venerdì 31 gennaio 2014

Non ho due volti

Non ho due volti, ma tre vite, almeno quattro sogni e molte più anime.

Strade che si sdoppiano, e ciascuna sa essere invitante. Una vetta che si moltiplica, come i chilometri di ricerca.

E conto desideri, ma non ci riesco, incerta nella matematica della vita.

Notte senza rinchiudersi

Non scuotere la testa, se corrono simili pensieri nella mia testa. Torniamo e mi stupisco delle case spente, come vuote.

Non lo sono, qualcosa vibra dentro tapparelle e persiane chiuse. Non è tardi, ma pochi lasciano scorrere le luci; solo chi abita ai piani superiori, a volte è meno timido. Come se bastasse stare lassù per osare.

Apri tutto, che devo entrare nel tuo cuore.

Notte senza rinchiudersi.

Il decreto della cassoeula

Riso e lüganega, così ieri volevamo chiudere in bellezza gennaio. E questa sera dieta pura.

Dieta. Accenni di dieta. Che cosa avete, oste dei desideri?

La cassoeula. Mangiamola in fretta, prima che l'inverno finisca. Il decreto per chiudere gennaio è firmato e corre prima del riposo di febbraio.

Schiava della pioggia virtuale

Ti porto fuori, non vedi che la pioggia sta cedendo alla noia e si ritira? Il bollettino meteo però sta segnalando che piove ancora...

Estraggo gli occhiali, ma non riesco a individuare le gocce. Morte alle lenti progressive.

Guarda, forse il pavimento del balcone si sta lievemente asciugando. Eppure il bollettino dà pioggia in corso.

Mi sporgo sul balcone. Non una goccia cade sulla mia pelle, evviva.

Il bollettino dà pioggia.

Ti porto fuori, ma prima ti metto l'impermeabile, così non ti bagni.

The taste of your tears - canzone per il giorno

Re che sono apparsi poco, ma intensamente: grazie alla mia roccia, che mi ha permesso di riascoltare questa canzone.

Tremenda, crudele, dolcissima.  Dall'inizio così socratico, perché di me - prima che di tutto il resto - non so nulla, chissà cosa sia accaduto dentro.

Poi ci si può avvitare, piazzare la propria concretezza, le certezze che non si hanno, ma è una sicurezza anche doversi allontanare, perché il gusto delle lacrime di un'altra persona è troppo amaro, spezza in due pensieri e cuore.

King, eleganza crudele che veste una addio.

The taste of your tears, King, canzone per il giorno

Ci dev'essere una strada

Ci dev'essere una strada, in discesa e tra campi verdissimi, timida nella sua coerenza, da cui non ti vuoi allontanare.

Perché da lì abbracci il panorama, i profumi, forse persino un Senso. E il mondo, con un respiro, appare qui.

giovedì 30 gennaio 2014

Notte con Manzoni che brinda

Quando si spengono le scintille e i brindisi, mi ritrovo a lustrare la mia città.

E come posso farlo, nel cuore della notte? Davanti a un cancello antico, mi fermo e ricordo il nostro vino, celebrato dal Foscolo.

Già, dimmi qualcuno che veniva qui a brindare con il vostro vino. Te lo dico. Non solo per questo, perché si univa a sagge conversazioni con un mio illustre concittadino.

Lasciando l'ombra della torre millenaria, stanotte sognerò Manzoni che parla con il vescovo Tosi.

Buona notte.

Un gesto sbagliato

A volte compi un gesto sbagliato, o anche solo di cui non sei convinta. O può essere buono, ma non lo era fino in fondo il tuo cuore.

L'espiazione peggiore è che lo paghi qualcun altro.

Le fiamme non mentono

La Gioeubia è così. Tu pensi che la pioggia ritarderà la festa, invece prende fuoco che è una meraviglia.

Pensi di ricavare un breve saluto dai tuoi amici, e ti trovi davanti una bottiglia, come fosse la festa di Natale che hai saltato. Rincorri e riunisci come puoi.

Scopri che siamo così diversi, eppure possiamo stare insieme.

Lüghea bona. La favilla non mente.

Sarà un buon anno se lo vogliamo

Giochi in scatola

In cartoleria, affannata in serietà presunte da adulti, lascio vagare lo sguardo verso giochi in scatola.

In un angolo, mi chiedo se verranno ancora acquistati. A caccia di sapienza, di mistero, di compravendite meno irreali  di quelle che abbiamo poi eseguito. Il ballo di una sera, il medico in un giorno, lettere che si incastrano come i sogni.

Anche loro in scatola, che vogliono essere liberati.

Com'è difficile (burocraticamente) vivere

La vita è un fardello, e pure litigarello. Il canone Rai? Non mi arriva, ma la coscienza mi muove sotto la pioggia. E la ricevuta arriva con altro nome di via. Armati di mail e pazienza e prega.

E poi quando ti fermi, una miriade di documenti che hai lasciato lì a decantare (metti che passava il gatto del vicino e li portavi via, al cane purtroppo non piacciono) diventano una trappola mortale. Ti chiedono dieci cose che sai, ma quando pensi di avercela fatta... fregata. Per l'undicesima devi sudare, penare, pregare, scrivere.

Com'è difficile burocraticamente vivere.

Falò della Gioeubia, quasi quasi ti porto tutte queste cartacce. Tranne la ricevuta del canone: quella mi serve per evitare grane.

Chi non brucia è la fantasia

Pronta. Incavolata quanto volete perché la pioggia è una rottura di scatole, quando bisogna poi prendere fuoco. Allora è bene ripararsi e respirare quest'aria fresca e buona, finalmente pulita.
Con il suo bell'impermeabile, osserva tutti. E accanto a lei, alla Gioeubia della Famiglia Bustocca, sbucano altre creature colorate, che sembrano un regno unico di fantasia.

Ecco cosa non brucia mai: la fantasia, combustibile eterno come le tradizioni.
Tala chì. Contiamo le ore. 

Nei panni degli altri

Nei panni degli altri il tessuto tira o ti perdi dentro. Soffochi o muori di freddo. Ti dibatti, li strappi o ti adatti.

Proprio come quelli che pensavi creati per te.

Finzioni d'amore

Amore è che tu sei felice del mio essermi soffermata, e per festeggiare ecco che ti nascondi sotto le coperte. Il muso sul mio ginocchio, le zampine trattenute a fatica, quasi come il respiro.

Io fingo di non trovarti e mi meraviglio. La tua fissità fiera e grata, cucciola, che ogni tanto si scioglie in un bacio.

A me Gioeubia

Poche ore per vedere nelle fiamme ciò che non voglio più. Ma ci sarà un fuoco abbastanza grande e potente?

Se dovessi scegliere un solo fantoccio amaro e sgradevole da bruciare, forse tirerei oltre questo giovedì e mi perderei nei miei stessi pensieri, più numerosi delle scintille.

Vorrei tornare indietro, alla Gioeubia del maestro. A quel piccolo fantoccio, povero e quasi da amare. Tanto che ti senti forse in colpa a bruciarlo, come una parte di te a cui non sai rinunciare: che scompaia o salga in alto con le fiamme, non lo decreti poi in fondo tu.


mercoledì 29 gennaio 2014

Notte con sciolti i pensieri

Dopo una doccia di freschi aghi, tutto si scioglie. Gli alberi che sembravano immacolati, sono tornati scuro come la notte. Come i pensieri.

E questi ultimi si dissolvono, con la forza dell'acqua che toglie l'illusione della neve. Scorrono e si allontanano, non c'è verso di richiamarli.

In fondo, perché.Hanno trovato la loro strada.

Sciolti i pensieri, restano solo carezze e sogni in questa notte gentile.

Picondria o saudade

A picondria. Perdonami maestro, la scrivo alla pà Carloeu. Lui nel dizionario bustocco usa l'espressione così e vi accompagna questo malessere profondo, che dal fisico va all'anima e viceversa.

Tu questa sera al Rotary Ticino, con i tanti amici ai quali sono grata (Elio, Silvio, Luigi e tutti coloro che mi accolgono con un sorriso) l'hai spiegata con le parole intrecciate alle immagini. La i che si apre, la i che scompare. Come un abbraccio smorzato o un ultimo tentativo di scrollarla via.

Picondria, saudade, l'anima che sobbalza. Un sospiro che non sai da dove provenga, ma l'anima ha la voce più forte.

Ti trovo tra i telai

Ogni tanto getto un indizio e un filo vi si aggrappa. Non ci speravo, se non in fondo al cuore: e forse è il posto più importante.

Ti trovo lì, tra i telai. Anche se oggi tacciono, e non so da quanto, pure in quel luogo mai incontrato, io lo so: da qualche parte cantano ancora.

E più importante di tutto: tu sei passato di lì.

Shout at the devil - canzone per il giorno

Giocherellando con l'ironia poco scaramantica dei Motley Crue, accetto che tutte le cose cattive abbiano una fine. Non so se rispetteranno il patto, pur mostrandosi determinati a chiudere una più che trentennale avventura qui.

Forse è marketing, forse è saggezza, forse è crescere. Fatto sta che prendo una canzone per cui hanno ricevuto il marchio d'infamia così diffuso nel rock. Quando non sanno più che dire di un gruppo, sicuramente sarà amico del diavolo.

Invece, questa canzone è un grido beffardo a quello laggiù, all'alibi che spesso costituisce, spalancando i nostri occhi innocenti. Sono sue le bugie, la rabbia ce l'ha offerta lui, morbida come una mela, ed è lui che ha pugnalato nella schiena.

Come se la paternità del gesto, l'inconfondibile firma non spettasse a noi. E allora essere seri con se stessi, essere forti e irriducibili e urlare, urlare agli strumenti che tocca poi a noi usare o ripudiare.

Shout at the devil, Motley Crue, canzone per il giorno.

Il grappino sotto un cielo bianco dalla paura

Mentre consulto fino alla tortura i bollettini meteo e focalizzo la nuvola che mi accompagnerà a ogni tappa, mi coglie un frammento di ricordo.

Una storia, che non so chi riguardi - dichiarazione ufficiale - ma mi sospinge beatamente nella bufera protesta.

Un uomo della Valle Olona, che doveva andare a lavorare a Busto Arsizio. Sotto una nevicata vera, direzione Cotonificio: atteso alle ore sei in punto. Alle tre, sotto un cielo bianco dalla paura, prendeva la bicicletta e la appoggiava sulle spalle, perché sulla strada non voleva saperne di scivolare.

E la benzina non serviva, perché non aveva auto e la bici si nutriva solo della sua energia. Allora, un grappino. Un grappino solo, per arrivare sul posto, con la bici sulle spalle. L'odore e il calore del reparto, mischiati in un respiro.


martedì 28 gennaio 2014

Notte con un tetto fortunato

Noi a scherzare o tremare vilmente per la neve che frena i nostri piani. Quanti, anche nella mia città, alzano gli occhi in cerca delle stelle come tetto.

Io non so darmi pace, perché penso alla principale differenza tra me e loro: la fortuna. Si specchia in mille circostanze, ma il risultato è questo: stanotte dormirò sotto un tetto che mi proteggerà da freddo e neve.

Loro no. Presenti e nascosti, feriti e fieri. Vorrei tendere una mano e so che scomparirebbero. Le mie dita troppo sporche, di arroganza e fortuna, sotto la neve.

Notte con un tetto fortunato. Ma la fortuna più grande è un cuore che splende, più delle stelle, sotto la neve.

Ciao o dei corpi estranei

Ciao è un corpo estraneo, che spesso si ritrovano in bocca coloro che non conoscono le buone maniere o anche solo la capacità di sopportare l'umanità.

Coraggio, sputalo, non trattenerlo. Macché, lo ingoiano. Unica parola risparmiata, in un fiume di parole inutili.

Abbiamo cantato per qualcosa

Non riesco a togliermi dalla mente le note e le parole che risuonavano nell'aria per qualcosa.

Oggi non mancano le star buone. O meglio buoniste, per lo più. Ma scorre in me l'idea che non si creda più nella possibilità di scardinare le rigidità crudeli del mondo e i suoi cliché troppo rassicuranti.  Realisti, saggi, furbi: non trovo l'aggettivo giusto, forse se ne mischiano diversi.

Pete Seeger se n'è andato, cantando in quel modo che oggi mi sembra così antico, mentre dovrebbe essere eterno. Ha cantato per qualcosa. Ha suonato per cambiare. Ha vissuto dedicando i suoi talenti - quelli a lui prestati da Qualcun altro - a un bene in cui credeva.

Magari mi sbaglio, perché in quegli anni stavo appena arrivando e poi ero bambina: si vede tutto avvolto da una patina dorata.

Eppure oggi canto, canto e tutto mi sembra uguale. Non sento più il potete di una nota, che voglia cambiare il mondo. Nemmeno se stessi.

We shall overcome - canzone per il giorno

Stai già camminando mano nella mano con anime innamorate dalla pace. Oggi ascolto questa canzone per il giorno, per salutarne il padre.

Non c'è nebbia che possa riportare la paura oggi. Non esiste brivido che possa cancellare questa convinzione, da cantare senza urlare, ma come un soffio leggero: riusciremo a vivere in pace.

We shall overcome, sia la tua canzone del nuovo giorno, Pete Seeger. Della tua nuova pace.

Come un treno che sbuca

Hai i sogni in mano, come biglietto per attraversare la notte. Nessuno però ti dice che è giunta l'ora di fermarti.

Ti risvegli così, per caso e bruscamente. A meno che ci sia in giro una creatura pietosa: e difficilmente sarà una farfalla, più facile una mosca che vuole tormentarti. Proprio con la sua seccatura ti desta e ti avvisa.

E' mattina. E come un treno che sbuca, un sogno stupito rimane a metà finché trova la forza di sospirare verso una stazione.

lunedì 27 gennaio 2014

Solo per te - canzone per la notte

Come la neve che non sa coprire tutta la città. C'è sempre un angolo che sfugge a coperte di monelleria o lealtà al proprio ruolo.

E io non faccio rumore, se cado è per te. Ascoltare è così difficile, perché non importa un granché. E si conducono ore ad attraversare vuoti.

Eppure io sono una stella felice, perché so per chi brillare.

Solo per te, Negramaro, canzone per la notte

E grazie a Davide per averla postata stasera.

Barbera is The cure

Brividi di ogni tipo, vi combatterò. Influenza. Attenzione eccessiva e sprecata quindi a persone portate alle molestie dell'anima. Esitazioni nello scegliere la meravigliosa strada aperta.

Via via.

Barbera is The cure. Lo diceva papà, e don Giacomo ce la versava nel bicchiere.

Preghiere all'ombra del vigneto. Medicine che avvicinano a terra e cielo.

L'ultimo sole è tutto nostro

L'ultimo sole, prima della tempesta bianca, è tutto nostro. Non osavamo prenderlo, ancora nell'incertezza dei nostri diritti, creature come altre, forse persino più deboli.

Allora, una mano buona ce l'ha offerta. L'ultimo sole è tutto nostro: per questo lo offriamo subito a chi ci è vicino.

Parole parole - canzone per il giorno

La piglio da una notte lontana, la spoglio di ogni romanticismo e la rovino senza pudore, immettendomi sulla strada della routine settimanale.

Mi guardo in giro, leggo e ascolto. Prima di correre sui miei sentieri, non posso fare a meno di cantare così.

Parole parole, come il vento: scorrono più forti quando sono libere. E purtroppo, quando sono senza il peso dei fatti, non le ferma nessuno.

Parole parole, Mina, canzone per il giorno vista da Arguta Paffuta.

Tradito

Quanto più ti sei fidato, tanto più sarai tradito.

A questo punto, hai una chance unicamente: fidarti di più. Se ce la farai, sarai creatore come non pensavi fosse lontanamente possibile.

Perché la tua azione verrà solo da  te e da chi ti ha offerto Tutto. Non da chi ti ha tradito.

La Memoria e il fondo

Etty Hillesum riesce a farmi sorridere, grazie a una mia sorella di oggi che danza con la vita. Come lei.

Non riesco invece a non piangere, quando Nedo Fiano racconta il suo addio alla madre. Ogni volta, è come lo vedessi tendere una mano e non so capacitarmi di come non si sia sgretolato il mondo.

E Angioletto, sulla sua Vespa, arriva al tempio civico della nostra città, quello che lui ha voluto dedicare alla pace e a ogni creatura a lei votata. Negli occhi allontana l'ombra di Flossenburg e della marcia della Morte, perché vuole spronarci a guardare avanti. Ancora.

E ogni bimbo che è sfuggito alla memoria, che indossasse un cappotto o fosse strappato senza un'ombra di tessuto.

La Memoria è ciò che rimane.

Il fondo quello che tocchiamo, calpestando la vita.

domenica 26 gennaio 2014

Notte come un soffio

Ha ripreso a cantare, a modo suo. E non so dirgli basta, perché dovrei?

Secoli di canto sulle spalle, danni e benefici distribuiti con uguale indifferenza. Forse dovrei solo piegarmi a questo vento, invece ostento indifferenza e nascondo i brividi.

Poi, si scioglie come in un soffio. E la notte gli sorride: con braccia aperte e un ultimo sospiro, possiamo  essere sospinti verso il Luogo che ci attende.

buona notte.

Schiava del sole

Ognuno ha una sua contraddizione sulla sua pelle. Anche quando è allergica al sole, fragile fino a frantumarsi, può aspettarlo con tutta se stessa.

Schiava del sole, perché ne conosce il potere. Quello vero, che non gioca su ciò che appare e lo rende urlato, pacchiano. Ma scalda l'anima con tenerezza.

Blue Sunday - canzone per la notte

L'ha trovato Jim, il suo vero e unico amore, in una domenica blu. Non c'è bisogno nemmeno di versare mille parole, perché ora sa che lei è là ad attenderlo.

Che lei è sua, e il mondo.

Un cielo così blu mi fa ondeggiare su queste note. E quando scende la notte, non mi ruba i colori. So che il mondo mio mi aspetta.

Blue Sunday, Doors, canzone per la notte.

Freedom - canzone per il giorno

Chissà cos'è questa libertà di cui blateriamo, ci vantiamo, che sospiriamo. Chissà se è un colpo di vento, un'onda che ci trasporta sempre, se è appartenere o non appartenere affatto.

Anche George Michael danza tra mille ragionamenti, e alla fine sappiamo che l'abito non fa il monaco, guarda un po'. Sappiamo che si possono convertire in verità le bugie e che se siamo liberi in qualche modo, non è fingendo.

Ma tutto ciò che mi rimane, veramente, è che dobbiamo vivere.


'll hold on to my freedom
May not be what you want from me
Just the way it's got to be
Lose the face now
I've got to live


 


Freedom, George Michael, canzone per il giorno

Come un'ala d'angelo

Voglio catturare il cielo blu e lui si ribella. Perché questa mania di fotografarmi, ti ispira solo invidia la mia libertà?

Ma non possiamo bisticciare. Sopra il mio borgo si insinua un'ala d'angelo, perché non saprei come altra definirla quella striscia buona che separa i pensieri, sbircia i tetti rossi e forse fa sorridere anche il mio maestro.

Come un'ala d'angelo, in ogni cielo, tra l'umanità.

Finzioni

E se qualcuno finge solo di ascoltarti, perché dannarsi tanto?

Prova a smettere di fingere di parlare.

Finzioni, da soffiare via: come fumo che lascia solo la luce.

Giocare seriamente

Il campo. A Bergamo. Come vorrei fare come il mio saggio maestro di tifo e andare a tutte le trasferte della mia Pro Patria.

A volte, bisogna essere stranieri per amare la propria terra. Io non ho mai avuto paura di allontanarmi, per tornare a casa.

Tante parole, tanta mancanza di rispetto per chi ama davvero. Ma non mi importano le pseudonotizie.

Oggi gioca la mia Pro Patria. E non c'è nulla di più serio, sul campo, senza diventare pesante come cercano di trasformarlo le parole.

sabato 25 gennaio 2014

Sempre per pochi chilometri

Sconti ai pendolari sulle autostrade. Finalmente.

E vai. Cinquanta chilometri. Dubbio, dubbissimo: vuoi vedere che io fra un casello e casello non ci arrivo? Forse ne faccio 45, signor ministro, vale lo stesso?

Pazienza, sento già l'impietosa risposta.

Sempre per pochi chilometri. Ma signor ministro, in coda un chilometro vale doppio?

Ci ho provato.

Notte con un sonno innocente (e sogni birbanti)

Il tuo respiro non mi inganna. La tua notte è con un sonno innocente, e sogni birbanti.

Perché appena apri gli occhi, per sbaglio o per controllare, io vedo un lampo che corre su terreni proibiti. Ma si fa perdonare, ammirando ogni fiore.

Vorrei una notte così, con un sonno innocente e sogni birbanti, come i tuoi.

#buonanotte.

I can't tell you why - canzone per la notte

Come posso spiegarti perché, quando non riesco nemmeno a rispondere ad altre domande.

Forse lo chiamerebbero vivere per anni nel buio, ma chissà perché vedo una luce. E' quella che mi ferma sempre, quando sto uscendo. Per dirti che tornerò. Che non mi allontano mai troppo.

Non posso dirti perché. Tanto tu lo sai, più di me.


I  can't tell you why, Eagles, canzone per la notte.

Snape - Piton e le eterne apparenze

Uno scorcio del primo Harry Potter mi riporta al mio personaggio preferito. Snape, o Piton come nella versione italiana. Io ho sempre amato più i libri, in versione originale, grazie alla mia sorellina e fin dal primo istante mi sono appassionata a questo personaggio.

Non può essere cattivo, mi dicevo. 1) bastian contrario 2) istinto da crocerossina 3) indizi disseminati.

Comunque, contemplando ancora l'inizio di Harry Potter, questa volta nel film, mi concedo un sorriso. Quanto ti fregano le apparenze, che cosa strana è la lealtà. Falsa spesso quella gridata, e la nascosta può potente di una roccia.

Mi consola il mio amico Ron. Il nostro amico. Secondo quanto volete, ma capace di sacrificarsi e in questo più primo che mai: la partita a scacchi più terribilmente bella del mondo.

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Urgenza relativa

Quando hanno bisogno, ti tempestano.

Ma perché non lo fai, anche per chiedere come va, per porgermi un fiore o un sorriso?

"Ho bisogno urgentemente di sorriderti". Che gioia.

Urgenza, relativa.

Hai ancora voglia di giocare per me

Un tuo balzo, un tuo sguardo fiducioso, e non conosco stanchezza. Devo stare al tuo gioco e chiederti perdono per tutte le volte in cui non ci sono stata.

Non è cercare di mischiare le carte e rimediare, tanto confusamente quanto invano.

E' che hai ancora voglia di giocare con me. E per me.

E io ci sono.

venerdì 24 gennaio 2014

Se il vecchio tessitore

Se il vecchio tessitore grida sogni, e sogni che neanche mi importano davvero, ha comunque ragione.

Io l'ascolto con rispetto e rido come posso, per nascondere la commozione. I suoi anni di lavoro devoto si stendono davanti a me. Mi ricordano tanti tradimenti, quando credevo in un mondo di parole, non di colori.

Tanto sono una femmina, nessuno si accorge che fuggo. Anzi, ne sono quasi consolati.

Papà, oggi faccio ciò che facevi tu. Sotto gli occhi di un vecchio tessitore.

E sono persino felice.

#buonanotte davvero

Cascate volano di notte

Niagara, una foto basta ancora oggi a scatenare i ricordi. Il rumore dell'acqua, che prova a cantare. Le risate della mia sorellina. Voci tra i confini, a confondere le acque, l'aria.

Sciaffusa, mio padre che voleva stupirsi della mia meraviglia. E colori che si mischiavano alle danze delle gocce.

Ho bisogno solo di questo. Cascate, che di notte volano per giocare con i sogni.

Il fiore e la piastrella

C'è un fiore delicato, eppure un po' impertinente, intrappolato in una piastrella. E in tanti anni non me n'ero mai accorta.

Io meno distratta, o lui improvvisamente determinato a catturare la mia attenzione. Il gioco dell'incontro della vita, e non sai mai chi ha compiuto il gesto per primo. Persino se l'altro è intrappolato in una piastrella.

Shalom sulla porta e sul cuore

Shalom sulla porta. Shalom sul cuore. Trovo questa foto e la taglio solo perché c'è una persona che non è sui social e non so se abbia piacere. Tanto lei sa di esserci, si ricorda bene quel giorno.

Siamo a Malpensa, che allora si chiamava grande o così sognava. C'è anche don Lorenzo Cattaneo, la prima persona alla quale ho sentito pronunciare "shalom" nella mia vita. C'è mia sorella Angelica, durante uno dei suoi viaggi in Italia. Quella prima volta ospite con i ragazzi di Israele al collegio Rotondi fu un'emozione travolgente. Ragazzi ebrei, cristiani, musulmani: quanto mi avete insegnato, tutti.

Shalom sulla porta, shalom sul cuore. Un sentiero così breve, e infinito.

La consolazione dell'espiare

So che sto sbagliando, un istante prima. E non è bastata quella pausa brevissima e infinita che poteva fermarmi.

Poco dopo, viene la punizione. Me la procuro da sola, come per espiare. Fa male, eppure metto a fuoco questo pensiero e mi consolo. Perché un tempo tutto questo nemmeno l'intravedevo. Lo sbaglio, l'occasione prima, l'autoflagellazione "involontaria".

Sono cresciuta, dico fiera ad Arguta Paffuta. E lei, annoiata: già, peccato che sbagli lo stesso.

I wanna rock - canzone per il giorno

Voglio imprimere al giorno il giusto ritmo e posso farlo solo così. Con il mio rock che scorre nelle vene e oggi mi perdoni il vasto mondo della musica, ma nient'altro può entrare.

Voglio suonare il rock, strillano i Twisted Sister, e io sono chi sono per contrastarli. Perché c'è una sensazione che da nulla di diverso posso trarre, un'emozione che mi esplode potente e che mi trascina via con sé.

Se voglio alzare il volume, perdonatemi. Ho atteso così a lungo di ascoltare la mia canzone preferita.

I wanna rock, Twisted Sister, canzone per il giorno.

giovedì 23 gennaio 2014

Conosco troppi eroi

Conosco troppi eroi. Cospargono il mondo di gesti gentili e non rivelano mai le ferite. Non hanno che frammenti di lavoro e donano agli altri. Coltivano la natura, non importa quanta forza essa lasci a loro. Non conoscono parole per lamentarsi, non rivendicano ciò che fanno.

Sono eroi che incontro da una vita e da un giorno, e li ammiro, ma loro che se ne fanno? E abbandono la saggezza del Piccolo principe, per confessare il mio affetto, che a molti di loro importa di più.

Perché gli eroi non chiedono niente, si dimenticano cos'è un punto interrogativo, se non per rivolgere il loro sguardo, un momento solo, a Dio. La loro domanda subito si trasforma in un bacio.

Io conosco troppi eroi e non so come ringraziare Lui.

No apologies - canzone per la notte

Spingi la tua fortuna, mettila alla prova, ribellati e non accontentarti, non rassegnarti a fare ciò che hanno fatto prima di te.

Voglio scandirlo per tutta la notte: niente scuse, niente alibi, non li sosteniamo. Per noi stessi, prima di tutto.

Menti sul tuo stipendio, non inganneranno  i tuoi occhi se non hanno fiamme d'amore. Vendi i sogni degli altri, ma nessuno li comprerà. Quanto è lunga la lista di ribellione, che mi carica la notte.

Niente scuse, non le sosteniamo. Anche Bon Jovi ogni tanto si incavola. E potremmo farlo con lui. Affiliamo le voci.

NO APOLOGIES.

No apologies, Bon Jovi, canzone per la notte.

Si può essere più vigliacchi - scusate bambini

Ogni dramma della Shoah mi ha scavata e non si può tracciare una triste gara di vigliaccheria. Devo dire però che una delle storie che mi ha stravolta di più, è quella dei 20 bimbi di Bullenhuser Damm, di Maria Pia Bernicchia ed edito da Proedi.

Mi ricordo una sera di presentazione a Milano, quel libro che oggi riprende vigore nella denuncia e nella carezza ai quei piccoli. Portati via da Auschwitz verso un luogo persino peggiore: gli esperimenti e la morte. Basterebbe questo, per essere vigliacchi.

Ma spesso la crudeltà è come rivelata con maggiore sdegno nei particolari. E non mi toglierò mai dalla testa il modo in cui furono scelti quei bambini.

Mengele si presentò e disse: chi vuole vedere la mamma, faccia un passo avanti.

E io non ho più altre parole, tra le lacrime.

Vigliacchi, vigliacchi, vigliacchi. Una viltà, che non finisce mai. Scusate bambini, scusate piccoli di tutto il mondo, perché non ci fermiamo.

http://www.proedieditore.it/index.php/news/20bambini

Indossare lo sguardo

Indossare veli o tessuti pensierosi. Mi piaccio, non mi vedo, mi riguardo.

Ci devo mettere minuti e chiacchiere prima di posare ancora gli occhi su di me, non su quello che mi avvolge.

Vorrei che a quel punto cambiasse tutto, ma non è così. Indosso uno sguardo per provarci e mi trovo. Dietro colori e tagli, dentro la mia abbondante dimensione, vedo frammenti di anima che ride. E mi piace tutto, ora.

Marco e il tempo galantuomo

Il tempo è galantuomo. Quella frase, la rivedo sulle labbra di Marco Sartori, prima che assumesse suono. L'ultima volta, in un locale caro ai noi bustocchi, per il rito del caffè. Lui pronto a fare, ripartire, nonostante la malattia. 

La risento, invece, al termine della serata di presentazione de "L'importanza di essere secondi" - il libro che ho dedicato anche alla sua memoria - , perché trasformò in domanda l'affermazione di Marco, un amico architetto.

Il tempo è davvero galantuomo? Marco sa che spesso esito e la mia via d'uscita è che non credo nel tempo. In questi giorni ho tra le mani però uno scritto prezioso, che mi conferma la sua visione. Mi ribadisce che il bene seminato da persone come lui non se ne va. Resta, come una luce costante, che non si fa spegnere dal male.

Lo scritto è un bellissimo saggio di Flavio Quaranta, dell'Inail, sulle origini dell'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro. Un'analisi storica, uno zoom su testimonianze vercellesi. Flavio è una persona che conosco solo dalla morte di Marco, perché mi ha scritto una mail stupenda dopo aver letto gli articoli sulla scomparsa del suo presidente nazionale.

Per me, non è il presidente dell'Inail. E' l'amico, il fratello, il ragazzo di Busto, la sua meritata carriera (e so che non gli piacerebbe vederla chiamata così) solo sullo sfondo.

Marco guardava le persone, negli occhi e nel cuore. Flavio non si dimenticherà mai la lettera che ricevette da lui, dopo l'invio di alcuni studi storici. Non due righe di circostanza - che pur avrebbero fatto notizia, in un mondo in cui rispondere è atto non così scontato - ma un messaggio spontaneo e accurato nello stesso tempo. Un appello, in un certo senso. "E' importante - gli scrisse Marco - per tutto l'istituto che la memoria delle nostre origini non vada mai persa e sia patrimonio condiviso di coloro che, con passione e costanza, lavorano a favore di un sistema sociale intimamente legato alla storia imprenditoriale del nostro Paese".

E' solo la parte centrale della mail mandata da Marco. 

No, Flavio non scorderà mai questo ex ragazzo, che sapeva ridere e agire seriamente. Nemmeno noi, perché il tempo è galantuomo.

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Il clochard e la musica

Nel parco dai colori eterni, più resistenti all'incuria umana, i nostri cani si fermano ad accoglierlo con lo sguardo.

E' un povero, come tanti. Probabilmente un clochard. Viene spesso qui, mi si dice, e riempie una bottiglia dalla fontanella. Ci saluta, cortese. E ci lega subito a una considerazione: vi sembra giusto che d'inverno l'acqua sia fredda, e d'estate calda?

No, non è giusto. E' la vita, silenziosa e insensibile. Lui non commenta ulteriormente, si siede sulla panchina ed estrae qualcosa.

Pochi istanti dopo, sento una musica, bellissima. C'è un filosofo, un musicista, un gentiluomo della vita. E noi, a chiamarlo clochard.

Going to Mexico - canzone per il giorno

Non scappiamo da misfatti, ma di felicità. Andare in Messico, perché c'è sempre un Sud che ti fa splendere il sorriso. Perché lì vincerai, e ciò che conta veramente.

Perché l'aria entra in macchina e danza di gioia. Perché guarda che luce, se vuoi.

Perché Lemmy torna, e si dice saggio, non invecchiato.

Going to Mexico, Motorhead, canzone per il giorno

Ci dev'essere uno strano filo

I cassetti, come altre tracce della mia vita, mi fanno scoprire una bizzarra coincidenza. Può accadere che un anno dopo - ed esattamente un anno  - si materializzi un fatto, una circostanza, un colore, un paesaggio, un incontro. Che si ripresenti con puntualità perfetta.

A volte, lo zittisco. Altre, lo scrivo come per misurare l'impressione finita sotto pelle.

E solo di caso si può parlare, senza nemmeno osare mettere maiuscola quella c? Non andrò a guardare se mi ponevo questa domanda, esattamente un anno fa, perché non sono grande abbastanza per afferrare quello strano filo.


mercoledì 22 gennaio 2014

Non ho bisogno di campioni

La mia Roma mi ha consolata da queste fasi alterne, ma non per la vittoria. Per lo stupendo tifo che colora il suo cielo.

E la mia Pro ha perso tigri vere. Se perde campioni non mi importa. 

Io non ho bisogno di campioni. Ho bisogno di bambini che si emozionano per una maglia, a ogni età.

Notte con biscotti allo zenzero (Night with stem ginger biscuits)

Sai perché mi piace la notte, quando si avvicina soltanto? Perché ha sempre qualche dolcezza in serbo per te.

Io ho tenuto l'ultima delizia d'amicizia: i biscotti allo zenzero, sognati e trasformati dalla mia Scozia. Quel dolce che ti punge, a memoria della testardaggine gustosa della vita. E potrei cucinare migliaia di tesi filosofiche.

Ma per fortuna è notte e bisogna gustare sogni, come biscotti allo zenzero.

Senza scherzare

Senza scherzare su ciò che si ama o ciò che fa battere il cuore agli altri. Su chi muore, su ciò che non ha chiesto di essere ferito.

Senza scherzare sulle debolezze, senza infierire sulle macchie di volontà.

Si vive ugualmente, si sorride di più.

Il lago quando non si fa accarezzare

Il lago, quando non si fa accarezzare, è colmo di luci e approfitta della tua fretta o della tua impazienza. Sa che non avrai tempo e sembra sprigionare tutto il suo fascino.

Infedele, perché da troppo tempo stretto alla sua devozione. Il lago, intinto nell'alba, perché è lei che comanda: come se avesse acqua a tradimento.

Il lago non si fa accarezzare, perché non è abituato. E come un gatto selvatico, ti sorride e fugge nella sua fissità apparente.

martedì 21 gennaio 2014

While the city sleeps - canzone per la notte

E la città che dorme, inconsapevole o colpevole, o entrambe le cose? Ferite private, preoccupazioni aperte. Un mondo spalancato, che aspetta il buio con gioia.

Consolati, se vuoi puoi essere il tuo peggior nemico. E bruciare ponti, perché? Ci sono mendicanti e perdenti, nella città che dorme. Ma forse sono più coscienti di lei. E davvero, da amare.

While the city sleeps, Kiss, canzone per la notte.

Non scrivo quando vinco

La mia vera capitana Chiara - un volto dolce che si perde perché vuole troppo bene agli altri - mi tagga subito. Noi esultiamo, e siamo felici perché possiamo cantare.

Ma in fondo, non cantiamo sempre? La Roma è questo perenne cantare, senza guardare il risultato.

Non scrivo quando vinco, giuro. E' che quando perdo, non ho tempo.

Buona notte, lupacchiotti.

Abbiamo fallito

Ci si ritrova dove meno te l'aspetti. Dopo una valanga di anni e di ricordi.

Siamo stati molto lontani, e in fondo lo eravamo allora. In ruoli, convinzioni, ideali, comportamenti. Nella nostra distanza forse ci univa solo un elemento: la bizzarra sensazione che qualcosa sarebbe cambiato.

Non tocchiamo l'argomento per un po', ma tu mi dici a un certo punto: abbiamo fallito. Aggiungi: è tutto finito.

E sto per crederti, finché volti pagina e ti congedi: devo correre dalla mia nipotina.

Come faccio a crederti, ora?

Una stradina ininfluente

Accade che mi senta ladra di conversazioni e arrossisco sotto la sciarpa. Ma è il magico mondo della tecnologia che ogni mistero toglie.

Io afferro inconsapevole una frase di una signora al cellulare: no, non sto arrivando da lì. E aggiunge, con una sorta di risata bambina: ho preso questa stradina... Non so perché, mi piaceva!

Una stradina ininfluente: signora, quella strada è la mia vita. E mi scappa una risata bambina.

Il sorriso e il fango

È così bello camminare con te nel fango che fugge dalla pioggia, che mi è esploso un sorriso inarrestabile.

E tutti quanti a guardarmi e io pensavo: forse devo spegnere questo sorriso, perché può sembrare indizio di follia; difatti, non tentenna mai.

Una volta a casa, ecco il rimprovero: ma non vedi tutto il fango sui pantaloni? Chissà la gente come ti guardava.

Ma io sono piccola e ci credo ancora: mi guardavano per il sorriso.

lunedì 20 gennaio 2014

Notte con la nebbia perfetta

Attraversate le vie liberandosi di ogni peso, perché faceva uno strano caldo, è arrivata la sera.

Non sapeva di essersi sbarazzata dell'inverno, per una malìa, e distrattamente ha indossato un cappotto.

Noi a guardarlo disorientati, fino a capire che di nebbia si trattava. Una nebbia perfetta, gelida e ingioiellata, come se dovesse uscire per un galà. Ma quella no, è per finta.

Una nebbia che depista, per tenerci abbracciati. 

Notte, con la nebbia perfetta 

Sempre giocare

Puoi farti tentare dal sonno, avere un momento di noia pesante o l'umore terribilmente di traverso. Puoi sentirti ingiustamente rimproverata o comunque in un mondo orribile.

Eppure basta un balenare di un colore, un oggetto che vola, un accenno di corsa altrui. E ritrovi tutta la voglia di scatenarti.

Sempre pronta a giocare. E vorrei essere come te, sempre pronta a vivere, a un gesto quasi invisibile di invito.

Il peggiore del mondo

- Ma quello? E' il peggiore del mondo!

Tu dai retta a quella voce che sentivi amica e sobbalza pure: ti sembra quasi che si stia avvicinando l'ombra del diavolo.

Ehi aspetta, non fuggire: abbi solo un po' di pazienza: un giorno vedrai la stessa persona sputasentenze a braccetto con il peggiore del mondo. Ti toccherà sorbirti tante di quelle smancerie, che potresti rimanere disgustato per sempre dallo zucchero.

E se ti stupisci - scribacchia Arguta Paffuta - hai ancora da crescere parecchio.

Non aver mai bisogno di farti adorare

Così ho sentito sotto le stelle addormentate e così riporto.

Non aver bisogno di farti adorare. Non cercare di attirare attenzione per vivere. Non accendere tutte le luci per oscurare altri. Non ballare sui sogni altrui.

Hai angeli e umani che ti amano.

Perché mai dovresti farti adorare da passanti, che in fretta si lasciano distogliere?

La cura contro tutto scorre

Ho letto che oggi, terzo lunedì di gennaio, è il giorno più triste dell'anno. Per cautela ci credo.

Si entra nel bar dove sono tanto gentili e ne abbiamo bisogno. Cura Martini, prego. E quando trovi anime così cortesi da scambiare esperienze di vita, finisci per parlare della cura vino rosso. Così, in parole, scorre di tutto. Barbera, Barolo, Ruché, poi si viaggia in tutt'Italia. E io a giurar loro che ora credo nel Brachetto come aperitivo grazie al mago Gianluca Morino.

Con i discorsi abbiamo già innaffiato tre pasti e scopro che abbiamo l'ennesimo appuntamento per la Gioeubia.

È il giorno più triste dell'anno e siamo felici.

Il pensionato e il re della Scala

Così puoi incontrare tra pc e (ancora) scartoffie un pensionato che chiede udienza disperata - assicura- a un funzionario.

E quando apprende che non si può, che il suo referente non c'è, sospira.

Ma prima di andare si volta e dice al funzionario: sai chi è morto? Di fronte al no, risponde: il re della Scala. Quando si allontana, a ben guardare, sembra un sovrano anche lui.

#abbado

Una parola

Una parola, l'ansia di trovarsi un nemico magari tra i tuoi per cambiare o continuando a perseguitare lo stesso, la voglia di sentirsi speciale e di triturare tutti e tutto.

Una parola gettata, una parola scagliata, una parola calpestata, una parola deviata.

Finché ci troviamo sempre più poveri. Di parole e molto di più.

It's alright - canzone per il giorno

Quasi una cura omeopatica. Per celebrare il compleanno di un musicista che ha giocato sì a fare la rockstar, ma ama la famiglia come prima cosa, gli sparo questa (sua) canzone.

Un testo apparentemente stupidino, il duro che dice: domani mattina me ne vado, però. E che continua a cantare con aria di birbante: va tutto bene. Se accetti i miei patti da ometto disimpegnato.

Tutto questo non ci è mai parso Paul Stanley; persino nella sua prima autobiografia il compagno di avventura Gene Simmons scuote la testa di fronte ai suoi romanticismi, quasi ritrosie. Va bene, Arguta Paffuta mi precisa: tranne quando frequentò Samantha Fox, ha ragione, e voleva pure sposarla.

Adesso importa che quando le cose vanno storte o quando sei così felice e umana che temi possano diventarle, si possa cantare: it's alright.

Auguri intanto a Paul Stanley, autore anche di un per me dolcissimo solo album nel 1978. E soprattutto marito e co-autore di tre splendidi bimbi, che vanno ad aggiungersi a un riccioluto adolescente già fissato con la musica.

It's alright (if you want me).

Kiss, canzone per il giorno.

Come quel primo tema, Batsi

Come in quel primo tema, che se Dio vuole tu prof non ricordi,mi ritrovo a camminare sulla spiaggia di Batsi.

Ne risento la sabbia morbida. Tante volte sarei stata in Grecia, con felicità. Eppure oggi nessuna mi sembra come quella. Sapori aspri e dolci si alternavano, il tempo giocava a nascondino. E fughe da brivido, lune capricciose, patti di sangue, la sensazione che la vita si potesse ammorbidire con una chitarra e l'amicizia fosse per sempre.

Se mi volto e guardo tra i frammenti di orme, non so cosa sia rimasto. Neanche della mia Grecia.

Ma granelli a cui aggrapparsi ci devono essere, mentre il mare dorme.

Non mi fido più

Non importa quanti metri, chilometri e mondi si siano condivisi: l'umanità è calpestata. Io taccio. Lo grido. Lo sussurro e mi placo.

Non mi fido più: quante volte hanno dimenticato quella lunga strada, per mettersi al sicuro. Ti sei girata ed erano fuggiti verso altra via.

Ma non importa.

Non mi fido più. Cercherò di volere il bene, ma non mi fido più. E sto già volando.

domenica 19 gennaio 2014

Notte danzando sul lago

Non c'è più un confine, solo il desiderio di scambiare le punte dei piedi per ali. Come si mischiano pioggia e onde spettinate, c'è solo una musica da respirare.

E' quella che ti spinge a danzare, come sei capace, sul lago. Non sei leggiadra, non hai neanche il fisico e se non stai attenta, puoi affondare. Mentre è così difficile volare.

Eppure, sei lì in perfetto equilibrio. Saranno le luci riflesse, che acquistano il doppio del vigore e ti portano lì: una ballerina come mai sei stata.

Notte, danzando sul lago.

Dio come ti amo - canzone per la notte

Chissà come fa un uomo a dire (ah già, ma è cantare) che gli viene da piangere: sarà per quelle nuvole che troppo assomigliano a fazzoletti bianchi.

C'è tutta la follia degli innamorati, in questa canzone, compresa la convinzione di essere gli unici al mondo. Ma alle labbra che odorano di vento, si può perdonare tutto. Anche quelle domande eterne, che nell'eternità si intingono.

Dio come ti amo, Domenico Modugno, canzone per la notte.


Basua

Nei giorni di vacanza, all'inizio non passava mai. Ti guardavi in giro, per capire se potevi intercettare gli amici. O dipingevi mondi per ingannare l'attesa.

Poi volava, senza un preavviso. Quasi quanto quelle ore dopo la scuola, quando chiudevi libri e quaderni. Erano parse infinite, quelle prima.

Basua, un pomeriggio e un luogo dove entrare, da dove fuggire, da lasciare con una carezza al primo sbadigliare della sera. E ora la basua è un momento come l'altro, quello che però rode le ore per tornare da te.

Io sto dove c'è il Giannino

Posso rivendicare la mia libertà e non dare mai nulla per scontato. Ma quando devo scegliere, pesano pochi, determinanti fattori.


Io sto con i miei amici.

Io danzo sotto la pioggia per amore della Pro Patria.

Ascolto il Giannino che svela aneddoti alla signora della pioggia, da tutti noi festeggiata, anche perché abbiamo un sogno.

Io sto al mio stadio, fuori o dentro che importa.

Io sto dove c'è il Giannino.

Forza Pro

Ci sono una marea di luoghi

Ci sono un sacco di luoghi dove con te non posso andare. Paletti assurdi o comprensibili se si indossano i loro punti di vista. O freni che metto io

Ma guarda che marea di luoghi sto scoprendo con te. Anche vicinissimi, e prima inesplorati. Oppure distanti, come i sogni su cui non osi puntare.

Tu, mi dai sempre di più.

Come back, Edberg

Edberg, lo stile. Ne avevamo parlato, ai tempi dell'incontro su Grom.

In momenti di sport luccicante e scorretto, sfoglio le ore del suo compleanno e penso: cribbio, torna Stefan.

Fingo di non sentire i lamenti di Arguta Paffuta: antica, torna tu su questa terra. Obbedisco e rientro sui vuoti che vedo serviti ogni giorno.

Poi un lampo virtuale ed ecco la foto di Edberg a un torneo. Non mi soffermo a sapere di che si tratti. Sorrido perché i campioni, non eroi, non possono fare gare sempre. Ma che importa, qualche volta tornano.

E i loro valori non hanno mai il fiato corto.

Buon compleanno (giovanissimo) Stefan.

Dove andava a parare

Detesto essere veggente, senza sguardo di profezia buona. Uno che intavola un discorso e un minuscolo grillo dentro di te, già mormora dove andrà a parare.

Una persona che a un tratto ti chiama, e sai già dove vorrà andare a parare. Per la fretta, si è anche dimenticato il passaggio preliminare: come stai. Tanto, conta come sta lei.

E tu non ti amareggi, hai un'unica via d'uscita. Che non è fingere, depistare, stizzirsi o pretendere di essere diversa.

Solo, non sapere dove tu vuoi andare a parare.

sabato 18 gennaio 2014

I Kiss che non mi avvisano

Molto seriamente, mi lamento con mia madre che è saggia.

Va bene che ne ho viste e vissute in queste settimane anche un concentrato del tempo che fu... Però cavolo, i Kiss vengono a Milano e con tutto quello che ho ascoltato, somatizzato, vissuto, letto, scritto, persino trasmesso rompendo le scatole, non mi avvisano.

E lei, che è ogni giorno più saggia a differenza di me, mi chiede: ma chi sei tu, per essere avvisata dai Kiss.

Molto seriamente, le rispondo: Malu. E sto ancora scegliendo quale maschera mettere.

The price - canzone per la notte

Anche i Twisted Sister, talvolta, abbassavano le luci e il trucco. Si specchiavano e portavano le loro malinconie sulla soglia della notte.

Così nacque "The price", un Dee Snider dalla voce assorta ma non meno potente, che si interroga sulla lotta per realizzare un sogno e sul suo reale valore.

Perché questo è il prezzo che dobbiamo pagare, il gioco che dobbiamo affrontare, e chiedersi se ne valga la pena, è una tappa dell'essere umano.

Forse no, le parole sembrano spostare il peso verso questa risposta, sulla bilancia. Eppure la musica racconta qualcos'altro, che il destino non può essere governato, è vero, ma una nostra nota, come un gesto di coraggio, ha il potere di versare i soldi dell'anima ed essere disposti a pagare ogni prezzo. Pur di essere fedeli a sé e ai propri sogni.

The price, Twisted Sister, canzone per la notte.

Un valzer silenzioso

Uno sguardo,un vago abbaiare, un "ah, ma lui non va d'accordo con nessuno". Poi vi abbracciate.

Sì. vi alzate in punta di piedi e rimanete così, con le zampine uno attorno a quelle dell'altro. Immobili per un poco, l'ombra di un bacio d'affetto. Poi vi muovete piano piano, come in un valzer silenzioso.

Lo farete due volte, nel giro di pochi minuti, incontrandovi. E guai a separarvi da un abbraccio così umano: scendono le lacrime.

Io, umano, non so più cosa sia.

Cercuton

Non importa ciò che cerca, ma che lo faccia. Non sarà mai sazio di scroccare e si nutrirà del non ricambiare mai, né per dovere né per slancio.

Tu pensa, una parola così fulminea: cercuton. Ti afferra, ti prende, scappa lasciandoti a bocca aperta.

Una sola parola in dialetto. E ul pà Carloeu, per consegnarla all'italiano, ne usa tantissime: colui che accampa ogni pretesto per farsi restare qualche cosa dai vicini o dagli amici, senza mai, ben s'intende, trovare l'occasione di contraccambiare.

Sventolare la bandiera

Non solo le foto, ma anche i diari lo raccontano. La squadra del capitano Robert Falcon Scott fece sventolare la propria bandiera.

E' il 18 gennaio di 112 anni fa, quando il dottor Wilson annota i dettagli della giornata. Al Polo Sud la Union Jack parla con "tutte le nostre bandiere". Poche ore prima, è stato riconosciuto che Amundsen è il vincitore: lui è arrivato qui, prima di tutti.

Eppure nel silenzio dell'Antartide, dello smacco, della consapevolezza di aver svolto il proprio dovere e di più, guardo quelle bandiere seconde e i loro colori non sembrano aver pari.

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Fate il loro gioco

Sapessi cosa è giusto domani, mi sentirei più potente di un mago. Ho voglia di gridare fuori dallo stadio, di stare zitta fissando il campo. Ciò che penso di questo momento a proposito della Pro Patria e dell'atteggiamento della società nei confronti dei tifosi, l'ho già scritto sul "Tigrottino". Non ho altro da aggiungere.

Non sul tema dello sciopero del tifo in sé. Non so se sia giusto o no, se si sia avuta la migliore idea del mondo o ci sia infilati in una trappola.

Ma di questo, francamente, non mi importa.

Ho visto passare presidenti, allenatori, calciatori, illustri opinionisti.

Io sono solo una povera tifosa e credo di sentire questo: se ci scanniamo, se ci dividiamo, se non mandiamo giù mezza idea nostra per condividere meglio, non facciamo il nostro gioco.

Facciamo il loro gioco. Loro, di chi? Di coloro ai quali della Pro Patria non può importare di meno, chiunque essi siano.

E come sentenziò, Forrest Gump, non ho più niente da dire su questo argomento.

Io so solo che per me la Pro non è uno scherzo, una moda, una fissazione, una consolazione contro i mali della vita.

E' la Pro, fa parte della mia famiglia, della mia città, di ciò che mi ha portato fin qui, anche quando qualcosa mi chiamava altrove.

E non ho voglia di fare il gioco di nessuno, se non il suo.


venerdì 17 gennaio 2014

Ritorno a te

Ritorno a te, ai tuoi colori scolpiti nella neve. A tutto ciò che mi sfugge, a ciò che lascio scappare.

E non sento freddo, anche quando tutto è immerso in gocce senza tempo.

Ritorno a te, anzi mai mi sono allontanata.

Basta drammi

Da Arguta Paffuta avrò ereditato il brutto carattere, ma i (falsi) drammi mi hanno talmente  stufata. Quelli veri che imperversano, e non trovano nemmeno un grande spazio sui social network (pensa un po'), se non in riserve indiane.

E poi ci scanniamo, incavoliamo, perdiamo la testa e le amicizie su ciò che è stato creato per renderci almeno  un po' felici. Non ci riesce? Amen.

Ma io mi ribello: basta, basta drammi, dove drammi non ci sono. Se non volete tornare alla realtà, almeno non trasformate i sogni in una rissa.


Notte che non smette mai

Ho appena ad ascoltare una musica, che cerca di addormentarsi. E io non voglio, non voglio davvero.

Strappo spartiti di vetro, per spingerla a proseguire libera. Una canzone che non smette mai, che ha scelto di danzare anche quando la luce si spegne.

Una melodia, come la notte, che può abbassare il volume, ma non si lascia affievolire del tutto.

La pioggia ride ancora, e tu con lei.

Notte, che non smette mai.

Going back - canzone per la notte

Una canzone che la prima volta non va. Che un giorno decolla, ma prima ha messo in crisi un gruppo.

Tornando indietro, tutto può sembrare confuso. Giocattoli prestati o rinchiusi nell'egoismo. E si giocava a nascondino, ma solo ora con le paure.

Vola il tempo e bisogna decidere se vivere i giorni o contare gli anni.

Così si può perdere un pezzetto di libertà, ed era proprio l'ultimo rimasto. Scegli tu cosa fare: ma afferrami, se torno indietro.

Going back, as Queen sang it, canzone per la notte.

La grande bellezza e la piccola auto

Un uomo con la vita e il cuore legati al cinema mi trasmette un'emozione. È da lui, con la sua sensibilità artistica che si ritaglia uno spazio di memoria prezioso.

Aprile 2003, festival del cinema nella mia città. Si chiama Baff, ha pure un nome simpatico. C'è ancora l'hotel Astoria, vicino al centro, e anche i personaggi mitici possono essere ritrovati sul nostro cammino. Penso, con il magone, a Carlo Lizzani. Un giorno lo incrociammo con la mia amica, sorella, Angelica Caló Livné: lei con l'arte semina la pace e si emoziona vedendo il maestro.

Il sorriso viene con un Golden Globe. La grande bellezza. E la piccola città. Busto supera gli 80mila abitanti, ma pochi ci credono, o lo sanno.

A quel festival passò Nicola Giuliano, produttore de "L'uomo in più". Paolo Castelli, direttore esecutivo, reclutò un'amica che seguiva il festival, per un passaggio sulla Panda. L'ha ricordato, a Giuliano, con un messaggio simpatico. Io credo di conoscerla.

Ora che "La grande bellezza" è salita sulla limousine del cinema.


Racconto di Sant'Antonio

È trascorso un anno e corro nello stesso buio buono. Mi era persino venuto il dubbio che la chiesetta fosse chiusa; sai, di questi tempi com'è.

Ma mi accolgono i paramenti di festa, fradici e felici; una piccola folla sta entrando in Sant'Antonio, con un prete giovane e sorridente. Si accende il riscaldamento quanto è sufficiente, perché è troppo rumoroso. Siamo nel deserto dell'abate, e vicino a lui c'è San Carlo, profezia di amore per mio padre e mia madre. Guardo il mio vero patrono, San Barnaba. Poi alzo gli occhi e penso che forse per un attimo ha osato guardare lassù la mia bisnonna, il giorno delle nozze.

È tornato anche il pane benedetto e si forma la disciplinata coda per il bacio alla reliquia. Chissà cosa direbbe il giovane amico che mi vede un po' protestante.

Ma è la mattina di Sant'Antonio e nella mia Busto lo celebriamo senza troppe scene. Un caffè nel bar magico dietro l'angolo e una porzione saggia di sentimenti e racconti si anima all'ombra dei cortili; io sto ad ascoltare e vorrei imparare, riconoscente.

Poi devo correre, ho promesso anche le brioche a casa. Ormai tutto si è messo in moto, ma mi sento ancora nel deserto.

giovedì 16 gennaio 2014

Non sono finiti gli Happy Days

Distrattamente scorgo un titolo: ecco che fine hanno fatto i personaggi di Happy Days.

Non apro l'articolo, non mi interessa. Non hanno fatto alcuna fine, perché continuano a viaggiare su moto e juke box. E mi scompiglio i capelli, ballando e ridendo.

Ritchie è ancora Pipetta, come lo chiamava mio nonno quasi 36 anni fa. E Sottiletta resta. Fonzie si è fatto ammazzare in un film giallo o d'orrore, chiamatelo come volete; per fortuna, era tutta una finta e va avanti a dare pugni buoni su un vetro a caccia di canzoni. Papà e mamma ti aprono sempre la porta con un sorriso. E se vuoi ballare stretto, puoi farlo ancora senza stupide luci che balbettano.

Non sono finiti gli Happy Days. E neanche noi.

Notte con un po' della tua neve

Io qui a scorrere le righe della pioggia, e tu mio specchio sincero stai dormendo sotto la neve. Un filo solo, ma irresistibile, che fa il solletico a tutto.

Io qui a temere che siano lacrime, di troppe persone che ho incontrato.Ma tu mi prometti che sono pensieri, con una coperta bianca che li mette al riparo.

Io qui a rifiutarmi di aprire ombrelli e pagarla. Tu spalanchi gli occhi sotto i baci della neve.

Notte, con un po' della tua neve.

Le tracce e il coraggio

Giorno prima del terribile esame: il Polo Sud sarà nostro?

Il dottor Wilson descrive le tracce trovate sul percorso: tracce del passaggio dei norvegesi. Gli occhi cominciano a lasciarsi raccontare dal cuore ciò che vedranno tra poche ore.

Una bandiera straniera, che saluta con aria beffarda. Come se ci fosse da sorridere, quaggiù in Antartide.

Le tracce e il coraggio. Quello di andare avanti, ora sulle orme del cuore ferito, capitano Scott.

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Don't stop (and Christine is back) - canzone per il giorno

Fermi tutti, anzi non fermatevi affatto. Christine McVie is back. Nel momento in cui tanti sogni musicali finiscono o devono cavalcare i limiti del tempo, non è bello aprirle la porta?

Il passato se n'è andato, guarda la giornata come sorride. E se non hai voglia di aprire gli occhi, attenzione che stai perdendo qualcosa.

Arriverò presto e il futuro ti sorriderà ancora di più.

Che ingresso in scena, Christine. Bentornata.

Don't stop, Fleetwood Mac, canzone per il giorno

Quattro tempi

Il brutto dell'autostrada, attraversando tre province distanti, è scoprire quattro tempi. Il sole ti offre il benvenuto, la nebbia ti infila un broncio da perderti, un cielo appena illuminato rompe il gioco dispettoso e infine ancora banchi grigi che ti confondono le idee.

Il bello dell'autostrada è scoprire quattro tempi e non saziarsi mai. Sapere che c'è sempre una sorpresa dietro l'angolo. E per una volta, non è una coda.

Nel nostro angolo

Nel nostro angolo non ci rinchiudiamo, ma viviamo. La vita in diretta ferve da qualche altra parte e forse perché non c'è.

Nel nostro angolo, deboli e feriti, ma capaci di nutrirci di un sorriso, non fuggiamo mai. E tendiamo mano ai viandanti, tanto non la vedono quelli che cercano solo riflettori per se stessi.

Non importa cosa illuminino, poi.

E non importa se qui da noi luce o buio prevalgano. Si rincorrono in armonia, perché nel nostro angolo c'è un gioco di carezze.

mercoledì 15 gennaio 2014

Notte se puoi ancora sognare

Da giorni affermi che mi vedi portare 223 croci, e molte di più. Avessi la scorza che cerco da 24 anni, non saresti in grado di scoprirlo.

Ma è vero, torno a casa con 223 croci, e molte di più. Persone che non hanno più un lavoro, che all'improvviso si trovano senza la certezza della loro vita.

E non dormo. Come posso sognare, se non dormo, ti chiedo?

Poi mi rifugio nei tuoi racconti silenziosi e so che posso strappare una tregua, una soltanto. Mi sto quasi addormentato, quando sento un sogno esitante, come i primi passi di un bambino.

Notte, se puoi ancora sognare. Lo faccio anch'io.

Gloria (per avere una scusa) - canzone per la notte

Tanto per Umberto Tozzi ho già fatto outing da una vita. E a chi mi dice "Ma com'è invecchiato", rispondo: "Perché, noi ringiovaniamo?".

Stanotte canticchio "Gloria", gustando il desiderio di sciogliere una neve che non c'è. Esplorando i sentieri del mio guru Bigazzi, che con quell'album mi accese tante stelle, sfrecciando su un treno con pochi, appassionati viaggiatori.

Lo ammetto, canticchio "Gloria" perché ho una reputazione rock e non posso ascoltare più "Felicità". La sfottevo allora, vuoi che abiuri adesso?


Però che bello per una sera vedere un lampo di illusioni di cui - una volta - non te ne fregava niente. Neanche oggi eh.... Giuro.

Gloria, Umberto Tozzi, canzone per la notte per avere una scusa.

Etty e la luce tra le bombe

Ho conosciuto Etty Hillesum tra le bombe. Giovani volti che sparivano per vigliaccheria, non difesa i ideali.

 L'ho conosciuta, quando pensavo che si sarebbe sgretolato tutto. Non era un granché ciò che avevamo, al di là delle sfavillanti apparenze, ma era il nostro tutto.

Poi grazie a lei ho conosciuto una sorella tra le bombe che mi ha dato fiducia. E ogni Giorno della Memoria ho visto intrecciare i loro dialoghi.

Ho conosciuto Etty Hillesum tra le bombe, ho conosciuto la speranza.

Grazie, toda.

Non ti sorriderò mai

Non ti sorriderò mai perché devo. O perché così tu acquisti qualche punto nella social classifica.

Non ti sorriderò perché sono annoiata e cerco qualcosa da fare. Neanche per distrazione.

Ti sorriderò perché voglio donarti qualcosa. E se non lo meriti, te lo donerò più volentieri.

La mia città e il generale Chirichì

Quando ho in mano l'Almanacco della Famiglia Bustocca, in genere combino un gran casino. Voglio  leggere tutti gli articoli contemporaneamente e lo sfoglio agitata. Lì trovo la storia di via Solferino, dove c'era la drogheria della bisnonna Maddalena, e voglio ricordarmi perché si chiamava contrada della Machina.

Quanti personaggi, persone per me, ritrovo: il pittore, il trascinatore, il sindaco avvocato, l'architetto prestigioso al quale - a dire tutta la verità - ho procurato un gran nervoso da giovane cronista. E il club dei Nasi, stupenda associazione della mia Busto che spero resista ai tempi moderni. Tanta di quella storia, tanto di quel presente per cui andare avanti, come dice bene il regiù Chiara Massazza.

Poi ul maèstar, naturalmente. Che scrive il racconto perfetto: frizzante e onesto, tanto che lo ribattezza "Può essere che sia veramente accaduto". Non dico nulla, altrimenti non andate a prendere questo stupendo libro.

Ma un particolare  mi fa impazzire: l'armata francese di Charles de Créqui, che "nella nostra parlata divenne "ul general (accento acuto sulla a che qui mi sfugge) Chirichì".

In questi momenti, maèstar, mi chiedo come si dica in bustocco "Hollande".

Il successo certo

La notte del 15 gennaio il capitano Robert Falcon Scott scrisse proprio così: il successo ormai dovrebbe essere certo.

Una frase che nella sua contraddizione linguistica rivela i tormenti di un'anima abituata a lottare, una di quelle che si sente spesso sul collo il fiato della malasorte. Spiega, del resto, perché accosta un condizionale all'aggettivo "certo".

Ammette il timore di veder sventolare la bandiera norvegese prima di quella britannica al Polo Sud. Chissà se una parte di lui già intraveda quella scena: me lo sono sempre chiesta. Il pessimismo, quella strana ombra che anticipa o frena o cerca di farsi abbandonare indietro come un compagno maldestro.

Ma tu non ne hai il coraggio, mai.

martedì 14 gennaio 2014

L'acqua scontata

Mi fermo ad ascoltare l'acqua, come se non avessi più canzoni. E chiedo scusa se non sto attenta, a ogni parola, distolta dai pensieri che scappano con la pioggia.

L'acqua scontata, quella che cade, quella che bevi, quella che ti solletica fino a un sorriso o ti strappa maledizioni.

L'acqua scontata perché ti bacia senza chiedertelo, né vuole niente in scambia.

Sotto l'acqua balli, vivi e disegni pensieri. Basta non darla per scontata.

Notte con minuscoli sogni

Apro la porta a una notte simile, neanche il freddo induce a richiuderla.

Anzi, la lascio aperta, solo un filo, perché possano entrare tanti sogni. Non devono essere ingombranti, di gloria o altre pesantezze, ma minuscoli.

Come le stelle da lontano, piccolissime e inesauribili, ma in grado di contagiare con la loro luce.

Notte, con minuscoli sogni.

As time goes by - canzone per la notte

A grande richiesta del mio amico Pier, la suono ancora. Mentre il tempo passa, non c'è gesto più bello per fermarlo, di un bacio.

Senza caricarlo troppo, lasciandolo volare nell'aria quanto basta. Ricordandosi che è la storia più antica del mondo.

Ma è la storia di cui nessuno sa fare a meno. Epoca o essere umano.

As time goes by, Louis Armstrong's style, canzone per la notte.

Ciò per cui vale la pena

Assaporare il cielo che cambia con stupore e riconoscenza. Ascoltare persone più sagge. Stare alla larga da quelle che si rivestono di maleducazione e arrivismo. Camminare al ritmo di una canzone leggera, come la pioggia che si ritrae.

E le luci fioche sono le più belle, quelle che non ingannano, ma ti accompagnano con discrezione. Vogliono aiutare i tuoi passi, non ingigantirli.

Ciò per cui vale la pena respirare pensieri, e ciò che colora una giornata che si lascia abbracciare.

I Bobby di ogni tempo

Bobby se ne andava oggi, dopo 14 anni di fedeltà. E ancora più fedele, perché non fu sepolto lontano dal suo padrone, da quella tomba dove il cagnolino ogni giorno andava.

La sua storia, due secoli fa, commosse Edimburgo ed arriva fino a noi. Attraverso libri, immagini e quel monumento che accoglie i turisti.

Ma Bobby attraversa ogni tempo. Ho appena letto di un Bobby che da anni in Bolivia va nel luogo dove incontrava il suo padrone del cuore, uno studente che fu investito. Ma lui lo cerca, lo cerca ancora. E Bobby ogni tanto salta in un film ed emoziona tutta la platea.

Prima di tutto, è però con tanti di noi con forme di devozione che si fanno meno notare da fuori, ma sono immerse nelle nostre vite. Anche un solo sguardo che sa cogliere, un grazie non dovuto, una presenza silenziosa o fracassona che ci ricorda quanto siamo importanti.

The wall - canzone per il giorno

Prima dei Pink Floyd e prima delle opere che divoravano il grande schermo, una canzone raccontava tutto.

Vedeva incantesimi lanciati da oro e gioielli, si trovava di fronte un muro ma non riusciva a superarlo, perché troppo debole. Eppure sapeva che i tesori più desiderati si potevano recuperare dall'altra parte. 

Ma sono i veri tesori, quelli che ci fanno splendere? Uno sguardo di pietà si posa su chi attende. E persino su quel muro.
Dark and silent barrier between
All I am and all that I would ever want to be

The wall, Kansas, canzone per il giorno.


Vaccino moine

Per sicurezza attribuisco la colpa ad Arguta Paffuta: è lei che mi trasmette prurito quando avverto nell'aria troppe moine. Ma è sempre lei che assicura: c'è un'altra che ti ha traviato, e si chiama signora Esperienza.

Chi fa lo sdolcinato, troppo spesso ha un coltello di ghiaccio da qualche parte. Ho visto i rapidi cambiamenti d'occhi di persone che versavano miele e in un impercettibile attimo di debolezza riuscivano a partorire un sibilante: cretino. E parlavano al compagno della loro vita.

Tesoro, amore e via dicendo, da parte di estranei o conoscenti appena poco più che occasionali, persone non immerse nella tua vita, mi procurano un certo timore. O meglio, mi procuravano.

Adesso mi lasciano indifferente. Solo un vago prurito, che mi spinge a prendere le distanze. Certo, possono anche vedere sinceramente una delle tue poche doti. Ma spesso quella che importa veramente è la tua presunta utilità.

Vaccino moine, siamo a posto Arguta? Su, nei duri e fangosi percorsi della vita dove respiriamo sana crudezza.

Sempre meglio un unico imputato

Uno solo, che ci metta la faccia o che sia costretto per chissà quale gioco mediatico. In ogni angolo del mondo, di fronte a ogni nefandezza o a un problema che cresce di giorno in giorno.

C'è sempre un unico imputato. Per consentire di lavorare al meglio (ovvero al peggio) i reali responsabili. 

C'è sempre un fiume amico

C'è sempre un fiume amico, che ti fa cenno con il suo corso. E tu puoi scegliere se risalire alla fonte o arrivare a lusinghiere libertà. Puoi fermarti lungo il viaggio e deviare il cammino, ma per sconfiggere l'inquietudine tornerai lì.

Per Renzo l'Adda. Per me il Ticino primo amico d'infanzia; portata al suo cospetto da piccina, pregustavo le gite con papà che mi liberava dalla città. Poi troppo stupida e saccente, anni per capire che c'è sempre un fiume amico, da seguire.

lunedì 13 gennaio 2014

Mettiamo su una band

Mettiamo su una band, stile Jailhouse rock. Abbiamo il tastierista, il chitarrista è pronto e ci sarà chi si sgola. Il batterista è dietro l'angolo. Il bassista: sempre lì si nasconde il casino, ma lo troveremo presto.

Come uno scantinato: ce n'è sempre uno.

Mettiamo su una band, stile Jailhouse rock.

Noi non siamo in prigione. Ma in fondo non ne esiste sempre una?

Notte sognando Pelè (perché il calcio è morto)

Il volto commosso di Pelè. Sarò vecchia e malmessa, ma pur onorando il buon Cristiano Ronaldo non provo grandi emozioni per il Pallone d'oro. Di oro, i calciatori, queste star di oggi, ne hanno già fin troppo.

E' tutto finito. Anche se amo le mie due squadre, la Roma e la Pro Patria, in due mondi così diversi, in due modi così diversi, io lo sento tristemente: è finito. Se sei in alto, devi scontrarti con le leggi dello spettacolo. Se rispecchi il cuore di una città, te lo strappano a morsi.


Non c'è più giorno per il calcio. Conta lo spettacolo, sotto le falsi luci della sera. E io un po' mi ribello.

Questa notte sognerò Pelè, il suo volto dignitoso e commosso, i bagliori di un mondo che non c'è più, non importa quanti palloni d'oro o bolidi o cavolate varie ti offrano.

Looks like rain - canzone per la notte

Una certezza che si scioglie e tu a dire: dev'essere pioggia, sembra pioggia. Puoi bluffare sulle tue lacrime oppure credere che davvero si tratti di acqua che arriva dal cielo.

Le coperte della vita ancora  calde, basta saperle cantare sempre rime d'amore. Senza fretta, non ne hanno i gatti che amoreggiano nelle strade.  E può ferirti quanto vuole, ma continua questa canzone d'amore sotto ciò che sembra pioggia. Sì, mi sa che pioverà.

Looks like rain, Grateful dead, canzone per la notte. 

L'unica vittima

Arriva un uragano e uccide una persona. O un'altra catastrofe di cui ci gridano. Una vittima, una vittima solo. Giustamente non ci scaldiamo, anzi diciamo: be', meno male, uno solo ha perso la vita.

Flash di compassione. Ma mi chiedo: e se quella persona fosse stata un giusto, uno di quelli che neanche guardava a ciò che entrava nelle sue tasche, nella sua casa, nel suo cuore, perché donava tutto? Un uomo destinato a grandi gesti di amore? Non sarebbe una perdita inestimabile, come un tifone che si porta via centinaia di persone?

Lo so, mormoro follie. Ma che tristezza la matematica della vita, quando ci sono di mezzo cuori misteriosi.

domenica 12 gennaio 2014

La nebbia che ti illumina

Non esiste proprio più niente, tutto confuso da nebbia e buio. E dove gridano le luci, forse è peggio.

Finalmente, ti trovi solo, perché il nulla bussa tutto attorno; non sei nemmeno certo di dove tu sia.

Dovresti avere paura; invece, io penso alla mia seconda mamma, fuggita dalla nebbia in Andalusia. Le dico: Angelina, che riposi nell'oceano, hai visto che la nebbia è tornata.

Sono in un mondo invisibile e gelido, e penso all'Andalusia. Allora rido, rido forte e il mondo attorno si rianima, bussando al mio finestrino curioso.

Buona notte, ragazzo

Buona notte, ragazzo. Questa volta non uso il tuo nome, ma per rispetto. Perché è mormorato già dagli angeli, e noi dobbiamo solo unirlo alla preghiera.

Buona notte, ragazzo, che sei volato via. Tutti quei curriculum mandati - leggo - e tu che non ti davi pace, nel non essere mai ascoltato. Questo mondo corre avanti e non si ferma mai una volta a guardare indietro, a scoprire i cuori che lascia in un angolo. E sono sempre di più.

Buona notte, ragazzo. Abitavi a pochi chilometri da me. Forse, se mi giro, ti vedo ancora.

O forse bisogna avere più coraggio e alzare lo sguardo. Ma anche se non ti conoscevo, sento il vuoto.

Sinfonia Barbera e Talisker

Comincia Barbera: ti apre la porta, apparecchia, conduce le danze a tavola. Ci sono cibi leggeri che non scendono nei tuoi pensieri, per riservatezza; ci sono cibi pesanti, che rimarrebbero sospesi a gravare sui tuoi pensieri per sempre.

Barbera arriva, senza farsi notare, ma trova un modo sempre per restare, portare avanti la conversazione e aprirti un po' la mente (che ne hai bisogno, dice Arguta Paffuta).

Quando non sa come chiudere la missione, fischia. E da me di solito arriva Talisker. Sospinto dalla onde di Skye, direttamente sui nostri schermi, prova a fare un po' di ordine.

Non se ci riesca, perché la vita è un gran casino. Ma sono qui, e anche gli angeli li servono.

Come una farfalla per caso

Ci assentiamo dal gioco, come se fosse passato un mese, non un minuto.

È primavera, ora lo sappiamo. Il cielo blu è ingannatore, così i colori più intensi con il sole ozioso. Possiamo persino negarlo di fronte a una rosa.

Ma poi passa una farfalla, carica del suo silenzio. Una farfalla non stupenda, discreta e cortese, che appena ci sfiora.

Una farfalla per caso. E caso non può essere.

Mai chiedere a chi ti ama

Ho assaggiato quel cioccolato, di cui hai comprato un lodevole esemplare. E' un meraviglioso cioccolato. E' un maledetto cioccolato. Ne assaggio una tavoletta, una soltanto. Cavolo, no, devo capire meglio e ne mangio due.

Alla fine, adotto una coraggiosa risoluzione. Mi rivolgo a chi mi ama e ordino: basta, non comprare un altro cioccolato.

Sono convincente, mi congratulo con me stessa.

La sera, apro la credenza e voilà: ci sono tre cioccolati. Perché mi piacevano tanto.


Morale, pare: mai chiedere a chi ti ama di trattenerti

Le lacrime che non cambio

Nel mio libro sui Secondi ho confessato il mio primo pianto sul lavoro: 24 anni fa.

Una cerimonia in una scuola, un ragazzino in carrozzina che non poteva studiare facilmente e i compagni gli regalano un computer. Torno piangente in redazione.

Per fortuna, sono cambiata. Come in queste ore tra tante, troppe persone che temono di avere perso il posto. Se ne andranno in tantissimi, un numero che cerco di soffocare nella certezza che la matematica sia una palla. Vero. Ma le persone.

Per fortuna, sono cambiata. Gli occhi brillano, ma è il sole. C'è la nebbia? Scusi, ero disattenta.

Se devo cambiare qualcosa comunque, non siano le lacrime.

http://www.nomosedizioni.it/catalogo.php?b=12NMS412

sabato 11 gennaio 2014

Dario è più forte di tutto

Collezioniamo ferite, che siamo guerrieri o no. E mi addolora il grido di Dario Polverini. La sua sofferenza fisica, e quella psicologica.

Che periodo orribile, in cui le bandiere ti vengono o strappate o tenute in ostaggio da quel destino avverso che ci fa una corte spietata.

Dario, ma che rabbia, che sfortuna, e tutto il resto. Potrei urlare e protestare tutta la notte, e il giorno intero.

Spero che tu ne venga fuori presto. Ho poche certezze, ma una non mi abbandona.

La tigre Dario è più forte di tutto.

forza Pro Patria, daje Dario.

Voglio ricordare il tuo nome

Quanti articoli ho letto su di te, piccolo eroe. Tu che cerchi di, riesci a salvare i tuoi compagni dal kamikaze. E vieni chiamato subito dagli angeli per un abbraccio.

Ho letto, ho pianto, mi sono indignata, ti ho ringraziato. Poi, ieri sera dopo una giornata strana e interminabile, mi sono fermata: ma parliamo di eroe, 14enne, studente...

E il tuo nome? Ho aperto un articolo e l'ho letto. Lo scrivo.

Aitzaz Hasan Bangash


Lo scrivo. Voglio ricordarlo fino a quando respirerò.

Grazie Aitzaz. Coraggioso ragazzo, prima che eroe.

I giovani di Virzì e i miei

Sarà che sono una detestabile ottimista, persino contro me stessa. Ma di Virzì mi sono rimasti i giovani.

Ha ragione il mio interlocutore, l'imprenditore con il quale ho visto "Il capitale umano" per lavoro (uno dei lavori più belli del mondo, ricordate): quei giovani sono un miracolo.

Immersi nella zizzania, spuntano testardi come fiori. Il capitale umano sembra perduto, sprecato, calpestato. Eppure loro sono più resistenti di tutto.

Quando esco dal cinema, dovrei essere stizzita. Furibonda. Schifata. Invece, sono solo grata a quei giovani, specchio di tanti ragazzi che ho conosciuto, con un sogno ostinato, che sia l'amore o l'Amore.

Notte con vigliaccata

Ok, sono una vigliacca. Ne ho preso uno a caso, di quelli che pontificano e conoscono la verità della storia.

Cavolo, io neanche so la verità di me stessa. Di un granello di polvere. Di una piuma sfuggita a ogni controllo.

Ho commesso una vigliaccata, togliendoti dal mio sguardo. Perché sono stanca, stanca di chi non sa rispettare nulla, nemmeno la polvere. E magari, anzi sicuramente, l'ho commessa con uno che meno la meritava.

Ma a volte bisogna anche essere vigliacchi. E io ho deciso di dormire così.

Pregando per un'anima che è partita verso un luogo più bello. E togliendomi dagli occhi supponenti giudizi.

Notte, con vigliaccata.

venerdì 10 gennaio 2014

Giobbe non c'è più

- Bisogna aver pazienza, e sai chi ce l'aveva? Giobbe.

E aggiunge: ma Giobbe non c'è più.

Lei ha sempre, dannatamente ragione.

'74-'75 - canzone per il giorno

Scorrevano vecchie foto e quella cantilena, come un'ossessione: che cosa è successo nel '74-'75? Fu un'annata buona, feroce, tranquilla fino alla noia, profumata di amore?

Della canzone capivo poco o niente, ma per una volta non importava perché la musica era più forte. Perché tutto è già stato detto, quindi che altro c'è da dire?

Allora mi esercitavo a ricordare qualcosa di memorabile della mia vita in quell'annata, ma ero troppo piccola e c'erano solo sprazzi confusi, non riconducibili a una data, nella mia corsa bambina.

Perché volevo soffocare un giorno di aprile, quando mamma tornò con gli occhi che mi fuggivano da me. Io avevo ancora voglia di scherzare con papà, non riuscivo a capire che la mia nonna, la regina, la perla, se n'era andata in una primavera piovosa.

'74-'75, The Connells, canzone per il giorno

Meroni style

Non posso far convivere tre libri, mi dico: allora apriamo la porta al quarto.

Appena a casa, cenato, ascoltato, amato, devo aprire questo libro. Gigi Meroni - vita a tutto campo. La foto mi proietta lontano e mi sembra di ripercorrere tutte le tappe di Gigi: invece, non so nulla, nulla in confronto a ciò che devo esplorare.

Una vita umana, quand'è a tutto campo? Quando è fedele a se stessa, e non goccia nell'oceano, inconsapevole, come ho imparato un poco ieri sera?

Intanto sfoglio questo libro con devozione e non lo poserò facilmente.

Gigi Meroni: Pierluigi Comerio, prefazione di Gianni Mura, postfazione di Massimo Gramellini (e sfido a tenere gli occhi asciutti), un bellissimo pezzo (che ho letto per primo) su due mamme che si devono incontrare, Carlo Pozzoni fotoeditore.

C'è sempre qualcuno da tenere fuori

I viaggi nella storia conducono - anche - lì. A scoprire che a un certo punto ci si chiude e si decide che non entrerà più nessuno, perché si è in pericolo.

Intanto, ci si è già traditi, venduti, confusi e perduti. Ma c'è sempre qualcuno da tenere fuori.

giovedì 9 gennaio 2014

Notte come si può

Mentre spengo i riflettori in sordina, mischio tutto ciò che ho visto passare. E vedo passione tralasciata in cambio di chissà quale idolo, mentre qualcuno stanotte si sforzerà di dormire.

Ma non sa se domani avrà un futuro o meno, nonostante gli abbiano sempre detto che era bravo a fare ciò in cui si impegnava.

Notte come si può, tra sentimenti macchiati di luce, riflessi intinti nell'ombra, sogni che si possono infrangere, altri che non nascono mai perché sbadigliano.

Sarebbe così importante scuotere questi ultimi e permettere loro di divorare nuovi traguardi. Ma il buio tutto confonde e tutto chiarisce: basta che abbiamo il coraggio di scegliere.

Notte, come si può.

A hard day's night - canzone per la notte

Sto tornando e non ci credi, anzi fingi di dormire. Ma io sto bene appena vedo il tuo riflesso, alla fine di un giorno che qualcuno eticherebbe come duro

Duro è però se fai qualcosa che non ti piace e da solo. Quindi credo di dover cambiare aggettivo: dite che i Beatles si offendono?

Un'intensa giornata e sono arrivata fin qui tra aiuti, biscotti, emozioni e una lezione importante. Alla fine, però, il mio traguardo sei tu. E io questa notte, la sbrano di sogni.

A hard day's night, Beatles, canzone per la notte.

Prendere la vita come una ciabatta

Anch'io a volte faccio come te. Afferro la vita e la sbatto come una ciabatta; la prendo e la lancio, la guardo volare fingendo indifferenza e cerco di recuperarla all'ultimo istante, prima che tocchi terra.

Non sempre riesco nel salvataggio, ma non mi lamento. L'unica cosa che ti invidio è la capacità di scodinzolare, sempre, anche quando ribalti la vita come una ciabatta.

Shock me - canzone per il giorno

Le risate di Ace Frehley, contagioso e buffo, mi seguono e accendono questa canzone. Come ride lui, uno dei miei chitarristi preferiti e mio idolo indiscusso nel lontano 1982, non lo sa fare nessuno. Soprattutto, come gli altri seguono.

Per forza - mi risponderà qualcuno - in qualche circostanza era da altro "guidato". Io sento però quella risata come qualcosa di unico, che appartiene al genuino Ace. Come un modo di difendersi, di offrirsi, di abbracciare, di fuggire: tutto insieme.

E adesso che mi sono rivelata una maledetta romantica e Arguta Paffuta sta ridendo a crepapelle, carico "Shock me".

Perché questo è ciò che chiede Ace nella sua canzone, e forse quello che cerca sempre di fare, con quel suo sorriso che si spalanca all'improvviso.

Una carica solenne e rapida, che illumini la giornata, che ridia l'energia. Che faccia sentire meglio e persino illuminati. Con un vestito di pelle o un lampo, shockare è un atto di gioia.

Shock me, Kiss, canzone per il giorno.

Giuro con il teletrasporto

Giuro, anche se non si deve: con il teletrasporto metto la testa a posto. Vado a visitare tutti i luoghi che mi chiamano e quelli che non oso chiamare.

Grazie Federico che me l'hai ricordato, perché è l'unica invenzione che vorrei vedere realizzata.

 il teletrasporto mi renderà tutto così vicino che non mi fermerò più. O forse vuoi vedere che per spirito di contraddizione non mi muoverò più?

Già, forse l'invenzione più clamorosa è una mente che batte un congegno.

E come farai a proteggerti

E come farai a proteggerti - mi chiede - quando hanno cercato di usarti, di prenderti solennemente in giro, ti hanno trattata da straniera tentando invano di portarti via ciò che avevi, eri?

Io non ho grandi risposte, solo una: non diventando come loro.

Ho difetti pesanti come cicatrici, ma un cuore che danza ancora, perché non sa usare, non vuole farlo.

E rido così felice, che tu non puoi capirmi.

Se non riesci a stare dietro

Come una fontana zampillante. Quante volte capisci di non stare dietro a tutto? Quante volte i rivoli che scorrono, ti sembrano sinceramente imprendibili? Né si possono confondere tra le lacrime.

Se non riesci a stare dietro a tutto, prova a fare un balzo...

Mettiti davanti. Cambia tutto.

Arguta Paffuta

mercoledì 8 gennaio 2014

Notte sbadata

Non mi sono accorta che era arrivata, non mi renderò conto che si ferma. Non ho niente da offrirle, e lei niente da chiedere.

E' solo una notte, sbadata e irriducibile. Non giunge per caso, ma indossa quell'atteggiamento. E dovrei arrabbiarmi con lei, anche perché non l'avevo invitata.

Ma poi mi offre un sorriso sotto forma di sogno. Forse è solo un ghigno, ma basta per farmela abbracciare.

Notte sbadata, distrattamente resta qui e ridiamo fino al sonno.

Lack of communication - canzone per la notte

Abbiamo tutte le nostre ragioni e se ce lo ripetiamo, ci convinciamo meglio.

Conosco poche canzone così capaci di fotografare la mancanza di comunicazione. E bravi Ratt, spesso sottostimati, tranne che in vita selvaggia, meglio se condivisa con i Motley Crue.

Invece, avevate, avete ancora da dire.

La conversazione, un inutile cambio di linea. Tanti problemi che il problema non può risolvere e tanta gente, nessuno che può essere coinvolto.

L'unica certezza alla fine è che è la colpa è di qualcun altro. E che nessuno risponderà alla tua chiamata.

Lack of communication, Ratt, canzone per la notte.

Basta un grazie che non meriti

Tu cerchi di scuotere via le nubi e da solo non riesci. Poi arriva un grazie, urlato di gioia. Da casa tua e da un luogo lontano. Un grazie che non meriti, perché hai fatto ciò che dovevi.

Dovrebbe imbarazzarti, farti sentire in colpa.

Maledette debolezze umane. Sono felice. Con un grazie che non merito.

A pezzi e no

Ieri un'altra mamma in lacrime: a mio figlio hanno detto che non rinnovavano il contratto.


Io, che da quando non seguo più la cronaca, mando giù questi nuovi bocconi amari, mi ribello. Le racconto dell'anima gentile che ho incontrato e ce l'ha fatta, dopo 10 anni: più delle principesse, e forse di Giacobbe. E non le dico della marea di curricula (perché se dico curriculum non è da figo, che ipocrisia) di cui sono circondata o del caso che mi tormenta da tre mesi.

Io so che questo ragazzo, l'ho visto nascere. E sono a pezzi ma non posso ammetterlo. Perché bisogna marciare e aiutare a trovare una speranza.

martedì 7 gennaio 2014

Vuote magie

Spacciare il vecchio per nuovo, non è incantesimo. È magia vuota, che serve solo a stregoni burattini.

Ma il mondo corre e vi sta già lasciando indietro. Non illudevi per la corte di adulatori

State finendo fuochi fatui che avete bruciato la terra: la vostra violenza non sarà scordata, neanche il vostro scavare nella banalità.

Bye Bye teatrini. Pensate di raccogliere spettatori, ma la platea è già vuota, come le vostre magie.

Metti in un prato blu

Viaggio sempre in Pinterest e mi soffermo con giudizio anche nei Paesi che cerco di meno. Come quelli freddi, che mi spaventano.

Ma ieri ho visto un prato tutto blu in Svezia. Blu di freddo, ha sibilato Arguta Paffuta, la guastafeste ufficiale di questi ultimi mesi. No, blu di fiori, trionfanti, orgogliosissimi, che spuntano in ogni angolo disponibile tra l'erba, anzi di più.

Io ci corro, come in un sogno, e se casco - cosa sicura, precisa Arguta - non importa perché un fiore blu mi abbraccerà.

Sehnsucht, Novalis, siete voi?

Non lo so. Metti solo che ci sia un prato tutto blu.

Confesso una giornata perfetta

Sì, confesso una giornata perfetta come Dio comanda e Lou Reed tramanda. Una giornata in cui tutti gli esseri si muovono in armonia.

Come se non potessero fare altrimenti, sottoposti a misterioso richiamo. Tutti si muovevano all'unisono, in un mondo smussato e perfetto.

Infine, sei arrivato tu e anche me l'ha detto

Questo è un mondo perfetto e guai a chi lo tocca

#buonanotte

Confesso una giornata perfetta

Sì, confesso una giornata perfetta come Dio comanda e Lou Reed tramanda. Una giornata in cui tutti gli esseri si muovono in armonia.

Come se non potessero fare altrimenti, sottoposti a misterioso richiamo. Tutti si muovevano all'unisono, in un mondo smussato e perfetto.

Infine, sei arrivato tu e anche me l'ha detto

Questo è un mondo perfetto e guai a chi lo tocca

#buonanotte

Io cresco così

Io cresco così, tra cartoni animati riscoperti e voglia di sporcarmi i polpastrelli di colori. Rubo un soffio di panna e non spoglio la casa del Natale finché ho una scusa.

Le verdure quel che basta, c'è una raccolta di ghiottonerie che mi chiama e se voto whisky è perché so che lo bevono gli angeli. Non voglio credere ai bassi fini, finché me li trovo addosso.

E li strappo con un suono che può sembrare pianto, ma è risata.

Io cresco così e chissà, forse ho trovato amici immaginari.

Felice stanchezza

Felice stanchezza, quella che senti nei polpacci del corpo o dell'anima.

Quando le tue idee hanno intrapreso una corsa intensa, non importa nemmeno se siano arrivate a destinazione, anzi che possano ripartire in fretta. Come quando vedo un cucciolo perdere il fiato per raggiungere una meta sempre nuova, tanto che so che dovrei affidargli una scheggia di desiderio.

Felice stanchezza, quando ti spremuto per ciò e chi ami.


Tutte le scuse del mondo

Dovessimo chiedervi scusa una volta per ogni ferita, per come conciamo il nostro comune mondo, non basterebbe.

Fosse un'eco continua, non vi consolerebbe o risanerebbe, bestiole che correte, camminate, volate, nuotate.

Siamo una razza autodistruttiva, noi umani. E se non ci frega di noi stessi, figurarsi di voi.

Lo penso, ferita anch'io, tra cocci, fili, tappi, mozziconi e veleni dell'umanità.

Oceania - canzone per il giorno

Bizzarro che la canzone tornata in mente con la notte apra le porte del giorno e si soffermi a ogni sfumatura.

Come a ripercorrere i giochi di luce, perché non si possono contare i diamanti del cielo. Cadono, ridono, si arrampicano e sono già trascorsi 30 anni.

Eppure l'inverno sputa sempre i suoi malanni, le rughe e i sorrisi si mischiano come in una strada che non finisce mai di sorprendere.

Oceania, Mario Castelnuovo, canzone per il giorno.

Tutti viviamo nel posto più bello del mondo

Tutti viviamo nel posto più bello del mondo. Postiamo tramonti mai avvistati da altri, e fiori che sanno nascere sfacciati nella loro meraviglia. Un angolo di strada si colora di antichità, oppure strilla il futuro come un bimbo.

Tutti viviamo nel posto più bello del mondo e ne vogliamo scappare.

Felice anche con il fango

Da grande voglio essere come te: felice anche con il fango. Il muso biondo che non riesce a sporcarsi, perché troppo felice, e si alza leggerissimo quando un uccello attraversa come un'ombra il cielo.

I rami sono divorati dall'umidità e devo strapparti da sotto le zampine nemici quasi invisibili: dai vetri a frammenti di plastica tagliente.

Ma tu non te ne accorgi, perché sei felice. Anche di giocare con il fango.

lunedì 6 gennaio 2014

L'alba oltre lo stadio

Il mio stadio sta giocando con un'alba così deliziosa che non mi fermo a fotografarla, solo per non incorrere nelle ire del popolo in coda e in fiamme.

Il fuoco nel cielo è amichevole, come tutte le partite che dovremmo giocare: battersi per gioia, vincere perché si vuole dare tutti se stessi. Non è un sogno, come la pioggia battente che mi ha rincorsa tutta notte, ma il mio piccolo desiderio: dalla mia Pro Patria a ogni calcio tirato da un bimbo a un pallone.

All'alba vincerò, con me stesso. E proseguo più felice, con l'alba che non osa sollevare l'ultima coperta di foschia da un campo addormentato. Più profondo il sonno di un'azienda chiusa, a cui è legato il mio cuore: erbacce dispettose la scompigliano al mancato risveglio.

In autostrada, file di occhi interminabili. L'alba è già finita, ma stranamente so aspettare.

Sconosciuti come le storie

Io che detesto la tv, rimango appeso al filo delle storie di "Sconosciut"i. A volte ti soffermi e ti chiedi: ci sarà il colpo di scena, un finale da film, effetti speciali che illuminano all'improvviso il copione e ti trasformano in una star.

Eccolo, il colpo di scena, che scorre con naturalezza, tra desideri e ostacoli: la vita.

La vita, una lotta quotidiana, silenziosa come i sentimenti autentici.

Le storie, perché non le raccontiamo sempre così, con questa dedizione?

Grazie, Sconosciuti, perché spero - come giornalista in cammino - di riscoprire ciò che mi spinse qui 23 anni fa: le storie, la vita, una lotta quotidiana, silenziosa come i sentimenti autentici.

Notte con l'ultima stella accesa

Sarà stata ribelle o forse solo distratta. Ma è rimasta accesa un'ultima stella e posso scordarlo, persino negarlo...

eppure so che è accesa per me.

E tu scordarlo, persino negarlo. Ma so che l'hai lasciata accesa per me.

Grazie.

Buona notte con l'ultima stella accesa.

Gemella befanella

Eravamo gemelle diverse. Tanti ci scambiavano per sorelle all'università, ma dietro gli occhi c'era di più.

Tu l'acquasanta, io il diavolo, ma era banalizzare. Allora ci siamo trovate un libro perfetto: L'uomo che fu giovedì, di Chesterton. Uno dei più stupendi che abbia letto in vita mia.

Tu Syme, io Gregory: così sta meglio, anche perché i ruoli si mischiano, come le certezze.

Non servono smancerie, bastano gli auguri al momento giusto.

Ricambio il tuo sms: auguri, befanella.

Com'è strano dirsi addio - Scott

Non abbandono mai il viaggio con il capitano Scott, perché ogni volta un dettaglio, un barlume di sensazione o riflessione - più facilmente, una miscela di entrambe - mi arriva. Anche attraverso altri.

In questi giorni, ad esempio, ho riletto le pagine vergate da Lashly, che accompagnò il capitano e i quattro uomini diretti verso il Polo Sud fino al punto in cui era necessario. Parliamo di uomini intelligenti e concreti, che scrivono ciò che devono, però senza nascondersi.

Il 4 gennaio 1912 poche righe segnano l'arrivederci: ci fermammo e ci dicemmo tutto quello che si poteva dire in breve tempo. Ci si scambia gli auguri di un viaggio sicuro, si controllano gli ultimi dettagli, quasi a rimandare il tempo della separazione. Lashly non lo nega: eravamo tutti molto commossi.

Il saluto consiste in tre urrà, ma la squadra che torna resta a guardere "fino a quando non cominciammo a sentire freddo".

Com'è strano dirsi addio in Antartide, com'è strano quando non sai ancora che addio sarà.

"presto li perdemmo di vista".

http://www.nomosedizioni.it/catalogo.php?b=12NMS412