia una lettera...

Ma poi ti accompagna verso una sfilza di note che non ti lasciano fuggire, che ti gridano che tu devi combattere, che tutto questa sarà anche assurdo, ma quel vestito puoi metterlo a posto, cambiargli colore e non devi abbassare la testa di fronte a nessuno.

Sei fuori posto e non sai mai cosa troverai. Ma accidenti se lo troverai. E non dovrai dire grazie a nessuno, perché in quella notte fredda, con quel vestito perfetto, non ti sarai mai venduto.

Ain't that a bitch. Canzone per la notte.

Come un'umanità perduta

Come un'umanità perduta, che affonda nella sabbia e pensa che quei granelli siano oro, siano pegno di ricchezza. Che danza sull'acqua e si sente un cigno, scambiando il suo peso per leggiadria e sfuggendo allo sguardo impietoso dei riflessi.

Come un'umanità perduta, si aggira senza sapere dove andrà, e nemmeno dove vorrebbe dirigersi - se potesse - eppure sfronata procede.

Come un'umanità perduta, senza occhi per gli altri, e con lenti spesse e scure per non vedere nemmeno se stessa.

Così siamo, così sembriamo, se una differenza c'è.

Naudu

Questo post di passaggio, ma non nel mio cuore, lo dedico a chi ha questo titolo per me. Naudu, nipote.

Nipotini ormai sempre più grandi. Nipoti che se metto vicino un "ino", si indispettiscono e hanno ragione. Vicini, vicinissimi, o estremamente lontani. Con sangue condiviso, con anima unita da Qualcuno che ci fa sentire uno accanto all'altra.

Post di passaggio, da una zia che sembra distratta, ma vi ama.

Giochi proibiti

Sulla piazza ancora testardamente imbiancata, regalo un sorriso a due ragazzetti che si inseguono per tirarsi palle di neve. Ma sì, con quell'aria di indulgenza da adulta, che pur sa cosa si sta perdendo.

Per questo motivo, avverto doppia emozione poco più in là. Un gruppo di uomini tutti d'un pezzo stanno discutendo, con gravità assoluta. Poi, proprio quando si stanno congedando e uno sta salendo in auto, uno di loro cambia espressione; si china, afferra una manciata di neve, la comprime e la tira all'altro in fase di allontanamento.

Il tempo di stupirsi e di scoppiare a ridere. Adesso sì, che mi lascio andare.

Ps nel chiamare "giochi proibiti" questo post, Arguta Paffuta mi chiede se non ho voluto attirare l'attenzione, perlomeno, di un mio fratello speciale, che quando uscì il mio libro con sottotitolo "Storie di eroismo", stava correndo a prenderlo avendo colto una t di troppo.

Rispondo di no, ma per precauzione lo taggerò, insieme a qualcun altro...