lunedì 30 novembre 2015

Giorno e notte

Giorno e notte impasto pensieri tortuosi, maldestre preghiere, passi incerti, capolavori spuntati.

Cambiano, con il mutare della luce, ma io no: giorno e notte, con forze alterne e progetti fragili, lavoro alla vita. E non so se non mi addormento o non mi sveglio mai.

Il mio capo e la laurea

Sono volati 25 anni, anche se non posso nasconderne il peso. Entro nella prima redazione della mia vita, con una lettera incerta e un'esperienza milanese che poco si sposa con il quotidiano.

Incontro il mio primo capo. Una persona scrupolosa, innamorata della storia, della famiglia, persino di questa folle umanità. Non conosco, non abbastanza, le sue ferite: sono troppo giovane e irresponsabile. Lo seguo, scalpito, lo capisco a poco a poco e mai abbastanza.

Non riesco ad acquisire la scorza che lui auspicava, non so se davvero.

Poi va in pensione e il mondo professionale è così diverso, senza di lui. Rare le luci. Un giorno,  mi chiama e mi chiede di leggere un suo manoscritto. Dattiloscritto. Mi stupisce, mi sconvolge che lo chieda alla sua alunna. Forse, solo in quel momento sento Firenze sotto la mia pelle, ma non so se gliel'ho trasmesso abbastanza.

È ancora vicino, lo vedo, ci parliamo, prima di una nuova sofferenza, il Parkinson bastardo. Lo scorgo spesso mentre spinge la carrozzina con la nipotina.

Dopo tanti anni, che sono così pochi, apprendo che la nipote si sta laureando. Con una tesi sul bastardo Parkinson.

Il signor Gianni (non riuscirò mai a chiamarlo in modo differente da quel primo giorno)  è andato avanti, come dicono gli alpini, ma io lo vedo sempre. Nelle sue delicate liriche, nel tracciare una notizia senza schiavitù, nel non alzare la voce se non per l'ultima vigliaccata subìta dalla nostra Pro Patria, nello scrupolo che riguarda la stesura di un'apertura di giornale o di una breve.

Il mio capo e la laurea di una piccola ormai adulta. Che sa che il Parkinson, come la falsità, non potrà mai vincere davvero.

Brava Maddalena.

Notte e ciò che è nel cassetto

Dolcemente, tutto si scioglie fuori. Sarà che era primavera, in fondo. Sarà che ho fatto tutto ciò che potevo, e più.

Lo so, avrei potuto farlo meglio. Ma intanto è questo che posso offrire: le mie forze, esaurite e non per me.

Adesso le raduno e le lascio solo nel cassetto, finché non possono fiorire.

Per me.

Ciò che è nel cassetto, finisce in vetrina, ma solo per chi vuole coglierlo senza cartellini, senza contanti e altre idiozie. Senza chiedermi la provvigione o sorridermi per sfruttarmi.

Notte e ciò che è nel cassetto (quello sono io).

Mogol Battisti- canzone per il giorno

Sarà stare sotto questo cielo, avvertirne la bellezza e la malinconica dannazione.  Contare fino a tre, per combattere la sensazione che attorno non ci sia più nessuno. Questo sole sarà stato messo qui, per renderci felici.

Per rendere felice me, hanno inventato te. È così che fuggono le mie paure.

...Solo tu resisti
Sei come una canzone di Mogol e Battisti

Mogol Battisti, Mina, canzone per il giorno.

domenica 29 novembre 2015

Ringraziare dei cieli

Tutti questi cieli così magnifici, esplosione di colori e tremori, sono come un regalo troppo costoso, che ha richiesto tanti sacrifici.

Creati e confezionati per noi, distratti da noi stessi o con gli occhi incollati su banalità e grane.

Ogni volta che ci stupiamo, è come se rendessimo felice un padre che tanto si è adoperato per noi. Lo rendiamo felice.

Quando non ti trovo

Quando non ti trovo, forse non è perché non ho cercato abbastanza o tu ti nascondi.

Voglio pensare che ciò avvenga, perché sei troppo vicino per vederti, già accoccolato nella mia anima.

Su tuo ordine

Cerco non di abbassare la testa, ma di trovare una via per accontentare chi è amico di una persona cara.

Ma quando mi sento dire: devi fare ciò che voglio io, perché è giusto, mi assale vecchio prurito.

vogliamo fare ciò che è giusto, per ordine tuo?

Va bene.

Fallo tu.

Occasioni, non sconti

Uno dei guai peggiori di un mondo in vetrina è forse questo.

Non capire che si offrono o colgono occasioni. Occasioni, non sconti. Salite impegnative con uno splendido panorama se si persiste, non scorciatoie.

Costare meno sacrifici e valere di più, cantonata da mondo in vetrina.

Notte e non fermarti mai

Provi a fare ciò che devi. Che per un'anarchica è ciò che senti. Prima, ti saresti fermata a controllare se gli altri fossero soddisfatti.

Adesso, non importa. Non aspetti il voto. Non sei brava o cattiva, un abbraccio sarebbe prezioso anche più di un grazie, ma non è indispensabile.

Perché non vuoi fermarti. Perché non puoi fermarti.

Non fermarti mai, costi quel che costi. Ma comincia ad accorgerti di te stessa.

Notte e non fermarti mai.

sabato 28 novembre 2015

Notte e con gli amici è come ieri

Dopo tanti ostacoli, riusciamo a tornare da un vecchio amico. Lo vediamo radioso alle prese con la sua nuova attività. ne gustiamo le capacità e l'atmosfera che sa creare, con la sua famiglia.

In un attimo, è come ieri. Quelle serate in cui ci trovavamo, magari per qualche minuto trasformatosi poi in ora. Perché c'era un cibo da provare, una bottiglia che  bisognava aprire insieme oppure perdeva qualcosa di speciale.

Parliamo come sempre, ridiamo come sempre, riflettiamo senza illuderci. E ci rendiamo conto di come - anche se ora siamo un pochino più lontani - siamo rimasti gli uni a fianco degli altri.

Grazie, e notte,  con gli amici è come ieri.

E vorrei capire di una foglia

Una foglia, una delle ultime posate su un albero, legate quasi da un filo trasparente.

La osservo tremare e vorrei capire se danza per implorare di restare, per affascinare quello spoglio ramo o chi può decidere. Oppure perché sia ansiosa di volare.

Una foglia, vuole sostare o correre via: qual è il destino che più le preme? E sono poi le foglie tutte uguali?

E vorrei capire di una foglia, vorrei capire di noi.

Dalla tua voce

A volte ti chiedo ciò che non voglio sentire da me.

Perché dalla tua voce è diverso, vero o sopportabile. Dalla tua voce, è tutto.

venerdì 27 novembre 2015

Arrossire facilmente

Mi sembra di questi tempi che il cielo arrossisca così facilmente. Forse, perché poco arrossiamo noi.

Renderti capace

I  momenti più belli forse ti capitano quando sei meno capace di sopportarli.

Perché tu scopra di esserlo, ancora.

Ti dicono

Ti dicono che tu dovresti trovare mille soluzioni, perché sei forte. Così possono continuare a non offrirti la loro forza.

E loro pretendevano che tu fossi umano. Ma non hanno mai mostrato traccia di umanità, benché ne blaterassero.

quello che ti dicono, non fanno. Tu puoi farlo, se non  lo dici.

Allergica alle divisioni

Sono fatta male, mica è una virtù. Sono allergica alle divisioni, e dire che in matematica mi venivano bene. Mi provocano il prurito i litigi a ogni costo, specialmente quando si fa del bene o quando si dovrebbe essere amici.


Probabilmente, accade così per viltà, mia.

Sarò una debole, certo. Ma non sopporto chi è sempre aggressivo, a ogni costo,  chi sta bene nell'arena e pensa che dovresti restargli accanto a sbranare o a prendere una parte, quella giusta naturalmente. Chi ti morde e poi si lamenta che ti allontani. Preferivi che ti mordessi, a mia volta?

Non riesco, non più, non davvero. E quando lo faccio, mi sento uno straccio.

Allergica alle divisioni, perché tanto non devo far tornare i conti. Il cuore se ne sbatte delle cifre.


Notte e tra le persone più care al mondo

Un tavolino non basta più, quasi come il cuore. Dopo un po' contemplo con commozione il posto dove sorseggiano, ridono, gustano persone tra le più care al mondo per me.

Chi sempre vicino, chi da lontano: forse è quel gioco, scopri le differenze.

Io, questa sera, non ne vedo. E quando arrivi e vieni accolto con un abbraccio, so che non esiste nulla di più meraviglioso.

Momenti semplici e autentici, che non ci lasceranno mai.

Notte e tra le persone più care al mondo.

Blood on Blood - canzone per la notte

Diamo colpa alla luna, se stasera ripenso a quelle notti luminose sulla spiaggia. Noi a improvvisare patti di sangue: perché amici, si è per sempre.

Adesso presi, incasinati, e non si sa chi più dell'altro.

Eppure c'è un'altra frase che mi tormenta di questa canzone. Che mi racconta ciò che mi manca di quei tempi.

Ciò che dicevamo, facevamo.

Blood on Blood, Bon Jovi, canzone per la notte.

Dialoghi reali - Decidiamoci

- Posso chiederti una cosa personale?

- No. Che cosa?

- Decidiamoci…

giovedì 26 novembre 2015

Allo stesso modo

Parlare tutti allo stesso modo, con mozziconi di slogan.

Non basta per sentirsi parte della medesima umanità. O meglio, per esserlo davvero.

Notte e impari a proteggerti

Impari a proteggerti, quando non vuoi scaricare sugli altri. Nemmeno quando potresti.

Perché ciascuno ha un volto, così capace di incrinarsi. Che ti piaccia o no.

Non ti mette al riparo, anzi a volte ti frega ancora di più.

Ma impari a proteggerti quando ti offri: ci sono io.

Notte e impari a proteggerti.

Spark in the dark - canzone per la notte

Non abbiamo bisogno di champagne, né istruzioni. Figurarsi se di qualcuno.

Non abbiamo bisogno di niente.

Siamo una scintilla nel buio. E per questo più veri, di tante luci dissolte nel giorno.

No matter what you say
No matter what you do
As long as it is me and you
We got a spark in the dark


Spark in the dark, Alice Cooper, canzone per la notte.

C'è un vento che fa bene

C'è un vento che fa bene. Quello che ti fa sentire fragile, ma non impotente.

Che ti restituisce alla tua libertà di scegliere. Che ti scuote e forse ti mette persino in pericolo. Ma non ti permette mai di affondare.

Quello che ti culla, perché tu pensi che non hai più l'età per farlo.

Certo che ce l'hai. Sempre.

C'è un vento che ti libera, se tu ne sarai capace, ancora.

Un verso mai sentito nel bosco

Poi nel bosco irrompe un verso che non avevamo mai sentito. Ci guardiamo e in silenzio ci chiediamo a chi appartenga.

Vorremmo scoprirlo, ma non importa, ci rendiamo conto. Perché ciò che è bellissimo, è che questa creatura ha scoperto noi.

Dalla stessa parte (di chi)

Continuano le incursioni di Arguta Paffuta nella pol(l)itologia. Internazionale, of course.

Putin se la prende con le coltellate della Turchia. Erano dalla stessa parte. No, la Turchia fa parte della NATO. No, ma Putin dalla parte della Francia. Che però è parte dell'Unione europea. Quella delle sanzioni alla Russia?

Com'è difficile essere dalla stessa parte, capire anche vagamente quale: sembra quasi la vita di ciascuno di noi.

Tra le dita ho il tempo

Sprazzi in cui sono tentata di credere al tempo, esistono. Come quando corro tanto, ma poi mi fermo e ti aspetto. Nel frattempo, non ficco tante faccende nell'attesa, ma la osservo.

Cammino lentamente e ascolto chi vuole affidarmi un messaggio. Lancio una pallina e non mi importa se mi verrà restituita, perché nulla mi appartiene realmente.

Ha ragione il mio papà greco: se corri, il tempo ti batte.

Adesso respiro e lui è fermo con me, come se mi attendesse a sua volta.

Quando passeggiamo tra le vecchie vie, tra le mie braccia ho te. Tra le dita, il tempo: e lo lascio andare.

mercoledì 25 novembre 2015

Notte e la luna non fa chiasso

Mentre ti aspetto, la luna si è vestita con una sciarpa magnifica: immagino sia di seta. Ma accanto, si affaccia un'altra luce, chiassosa. E' quella di un lampione, che scatena tutta la sua potenza.

Se dobbiamo fare sfoggio di muscoli, mica si può negare che tu illumini di più i nostri gesti più inutili, caro lampione.

Ma lei… la vedi? Discreta e affascinante, veglia su quelli più importanti e non ha bisogno di tempestarci  con i suoi raggi.

La luna non fa chiasso. Sussurra e forse ci protegge, per conto di qualcuno.

Notte e la luna non fa chiasso.

martedì 24 novembre 2015

Solo una preghiera

Nelle mani o nel cuore, impigliata tra i capelli, neanche per merito tuo, forse si è fermata lei.

Solo una preghiera resta, in certi cieli scuri. E ammirata e grata e contempli la Fedeltà.

Ogni cento luoghi

Ogni cento luoghi, puoi forse dire di aver vissuto almeno un poco la città. L'impegnativa lista, che non è un elenco ma un cammino, mi ha rimesso in viaggio.

Quante cose non sappiamo dove affermiamo di avere le radici. Penso di comprare un volume dell'architetto Augusto Spada, presentato lunedì sera dagli amici di Tradanogn per un amico straniero. Ma so che una copia, presa per me, mi mostrerà quanto non so.

Le vie, gli edifici non mentono. Non si prestano a interpretazioni, come la carta: questo pensiero attraversa l'aria e  mi scuote. Forse per questo li abbattiamo facilmente, per disfarci delle verità.

E anche quando pensiamo di aver studiato abbastanza c'è sempre una fotografia antica che ci inchioda al silenzio, allo stupore: dov'è questo posto?E che ne è stato, di esso, di noi?


Dialoghi reali - L'umore

- Ma cos'hai? Prima eri di ottimo umore.

- La giornata è lunga.


Notte e tu ti fai forte (per me)

In tutti i guai del mondo e nostri, più forte sei tu. Penso a quanto ti hanno martoriato, a come sia difficile essere onesti come te e restare a galla.

Eppure quando vado a pezzi, ci sei tu. Metti da parte ogni tuo problema, cancelli le mie lacrime che solo con te, e di rado, possono scendere. Mi piazzi davanti alla sconfitta della Roma per insegnarmi che si può sorridere anche perdendo. Mi imbocchi come una bambina, sfidando la mia inappetenza.

Tu ti fai forte per me. Perché tu sei forte, ma non lo fai pesare, cadi e ti sbucci, ma stai già pensando a medicare i miei graffi.

Grazie.

Notte e ti fai forte per me.

Per me la pace

Per me la pace è ascoltare prima il mio cuore prima del flusso di pensiero certificato dai social. Piangere tutti, senza sentire esaurito il compito. Anzi, avvertire come non abbia fatto quasi nulla.

Per me la pace è ribellarmi ai luoghi comuni, dei razzisti dichiarati o dei solo apparenti pacifisti, di chi viene bollato come rozzo o come intellettuale.

Per me la pace è ragionare con la mia testa, malconcia, malferma.

E prima di tutto capire, che della pace non sono degna nemmeno lontanamente.

Affare nostro

Non mi va di improvvisarmi politologa, o pollitologa, internazionale. Ma Arguta Paffuta mi ha sussurrato questo: non è affare della Turchia, o della Russia.

E' affare nostro. Affare dannatamente nostro. Come ogni gesto che attribuiamo agli "altri", e che appartiene a noi, in qualche modo. Che lo sappiamo, che fingiamo di ignorarlo, che lo snobbiamo.

Spettatori, non lo si è mai, neanche quando ci si illude. E di illusioni tra le ferite, in queste settimane, mi sembra di averne viste a dismisura.

Affare nostro. Un bel casino. O forse semplicemente, una responsabilità di cui potremmo finalmente renderci conto.




lunedì 23 novembre 2015

Il freddo per ricordare

Il momento così freddo per ricordare che siamo tutti uguali: fragili ed esposti, incapaci di stabili primavere.

Eppure il momento più freddo ricorda che non siamo tutti uguali, alcuni più fragili ed esposti e altri incapaci di lenire la loro sofferenza.

Expo, non si fa così

Il senso di un bimbo per Expo. Lo incroci fuori che sta prendendo a calci l'aria e il mondo, quindi alza lo sguardo e sbotta: sì, ma non si fa così.

Così come, bambino? Torna in me all'improvviso questa immagine.

E lui placa la sua furia di gesti e la dirotta sulle parole: Una cosa così bella prendere e farla finire subito.

Ma è durata sei mesi, piccolo.

Guai a parlargli così, riprende fuoco: infatti, è finita subito; potevano farla durare di più. E poi cancellare tutto così.

Bravo bimbo che sai dire anche ciò che noi - per contratto di adulti - non possiamo neanche pensare.

Notte e qualcosa deve rimanere indietro

All'ombra di una serata intensa e della luna, il tempo dei saluti corre con la notte. Un'amica e io ci scambiamo gli ultimi istanti di conversazione.

L'agenda forse è un blob fuori dallo schermo, che ci sta facendo sentire sue creature. E' tempo di fare i conti. E' tempo di guardarsi dentro, senza paura.

Qualcosa deve rimanere indietro. Perché non restiamo indietro noi.


Notte e qualcosa deve rimanere indietro.

Il momento in cui la kamikaze si fa esplodere

Il momento in cui la kamikaze si fa esplodere, il video in cui ci mostrate in modo dettagliato in questi istanti, sapete quanto mi interessa?

Zero. Meno di voi.

Per lei, in qualche modo, pregherò.

Ma voi, ma noi, che speranza abbiamo, tra tutti questi clic?

Dare felicità

In un paradiso di delizie, compare una deliziosa cagnolona. Ha molti anni sulle spalle e ci vede poco.

I proprietari la coccolano, mentre raccontano la sua storia: ferita, amata ma in difficoltà, disagiata, ora con scarsa vista.

Volevamo che fosse felice, negli ultimi anni, e l'abbiamo portata a casa dal canile.

Lei li guarda, e sembra una principessa. Vuole che loro siano felici.

Quella natura più forte

Volevo stare rintanata nell'oscurità protettiva che avevo trovato. Era così bello sostare lì: ci avrei trascorso autunno e inverno.

Ma qualcosa, qualcuno mi ha cacciato. E gli occhi non volevano alzarsi, finché hanno dovuto arrendersi alla meraviglia. Un cielo stupendo, vario e indescrivibile nella città sotto l'assalto gioioso del tramonto.

Sbuffi rossi e allegri dalla punta del grattacielo. Carezze rosa sulla fabbrica abbandonata, dove già si insinua la natura. E lassù, un combattimento buono di sfumature, come l'intera tavolozza del cuore.

La natura è più forte, mi dico, nel bene e nel male. Ma mai mi incute lo stesso timore di noi esseri umani. E almeno, sa consolare.

Liuc, come 25 anni fa

Venticinque anni. Incontro tanti volti che mi raccontano la storia di un'università e di un territorio.

Intervistati di quando ero ragazzina e tenevo la penna in mano, non il tablet. Amici. A Castellanza tutto stava nascendo e sembrava se non un sogno, un traguardo ambizioso. Come molte tappe della vita, di una persona o di un ente.

Liuc. Il professor Coda sta dicendo cose prodigiose sulle aziende e sul loro bene: occorre concepirlo, ma anche farlo.

Fare. I sogni si seminano, si coltivano, si difendono, si rafforzano. 

Ripenso ai progetti, al futuro che ci sembrava incredibile - creare un'università da zero, ristrutturare aree imponenti- e vedo proprio il futuro incarnato in questi volti e altri che purtroppo non ci sono più. 

Ma molti altri si sono uniti e questo mi emoziona con uguale forza.

Buon quarto di secolo, Liuc. Detto così, mi fa ancora più impressione, ma mi dà ancora più speranza. 

Il cielo diviso

Il cielo è diviso in due, osservi questa mattina. Uno cupo e ostinato, che sa di autunno; l'altro solare con una timidezza giovanile.

Chi vincerà, non lo sappiamo, né dipende da noi, dici. Di questo non sono così sicura. Anzi per sicurezza sorrido.

domenica 22 novembre 2015

Notte e il bacio di un amico

Non mi sono tutti simpatici, in chiesa. Dico una cosa orribile, ma non sono solita nascondermi. Non siamo tutti piacevoli, non siamo tutti perfetti. Io, meno di tutti.

C'è il ragazzino con tante smancerie, Dio mi perdoni. C'è l'ex compagna di scuola che già mi appariva francamente insopportabile tanto anni fa: Dio la benedica.

Non siamo tutti simpatici, per fortuna. Ma quando respiro la luce della mia chiesa, tutto cambia. E il Signore forse perdona pure la mia cattiveria, perché davanti alla propria immagine crocefissa mi mostra un caro amico in preghiera. Io non posso disturbarlo, neanche con mezza parola, e mi trovo a posare - per un attimo solo - la mano sul suo braccio. Prima di fuggire al mio posto.

Mi basta, per essere riconoscente, e felice. Pochi istanti dopo, quando sta per iniziare la messa, vedo un'ombra buona, protettiva. E' lui che compare. Penso voglia sedersi accanto a me, ma lui ha il suo solito posto, come me. Si ferma per il tempo necessario a un bacio, sento la fronte sfiorata, prima ancora del suo sorriso.

E penso che il Signore ha una bontà sconfinata, anche per i pessimi cristiani, come me.

Notte e il bacio di un amico.

Francesi scontati, gli altri un po' meno

Un'amica si è vista tingere della bandiera francese il sito aziendale. Niente di spaventoso, ma le sarebbe piaciuto sentirsi una domanda banale: sei d'accordo? Guardate che lei ha pianto, pregato, ha sofferto come tanti e di più.

Ok, banale  un corno. Banale no, perché io amo la Francia, la Francia di Voltaire come sapete, dei filosofi, dove nulla sembrava scontato.

Sembrava.

La mia amica è tutto tranne che di destra (prevengo la battuta), ci confrontiamo spesso anche aspramente sulla realtà internazionale. Ma oggi, stranamente, ci siamo trovate d'accoro su una cosa.

La Francia è colpita. La Francia bombarda. Tutti emozionati a mettere il nome sulle bombe che vanno a colpire (anche) i civili. Nessuno in piazza, tutti saldamente ancorati alla bandiera francese.

Uccisa una ragazza israeliana, poche ore fa altre persone dai terroristi. PERSONE. Si scrive persone, non israeliani o - confusione dei termini, avanti - ebrei. Se Israele reagisce, è uno Stato terrorista.

Sono un po' stufa degli Stati che reagiscono (a volte anche anticipano, se vogliamo essere brutalmente chiari sulla storia dei conflitti francesi) e sono applauditi. Gli altri si vedono vomitare odio addosso.

Con i francesi, è scontato. Con gli altri, un po' meno.

chissà quando toccherà a noi, gli altri dove staranno.


Chi aiuta il ragno magnone

Un amico, terminata la sua corsa, mi chiama: ho visto il ragno magnone, o meglio la sua creazione. Spettacolare, sotto i baci della nebbia: una ragnatela immensa e d'argento.

Io, che ho attraversato stagioni di fifa per gli insetti e non sempre mi riscatto, sono felice ogni volta che mi viene chiesto del ragno magnone, una delle prime creature che compaiono in "Chi ha bisogno di Willy". Sono felice che gli abbiate risparmiato l'umiliazione di vedere distrutto il suo capolavoro, costruito con abile determinazione. E, a volte, anche la vita, pur sapendo che nella legge della natura ciò significa che altri l'hanno persa per lui.

Chi aiuta il ragno magnone. La sua arte, la natura. In fondo, persino noi.

http://www.youcanprint.it/youcanprint-libreria/narrativa/chi-ha-bisogno-di-willy-ebook.html

Danger - canzone per il giorno

Che cos'è il pericolo. Lacrime e paure, soffocate come si può. E quando hai pochi anni cuciti addosso, non le vuoi nemmeno intravedere, non ti guardi indietro, corri sempre e solo avanti.

Ti strappano qualcuno, poi, e credi di poter odiare. Sei in un luogo meraviglioso e appiccichi un "mio" alla città, non per orgoglio o amore, ma per senso di possesso.

Possesso di che. Siamo tutti in pericolo, possiamo provare a scappare. Ma è meglio restare e cercare di essere liberi.

Danger, Motley Crue, canzone per il giorno.

So quello voglio

So quello che voglio, fortissimamente, senza esitazioni, senza sbavature, con tutta me stessa.

So quello che voglio, per almeno un istante.

sabato 21 novembre 2015

Sbadiglio azzurro e assoluto

Poi basta che si svegli il cielo. Che lanci uno sbadiglio azzurro e assoluto. Che sorrida senza pentimento di nuvole.

Basta che lo faccia lui, perché possiamo sentirci, persino dichiararci, felici.

Il marchio della Ue

La Ue, questo flebile pianto che mi ricorda tristemente l'impotenza di volere il bene di qualcuno. Non lo dico a cuor leggero, visto quante ore ho gettato al vento nelle scuole parlando di un ideale calpestato.

La Ue, Unione europea dicono, non sa indicare e tutelare i prodotti realizzati veramente in un Paese, con il suo sudore, e senza trucchetti.

Ma sa marchiare gli ebrei, come settant'anni fa. Anche quando in realtà marchia chi con gli ebrei (vivi nonostante tutto) lavora e cresce, non mercé dei terroristi e basta. Anche quando invece di costruire pace, sputa il veleno della guerra.

Il marchio della Ue, è questo. Qualcosa di nuovo? No, qualcosa di antico.


Rompiamo la catena, Alice Cooper - ultimissime note della notte

Siccome ho trasmesso il video di Alice Cooper a una mia amica, dopo vari vaneggiamenti, e lei mi ha scritto: mi fai paura, Marilù… Sento un dovere.

Volevo dirle solo che ho riso, riso forte, e la ringrazio.

E ringrazio tutti coloro che aiutano a non legarsi al veleno convinti che sapore è meglio di niente (accidenti, questo è anche molto Aerosmith), che mi stimolano a cercare sempre un gusto genuino, a non affezionarmi a catene che non danno sicurezza.

Anche te, Alice Cooper, dai. Vogliamo gridarlo forte, anche alla mia amica della quale ho un'immensa stima e stasera ci ha portato un sorriso luminoso.

SI', VOGLIO ROMPERE QUESTE CATENE.

Poison… il veleno non ci interessa. La vita è troppo gustosa, se lo vogliamo.

Si è svegliato Alice Cooper (e sono cavoli vostri)

Accidenti, Alice Cooper è tornato a casa. Gli abbiamo permesso di farlo, a essere precisi, dopo che ha ottenuto la libertà con i suoi concerti.

Non invidio nessuno, ma cribbio se invidio un pochino la sua ironica libertà.

Il suo profilo Facebook esplode senza dolore. E così io. Forse sono palle. Forse ha un nuovo amministratore. Forse è cattivo gusto. Forse c'è ancora speranza.

Un messaggio mi conquista, più del furore e delle auto.

Mio Dio, quanto siamo limitati dal nostro cervello.

Oh sì, si è svegliato Alice Cooper (e sono cavoli vostri, nostri).

Notte e bentornato vento

Sei gelido, ma non più di noi. Potresti portare via molto del nostro odio, riusciresti anche a trascinare lontano il peso dei nostri pensieri inutili e spazzare via la resistenza alla consolazione.

Sei fragile, meno di noi. Inconsistente,dicono stupidamente, eppure così autentico. Capace di danzare, senza perderti. Vorrei seguirti, perché viaggerei moltissimo senza paura di affezionarmi: tanto so che tornerei.

Sì, questa strana sicurezza mi guiderebbe. Intanto posso dire solo una cosa.

Notte e bentornato vento.

Giubileo, se non ora quando

E mi chiedo, io che non sono una brava cristiana, forse non lo sono affatto. Io cado al minimo passo, anche senza Croce.

Mi chiedo così, senza troppo urlare con me stessa, perché vedo la mia cupa anima.

In questo momento in cui il male sembra esplodere e in cui le preghiere salgono maldestre e divise al cielo, non è giusto il Giubileo? Abbiamo troppa paura?


Ma se non ora, quando?


Dialoghi reali - la brava farmacista

- Dottoressa ho questo e sono allergica a quest'altro, che cosa posso prendere?

- prenda questa medicina.

- grazie, arrivederci.

- guarisca presto.

Una brava farmacista. Perché sembra andare contro i suoi interessi, ma l'interesse di un bravo farmacista è proprio questo.

venerdì 20 novembre 2015

Guardando negli occhi la mia rabbia

Poi guardo negli occhi nella mia rabbia, non tento più di negarla o soffocarla.

La contemplo, provo persino ad accarezzarla, a capirla per lasciarla andare.

Tutta questa morte attorno, dentro. Grandi stragi, piccole ingiustizie, una marea di ignavia.

E in qualche maniera, di tutto faccio parte anch'io.

Prendo parole che ho detto, pensieri che mi hanno assalita, sguardi che non ho trattenuto: li trituro come riesco.

Guardando dentro la mia rabbia non sono più felice. Forse, più libera.

Notte e non riconosco i moschettieri

Me li immaginavo tutto, tranne che imbellettati e profumati. Ops, tranne il delicato Aramis.

Per sbaglio accendo la tv e mi tagliano la strada, troppo fragili moschettieri. Chissà se li hanno disegnati così bellocci e insulsi, degni di noi e del nostro vuoto.

Niente di personale, ma i moschettieri a Parigi li ho sempre immaginati impolverati, e con cicatrici, non tatuaggi senza dolore. Scavati nel dolore, sempre tesi a proteggere qualcuno, non mettersi la cipria.

Non come noi.

Notte e non riconosco i moschettieri. Forse nemmeno noi.

Non ti scrivo

Non ti scrivo perché non vuoi, perché forse non puoi più capire che esiste davvero altro.

Ma ti auguro ogni bene, soprattutto da quando ogni male hai augurato  a me. Quindi io - brutta, orribile e spelacchiata - so poco: ma so quanto ne hai bisogno tu.

Non ho mai visto Winston correre

Non ho mai visto Winston correre. Ora, addirittura lo vedo volare.

L'ho visto camminare, a fatica, troppo anziano, cercare coccole con uguale tenerezza al canile di Busto Arsizio. E sempre ottenerle, perché lì l'amore scorre più forte del dolore.

Winston. Adesso stai volando molto più in alto di noi. Ma forse l'hai sempre fatto, con le ali del tuo amore.

Corri sul ponte, caro. Una marea di abbracci ti aspettano.

Delicato elefante

Delicate. Un'amica definisce così le mie pagine. Delicata, sono stata definita anch'io in passato, senza sentirmi mai così.

Un elefante, che si muove a casaccio, non può essere delicato. O forse se ne può illudere quando offre tutto ciò che ha: le lacrime constatando di non possedere delicatezza.

Se ci fosse pace

E se ci fosse pace, da qualche parte, anche un filo attorcigliato, ma non potrebbe non farsi notare. No, impossibile, sprigionerebbe una tale luce, nonostante la sua piccolezza. Al che capisco quale sia il dramma: che, non conoscendola, non saprei riconoscerla.

giovedì 19 novembre 2015

Notte e la musica ascolta pure

Camminando nei silenzi, fuggendo dalle parole, arrivo fino a qui: alla musica che mi aspetta, che io lo meriti o no. Che non solo si fa ascoltare, ma in certi momenti si ferma e sorride. Quasi fosse lei ad ascoltare me.

Che non so cantare, strimpello malamente e, a ben vedere, ho ben poco da dire.

Notte e la musica ascolta pure.

Il prof e la suora

Dopo un lungo cammino, il prof se n'è andato troppo in fretta. E tanti di coloro che hanno condiviso quel percorso, mettono insieme frammenti di ricordi. Mi vengono in mente anche quelli di papà, che l'ha conosciuto bene, come amico e come medico.

Li unisco a quelli di un altro dottore oggi e vedo ciò che mai ho potuto vedere, eppure mi sembra più vero di ciò che scorre davanti a me.

Un medico rigoroso, e di non troppe parole. Ma quelle giuste risuonavano, in un sottofondo di umanità. Accanto a lui, a volte prima, la suora che faceva girare tutto per il verso giusto. Ed erano due autorità indiscusse, ma quando il giovane dottore li sorprese con una diagnosi gli dissero: vai avanti tu.

Rigore, umanità, persone. Mi sembra tutto più vero di ciò che scorre davanti a me.

Ritornerò

Ritornerò. Nonostante io mi sia persa, anzi soprattutto per questo motivo.

Calpesterò le orme altrui, e forse le mie stesse, lasciate per (apparente) caso. Sarò a casa, prima del previsto, e coglierò i sorrisi come lo sconcerto.

Perché non sempre si è felici di aprire le braccia.

Eppure ritornerò. Sono già sulla strada, lo sento dalla felicità.

Il momento più spoglio

C'è un momento più spoglio degli altri. Quando poche e indecise sono le foglie ancora penzolanti al ramo, e non sapresti intuire la differenza tra la nebbia e la nuvola.

Per terra un manto secco e chiassoso. Attorno, un silenzio disadorno. Ti racconta molte delle ragioni per cui detesti l'autunno, ma non le può racchiudere tutte.

Spoglie, anch'esse, e incapaci di trovarti e guardarti negli occhi per rassicurarti che spoglio non è tutto.

mercoledì 18 novembre 2015

Quando è giorno

Quando è giorno, ma del giorno non vedi luce. Solo insulse dichiarazioni ufficiali.

Puoi decidere di non attraversarlo, ma resteresti in ogni caso nella notte. Meglio alzarsi e cercarlo , oltre ciò che (non) senti, oltre ciò che dicono.

La nebbia e le parole

Una minaccia , che divora i chilometri e le mie speranze. Così vivo la nebbia, senza romanticismi che una donna in viaggio non si può permettere.

Mi ripeto così, finché non mi arrendo alla sua saggezza. Ci metterà in pericolo, ma intanto disperde la minaccia principale.

Le parole.

Nella nebbia non sento parole: inutili, contorte, velenose, autolesioniste, assassine.

Nella nebbia, solo il silenzio cammina. E forse anche questa è libertà, costi quel che costi.

Notte e ogni brivido vorrei

Tutti questi brividi, potessero diventare pensieri. Pensieri lievi, non vacui. Leggeri perché sollevano verso la verità senza volersene impossessare.

Ogni brivido, vorrei che viaggiasse con lei, almeno per un tratto, tornando poi a giocare con i miei dubbi, compagni troppo fedeli per essere accantonati.

Notte e ogni brivido vorrei.

Ciò che mi spaventa

Ciò che mi spaventa realmente, non è la strage dei terroristi che ci toglie tutto di sorpresa e di fronte alla quale molti di noi sono impotenti.

Piuttosto, le nostre piccole, e più quotidiane, meschinità, prevedibili ogni istante. E non muoviamo spesso un dito per evitarle.

Chi ti aiuta, chi ti uccide

Accade che ti aiuta nei momenti più difficili, poi ti ferisca a morte. Forse pensava che il peggio fosse finito, mentre cominciava soltanto.

Tu ti aggiravi solo, nonostante tutti gli abbracci della tua vita. E venivi preso pure in giro, accoltellato, aggredito da chi diceva di volerti bene.

Con il tempo, qualcuno ha capito. Altri ti hanno abbattuto, definitivamente. Se sei viva, è per te, gli angeli e l'amore che ha resistito ogni oltre speranza.

Chi ti aiuta, chi ti uccide. E anche se devi prendere le distanze per sopravvivere, l'unica speranza è volere bene a, volere il bene di  tutti.

martedì 17 novembre 2015

Nando Gazzolo e il tempo della voce

Riposa in pace, tu, il tuo cuore, la tua voce. Non prendertela - lo so che su non accade - se sottolineo voce.

Perché se chiudo gli occhi e mi ritrovo piccina, sento la grandezza di voci come la tua o di Alberto Lupo.

Voci. Mi riempivano il buio, senza che io capissi. Sono dovuta arrivare fino a qui, diventare grande o far finta, per capire.

La voce ti conduce dove non osi nemmeno affacciarti.

Nando Gazzolo riposa in pace. Con il tempo della voce, in un tempo come quello attuale con tutti i timbri uguali.

Potete continuare a sognare

Un ebreo accoltellato a Milano, aggiungiamo "ortodosso" a marcare rassicuranti distanze. E Parigi, è terribile, ma mai abbastanza a vicino. Israele, che bastardi a reagire: lo possiamo dire, noi che siamo così concilianti con il mondo (quasi) intero, a parole.

Abbiamo soluzioni per tutti.

Potete continuare a sognare, in tranquillità, senza paura. Tanto mica tocca voi. Possiamo.

Finché non tocca a voi, a noi. E non lo dice quella stupida della Malu. Lo diceva un certo Brecht.

Save a prayer - canzone per la notte

Il mondo è in fiamme, io ho una strana brezza dentro. Forse è colpa di questo sentirsi così solo.

E grazie mondo di tante preghiere. Ma non per me.

Una preghiera per me può aspettare il mattino dopo, mentre bruciamo entrambi.

Save a prayer, Duran Duran (e Eagles of Death Metal), canzone per la notte.

Finalmente la febbre

Finalmente la febbre, per restare umani e vivi. L'avevi da un pezzo, eppure solo adesso puoi concedertela.

Scotti di stanchezza, di dolore, di insofferenza. Sai che sembrano commiserarti, ma ti chiedono sempre di più. Ha la febbre, chi si arrende e chi sa rinascere. Chi non si sottomette a confini tra anima e corpo.

Ha la febbre chi sa fermarsi, perché non è servo di nessuno, costi quel che costi.

Sbagliato tante volte

Ho sbagliato tante volte che ne ho perso il conto. Lascio agli altri il compito di affaccendarsi al pallottoliere o a una calcolatrice fantascientifica.

Piuttosto, cerco di vivere.

Feed my Frankenstein - canzone per il giorno.

Chissà quanti Frankenstein dobbiamo sfamare. Mostri e arroganze, ego e vuoti.

Indossare maschere non ci ridarà il sorriso. Si può solo ballare, cullati dall'ironia di Alice Cooper. Fingendo di non vedere tutti i Frankenstein sulla nostra strada, che reclamano le energie altrui, compresi i mostri che creiamo noi.

Feed my Frankenstein, Alice Cooper, canzone per il giorno.

lunedì 16 novembre 2015

Tutto quest'oro, da dove arriva

Forse è una svista, non saprei spiegarmelo diversamente: non ora.

Un filo d'oro compare tra le pieghe delle tapparelle, dei pensieri.

E non si arrende, scava, si espande, colora piano piano tutte le fessure, come il gioco rigoroso di un bambino.

Da dove arriva quest'oro nel regno della nebbia, non so. Nemmeno come sia possibile. Solo, vorrei tanto credervi.

Notte e abbiamo perso Valeria

Chiedo perdono a un'amica, che ho afflitto con pessimismo cosmico. E suffragato dalla realtà.

Lei crede nell'esistenza di persone meravigliose. Io pure, ma si contano sulle dita di una mano, e certo non rientro, su questo nessun dubbio. Ma anche attorno ne vedo pochissime.

Lei controbatte: ma non hai visto che donna incredibile l'italiana uccisa a Parigi?

Certo, le rispondo, ma è morta.

Le persone meravigliose sono - quasi tutte - morte.

Le rispondo come un monello incazzato, e ne ho tutte le ragioni. Oh sì, i monelli incazzati hanno sempre ragione.

Finché capisco questo: abbiamo perso Valeria. I suoi cari, e tutti noi, in questo momento. Valeria, una vita giovane e impegnata.

La speranza.

Notte e abbiamo perso Valeria.

Lo str - dialoghi reali

- ma perché sei stato così educato e gentile se quello è str?

- perché lo str è lui.

Le lacrime di un nonno

Tra gli auguri a un nonno, spuntano le sue lacrime. Pensa ai suoi anni, ai suoi acciacchi, al tempo che scava il tempo?

- Penso a Parigi, a tutta questa morte, alla guerra. Dove andranno i miei nipoti?

Le lacrime di un uomo che dalla distruzione ha saputo costruire e ora si guarda attorno, sono le più terribili. Le  lacrime di un uomo che non osa guardare avanti, per amore.

Le lacrime di un nonno.

Morti contro morti (per colpa dei morti)

Soffro, no, cerco di soffrire per tutti i  morti: sarei ipocrita, se lo dichiarassi come atteggiamento spontaneo. Il mio cuore bastardo corre dove si è più vicini, poi si rende conto che non esiste confine di umanità.

Ma piango ancora di più vedendo contrapporre i morti ai morti: non abbracciarli insieme, ma proclamare guerre rabbiose su chi conta di più. Questo non significa che siamo migliori. Significa solo che siamo più morti di loro.

domenica 15 novembre 2015

E la notte ti percuote

La notte ti osserva in silenzio, ma di quel silenzio a volte fa un'arma. E ti percuote, se tu osi entrare nel suo tempio, nel suo cuore.

Lo fa raccontandoti in pochi istanti di cosa può essere carico quel silenzio. Sfilano così tutti i dolori di queste ore e quelli antichi.

Non resta che pregare per liberarli da questo buio. E noi con loro.

Ferito qualcuno che non amo

E' quando viene ferito qualcuno che non amo, che sento davvero il dolore.

Mi stupisco, mi incazzo, mi ribello, dico che no: non mi importa, tanto a lui non importerebbe di me.

Eppure è in quel momento che sento davvero il dolore.

E riparto, per difendere non solo lui.

No, non cambio la mia foto

No, non cambio la mia foto per la Francia ferita sui social. Ognuno faccia ciò che ritiene giusto, ma io ho paura di fermarmi lì, di pensare di aver fatto il mio dovere e quindi di sentirmi a posto. Di cambiarla oggi per questo, domani per altro, il tempo sufficiente per sfuggire a ciò che posso fare per migliorare il mondo. Migliorarmi, che forse non riuscirò mai lo stesso, da vigliacca e superficiale quale sono.

Non cambio la mia foto, perché preferisco cercare di cambiare il mio cuore e sfidare i miei fallimenti per costruire qualcosa di migliore, un'umanità meno balorda di chi fa del male, di me.

Hey stoopid - canzone per il giorno

Stoopid, scritto proprio così: prolungato come per darti il tempo di ripensarci. A costo di essere noiosa,vi spiego perché Alice Cooper è geniale: perché nel travestirsi, ci smaschera.

Pensiamo di essere fighi, di poter sentenziare, di essere i più furbi di tutti.

E questo siamo, meritiamo di essere chiamati così.

Stupidi, anzi stuuupidi come in un film di Stanlio e Ollio.

Hey stoopid, Alice Cooper, canzone per il giorno.

Voltaire è morto (e hanno vinto loro)

Noi qui a scannarci, perché l'altro ha espresso il proprio pensiero. Contrario, insopportabile, devastante, ma  è suo.

E i morti di Parigi cadono ancora, se penso che questa tragedia è accaduta nella terra di Voltaire. Voltaire che dichiarava: pronto a dare la mia vita per il tuo pensiero, anche se non lo condivido.

Noi qui a scannarci, giudicare, bannare, mentre dovremmo solo piangere insieme. E vivere, insieme.

Voltaire è morto, e hanno vinto loro. Sì, i terroristi o chiamateli come vi pare.

Welcome to my nightmare - canzone per la notte

Che cosa ve ne fate, di tutta questa realtà? Benvenuti nel mio incubo, che almeno vi fa sognare.

Riesce a consegnarvi un dono inestimabile: vi fa sentire come siete, vi fa sentire che appartenete a questa grande avventura della vita.

Senza lacrime, perché quando vi spaventate troppo, vi svegliate. E io saprò accogliervi con un sorriso.

Welcome to my nightmare, Alice Cooper, canzone per la notte.

Notte e le mie piccole

Sono così uguali e così diverse. Una ardita, l'altra si aggrappa alla mia mano: ma non so chi abbia più paura.

Sono piombate nella mia vita, sono state lontane e poi vicinissime.Si appassionano alla creatura che mi ha salvata.

Sono le mie piccole e vorrei proteggerle, ma più spesso mi proteggono loro. Sono dolci e testarde, come sapevo  e so essere.

Notte e le mie piccole.

sabato 14 novembre 2015

L'ultima volta che stringi la mano

Poche ore e torna il ricordo di sette anni fa. Che cavolaia: è rimasto sempre conficcato in me.

Pochi minuti e corro da te. Ora sento piangere come moltiplicato, ma ogni dolore è unico.

Pochi secondi e sono a stringerti la mano. Per l'ultima volta.

Chissà perché l'ultima volta che stringi la mano, non è mai abbastanza.

Notte ed era il posto più bello del mondo

Sono stata solo a Parigi, di tutti i luoghi martoriati di queste ore, e cerco di giustificarmi così. Ho dormito o non ho dormito affatto, a caccia delle ultime luci. Ho respirato l'aria gelida o la primavera, sentendo la vita.

Ma degli altri Paesi dove hanno calpestato tante vite, non ho condiviso nulla. Tranne il Libano, dove non sono mai stata. Eppure un'amica abita poco lontana, quasi lo accarezza. E papà, quando vedeva lo scempio in tv, sapeva che era realtà. Piangeva: era così bella questa terra, quasi latte e miele, la chiamavano la Svizzera e ora solo macerie.

Forse, il posto più bello del mondo è dove hai dormito o non hai dormito affatto, a caccia delle ultime luci. Hai riso o ballato con la sua gente. Hai respirato l'aria gelida o la primavera, sentendo la vita.

Ma ogni posto merita le tue lacrime. Ogni posto merita che ti indigni, prima di tutto con te stesso.

Notte ed era il posto più bello del mondo.

Perché siamo sotto attacco

Perché siamo sotto attacco? Forse perché non ce ne accorgiamo.

Non ce ne siamo mai accorti, troppo impegnati a dire: cavoli degli altri, gli altri meglio se brutti e cattivi. E magari ebrei.

Oltre la nebbia

Nella nebbia mi chiama un amico. Lui non fa ragionamenti etici o politici, ha un'unica urgenza: pregare.

E mi porta messaggi d'amore, a partire dal più Caro che mi manca.

Poi mi dice: hai visto che nebbia, il cielo però non è questo. La nebbia, la portiamo noi.

Oltre la nebbia, cercare oltre la nebbia, cercare ciò che è più forte anche del nostro disorientamento, del nostro dolore.

venerdì 13 novembre 2015

Papà, piangere tutti piangere te

Ho cercato di soffocare ogni anno queste ore terribili, di non pensare all'ultima sera che ti ho abbracciato, a questa mattina in cui sono accorsa appena in tempo per sentire la tua voce un'ultima volta, troppo tardi per salvarti. 

Papà, oggi è ancora più terribile unendo la sofferenza della Francia. La Francia. Mi viene in mente il tuo francese, che parlavi così bene. Mi viene in mente quanto hai usato questa lingua, per girare il mondo, a partire dai Paesi arabi. E il Corano che in francese hai comprato: l'ho letto io, in francese poi, e ciò che penso è solo nel mio cuore.

E l'ultimo viaggio insieme, in Francia, con il mare che cantava di notte. A Parigi insieme non siamo mai potuti andare. Parigi. Sì, tu eri preoccupato, angosciato quella domenica in cui la visitavo dopo Strasburgo con la mia sorellina e avevo sentito parlare la TV di esplosioni.

Papà, che pensieri in una notte insonne, quando vorresti piangere tutti e piango te.

Mentre gli altri muoiono

Tra i pianti per tante vite spezzate sento ragionamenti che vanno dai complotti al "guai a chi dice questo".

Blateriamo mentre regna la morte con il suo silenzio, in Francia. Ma non muore mai la nostra ostinazione di fare i Soloni e di sentirci sempre dalla parte giusta. Mentre gli altri muoiono, insieme alla libertà.

Il prossimo concerto

Mi si chiede: quale sarà il tuo prossimo concerto? Io, che mi ero pentita di non aver subito strappato il bis con gli Scorpions, mi schermisco, ora.

No, preferisco aspettare, centellinare, colorare di simboli e quindi di unicità. O tutto diventa un'abitudine. L'addio dei Motley Crue aveva un senso da condividere, ad esempio. Dovrò aspettare, e molto.

Poi un amico mi posta quasi a tradimento un annuncio: a giugno Gods of metal che ho promesso che non vedrò più dopo lo strepitoso evento di Verona.

Mai più, chi ha detto che non esiste?

Mi coglie un pensiero: le scarpe giuste da infilare a giugno, mica gli anfibi.

Il prossimo concerto è quello che desideri.

Notte e feriscimi quando c'è l'amicizia

Dovrei stupirmi che il peggio avviene mentre risuona la parola "amichevole"?

In questa umanità, che comprende te e me, non esiste amichevole. Una cade e l'altra la costringe a rimanere a terra. Ma no per proteggerla.

Esiste un'umanità, quella che si accanisce in nome di poche, orribili certezze che fanno pena. E una, più silenziosa, che cerca di curarsi le ferite, con frammenti d'amore.

E' tutta qui, la nostra miseria.

Notte e feriscimi quando c'è l'amicizia.

E Parigi che brucia (non voglio crederci)

Esplosioni e devastazioni, che vengono gridate. Parigi che brucia. Sembra un vecchio titolo, invece è scavato dentro di noi.

E penso indietro, tanti anni indietro. Quando ero a Parigi con la mia sorellina greca, e la attraversavo in un giorno con spensieratezza, nella sua immensità. Invece, fuori veniva urlata la verità: c'è orrore, c'è morte.

Quella sera, quando chiamai a casa e in un altro luogo caro di Francia, nell'era pre cellulari, sentii diverse voci piangere la stessa domanda: stai bene?

Perché, che cosa è successo in questa immensa Parigi che mi sta abbracciando? Non ci volevo credere.

Forse, non voglio crederci nemmeno ora.

Attorno alla colonna

Un gioco attorno alla colonna. Una mamma che gira e si nasconde; un bimbo che le dà la caccia. E ride, ridono entrambi.

C'è qualcosa di così antico, e di così nuovo, nella semplicità di un gioco attorno alla colonna.

giovedì 12 novembre 2015

Ogni nuova parola

Scappa, torna, si affaccia curiosa, si ripete, si danna, accarezza, cade,  si incanta,  prende il volo, si conficca.

Ogni nuova parola, come un vecchio sortilegio.

Anzi voglio essere come Mick Mars

Scusami, Alice Cooper, se ti tradisco subito, ma ho già confessato che mi ha colpito ugualmente o ancora di più poche sere fa a Milano.

Mick Mars. Silenzioso. Con una malattia, che ha cominciato il suo triste lavoro fin da quando lui era giovane. In teoria, l'ha frenato, limitato, ferito.

Invece, quando le luci si puntano su di lui, persino quando lo nascondono, avverto una forza più irresistibile.

Mick con la sua fottuta chitarra, le sta suonando al fottuto mondo, per dirla in motleycruese. Preciso e libero, come una farfalla. Un assolo che fruga tra i nostri accordi sbagliati.

Dovevo arrivare fino a questa notte milanese per dirti…

Grazie Mick Mars, farfalla dei Motley Crue che ci libera.

Notte e ho scelto il colore

Cultrice del nero addosso, mi metto a ripudiarlo senza preavviso. Colgo di sorpresa la negoziante, nell'indicare inedite sfumature.

Ma è sicura? Ma questo nero no?

Io non so perché oggi no devo rispondere. O meglio, può apparire banale la risposta: perché ho voglia  di colore, sulla pelle e sui pensieri.

Notte e ho scelto il colore.

Il lago che si strucca

Ci sono riflessi insoliti nell'acqua. Morbidi, a tratti confusi, come se qualcosa si stesse allontanando.

Mi ricorda il trucco che si sfalda sul viso, la matita che perde consistenza, e tutto esce allo scoperto con spoglia naturalezza.

Il lago che si strucca, nella sera dell'autunno, mi sembra ancora più umano. Un compagno più sincero di comparse distratte.

School's out - canzone per il giorno

Non mi ricordo mezza rima e anche le matite sono state spezzate.

Via dalle gabbie che siano travestite da scuola o altro:  perché abbiamo perduto la nostra innocenza ed è ora di andare a ritrovarla.

School's out, Alice Cooper, canzone per il giorno.

mercoledì 11 novembre 2015

Ritagli di luce

Ciò che filtra dalla persiana, al primo passo di danza del giorno. Un velo grigio e luminoso si insinua e si posa su di te a rassicurarti.

Non importa che colore abbia o gli manchi.

Resta luce. Luce di amore, che ondeggia tra la tenerezza e il coraggio, per riunirli.

Ritagli di luce si posano su di noi, il tempo di essere felici e volerlo restare.

Da grande essere Alice Cooper

Che poi mica voglio nasconderlo: da grande quasi quasi voglio essere Alice Cooper. Recitare una parte che non mi tradisca. Rivestire di ironia la paura. Attraversare gli anni, anzi i decenni. Non perdere mai di rispetto gli altri e me stesso.

E quando qualcuno viene e mi fa il verso, essere unica, originale come lui. I segni del tempo, si sono fermati parecchio tempo fa, quando hanno capito forse di non poter osare oltre.

Da grande voglio essere Alice Cooper. Suonare, cantare più forte e ridere, ridere più forte ancora. Prima di tutto di me.

Notte e il morso della libertà

Sembra che mi sia stata fregata tanta libertà, sotto forma di tempo ed energie. Invece, la sento tutta con me, ora che mi fermo a contemplare il cielo.Persino mi morde, quella, e vorrei chiederle che le stia passando per la testa.

Avessi orecchie efficienti, sentirei forse: cerco te.

Pensano di avermi incastrata in tempi fittizi o vani ragionamenti, così pragmatici da avermi già disgustato il loro odore.

Io sono libera, mentre danzo nella notte..

Notte e il morso della  libertà.

Quello che sei

Quando capisci che non conta ciò che sei, ma ciò che vuoi far credere di essere.

Allora, capisci anche che a questo gioco non hai voglia di partecipare.

Non ha più sapore

Tutti i manicaretti che mi ho preparato per farti sentire che il peggio era passato. Tutto inutile, quel giorno.

Le parole più giuste, come al solito, le pronunciasti tu: non sento più alcun sapore.

E io a perdermi in varie interpretazioni, prendendomela con gli antibiotici e altri espedienti umani, quando stavi affermando qualcosa di più fondamentale.


Non sento più sapore.

Strano l'indagare nelle varie accezioni umane, quando ce n'è una sola, diretta.

Marilena, guarda che non sento più sapore ed è bene che io vada a ritrovarlo.

Quell'ultimo giorno in cui ti ho dedicato molto tempo, e mai abbastanza.

Sarà per questo che oggi non sento abbastanza sapore.

martedì 10 novembre 2015

L'istante timido

Non importa se d'improvviso ti sembra tutto grigio.

Ancora più inaspettato arriva lui: l'istante timido, che sussurra l'alba. Durerà poco il suo rossore, ma offrirà il primo tocco di colore. E il cielo non lo terrà per sé.

Notte e tutte le cose cattive hanno una fine

Bene, sono arrivata da voi. Non è molto importante, lo so, Motley Crue. Ciò che conta è che le cose cattive abbiano una fine.

Le follie, gli eccessi, le fughe in avanti, e pace se si vola in alto, si suona a testa in giù o si stecca: si paga sempre il prezzo da soli, senza sconti.

Io sono felice stasera di aver attraversato il mondo dei miei rocker all'ultima tappa. Mi inchino, ancora, alla sensibile intelligenza (che cosa sciocca ho detto, come se potessero essere separati) di Nikki Sixx. Alla testardaggine acrobata e simpatica di Tommy Lee. Al coraggio di Vince Neil. E alla maestria che non avevo mai colto abbastanza di Mick Mars.

Tutte le cose cattive hanno una fine, è il loro motto di questo tour finale. Che ci ha rimesso in moto il cuore, ci ha ricordato che è facile prendersela con il diavolo quando vogliamo dissimulare le nostre responsabilità, che è bello fumare nel bagno dei ragazzi (allora si poteva cantare, adesso c'è uno scagliare una pietra dietro l'altra) e che c'è un'unica, vera casa.

Tutte le cose cattive hanno una fine. Specialmente quando sono buone.

video
Grazie, Motley Crue.

Ma sa che io non posso scherzare

Ti prendo, rock, come la povera cagnolina della Carriola.

Non faccio nulla di male, scherzo solo e rido e vivo.

Pirandello, chissà se sarebbe d'accordo nel frastuono delizioso che mi aspetta. Che mi ha accompagnata in ogni istante della mia vita e mi ha salvato da tante corbellerie, prima il fighettismo del conformismo.

Il rock mi fissa sospettoso, come la cagnolina della storia, mentre mi vesto della sua anima. È molto più arguto degli altri. E lo sa.

Sa che non posso scherzare.


Nikki e il Duomo

Poi il Duomo, un angelo, un plettro che vola come le ali.

Così a casa, così lontani. Tra poche ore le note cercheranno a loro modo di gridarlo.

Ogni attimo è una benedizione.

Nikki al Duomo, con il pudore di un sorriso.

Kickstart my heart - canzone per la sera e la notte

Si può iniziare solo per ridere e spaventare la paura. Poi, scopri che ti viene bene. Poi, scopri che puoi andare avanti. Ci sarà un momento in cui smettere, e lo affronterai con grazia o ci proverai.

Ma intanto saprai sempre ciò che ti ha messo in moto, la vita, il cuore, l'emozione.

E la cosa più incredibile è questa: pensare che tutto ciò che volevi era un po' di rock. O qualsiasi cosa ti facesse stare bene.

Bentornati Motley Crue.

Kickstart my heart, canzone per questa sera e questa notte.

Speak to me in Italian

O della non arroganza del rock. Sai quando vai in un Paese e non fai il minimo sforzo per capire.

Nikki Sixx stamattina dà un ordine gentile: speak to me in Italian. Perché le origini paterne sono italiane, sì. Perché le radici, persino quando fanno anche male, non scompaiono, restano dentro di noi.

Perché Milano oggi è bellissima e solare. Finché scenderà la notte, e non davvero. 

Rock in, Alice Cooper and Motley Crue 

Ogni angolo

Ogni angolo di prima mattina mi racconta da dove vengo, forse chi sono e persino dove vorrei andare.

Tutto il resto, ciò che più conta, lo dici Tu e le tue sorprese di ogni stagione, regione e colore. 

lunedì 9 novembre 2015

Solo Carmelo

Sono giorni che penso al Carmelo. Da quando ho saputo, sottovoce, che se n'era andato e quasi non c'era il tempo di salutare. La sua voce che ti strigliava, ma sorrideva, in basilica. Il suo sguardo che mescolava severità e ombre di risata.

Sempre presente, il Carmelo, finché ha potuto. Tra sacro e sacrista, una manciata di lettere che aggiungono forse umanità. E so che i passi in basilica, risuoneranno più vuoti.

No more Mr. Nice guy - canzone per il giorno

Guardi, ero ottimo, se non abbondante. Un esserino dolce, fino allo sfinimento. Rabbrividisco ancora a pensarci.

Basta che qualcuno parli per niente, e forse crede di ferirmi. Invece, in un certo senso, mi libera.

Perché anche se mi sforzo di essere migliore, non sono niente di che. Ma almeno non mi vanto del contrario.

No more Mr. Nice Guy, Alice Cooper, canzone per il giorno.

Notte e mai indietreggiare davanti a un sogno (rock rules)

Nikki Sixx posta ancora dalla Svizzera, non ho tempo ed energie per guardare gli altri. I Motley Crue stanno arrivando. Penso a quando amavo la loro musica, non la loro filosofia. Penso a quando non mi sfiorava l'idea di un solo concerto.

Sono cambiati.

Sono cambiata.

Ma mi ricordo bene di quando anche il vecchio Nikki mi fulminava con una frase, scatenando la mia anima ribelle.

Sul suo profilo Twitter stanotte memorizzo il suo credo: non indietreggiare mai davanti a un sogno.

Mai. Eccoci.

Notte e non indietreggiare mai davanti a un sogno.

Martina oltre

Martina ha subìto un'ingiustizia. Più di una, troppe. Questo mi raccontano, e raccontano i suoi occhi secondo la sua mamma.

Ma dicono anche di più: che Marty sa andare oltre, oltre ciò che le è stato fatto. Oltre il dolore, oltre le delusioni, con il suo ingrediente segreto che nel frattempo è diventato quella di una giovane donna.

Me lo ricordo quel video, l'anno scorso, e la sua gioia nel costruirsi un futuro. Noi possiamo aiutarla, dobbiamo a dire il vero, rimanendo al suo fianco. Abbiamo tanto, da imparare da lei, come e più di un anno fa.

Forza Marty.


https://m.youtube.com/watch?list=PLJCF0gd7vK07VZdp_Ixu1jRWXRRYpPjEH&v=4ejyeRypGrI

domenica 8 novembre 2015

Il primo a gridare

Il primo a gridare è un pensiero, lasciato fuori la sera prima.

Forse questo è autunno davvero e di quelli più subdoli, perché si veste d'estate per ingannarti. Ci sono già passata, negli autunni subdoli che strappano l'estate del cuore.

Ma io lo lascio fuori a strillare, giocando con un grigio cielo come fosse una tavolozza. Le mani dell'anima sporche felicemente di colori.

Dialoghi reali - Stasera rompo

- Ho fatto troppe domande al cameriere? Sono troppo rompiballe stasera?

- Perché hai aggiunto stasera?

Bene.

Notte e possiamo, sempre

Posso buttare tutto in aria e ricominciare. Posso mettere tutto in ordine. Posso fermarlo, posso fermarmi. Posso attraversare ogni valle.

Correre no, non credo di averne più voglia. Quest'aria d'estate smarrita è troppo bella per scappare via, dietro a insensatezze altrui.

Posso fare tutto, e incrociare le braccia. Possiamo farlo, persino insieme.

Notte e possiamo, sempre.

Only women bleed - canzone per la notte

Non so se solo le donne sanguinino, sotto il peso del mondo, di uomini, di se stesse. Forse la sofferenza è ben ripartita. Ci sono donne che soffrono senza limite, altre che sono ben capaci di soffrire.

Ma mi inchino di fronte a un uomo che sa inchinarsi alle donne. Che le vede piangere, occhi neri dell'anima, che fotografa l'arroganza e il vuoto di altri del suo genere.

Non so se solo le donne sanguinino. So che Alice Cooper lo canta dannatamente bene.

Only women bleed, Alice Cooper, canzone per la notte.

sabato 7 novembre 2015

Il coraggio di ripartire

Il coraggio di ripartire, in una mattina di sole. Sapendo che la pioggia tornerà e non chiederà scusa: nemmeno servirebbe. 

Del resto, le ferite più pesanti  piombate su di te, in mattine di sole. 

Solo, hai tratto da quella luce, il coraggio di ripartire.

Notte e mi sono dimenticata le stelle

Ma come, sono giorni in cui mi perdo e rischio pure di cadere per lasciare arrampicare lo sguardo fino alle stelle ritrovate. In cui mi beo dell'autunno in ritardo e dell'aria che solo la sera mette la testa a posto, respirando il fresco e liberandolo fino a lassù.

Stasera, dopo tanti discorsi, mi sono dimenticata di guardare il cielo. E mi posso dare solo due ragioni.

La prima è che lo so, lo sento, che sono al loro posto a vegliare su di noi.

L'altra è che il mio sguardo era distratto, quindi così terribilmente concentrato, per te.

Notte e mi sono dimenticata le stelle.

Ogni giorno con Lauretta

Quanti cuori contenevano la chiesa, il sagrato, ogni spazio che poteva accogliere. Ripenso a questa giornata, che finisce eppure no.

Sant'Edoardo, santuario nato nella campagna e subito dopo la cartoleria, per la gioia di don Ambrogio. Rivedo quelle immagini di cui avevo sentito. Lauretta ragazzina, Lauretta donna, moglie, madre, poi nonna. Lauretta che insegna tanto con la sua discrezione, con l'esserci, senza mai mettersi in mostra. Sì, lei non si metteva in mostra, ma c'era, ricorda don Emilio la sua umiltà, il suo sorriso, la sua armonia.

E quanti di noi, quante generazioni, prendendo un quaderno, una penna, un giornale, hanno potuto avvertire la luce che si posava. La sentiamo ancora di più ora che lei si è allontanata. Ma come allontanata, se la sentiamo così vicina. E ogni attimo ci porta a un incontro nel suo nome, a stare insieme, a consolarci, a rafforzarci, a combattere anche.

Questo quartiere che oggi è uno dei più popolati, che si disperde in tante strade e ha un viale bellissimo e terribile, è raccolto qui, nel nostro trovarci insieme per Lauretta.


Ogni giorno è stato con Lauretta, che ce ne rendessimo conto o no. E ogni giorno lo sarà: di questo, mi rendo conto.


http://neicassettidimalu.blogspot.it/2015/11/i-quaderni-di-lauretta-e-basta.html

Per te

Per te. Non è una parolaccia. Qualcosa per cui arrossire.

Per te, è buono. Non toglie nulla agli altri, dura un istante, un'ora, un giorno; è un sottofondo costante, se lo vuoi, che ti aiuta persino a essere migliore.

Per te, perché non solo esisti: sei stato creato. E chi l'ha fatto, vuoi che ti neghi la volontà, la gioia, il sollievo di fare qualcosa per te.

venerdì 6 novembre 2015

Dialoghi reali - alla tua età

- ma che cosa vai a fare al concerto metallaro? Alla tua età?

- be', quelli sul palco hanno vent'anni di più.

C'è un tempo per stare zitti

Quando hai davanti a te una persona straziata dal dolore, autodifese d'ufficio o dotte riflessioni sul nulla le infliggeranno altre ferite.

Perché non scegliere - se si è incapaci di mostrarsi umani - una tecnica banale, ma sempre efficace? Stare zitti. C'è sempre un tempo per stare zitti. Ed è il più prezioso.

Le aspettative

Ti mettono, ti metti in testa questa idea: che per essere viva e realizzata, devi realizzare ogni aspettativa. Degli altri.

non ci riesci,no che non ci riesci: per fortuna.

Ma le tue, che fine hanno fatto? E tu, ancora più nascosta di loro?

Ricominciare da questa consapevolezza: che sei tu la prima aspettativa.

Notte e queste stelle

Oh sì, che è stata una giornata meravigliosa. Oh sì che è stata una giornata terribile. E io in mezzo come sempre (sindrome da Calimero).

Ma quando ti sto per mandare al diavolo, alzo lo sguardo al cielo e le vedo.Le stelle, perfette, incerte, segnate, testarde,  perse, così fiere di sé.

Sono bellissime, non credi?

Notte e queste stelle (mi dannano d'amore).

Turn the page - canzone per la notte

Oh sì, quanto tenevano a te. O quanto servivi. Ma non credi che sia il momento di voltare pagina, davvero?

Via dai cliché

All the same old clichés, is it woman, is it man 

Io so come voltare pagina, fumando una sigaretta autentica, non quelle cartacce.

L'unico vero libro che abbia un senso, è la vita.

Turn the page, Metallica, canzone per la notte.

Un giorno (non) capirò

Sarà questa strada, se non in discesa, almeno con lunghi tratti in piano, quello che mi aspetta.

Al contrario, mi rendo conto che giorno dopo giorno si stacca da me un frammento di certezza. Volevo impossessarmi di verità, ora navigo nei dubbi e ho persino paura di esserne soffocata.

Finché mi rendo conto che proprio così accade: capisco sempre meno e questo mi rende a modo mio più felice, se non saggia.

Un giorno capirò. non me lo dico più.

Un giorno non capirò e per questo riuscirò forse ad amare meglio.

E vogliono la libertà

E urlano, che vogliono la libertà. Di quelli che la pensano come loro.

In pratica, la loro, per calpestare in bella vista quella degli altri. La libertà di essere prigionieri.

Dialoghi reali - Due miracoli

- Speriamo che vada tutto bene.

- Ci vorrebbe un miracolo.

- Poi prendo le pizze o faccio un bel risotto?

- Prendi le pizze, non si possono chiedere due miracoli.

- Ma questo…

- Finisce nei dialoghi reali, lo so.

giovedì 5 novembre 2015

Notte e oggi abbiamo una piazza

Il mio quartiere natio non ha mai avuto una piazza e per questo ha patito tanto, troppo. E' stato sfuggente, si è ritrovato a fatica su un'autostrada chiamata viale e lì ha perso troppi volti amati.

Questa sera per pregare per Lauretta, si è radunato in chiesa. E la chiesa, improvvisamente, non bastava. Le persone sembravano aggiungersi come un fiume, che non può fermarsi mai.

E pensavo: oggi abbiamo una piazza, dove ci troviamo tutti insieme per abbracciare chi è andato via e chi resta a combattere l'apparente assenza e il dolore.

E' la chiesa, è il cuore di un rione che non si sente sfuggente, perché sa dove, come ritrovarsi.

Notte e oggi abbiamo una piazza.

Una battuta e venti pirla

E se venti pirla si accodano sulla stessa battuta, questa diventa sempre più striminzita. Non significa solo che loro staranno più scomodi.

Significa che tu neanche la scorgi.

Sbirciare

C'è gente che spia a ogni passo. E mai una volta si è fermata a sbirciare il tuo cuore. Luminoso o spento che fosse, non ha mai attirato la loro attenzione.

Troppo tesi a spiare ogni passo.

mercoledì 4 novembre 2015

Io Ti sento (Maldestra preghiera)

Non so cosa sia tutto questo silenzio, perché si cristallizzi in tanto dolore. Potrei persino dirTi che mi sembri distratto, che Ti devi essere allontanato un attimo, un giorno, un anno.

Trovassi la forza e l'arroganza di rimproverarTi, lo farei, anche solo con una maldestra preghiera.

In questo detestabile silenzio, spogliato di giustizia, io però in qualche modo Ti sento.

Tre croci

Da quel campo avevano preso il volo tanti angeli ed era diventato solo terra. Finché ha ripreso a ospitare il riposo.

Così vedo tre croci. Solo tre croci, già tre croci. E i pensieri si spingono nel tempo della sofferenza, dell'ostinazione, del perdono, del riscatto.

Tre croci e infiniti angeli, nascosti dietro le nubi incerte.

Guardare e molto di più

No, non guardo la tv. No, non mi interessano le vostre partigianerie. No, non mi ricordo che cosa state indossando oggi, niente di ciò che vi sfiora soltanto resta impresso in me.

E dove vivo? Nel mondo.

Ne colgo i colori, con i miei incerti occhi. Respiro il profumo, anche assordante. Ascolto la lingua delle creature, che voi ritenete inferiori, e da cui non smetto mai di imparare.

Dotti maestri, poveri maestri, fissate voi stessi.

Guardare e molto di più, il mio ispido cammino.

Quando il rione

Sotto l'ombra della sera, ho raccolto tante parole. Mormorate per annegarne altre.


E la mattina il rione mi sembra anche più vuoto, stupito di amarezza. Manca un angelo troppo discreto, per non sentirne l'assenza.

Ogni volto che incontra, porta il suo dolore, improvvisamente di tutti.

Il giorno dopo l'incidente, il rione non sa più cosa dire. Anche tra sconosciuti, all'improvviso ci conosciamo benissimo e parliamo il muto linguaggio dell'abbraccio.

Potrei impazzire

Potrei impazzire, se avessi mai accumulato un minimo di saggezza.

Notte e proteggici, San Carlone

Anche la luna ti guarda con grato pudore. Tu proteggi il lago e tutte le anime che ammirano la tua grandezza, in omaggio alla propria piccolezza, San Carlone.
E' bello chiamarti così, con la scusa di una statua, quando la tua anima è infinitamente volte superiore a questo piccolo miracolo umano.
quando splende la luna, insieme al tuo nome, quando il lago si ritrae timido, quando uno sguardo si posa su di te anche solo per un istante, viene da dire così.

Proteggici, San Carlone, soprattutto quando pensiamo di cavarcela da soli.

Notte e proteggici, San Carlone.

I quaderni di Lauretta. E basta

Come, Lauretta. Mi hai dato i primi quaderni. I fogli protocollo che servono tanto a mia mamma. Mi hai sorriso, in ogni sorte, l'ultima volta settimana scorsa. E adesso te ne vai così, attraversando il viale delle nostre vite.

L'hai fatto ogni giorno, e anch'io per quarant'anni e più. Andando a scuola, a catechismo,  a mangiare il gelato, a fare merenda dagli amici, a recitare una preghiera.

Tu, Lauretta, molte di più, con il tuo Peppino. Era il nostro viale, il nostro cuore: quello in cui dovremmo forse solo passeggiare e vivere, invece c'è un traffico da autostrada.

Lauretta, i tuoi quaderni, sono diventati i miei per quarant'anni. La tua gentilezza, come una polvere d'oro ogni volta che varcavo quel confine impossibile. Sono diventata grande, o ci ho provato. Ho perso molte occasioni di crescere, ma mai quella di incontrare il tuo sorriso.

Così oggi, sono triste e ripeto ciò che non osavo dire, scrivere, da anni: non è giusto, Lauretta, andarsene così. Se un angelo sulla terra a un certo punto mette le ali, deve esserci una ragione. Solo che non la vedo, non mentre le righe dei tuoi quaderni si inumidiscono delle lacrime, non solo mie.

Perdonami, Lauretta. perdonami buon Dio. E basta.

martedì 3 novembre 2015

Il mattino che ancora tace

Il mattino che ancora tace, di propositi, pensieri e paure. Di luci, incerte o smarrite. 

Il mattino che ancora ti fissa, senza volerti già imporre la sua verità.

Il mattino che ancora tace, forse perché ha troppo da dire.

Notte e i gatti domineranno il mondo

Metti che i gatti si sentano leoni. Metti che vogliano davvero dominare il mondo. Metti che ci strappino il gracile trono, tutto fuffa e distintivo.

Io mi sentirei più sicura, perché peggio di noi non potrebbero fare.

Notte e i gatti domineranno il mondo.

Anche oggi tu e le creature

Anche oggi sei tornato a casa, quasi senza respiro. Le grane, non si sono sciolte al sole; se possibile, sono solo diventate più pesanti. Hai pensieri che si conficcano sotto la pelle e agitano anche le tue splendide mani.

Anche oggi sei tornato, carico di pensieri. Eppure ti sei preso cura di ogni animaletto: dietro le finestre, e anche fuori. Per ciascuno hai messo a punto la dieta giusta: cuccioli e anziani, sani e malati.

Anche oggi ti sei preso cura di tante creature. E il Creatore non si può non commuovere, quasi quanto me, creatura minuscola.

Dialoghi reali - scusa se corro

A un incrocio tentacolare milanese, vengo superata da una podista giovane ma non senza cuore. Si rivolge all'amica.

- Scusa, non vorrei correre.

E l'altra: Però lo fai.

Io mi sono fermata, nel frattempo. Meditando sulla lezione di vita.

Quello che resta

Il menù tedesco pochi minuti prima della chiusura del ristorante assomiglia alle torri svizzere. Sta finendo tutto.

Righe tracciate con severità, eppure con un'ombra artistica ci conducono alla verità: resta poco, pochissimo. E si galoppa verso la chiusura, tra una birra e un applauso ai cuochi che sfilano come in passerella.

Ma state chiudendo davvero? Possiamo prendere i menù?

E loro: chiudiamo, prendete.

Fissiamo il menù come promemoria di ciò che resta, perché ci è venuta una deliziosa voglia di cucinare. Per (stare con) gli altri.

lunedì 2 novembre 2015

Il saluto di un bambino

Ancora, non posso pregare davanti a te, perché arriva una tribù di bambini, chiassosa come il cielo falsamente autunnale.

Un mormorio vagamente insopportabile, che all'improvviso si trasforma. Come una nenia, sincronizzata alla perfezione, esce da quelle bocche, scandita dalla voce della madre.

Eterno riposo… E loro, obbedienti, ripetono, accompagnano, seguono, anticipano.

Ora sembra una melodia, intonata con tempi lontani, e loro agnellini. Mi torna in mente il disegno visto poco prima, sulla tomba di un Amico: buon Halloween, zio.

Il congedo di un bambino, dura un attimo, una vita ed è forse l'unica voce che lassù si può ascoltare senza remore. Un saluto che resta e canta.

Metti che fossero ali

Metti che fossero ali, quelle sensazioni strane sulle spalle. Metti che avesse ragione la fascinosa immagine sui social.

Non un pizzicare della stanchezza o le punture di un peso che non so mai diagnosticare abbastanza.

No, solo il piacevole prurito della libertà.

Notte e la carezza della nebbia

La nebbia spunta dal guardrail e forse si è persa pure lei. Oppure magari voleva solo abbracciarmi, senza farsi troppo notare.

Non è massiccia, appena velata. Sbuffa, respira, bacia e fugge ancora. A modo suo, è di una bellezza sconvolgente, come tutto ciò che è appena accennato. Una carezza che si scioglie in un grazie, prima che tu risponda: non a me, a te.

Notte e la carezza della nebbia.

Chi ci aiuta a correre

Veniamo da una generazione che ha corso tanto, per spronarci a correre di più. E a volte, ci sentiamo inesorabilmente rimasti indietro rispetto alla grinta dei nostri genitori.

Sono felice che  mio cugino Fabio abbia coronato un sogno, suo e non solo. Correre alla maratona di New York. Me lo ricordo, quando i suoi genitori raccontavano l'impatto con la città che brilla sempre. Penso che siano incredibilmente felici lassù, di aver visto una loro stella brillare quaggiù. Nella metropoli che non spegne mai le luci, un fervore che è di Fabio.

Chi ci aiuta a correre, resta sempre con noi. Anche per questo, il coraggio vola accanto a noi.

Bravo Fabio.

domenica 1 novembre 2015

Dialoghi reali - Dormi

- Hai detto qualcosa?

- No, sto dormendo.

- Chi sta dormendo?

- Io.

Notte e adesso ci sono io

Niente - che sia maestoso o piccolo, ammesso che ci sia una differenza - mi allontana dalla consistenza di questa verità.

Che ci sono io, la mia strada, il compito che mi è stato affidato. Le mie follie da assecondare, la mia razionalità da non viziare.

Anche quando sembro correre per qualcosa, c'è una sola certezza: adesso ci sono io e voglio respirare per me stessa.  O meglio, per chi ha voluto che io respirassi.

Notte e adesso ci sono io.

Imparare e le scuse

Cerco di imparare, non ho altra via per essere felice. Non so se sia una ostinazione mia.

Certo a volte mi stupisco di come tanti debbano solo criticare, recriminare, trovare il torbido che ci sia o no. Mi sembrano modi, forse anche scuse, per non imparare. E di non far imparare agli altri.

Semi come un'eco

Ci sono cose che serbi dentro di te, come un'eco di una preghiera. Sono semi che ti hanno gettato incontri, esperienze, condivisioni, passi in splendida solitudine.

A volte neanche ti accorgi, poi li scopri così: semi rannicchiati dentro di te, che confabulano e talora ti guardano meravigliati. Mai quanto te che ringrazi di tutto ciò che è scivolato sul tuo cammino e non vedi l'ora di farlo crescere.