venerdì 30 settembre 2016

Il cielo sbadato

C'è un cielo sbadato nel suo pallore. Forse ha dimenticato di indossare il volto curioso del mattino, perché non posso pensare che non ne abbia voglia.

Nella fretta di destarsi, dev'essere uscito così. E io lo capisco, rintanata nei miei sogni, perché non ho voglia di indossare il volto curioso del mattino. Preferisco restare senza attese, sospesa almeno per un poco tra una tenue umanità.

Notte e quello che resta (moderator Shimon Peres)

Ciao magone di inizio autunno. Sistemo delle carte e spunta fuori il programma del Forum Ambrosetti.

Moderatore, Shimon Peres. Innovazione, giovani, futuro, speranza. Fossero parole, non ci farei troppo caso, nemmeno ora.

Ma rivedo Peres mentre esce in veranda a Villa d'Este, pranza e dialoga proprio con loro, con i giovani. Io vorrei chiedergli una sigla (mi vergogno a chiamarlo autografo), un cenno garbato della sua presenza sul libro della amica israeliana innamorata della  pace. Veramente eh, non come quelli che pontificano dalla calma delle mie valli.

Invece, lo scordo a casa. E mica posso chiedergli di firmare un foglio qualsiasi. La mia collega si rammarica di questa dimenticanza e anch'io per un po'.

Ma forse sono contenta. Perché bisogna abbracciare l'intangibile per rendersi conto dell'importanza di qualcuno, a volte.

Perché Peres è racchiuso in quella parola neutrale, in un dibattito.

Perché i due leader, israeliano e palestinese, si sono stretti la mano al suo funerale. E saranno tutte finzioni, ma io sono così pazza da credere che qualcosa possa cambiare.

Non si dice pazza. Si scrive ottimismo, anche quando fa un male cane.

Quello che resta non è una firma frettolosa, al cospetto di un lago da lui amato, ma la sua presenza più vera.

Shimon Peres, moderator.

Notte e quello che resta.

Certo che non sono capace

Certo che non sono capace.

Per questo, lo diventerò.

Have you ever needed someone so bad - canzone per la notte

Ci sono promesse della notte, spazzate via dall'alba.

Ma chi conta quelle del giorno, nascoste dalla notte.

In ore scure come la paura, tu conosci ciò di cui hai bisogno. Interminabili minuti in cui non parli con nessuno, perché non si può spiegare quanto ti manchi qualcuno.

Perché solo insieme attraversavate la notte. 

Ci sono giochi che non puoi vincere.

Have you ever needed someone so bad, Def Leppard, canzone per la notte

giovedì 29 settembre 2016

Alza un po' la voce

Ci sono mattine così attutite dell'autunno, in cui anche i più arditi della natura stentano a cantare.

Un brivido di troppo, un grigiore più spento, un cielo che sembra piegarsi per un peso sconosciuto.

E ti viene da dire al giorno: alza la voce, anche solo un poco. Alzala lentamente o in uno strillo, la vita ha bisogno di un po' di volume, specialmente nelle prime mattine d'autunno. Per liberarsi dei brividi, di un grigiore spento, di un peso sconosciuto.

Solo Anna

Solo Anna sa far parlare tutti, perché sa voler bene. E riesce a fare una cronaca semiseria di quel male che ho incontrato, ma non ho imparato mai a pronunciare.

Il suo racconto su "Gioia", sogno davvero che diventi un libro. Per aiutare le donne che stanno lottando contro il tumore. Ma anche perché se lo merita.

Non posso aggiungere una parola a queste pagine intense. Faccio fatica a parlare anche di Anna. Perché lei è una Gemellina refrattaria a smancerie e invece ora sento soltanto che le voglio bene.

Perché è la prima persona che mi ha stupita a Como, con quella sua capacità di mettersi in sintonia con le persone. Perché è una roccia catapultata in un fiore esile.  E perché è Anna. Solo Anna, senza ruoli indossati a forza, ma la spontaneità che sgorga anche in queste parole pubblicate sulla rivista.

Spontaneo, non è facile. E' solo vero. Come Anna Savini che non sa fingere, mai. 

Notte e dando colore

La notte si avvicina ancora più sincera, se qualcuno si è preso cura di un altro. Meglio se quasi invisibile. E se è piovuto un perdono, anche per caso, in apparenza.

Se qualcuno ha riso, anche solo un istante, o ha pianto senza amarezza.

La notte copre tutto e con una strana alchimia gli dà colore. Per questo, vediamo meglio.

Notte e dando colore (vediamo).

Volevo scrivere mi illudo

Volevo scrivere: ci credo.

Stavo per scrivere: mi illudo.

Ora so cosa scrivere: prego.

Gianni Morandi e le cose serie

Anch'io mi diletto talvolta a cercare rifugio tra i post di Gianni Morandi. E non perché io sia una una sua fan scatenata, anche se mi fido che ascoltasse i Beatles e i Rolling Stones.

I suoi post mi offrono una ragionevole tregua, mi ricordano che è possibile anche essere così: spontanei e disarmanti. Persino nei social.

Ammetto però che mai mi ero spinta oltre i suoi messaggi: invece, i suoi commenti sono anche meglio.

Certo, a volte dà troppa retta alle critiche, che si dovrebbero ignorare per smorzarle. Ma Gianni è umano.

E le sue risposte iniziano con tale garbo, da noi dimenticato: caro… cara. Quasi come una lettera di uno o due secoli fa.

Poi Gianni ha la lezione in tasca, rispetto a tutte le polemiche di chi vive solo sulla tastiera.

Le cose serie sono altre. Gianni mica lo grida, lo sussurra in un commento, ringraziando e salutando. Che sono poi - queste ultime - tra le cose più serie che esistono.

Ciò che doveva farmi paura

Ciò che doveva farmi paura, è scomparso. Avvolto dal buio che me lo rendeva insostenibile.

mercoledì 28 settembre 2016

La curiosità e il pianto

Nel cielo ingrigito di sonno, sopra la strada già ingrigita di traffico, compari tu.

Un occhio rosso di curiosità, che esplora i nostri umani movimenti. Sembri felice e discreto, sole tiepido del mattino.

Poi, in un campo vedo acqua come spinta fuori dalla terra, in realtà per irrigarla. Per un attimo penso che dietro a un sorriso si nasconda spesso un pianto.

E corro via, perché non so asciugarlo.

Voler volare

Il castagno o io guardiamo l'aereo o quella traccia nel cielo, come impronta di un bacio.

Forse non sono solo io a voler volare. A voler tornare capace, graffiando solo per un istante quel cielo perfetto, perché si ricordi di essere creatura. E magari anch'io.

Notte e la prima nebbia (come un velo di cipria)

Dove potevi comparire, se non in quel triangolo che la natura si è ritagliata nel groviglio di autostrade. Ti chiami prima nebbia e sei come un velo di cipria. Copri i difetti ma non troppo, fai emergere la bellezza di una sera e di ciò che la circonda.

Stai lontano dalle stelle, ma posi un bacio sulle nostre preoccupazioni, senza essere invadente.

Sei la prima nebbia e non mi metti tristezza, perché sei delicata e materna come un velo di cipria.

Notte e la prima nebbia (come un velo di cipria).

Ciao Shimon

E questo futuro, ora, dovremmo dipingerlo noi.

A me trema la mano. Ma ci sarà un modo, non dico di renderla salda, di tracciare comunque impacciate linee.

Ciao Shimon e grazie per l'uomo straordinario che sei stato. Come leggo in un post, ottimista ma non illuso.

La pace sembra proprio impossibile, a partire dai nostri cuori. Per questo dobbiamo crederci, come te.

martedì 27 settembre 2016

Notte e voglia di capriola

Il micio fa una capriola, compiuta e giocosa. E mi trovo a fantasticare di più.

Come quando avevo una gran voglia di farle, le capriole. Ma che paura di farsi male. Come se non ci facessimo del male - o non rischiassimo - a ogni passo. 

Voglia di capriola, di libertà che si può solo conquistare, perché non la servono. 

Voglia di perdere l'equilibrio, per trovare l'umanità.

Notte e voglia di capriola.

Massimi sistemi, minimo sforzo

Parlare dei massimi sistemi, affermarli con la certezza dei luoghi comuni e la tristezza di pregiudizi che hanno avvelenato i secoli, sbandierare nemici accreditati dall'odio.

Tutto per non compiere il minimo sforzo di lavorare su di noi e indossare uno sguardo capace di vedere l'umanità ferita in ciascuno.


lunedì 26 settembre 2016

Oggi non voglio essere Braveheart

Oggi non voglio essere Braveheart: non ho il fisico e finire alla storia mi dà pure fastidio.

Ho bisogno di essere re Bruce, anche quando, forse quando non mi capiscono. 

No, voglio essere una di quelle donne dimenticate, che hanno scontato eterni purgatori, quando non l'inferno, per quel l'amore poco corrisposto di nome libertà.

Voglio avere un briciolo della loro forza, per smontare una gabbia di pensiero. O restare immobile sotto la pioggia, piccola e immensa creatura che guarda il cielo sotto ogni nuvola.

Notte e perché non posso

Sempre voci bambine scombussolano queste sere di incerto autunno. Non so quale sia l'oggetto della conversazione, ma questa domanda ruba tutta la scena.

- Perché non posso?

Ci hanno dato tante risposte, ma ci scivolano via. E l'unico modo di consolare quel bimbo rimasto in noi è forse per una volta: sì puoi.

Posso.

Notte e perché non posso.

Due laghi per amore o coraggio

Due laghi sotto lo sbadigliare del tramonto, a darsi amore o coraggio per la sera.

Non osano ancora accendere le luci, né raccontarsi. Come due amanti timidi, che hanno letto troppi libri o hanno scartato le delusioni.

Due laghi osservati da lontano, vicini per amore o coraggio.

domenica 25 settembre 2016

In fondo al cielo

Frugando in fondo al cielo, dove le luci non ingannano vistose, affiora un senso di pace.

Senza nonostante, senza ma, senza se vaghi e incalzanti.

In fondo al cielo si pensa meglio, e ride la mattina.

I sì nei nostri cannoni - Vita

Non mi ricordo mai abbastanza di dire sì, affannata a scovare no per frenare gli attacchi esterni all'energia.

Invece, bisogna caricare i cannoni della vita di sì. Ai sogni che scalpitano, alle passioni che sono più fedeli delle abitudini, alle idee che non vogliono uscire dalla testa se non per indossare la realtà.

E mentre riguardo la mia immagine a Edimburgo, faccio un salto a Dublino. Ripenso ai Dubliners, dall'adolescente non vissuti e capiti abbastanza, ma al monologo dilagante di Molly in particolare. Che cosa diceva poi se non questa stupenda parola a se stessa e alla vita.
Yes, I will, yes.
Mettiamo sì nei nostri cannoni, sono i fiori più belli.

Mani e pietre

Le sue mani giocano delicatamente con il bicchiere.

E io devo rinnovare il rito: lei ha costruito la nostra casa, quarant'anni fa.

Mani garbate, mani solide che si fermavano solo quando si affacciava la bambina curiosa di fronte all'arte dei muratori di Fosseno. Un attimo lieve e prezioso.

E lui era tra i più pazienti, che a quella bambina parlava volentieri, tra mattoni e pietre. 

Ora, muratore superstite di quei tempi in cui si correva a costruire una casa e poi un'altra,  stringe appena il calice dell'aperitivo, il suo rito quotidiano. 

Lui non lo sa, di aver aiutato un mago. E di avere portato la luce sul viso di una ex bambina.

Notte e ti do un bacino

Nell'oscurità placata dai neon, sbuca una famigliola. C'è un bimbo che ostenta un berretto e sicurezza, ma poi si avvicina.

- Posso accarezzare il cane?

- Sì, certo. Lei ama i bambini.

- Perché?

La domanda che da molto tempo non mi sento porre. Il magone accumulato in questa giornata tentenna e affiora una risposta: perché sono bravi.

Non troppo convinto (non sono mai riuscita nemmeno a convincere te, quando eri piccino, figurati), procede con la carezza. E' già lontano, quando ci ripensa. Sfugge al controllo ritrovato dei genitori e annuncia alla cucciola: cane, ti do un bacino.

E lo fa, posandole un bacio solenne sulla fronte.

Per fortuna corri via ora, davvero, bambino, perché il magone non si trattiene più.

Fai il bravo.

Notte e ti do un bacino.

sabato 24 settembre 2016

La voce del sole

Hanno una voce diversa oggi le campane, come se avessero da gridare un nuovo miracolo.

E in effetti cantano il sole, ma chissà quali, quanti altri prodigi che ci sfuggono. 

Dietro la cortina di luce, un sorriso che asciuga le lacrime. 

Le campane non chiamano solo, ma spiegano impetuose perché farlo. Voce del sole e dei suoi raggi nascosti.

Notte e le cose che faccio fatica a capire

Le cose che faccio fatica a capire, forse non esistono.

Non so se per strascichi filosofici o per convenienza, ma (non) le sento proprio così.

Sarà per questo che volo nella notte, con una certa leggerezza, io che mi sono lambiccata il cervello per qualcosa che assomiglia all'eternità.

Notte e le cose che faccio fatica a capire.

Senza il signor Aldo

Non lo vedevo da vent'anni, il signor Aldo. Ma c'è sempre stato. Da lui i primi rifornimenti di benzina, quelli che diventavano uno scambio di vedute: non esistevano il self service o i mutismi frettolosi. Le cacce al tesoro che partivano dal suo distributore, mentre a noi pareva di sbranare il mondo. Era come se lì distribuisse sogni.

E poi va in pensione, ma resta amico di papà. Ancora, non fa mancare una telefonata alla mamma nelle feste.

Che fitta vedere la sua foto su una lapide e quasi cerco di illudermi perché non sono sicura del cognome.

Già, perché per me è sempre stato il signor Aldo. 

E ora so solo che senza il signor Aldo il
Silenzio grida più forte.

I passi come le paure

Non deve accadere per forza al buio: talvolta senti passi dietro di te, ti giri e nessuno trovi.

I passi come le paure. E mi diranno che sì, ci si può voltare e vederle, magari che ti fissano astiose.

Non basta voltarsi, anche se aiuta. Bisogna anche voler riprendere il cammino. Liberi di accogliere ombre e rumori come segno di vita.

venerdì 23 settembre 2016

Senza fili

Si parlano in silenzio, quando tutto il mondo sta già vaneggiando.

Forse due colombe. Due innamorati, sorpresi dal mattino e ancora restii a cedervi.

Senza fili si tessono i dialoghi più belli.

Chi deve rinunciare (storia di una donna)

Nascono così i discorsi tra sconosciute. All'ombra di una tazzina di caffè e di una battuta. Si parla di una sciocchezza e una donna ti mostra il cuore, violando il proprio pudore.

Una viaggiatrice, oggi costretta a rimanere ancorata a terra per rimanere accanto al compagno che non vuole, non può forse, muoversi. E nessun altro può occuparsene, forse vuole.

Perché alla fine lei dice: posso solo io. Gli altri hanno troppo da fare o non sono capaci.

Chi deve rinunciare. Non voglio fare piagnistei, anche perché pochi giorni fa ho conosciuto un uomo in analoga situazione per la madre. Ma più spesso, una donna.  E lo fa con la convinzione che non ci sia altra strada, magari perché non c'è davvero.

Una donna lieve e responsabile, quella che poi mi saluta.

- Ma così è infelice.

- Non sono mai stata felice, neanche quando ero libera.

La vedo allontanarsi e trattengo il magone solo per un motivo. Perché sento che era felice, prima, e forse persino adesso, mentre rinuncia.

Notte e se fosse la prima sera fredda

Corri fuori a smettere di pensare e ti manca il fiato. Ti rendi conto che sì, fa freddo. Una puntura, rapida ed efficace a riportarti dove sei.

L'autunno sta muovendo i primi passi e non vuole rimanere solo.

Questa è la prima sera fredda, di cui mi accorgo davvero, ma mi salvo perché non ci credo.

Se fosse la prima sera fredda, mi ribellerei. Invece, mi trovo qui a  cercare di sognare.

Notte e se fosse la prima sera fredda.

Se fosse la stessa vita

In questo gioco di piani che si sovrappongono, si salutano e ridono insieme (o piangono) ancora, non finisco mai di stupirsi.

Se fosse vero, quello che ci dicono: che è la stessa vita.

Se fosse la stessa vita, ancora mi stupirei.

giovedì 22 settembre 2016

Non resterò ad aspettare

Non resterò ad aspettare che il giorno tiri fuori la scatola dei colori.

Questo mattino pallido, lo scarabocchio con i primi pensieri, sbavature di malinconia e strisce impetuose di risate.

Le dita sporche e vive disegnano incerti mondi in cui c'è spazio solo per i colori e per crescere un po'.

Notte e le cose (finalmente) dimenticate

Guarda che bel ragionamento ho sfornato: mi sono stupita io stessa. E improvvisamente ho trovato la risposta  a una domanda che mi tormentava da tempo.

Mi congratulo e rido, finalmente appagata da un quesito risolto. Ci ripenso qualche minuto dopo: solo che non ritrovo più la risposta, e neanche l'interrogativo. Dovrei essere seccata o riprendere la cura della memoria.

Invece, che sventatezza, sono felice. Le cose che ti hanno tormentato, quando le risolvi, restano sotto pelle e poi volano via come polvere di stelle. E tu insegui la loro libertà nell'aria.

Notte e le cose (finalmente) dimenticate ti liberano.

La maggior parte delle persone è buona

In questo mare di cattiverie che pensiamo di solcare ogni giorno, vedo una barca rassicurante.

 E salendoci faccio una scoperta. 

La maggior parte delle persone è buona. Quelle infinite gocce, a ben guardarle, hanno un colore blu meraviglioso.

Come già accaduto, è Stefano Ferri a darmi la sveglia. E persino dalla (da me) detestata tv.

La maggior parte delle persone è stupenda. 

Scusate, sette savi avete toppato: quelle goccioline scure e perfide che abbiamo seguito con gli occhi erano vistose, d'accordo. Ma la minoranza.

Grazie, Stefano.

mercoledì 21 settembre 2016

Chi si ricorda la pioggia

Chi si ricorda la pioggia, quando mi svegli così. I tuoi raggi come una risata: abbiamo scherzato.

Ti ridarò l'estate o forse no ma ti addolcirò l'inverno. Resterò con te, semplicemente, senza darti troppo fastidio.

Chi si ricorda la pioggia, quando mi accarezzi e sei il mio sole, il sole di tutti senza promesse e gelosie.

Notte e una donna perfetta

Poi mi trovo con una donna perfetta. Bella, è dir poco. Immensa e leggiadra come una torre. Temo, sono certa, che abbia una testa. Un marito che ci colma di allegria. Una figlia che porta i suoi tratti ragazzini e forse la sua caparbietà.

Poi mi trovo con una donna perfetta e mi sento piccola come sono. Finché lei piange, perché pensa a suo padre. Come me.

E' come se fossi perfetta anch'io. O come se fossimo figlie entrambe: ed è quanto siamo. Per questo, dobbiamo abbracciarci, subito.  Tanto che mi sento migliore.

Notte e una donna perfetta (ti rende migliore)

Noi che sappiamo tutto

Sappiamo cosa pensano gli altri, perché si muovono, perché stanno fermi, che cosa vogliono veramente dire, chi è intelligente e chi scemo.

Siamo un invidiabile pozzo di scienza. In quell'acqua torbida non c'è solo il veleno nostro. C'è anche la nostra comodità nel saper tutto di tutti, per non imparare nulla su di noi.

martedì 20 settembre 2016

Penso fitto

Penso fitto, come questa pioggia che chissà da dove viene, così decisa e assillante.

I pensieri come le gocce martellano e si abbattono a terra solo per rinascere in altra forma.

Rapidi e testardi, con una fedeltà violenta.

Penso fitto e tra le gocce non c'è spazio per respirare.

Dialoghi reali - Gratitudine on the road

- Scusi, dov'è la via X?

In centro, centrissimo. Ma lei si perderà alla seconda svolta: scusi, però riconosco il suo sguardo smarrito prima ancora di muoversi.

- Ora gira a sinistra.

- Sì.

- Poi allo stop a destra.

- Sì.

- Poi segue la strada, che curva, e va dritto, fino a un semaforo.

Lo sguardo mi sta abbandonando. Cribbio se so cosa si prova.

- E  a quel punto le conviene chiedere perché deve svoltare almeno due o tre volte ancora.

Si ribella: ma mi dicevano che ci vogliono due minuti da qui.

- Sì, ma deve cambiare diverse strade.

- Va bene.

Riparte. Grazie anche a te. Have a nice day. Gratitudine on the road.

Basta deroghe

Quando la mia mente si sta dibattendo, gli occhi incappano in una scritta favolosa.

Giuro che è spuntata nella notte o giù di lì. Io ci passo spesso, da quelle parti, e non l'avevo mai vista, la scritta.

L'hanno vergata su di sé, per il governo di turno, per l'umanità.

Per me.

Basta deroghe. E che cos'altro devo scarabocchiare, nella mia vita.

Notte e ci sono io

Ho lanciato Sos inutili, perché c'era troppo da fare in giro. E io, posso aspettare.

E' vero. Ma quando poi riavvolgo il filo del mio appello, qualcosa di più grande intercetto.

Ci sono io. A volte, mi lascio prendere dalla presunzione di farmi capire, ma ancora non ho imparato a masticare parole. Nel frattempo, mi arrangio.

E non ci piango su, anzi rido di gusto. Tolgo "di gusto": ho finito di recitare.

Ci sono io e sto già andando oltre, anche me stessa e le mie paure.

Notte e ci sono io.

Aces high - canzone per la notte

C'è sempre qualcuno che ti bombarda nel cuore della tua notte: e potrebbe essere un tuo sosia. E tu puoi far tutto tranne che perdere tempo.

C'è un momento in cui devi volare, per vivere o meglio per non morire.

there's no time to waste

Aces high, Iron Maiden, canzone per la notte.

Se mi stai cambiando

Se mi stai cambiando, non ti chiedo nulla d'altro.

Solo: lascia che io cambi.

lunedì 19 settembre 2016

Come virgole dimenticate

Anche il cielo nella fretta del mattino dimentica virgole in giro.

Si presenta così libero e pasticciato, lasciandole vagare come scarabocchi.

E sta per perdere anche mozziconi di parole, quando si ricorda di essere sopra di noi, che già parliamo troppo.

Nuvole come virgole dimenticare avvolgono i primi pensieri del giorno.

Battute sulle debolezze degli altri

Quando facciamo battute sulle debolezze degli altri, sento l'assenza dei nostri punti di forza.

Notte e mamma la luna

Sotto il grattacielo sento una voce ragazzina.

- mamma, guarda la luna che bella!

Ci provo anch'io, ma non la vedo. Oscurata dall'immenso palazzo.

Devo spostarmi o fidarmi di lei, della sua voce carica di entusiasmo.

Notte e mamma la luna 

Nebbiuno e il cammino - grazie da Willy

L'amica volpe sta indisturbata in piazza. Su quel volantino mi ispira ancora più tenerezza e mi anticipa le emozioni di presentare "Chi ha bisogno di Willy" qui a Nebbiuno.

Vedo volti familiari, altri ai quali non riesco subito a dare un nome eppure mi comunicano un mondo vicino, e altre persone che non conosco affatto, ma con le quali avverto ben presto l'empatia.

Gino Attilio mi fa sentire a casa, come Irina, Rosanna, Fiorella e tutte coloro che ogni giorno rinnovano la magia della biblioteca. Ognuna di loro indossa un colore differente e su Casa Fassi potrebbe affacciarsi un arcobaleno.

Mauro mi rimprovera bonariamente che ho parlato poco di me. Ma questa è la festa di Willy, quello che si presenta subito eppure è difficile da scoprire. E' il momento in cui si spalanca la porta alla natura, ai suoi mormorii, ai suoi singhiozzi, alle risa salde che si rincorrono anche in autunno. Alle donne che sanno osare e a quelle che non ci riescono (più). Ai bambini che si perdono e a quelli che si ritrovano. 

A un paese che mi ha visto diventare adulta, con tutte le mie incertezze. Da quando con scioltezza scendevo dalla collina  per più di due chilometri e risalivo, magari con la spesa  (scioltezza, be', noi, questa toglila dai Marilena, ti ricordi che il prete vi dava l'assoluzione anche più benevolo vedendo come fossero sudati i bambini del Poggio). Poi me ne sono andata, ho brontolato, sono tornata, ho riaperto gli occhi e ho visto meraviglie a cui non potevo abituarmi. 

Insieme a Nebbiuno, ho camminato più che in quelle scarpinate per la spesa o per le escursioni a caccia di scorci del lago. Mi sono ritrovata a guardare dentro me stessa.

E oggi che abbraccio gli amici dell'Alto Vergante, ma anche una ragazza che ha lasciato la mia città  per correre su a far parte di questa avventura, sento tutta la gratitudine.

Per ciascuno di loro e per chi ha nominato il mago che ha reso possibile tutto questo, come ogni mio passo: mio padre.

Anche insieme a Nebbiuno, ho ancora tanta strada da percorrere. E non mi fa paura, nessuna scarpinata.

(Foto e video di Rosanna e Maria Grazia ❤️)

. video



http://www.youcanprint.it/youcanprint-libreria/narrativa/chi-ha-bisogno-di-willy-ebook.html

domenica 18 settembre 2016

Svegliare la mattina

Svegliare la mattina, perché lei è ancora addormentata, aggrappata a un sogno d'estate o semplicemente ubriaca di stanchezza.

Gli occhi rovistano tra le nuvole, scompigliandoli come capelli.  Eppure lei resiste, tenendosi stretta la luce.

Solo quando ti rassegni all'attesa, si scioglie in un sorriso.

Notte e chi è più vicino

Nei momenti che contano, ovvero quelli incalcolabili, ti manca il respiro di gioia vedendo che qualcuno da lontano è arrivato per te. Poi ti accorgi di chi era qui, vicino, e ha voluto manifestartelo anche con il suo sguardo.

Vicino, distante: tutto si annulla, per un attimo.

Chi è più distante, quello che per te di solito muove solo le labbra, o meglio la tastiera.

Ma chi è più vicino, è incalcolabile per te, come quei momenti che contano.

Notte e chi è più vicino.

La Scozia e chi è diviso (indyref and who is split)

Tre bandiere, più o meno unite. Riguardo questa immagine scattata due anni fa, e proprio a Dundee, la yes city. La mia città più amata in Scozia, per chissà quale sortilegio, quella che vota sì al referendum sull'indipendenza scozzese e intanto ribalta tutto attorno al fiume Tay per ridisegnarsi un futuro. Quella che di cambiare proprio non sembra avere un briciolo di paura.

Le bandiere e un mondo


Tutto si era già consumato e quelle bandiere sprigionavano un mondo. Dundee, come altri luoghi, aveva dichiarato di voler lasciare il Regno Unito e non nascondeva invece il feeling con l'Europa. Era già il 20 settembre, in mezzo il voto, il verdetto e la pace del Loch Shiel, che cullava il ricordo del Bonnie Prince Charlie con l'ultimo tentativo di indipendenza in battaglia.

Mi ricordo l'atmosfera del 18 settembre a Edimburgo. Dove avrebbe vinto garbatamente il no all'uscita dall'Uk, ma accidenti che fatica trovarne mezzo, di no voter. L'aria pungente, come l'attesa, e la notte che non finiva mai. Nessun timore di addormentarsi e perdere il più bello: nei pub un grido o il silenzio avrebbero tirato fuori dai sogni.

Tuttavia, un altro aspetto è stampato nella mia memoria. L'atteggiamento ironico, se non peggio, della maggior parte degli italiani sull'indyref. Nell'epoca in cui sappiamo tutto, senza conoscere nulla, leggevo fior di sentenze. Mica nascondo la mia simpatia per un "yes", dopo aver letto tanto e non abbastanza negli anni, dopo aver conosciuto amici meravigliosi con idee molto differenti, ma io volevo andare per essere parte e per capire.

Ne sono uscita frastornata comunque. Su una costa deliziosi amici a festeggiare il "no". Sull'altra, una famiglia speciale per me, formulava due voti opposti, con lieve predominio per il "sì".

La fiammata e la divisione


Che cos'è successo nel frattempo? Brexit. E anche qui, quante ne ho sentite. Roba che per un attimo mi dimentico dove batte il mio cuore. Io adoro la Scozia e per anni sono andata nelle scuole a parlare con entusiasmo dell'Europa.

Adesso, quest'ultimo entusiasmo si è spento. Non ho altre soluzioni valide, lo ammetto, ma sono così delusa e distante. E che ne so io, di come lo vivono altri Paesi? Delle ragioni dietro un voto? I vecchi hanno scippato l'avvenire dei giovani? E questi perché non sono andati in massa a difenderlo votando?

L'unica fiammata è stata quella dell'ipotesi di un bis per l'indyref, considerato appunto il legame più saldo della Scozia con l'Europa.

Oggi, a due anni dal referendum, leggo lo Scotsman che afferma quanto siano ancora divisi gli scozzesi, anche se cresce chi voterebbe l'addio all'Inghilterra.

Split. Chi è diviso? Who is split?

Molti, se non tutti, di noi che inneggiano a mondi senza confini e hanno un cancello alto e supertecnologico. Che in fatto di muri, nella nostra vita, non siamo secondai nessuno. E che due anni fa ridevano di una nazione come la Scozia che voleva decidere del proprio destino in base a quattro, arraffate conoscenze. Come quelle su Inghilterra e Brexit.

siamo sempre divisi, è l'amara realtà.

Pagina di storia


Intanto chi la dimentica quella giornata, quella pagina di storia. Se chiudo gli occhi, a Edimburgo rivedo soprattutto una donna bardata di "yes". Il suo ardore, le sue paure (a partire da quella di perdere il posto), la sua passione quando parlava dei poveri e dei giovani, di assistenza sanitaria e di contributo alla pace. Argomenti, che sulle brillanti conversazioni nei social, quando parliamo del voto degli altri, vedo proprio abbondare.

chissà dove sei tu, e i tuoi sogni. Secondo me, cara, da qualche parte ci sono ancora.

http://neicassettidimalu.blogspot.it/2015/09/la-lunga-notte-di-edimburgo-1-un-anno.html

sabato 17 settembre 2016

Qualcosa che sparisce

C'è sempre qualcosa che sparisce, fosse anche l'estate.

E il vero mistero, che non può racchiudere un cielo imbronciato, è come riesca a tornare.

Notte e la felicità sta in una mano

Tiriamo giù cieli interi e li intrappoliamo maldestramente.

Quanta fatica sprecata, perché la felicità sta in una mano. In un soffio. In un sorriso incerto. E per questo, forse, abbia paura di perderla.

Notte e la felicità sta in una mano.

Parliamo più volentieri

Forse parliamo più volentieri di ciò che conosciamo maldestramente o per nulla, per non doverci informare.

Anche i muri piangono

Ho sempre osservato i muri, perché un vecchio cronista mi insegnò ad ascoltarli.


Quando invitano, quando programmano, quando sorridono. Quando piangono.

Non è che ora che sembrano predominare i muri virtuali, loro 
scompaiano.

E ascolto nel borgo un pianto, che è delicato come il lago.

Perché questo fantasma di tempo che porta via un papà, è impotente davanti all'amore e all'esempio. 

venerdì 16 settembre 2016

Se anche il cielo si veste

Se anche il cielo si veste, in fretta e furia, turbato dal primo fresco di autunno, allora dovremo forse inventarci un'altra estate.

I tuoi amici (stanno diventando)

I tuoi amici, sono così diversi che mi sembra di conoscerti. Perché ciascuno mi racconta un pezzo di te.

E anche se non ci siamo mai incontrati, qualcuno sussurra che ti conosco bene. Meglio di me. Tu mi aiuti a viaggiare verso la meta che ho sempre ignorato.

E i tuoi amici stanno diventando i miei.

Dialoghi reali - Il sorpasso

- Perché fai quella strada? L'altra è più veloce. Ah, ma già, tu non sorpassi mai.

- come non sorpasso mai. Quando si può, sorpasso.

- appunto, mai.

Notte e lasciarsi scombussolare

Quando hai imbastito un ordine, anche teneramente provvisorio, ti viene in mente una scelta che temi possa scombussolare tutto.

E quando la abbracci, ti rendi conto che lo farà anche di più del previsto. Così potresti fuggire, finalmente, o seguirla fino in fondo.

Ma ciò non cambierà che ancora una volta hai lasciarti scombussolare.

Notte e lasciarsi scombussolare.

Walk on down - canzone per la notte

Come ci fossero molte scelte, oltre a lagnarsi.

Datti pure un sacco di ragioni e sentiti pure uno straniero, quando si spengono le luci: a volte, anche quando ti fissano, accese. Non stare nemmeno a dirti che il peso è troppo grave.


There's just one thing to do and that's
Walk on down

Walk on down, Aerosmith, canzone per la notte.

giovedì 15 settembre 2016

Tra le pieghe del cielo

Onde stampate sul cielo, si muovono al rallentatore in silenzio.

Strisce inconfondibili di felicità che indossa il giorno, come un vestito troppo bello per essere stirato. Perché è solo tra le pieghe che si può nascondere la felicità.

Notte e la confusione della luna

Non fosse stata per la confusione della luna, mica mi sarei rintracciata da sola. Tra divieti di accesso, odore di pioggia e nuvole che correvano troppo, sono arrivata da lei.

La luna si era messa a discutere con nubi magre e affamate, che si muovevano veloci come la luce che emanava lei. Le sono rimasti appiccicati fili di pensieri, come di abbracci.

Vuoi vedere che litigava con quelle nuvole, non farsi scoprire troppo innamorata?

Notte e la confusione della luna (è la mia luce)

Dialoghi reali - il pulsante salva bene

- Ma anche a te accade che lo smartphone non salvi i contatti.

-(con entusiasmo) ah sì!

- Come mai?

- E' che devi salvare bene.

Il pulsante "salva bene", non l'avevo considerato.

L'amico che sa telefonare

In questo ticchettio da tastiera, meglio se con pubblico (poco) pagante, non oso disturbare un amico. Tante chiamate vengono ignorate, quando non sono di lavoro o di favori, e non sempre perché scarseggi il tempo: è già tanto se ti "rimborsano" con un messaggio dopo qualche ora o giorno. Meglio ancora se su Facebook.

Ma il mio amico è diverso, lo so. E' solo che è molto impegnato, a rendere migliore il mondo secondo me. Perché realizza cose bellissime e ha pure il tempo di amare.

Così gli scrivo un timido messaggio.

- Ma tu, pensi che io possa farcela.

Il mio amico è troppo impegnato per essere disturbato. E pochi dopo minuti mi chiama. Neanche saluta, perché deve affidarmi il messaggio più importante.

- SICURAMENTE ce la farai.

L'amico che sa telefonare, che non conosce i like, i commentini su misura in pubblico o le altre cazzate della modernità social, è quello che resta al mio fianco. Quello che non merito. Un grande dono, in un mondo avido.

Big Ben ha detto stop (a cosa)

Sì, ho continuato a convincermi che bisognava essere civili. A ignorare e non credere troppo a se stessi.

Ma adesso mi sono persuasa di un'altra cosa. Che bisogna dire stop, come Big Ben, a ciò che senti come dolorosamente ingiusto, verso di te o verso gli altri: come se ci fosse poi una differenza.

La vita è altro che qualche like o recite, ma a volte può passare da lì.

Allora sognatelo il mio like da quattro soldi, ad esempio, o un applauso anche quando parlate di amenità.

- Quando sparlate e poi indossate l'aria di santità in pubblico.

- Quando scrivete che c'è uno Stato che non dovrebbe esistere: e si chiama casualmente Israele.

- Quando inneggiate agli artefici di uno sterminio, non importa quanto lontano nel tempo o conficcati nella nostra epoca.

- Quando seminate con gioiosa abbondanza commenti di odio o scherzate chi reputate diverso, in mille modi.

Non mi metto a fare rissa con voi, ma sono lontana e felice a costruire qualcosa di differente.

Big Ben ha detto stop. Malu, è già distante.

Scrivo con una mano sola

Scrivo con una mano sola, per non sottrarti nemmeno una carezza. E non so trovare parole che più esprimano quanto ti amo.

Un piano dietro, un vuoto dentro

Mi stanca un po' sentire che c'è un piano dietro.

Quando abbiamo un vuoto dentro.

mercoledì 14 settembre 2016

Inciampare nella pioggia

Inciampare nella pioggia e nei sogni riusciti male. 

Eppure lei sta cantando così intensamente che bisogna rialzarsi e sorridere, persino all'umanità.

Notte e quello che è chiaro di Profondo rosso (non è l'assassino)

Una sera in gita, ci abbiamo provato a guardare "Profondo rosso". Era un brivido già osare entrare nella notte distanti da casa, con un film dal sapore proibito per  me.

Eppure, inchiodati davanti allo schermo in albergo, neanche potevo troppo interrogarmi sulla verità. Perché un compagno di scuola qua e là avvisava: l'assassino è la madre dell'ubriaco.

E ci ribellavamo, scoppiavamo a ridere, tremavamo senza farci notare. Poi, alla fine, in modo terribilmente sintetico, aveva ragione lui. Ma te ne convincevi solo all'ultimo momento, quando l'attrice musa di un'epoca lontana rivelava tutta la propria feroce determinazione.

Prima, c'era solo da tremare. E anche più tardi, quando mi trovai nella stanza condivisa con una compagna che però aveva preferito la discoteca.

Ho visto tante volte "Profondo rosso", ammirato la curiosità elegante indossata da Hemmings e la dedizione ribelle di Daria Nicolodi. Eppure, ogni volta, sentivo quella frase.

- L'assassino è la madre dell'ubriaco.

Fosse stata quella la certezza, mormorata da un adolescente più avanti degli altri.

Invece c'è di più, o di peggio: che l'orrore è conficcato in noi e non si lascia fermare, se non quando sei solo ad affrontarlo.



Notte e quello che è chiaro di Profondo rosso (non è l'assassino)

martedì 13 settembre 2016

Senza domande

Il sole sorge così, senza domande, ma con quell'inaudito stupore che le racchiude tutte.

Una ricerca inespressa, senza fingere che sia tutto chiaro.

E io vorrei arrivare a un risveglio senza domande, solo sentendo che il cuore batte forte di gratitudine, più forte della paura.

Non voglio fermare il tempo

Mica voglio fermare il tempo. Non ne ho la voglia, e poi neanche il tempo, dai.

Vorrei solo che sostasse, liberamente. Che mi guardasse negli occhi, almeno per una manciata di istanti, e poi volasse via, senza portarmi con sé.

Ciascuno per la propria strada. Consentito solo uno sguardo, discreto e sorridente, per controllare che sì, ci stiamo allontanando.

Non voglio che il tempo si fermi. Voglio fermarmi io. Anche solo ad aspettarlo, per una volta.

Saprò dire tutto ciò che volevano

Un giorno, lo sento: saprò dire tutto ciò che volevano i più.

E ci rinuncerò.

Questa è più che libertà.

E' vita.

Barbie Girl (anche se meno di adesso)

Non scherziamo, mica possono essere passati vent'anni da Barbie Girl. Gli Aqua.


Io ero una rocker dura, anche se meno di adesso. Ci ridevo su, perché non avevo altro da fare. Poi, un giorno, alla festa di matrimonio di mia sorella spararono quella canzone. Ero a Parigi e già questo mi creava un po' di confusione.

Io alla vita, ci credevo ancora. Anche se meno di adesso.

Ballavo Barbie Girl, per non ammettere che ero una rocker dura ed ero felice della luce che avvolgeva mia sorella.

Sono trascorsi vent'anni, che fandonia.

Io sto ancora ballando (anche se meno di adesso).

Con la forza di Shimon

Shimon, i legacci che ti vincolano alla vita, sono anche quelli di una piccina.

Ci penso e ripenso, come alla tua frase.

Il futuro è più importante.

Tu sei importante. E anche lei.

Abbiamo pregato gli angeli e non sappiamo dove andare, perché siamo ottusi.

Con la forza di Shimon, possiamo trovarli. E con loro la forza di credere che il futuro è qui. Passa dalla forza di una minuscola bimba e di un cielo gigantesco, innamorati e fedeli.

http://neicassettidimalu.blogspot.it/2016/09/notte-e-il-futuro-di-peres.html



Notte e prendere le distanze

Mi è accaduto di prendere le distanze per sopravvivere. A volte, orgogliosamente per vivere.

Altre per capire dov'ero, con le forze mie e degli angeli. E per tornare, nascosta da un abbraccio.

Ho preso le distanze, perché non mi piace essere presa in giro. Neanche afferrata, in una trappola.

Libera e confusa, ma troppo innamorata, più che di me, del compito che mi hanno affidato. E invano ho provato a prendere le distanze anche da esso.

Notte e prendere le distanze (fa bene)

lunedì 12 settembre 2016

Come un lenzuolo d'oro

Mi trovo addosso un lenzuolo d'oro, che si confonde con la pelle. 

E il sole che guarda distante, come se non fosse stato lui. Meglio, così non vede  la mia emozione al pensiero che un essere così immenso si curi anche di me. Che posi un lenzuolo d'oro, sulle creature, e poi si nasconda dietro un sorriso.

Notte e anche se non serve a niente

Tardiva, spulcio nel mondo del calcio che mi sta a cuore. Quello che non si nutre di successi e medaglie a ogni costo, che scivola eppure il giorno dopo ti fa sentire un balzo al cuore.

Leggo che il mio capitano dedica il gol a una persona speciale che soffre. Anche se non serve a niente.

Mi commuove il suo pensare a lei. E pure quell'aggiunta solo apparentemente dolorosa.

Anche se non serve a niente, si fa e ci sembra la cosa giusta.

E forse a qualcosa serve. Forse a noi o al mondo intero.

Notte e anche se non serve a niente.

Quello che non leggiamo (ciarlatani della verità)

In questo periodo si susseguono inesorabilmente le notizie su persone che rifiutano le cure tradizionali e si affidano a quelle alternative: così viene fotografato il fenomeno. Improvvisamente, un episodio tira l'altro e già questo mi insospettisce un po'.

Ma come spesso accade di recente, è il commentificio che mi spaventa davvero, a morte. Subito piovono i giudizi implacabili sulle malattie (degli altri), le scelte (degli altri) e l'irresponsabilità (degli altri). Compassione, poco pervenuta.

Il peggio è avvenuto con l'ultima triste storia letta. Triste, perché se n'è andata una donna, con il peso della sua malattia e del suo dolore condiviso dalla famiglia. I titoli sono sintetici, i pezzi per lo più dettagliati. Persino i servizi televisivi dipingono un passaggio fondamentale all'inizio.

Vale a dire: lei ha provato sì a curarsi con le terapie tradizionali, il male è cresciuto ugualmente e la donna ha provato allora con altre cure, prima di tornare ai medici.

Pochi, pochissimi l'hanno letto, sentito. E subito si sono lanciati a bollare: quella che ha rifiutato le cure e si è affidata ai ciarlatani.

Quello che non leggiamo (o non vogliamo leggere), a volte ci condanna a giudizi sbagliati e dolorosi. A volte, anche a essere dei ciarlatani della verità.

domenica 11 settembre 2016

Il vecchio batterista della notte

Vento, soda, rock and roll. Quanti ritmi offre la notte. Prima un lento, poi accelera e trova uno scatenato batterista.

Quando se ne va, a malincuore, la mattina fa fatica a danzare. Fruga tra i buoni propositi, ma li trova scompigliati. 

E quel batterista alla luce del giorno sembra fragile e invecchiato: è solo stanco, assicura con un sorriso. Afferra le bacchette e prova a far danzare l'aria, ancora. Ma non lo ascoltano più, ognuno indaffarato e indifferente sulle vie del giorno.

Notte e cos'è la gentilezza

Voci e muscoli esibiti sugli spalti, il nervosismo della settimana che scivola qui, a volte con un sorriso a volte - lo ammetto - in modo patetico.

Ma è lo stadio. E' il luogo che raccoglie e divide. E quando esco e incontro tre magnifiche generazioni affiancate, già è piacevole rendersi conto di come tutti rallentiamo il passo con delicatezza, quasi per caso, per non affaticare il nonno sotto la calura.

Poi il mio amico che ha strillato fino a pochi minuti prima, si gira lievemente, oltre ancora suo padre. C'è un uomo che cammina più lentamente ancora e ogni tanto sfiora il muro dello stadio, come per appoggiarsi. 

- Forse è in difficoltà.

Pochi istanti dopo, il mio amico è lì, a fianco dello sconosciuto: ha bisogno di aiuto?

No, è la rapida risposta del signore, arrossato in volto. Ma subito dopo aggiunge, con voce più morbida: per favore mi aiuta ad attraversare?

Pochi metri più in là, c'è infatti la sua auto. E il mio amico lo accompagna in silenzio, tornando poi velocemente accanto al padre.

Io se dovesse scegliere un'immagine di gentilezza, prenderei questa: oggi e a lungo. 

Notte e cos'è la gentilezza.

Libera dai clic (la verità)

Quando liberi dai clic, saremo. La verità al sicuro, con una forza travolgente.

Quando saremo liberi dai clic, saremo liberi sul serio.

Autentici e umili, tanto da poter ricominciare a cercare con gli occhi e con il cuore, le mani che scavano nell'aria e non si aggrappano a telecomandi travestiti.

sabato 10 settembre 2016

Quando i miei passi cantano

Quando i miei passi cantano nel mattino addormentato, rallento per sentirli ancora un po'.

Attorno a me, non c'è traccia di musica. Solo un pensiero lungo e silenzioso che non trova voce.

Fermarsi e unirsi al silenzio o andare avanti a cercare: chissà cosa richiede più coraggio. E perché poi più coraggio bisogna dimostrare.

Se i passi cantano.

Notte e se ci pensasse il vento

Chissà da dove sbuca, più improvviso di un ricordo. E se possibile, fa pure più rumore.

Il vento piomba su di noi e pensa di comandare. Ci spinge a seguire una direzione, a maggior ragione se ci ripugna.

Io gli vorrei dare ragione, ma sono io quella con la mente, anche solo per finta. E allora vado dove voglio io, fortissimamente.

Eppure se andasse dove pensa il vento, forse mi troverei.

Notte e se ci pensasse il vento.

Something - canzone per la notte

Non importa neanche cosa mi stia dicendo.

Io gli credo. Il resto, non lo so. C'è qualcosa che me lo dice. Il resto, vuote domande.

Don't want to leave her now
You know I believe her now

Something, Beatles, canzone per la notte.

Se liberasse dai peccati (invece sei libera e basta)

Tra le persiane si insinuano le dita del cielo, come se volesse portare via qualcosa che per noi è di troppo.

I peccati, quelli restano aggrappati a me, accidenti. E anche i dolori, sono affezionati.

Eppure ci sono pensieri che fuggono via volentieri: quelli dedicati a chi cerca di dividere e convincerti che sia la strada obbligata. 

Ne resta solo uno, come un cuscino tra i peccati e i dolori: che sei libera, libera e basta. Che non hai sipari da alzare o abbassare, palcoscenici su cui ostentarti, fazioni di cui far parte platealmente, copioni da imparare.

Sei libera e potresti essere persino estremamente felice. Se il cielo ti liberasse anche dai peccati, e dai dolori: che sono avvinghiati tra di loro.


venerdì 9 settembre 2016

È la mattina che ti accorgi

È la mattina che ti accorgi dei nuovi silenzi. 

Che capisci come gli incubi siano reali. Che vedi il dolore, impastato tra i colori.

Che riparti, in qualche misteriosa maniera. E quando ti sembra di essere un automa, provi una strana tenerezza.

È la mattina che sai ringraziare, anche tra le lacrime.

Settembre che può far male

Settembre che può far male, con il suo incanto. Gli ultimi fiori rosa resistono per offrire un guanciale al lago.

Settembre che ti ride dietro, se pensi all'estate,  eppure è il primo a cascarci.  

Che è sempre un po' sbadato e mette su un broncio di foschia, ma appena può spalanca il suo sguardo, il suo cuore.

Settembre è il mio lago, che non riesce ad assopirsi. E ogni buona intenzione, che lo accarezza.

Notte e una menzogna gridata (è solo più triste)

Una piccola vita, di cui forse non importa a nessuno, viene spazzata via. E avrà ragione l'unica amica alla quale è giusto dirlo: forse doveva andare così.

Ma fa male lo stesso.

E allora vengono in mente molte cose, che mi fanno riflettere. Forse mi liberano, persino.

Una si impone su tutti, nel circo(lo) mediatico di noi minuscoli esseri che pensiamo di poter vivere sul palcoscenico ed essere noi stessi.

Una menzogna gridata non diventa più vera. E' solo più triste.

E io, mentre piango per una piccola vita, sono felice di stare lontano dalle menzogne. Di avere pietà anche, di chi le racconta. Ma non di chi ci gode su.

Notte e una menzogna gridata (è solo più triste).

giovedì 8 settembre 2016

Mi trovi tu

In queste mattine ancora affamate di estate, mi sporgo presto per trovarti e assaggiare la tua bellezza.

Cielo terso o adorabilmente pasticciato, ti cerco.

Eppure, quando ti ho contemplato e abbracciato, lo sento: mi hai abbracciato tu.

Notte e se volevo vedere il male

Se volevo vedere il male, mica mi ostinavo a prendere il cannocchiale o qualche diavoleria più moderna Quello, si rischia di vederlo anche a occhio nudo.

Piuttosto, davo un sbirciatina dentro di me. E quel male altrui, almeno, posso sconfiggerlo ovvero accompagnarlo con dolce fermezza alla porta.

notte e se volevo vedere il male.

La sera troppo sera

Ti giri spogliandoti di fili d'erba e resti immobile, intrappolata in quel gesto.

È arrivata la sera troppo sera, quella che imbriglia l'estate e la spedisce a nanna, come se avesse combinato qualcosa.

Forse ha combinato qualcosa: non può essere altrimenti che arrivi così la sera troppo sera, scura in volto e ansiosa di mettersi comoda.

Se non vi parleranno di papà Placido (Gli amori che non fanno rumore)

Speravo di fare una sorpresa a papà Placido. Di regalargli ciò che altri gli avevano tolto, negando le promesse: una piccola cosa, che l'avrebbe reso felice. E come una bambina goffa e pentita ora vado a salutarlo per sempre.

Speravo anche e di più, signor Placido, che avrebbe sconfitto questa malattia. Ha superato tanti ostacoli, pure dopo la perdita di mamma Luciana. Una parte dell'anima si era già staccata, ma piccola perché il vostro grande amore restava lui: vostro figlio. Il suo futuro, scandito da quel dubbio angoscioso, "dopo di noi", che accomuna i genitori con bimbi frenati da più difficoltà: ma spinti da quanto amore.

Vostro figlio. Quello che vi ha uniti ancora di più, che ha donato i sorrisi più belli, quello per cui avete combattuto una battaglia troppo soli in nome dei suoi diritti. Mamma Luciana in prima fila a chiedere equità per le rette, anche a suon di poesie, e quando è andata, io in un articolo l'ho definita così, mamma coraggio.

Mio Dio, quando facciamo i giornalisti quante parole di troppo usiamo. Avrei dovuto scrivere "mamma" e dentro c'era tutto.

Poi è rimasto lei, signor Placido, e mi ha insegnato tanto. La fedeltà all'amore. La fedeltà all'amicizia, anche con le sue telefonate, perché non c'era festa in cui non ci sentissimo. Lei mi parlava di suo figlio, naturalmente. E di Lourdes, di quando ci andava, di come poi ogni giorno accendeva la tv per ritrovarsi nella grotta anche se il cuore, per quanto fragile fosse, era già corso avanti.

Vengo in ospedale e mi spiace vedere la nuova sofferenza, la nuova lotta. Ma c'è anche un nuovo sorriso, perché lei sa che comunque vada ha fatto ciò che doveva: è riuscito a costruire quel "dopo di noi" con lealtà, pazienza, amore. Suo figlio ha già un futuro tracciato e non rimarrà solo.

Eppure ci speravo ancora, signor Placido. Speravo di riascoltare la sua voce, di incontrarvi, di ridere e di farle la piccola sorpresa che pregustavo.

Invece, un annuncio mi gela il sangue e ora vengo da lei a salutarla come non volevo fare.

Se non vi parleranno di papà Placido, sui giornali o in tv, è perché non sanno che è un papà coraggio, modesto e silenzioso. Quindi un papà. Se non ha preso premi come tanti personaggi di rito, è perché ci sono amori che non fanno rumore: forse i più.

Allora non lo griderò. Sussurro solo che è un papà e secondo me Luciana gli ha preparato una poesia per accoglierlo. E lui, così fiero dei suoi versi, per una volta se li perderà, dovrà farsi ripetere qualche parola: perché sono i suoi occhi che vogliono ascoltare, riscoprire quel volto tanto amato. Possono distrarsi un attimo, un attimo soltanto, Placido e Luciana, perché anche sulla terra esistono gli angeli che sanno prendersi cura di tesori nascosti, figli frenati da apparenti difficoltà eppure spinti da un immenso amore.

Se non vi parleranno di papà Placido, è perché lui non vuole. Perché si schermisce: ha  fatto il suo dovere e ora vuole amare in pace.

mercoledì 7 settembre 2016

Mondi di passaggio

Vivo mondi di passaggio, persino più di me. Di alba in alba viaggiamo e ci salutiamo.

Viandanti costanti, stanziali occasionali.

E l'unica terra dove mi fermo a dissetarmi e dove devo tornare è il tuo respiro.

Notte e siamo proprio qui

Sotto queste stelle malconce, che forse vediamo solo noi tra l'altro, vedo scorrere briciole di storia di vita.

Magari cascano proprio da lì. Volti che erano accanto a me, ora splendono lassù, mi assicurano: ma sono troppo cupa per vedere la loro luce, vedo solo stelle malconce.

Perché sei malconcia tu, mi ringhia addosso una stella meno timida. Ad un tratto mi rendiconto: posso osservarla, ascoltarla, quasi toccarla. Lo posso fare, perché sono ancora qui. Su questa stella spenta che mi appare la terra, su questo pianeta stritolato eppure così presente.

Siamo proprio qui. E se pensiamo di poter volare, è solo perché i nostri piedi poggiano su questa superficie malandata e da qualcosa possiamo partire. Contemplare le stelle, perfette o malconce, è un sogno che si può realizzare sulla terra.

Notte e siamo proprio qui.

The rock that makes me roll - canzone per il giorno

Mi racconto favole e mi circondo di musica per potermi muovere, per fuggire dalla tentazione di non cercare più nulla.

E io lo so, che il rock è forte e senza sarei affondata. Ma so anche che Dio è la roccia che mi fa muovere. Che mi dice, quando mi sto coricando: alzati e combatti per ciò in cui credi. E quando fallisco, mi guarda con tenerezza e lo fa anche quando mi scuote.

La musica, è la creatura che più gli assomiglia. Quella che più rapidamente mi porta a lui.

Giving me the courage to be bold 
Giving me just what I need 
Always guaranteed 


The rock that makes me roll, Stryper, canzone per il giorno.

Sembrava troppo bello

Tutti si erano fissati sul risotto ai funghi, nel menù. Anch'io a essere fiscale. Ma ero così tristemente attenta (a volte temo di non riuscire a distrarmi, nemmeno quando sono platealmente distratta) che mi ero accorta subito di quella scritta.

TERMINATO

Certo, siccome voglio darmi sempre un'ultima chance, ho tentato una timida domanda: è proprio finito?


- Sì.

Confesso un velo di perfidia, quando sono arrivati i vicini di tavolo e hanno urlato: ah c'è il risotto ai funghi.

Tutti volevano il risotto ai funghi. Nessuno aveva notato la scritta perentoria.

Quando il cameriere ha annunciato "guardate che è finito", quella terribile perfidia l'ho percepita ancora.

Poi sento una voce: sembrava troppo bello.

E ho pensato che è triste una frase simile sulle labbra di un bimbo. Pare quasi che già abbia assaporato le delusioni della vita, quei sogni messi sul piatto e tolti più velocemente e orribilmente di un piatto di risotto.

Sembrava troppo bello. Non ditelo finché non siete grandi. O non aiutiamo i bambini a dirlo.

martedì 6 settembre 2016

La nuova creazione

È quando il sole entra senza bussare, con quel fare baldanzoso che stride con la cupa vanità del mondo, che ci penso ancora di più.

Lui spontaneo nonostante appaia costretto a ripetere questa scena ogni giorno. Noi esibiamo un delirio di onnipotenza e facciamo pesare ogni nostra tiepida mossa, come una nuova creazione.

Forse la sua forza è quella che smarriamo lungo la via, troppo spesso: la gratitudine. E chiudo gli occhi per rubargliene un poco.

Notte e senza farsi notare

Succede che mi scavo una tana nel buio, un luogo dove non sfuggo alla paura.

Come una stella fuori mano o un animaletto indeciso se appartenere al giorno o alla notte. Non mi faccio notare e respiro quest'aria strana, che quasi si conficca nei polmoni ma senza dolore. Quando ho respirato a fondo, capisco che sto guardando molto meglio. Non tutto ciò che vedo, mi rende felice. Eppure già solo questa libertà di notare mi solletica lo spirito.

Non vi aggiungo parole, lo sguardo già ha un suo linguaggio.

Notte e senza farsi notare (noto meglio)

lunedì 5 settembre 2016

Il cielo cambia abito

Il cielo cambia abito così in fretta alle radici della mattina. Dopo il broncio della notte si bea di ogni pezzo gioioso del suo armadio.

Il cielo cambia abito di minuto in minuto e io ancora qua a decidere quale pensiero indossare.

Dovremmo dire basta

Dovremmo dire basta, a ciò che ci sottrae a noi stessi. Dovremmo farlo qualche volta anche per sbaglio. Così potrebbe diventare se non un'abitudine, almeno una nuova, bellissima tentazione.

Dovremmo dire basta a queste fughe e ritornare a noi.

Notte e aspetto la luna (perché non so più)

Poi scorgo la luna, smilza e astuta, che si aggira sopra i tetti. E penso: se si posa sul campanile, la fotograferò.

Lei però fugge a zonzo, forse a caso, e io mi indispettisco con il cielo scuro stampato sopra la chiesa: ci stava proprio bene una foto, la luna sarebbe rimasta con me.

E' forse qualche stella a sussurrarmi: di quella foto, frettolosa e digitale, ti saresti scordata presto. Intanto, volevo avvisarti che hai perso uno spettacolo bellissimo: la luna libera e scanzonata, che vaga per il cielo.

E' vero, non so più guardare senza voler imprigionare un momento. Quasi quasi ci riprovo.

Mi fermo e aspetto la luna, smilza e astuta, e faccia ciò che vuole per rendermi felice.

Notte e aspetto la luna (perché non so più)

Louder than hell - canzone per la notte

Avere potere. La violenza. L'aggressione. Il ruolo da recitare, a ogni costo.

Quante cose si detengono la classifica tra gli uomini, tutte legate da quel possedere.

Poi non hai più nemmeno la ragione o la speranza.

E riempirsi le orecchie di un suono che batta quello dell'inferno, lo copra, lo sovverta, forse è l'unico modo che abbiamo per intravedere il paradiso.

Louder than hell, Motley Crue, canzone per la notte.

Golden lake (cuore d'oro)

Quando ti vesti d'oro, sento che è per convincermi che non ti lascio, non mi lasci.

Il sole ti bacia con discrezione e c'è ancora una foschia di timidezza. Un signore sorseggia il caffè sulla riva e confessa che deve andare a Milano, per una delicata visita.

Il mondo, si conforta come può. Un saluto, che vuole essere un augurio. Una carezza al cagnolino. Un sentiero più vuoto del solito che improvvisamente offre un fiore. Anche la mia collina, più spoglia  di profumi, si sta già vestendo di autunno.

Poi sento un movimento. Un volo, un volo potente e poi tenero, sulla tua acqua dorata.

Golden Lake. Cuore d'oro, il tuo, perché non si stacca dalle creature fragili come me.

domenica 4 settembre 2016

Notte e la freschezza di un'isola (batte i 16 anni)

Così un amico mi confeziona un involontario scherzo: con la sua truppa di motociclisti arriva all'isola dei miei sedici anni e le immagini scavano facilmente nella mia memoria.

Batsi, Andros: avevo qui confessato anche un tema a scuola, a riguardo. Corro indietro, senza nemmeno accorgermi. A dire il vero, ho fatto poi un bis da ventenne. Ma chi la dimentica più quell'estate: la prima di totale indipendenza e il sole della Grecia che giocava con la mia pelle senza ferirla. La luna era anche più benevola e tanto io già toccavo il cielo con un dito.

Io quell'isola, dove provavo un insolito e gradevole caldo, oggi me la ricordo così fresca. Roba da respirarla e sentirsi sedici anni ancora addosso. Forse per questo non ci sono poi tornata, allontanandomi da quel dono offerto così vicino ad Atene e alla costa.

O forse perché assomiglio un po' alla statua del marinaio che lì agita la mano al primo vento, in realtà rivelando di voler ripartire.

E si parte in tanti modi, a volte non tornando mai. A patto di avere ancora dentro quella freschezza, che batte i sedici anni, perché il tempo si perde per strada quando si è in viaggio.

Notte e la freschezza di un'isola (batte i 16 anni).

Il dolore con la verità in tasca

Giudichiamo spesso i dolori e le scelte che li legano, come se li avessimo provati tutti.

Se una persona rifiuta una cura, se rifiuta la vita, se fa una scelta per chi ama, una marea di se di fronte al quale opponiamo il nostro ma.

Il dolore (altrui) con la (nostra) verità in tasca. Tutto il tempo che buttiamo a bollare le scelte dolorose degli altri e a decretarne la (in)giustizia, potrebbe essere impiegato a lenirne la sofferenza. O magari a vivere, noi.

Gettiamo invece il silenzio alle ortiche, chiudiamo fuori la compassione e via con quel suono insidioso, meno violento e più subdolo del ticchettio delle vecchie macchine da scrivere.

Le nostre dita si avventano feroci sullo smartphone e stanno già dilaniando qualcuno.

Il dolore con la verità in tasca, procura ancora più male.

Il signor Rocco e l'unica dolcezza

Il signor Rocco se n'è andato e io non so come dirgli grazie.  Del sorriso, che accompagnava i dolci.

Perché sì, quelle paste per me valevano di più. Anzi erano l'unica dolcezza. Quando a Varese uscivo dal medico e raramente erano buone notizie.

Un passaggio prima in pasticceria. Per darmi forza.

Un passaggio più tardi. Per ridarmi energia e portare un sorriso a casa.

Signor Rocco, neanche tra gli angeli sarà capace di stare con le mani in mano e di non consolare chi ne ha bisogno.

Grazie.

http://www.prealpina.it/pages/addio-sciur-rocco-123244.html

sabato 3 settembre 2016

Dialoghi reali - Un modo di dire

- ma dai era solo un modo di dire

 - allora dillo meglio.

Notte e quando non riconosci (stai…)

Accade anche questo: che mentre attraversi l'autostrada oscura, sobbalzi. Un camion sembra sparire nel nulla, invece è una salita che subito si inchina a una discesa.

Solo che tu, giorno dopo giorno, chilometro dopo chilometro, non ti eri mai accorta che si rivelasse in questo dosso lungo e insidioso. O forse non era mai stata così prima.

Non riconosci un tratto di strada familiare, almeno per definizione, e sudi freddo. Ti senti smarrita, finché capisci qualcosa di prezioso: peggio di non riconoscere, c'è la sensazione illusoria e maligna di conoscere tutto a memoria. Così, non puoi nemmeno ricominciare.

Notte e quando non riconosci (stai rinascendo).

Insieme

Insieme. Come questi garbati abitanti del lago, osserviamo la panchina come se volessimo accomodarci. Assistere, sbirciare, magari annoiarci.

Invece, il più delle volte ci tuffiamo proprio quando le onde sono ostili. O proviamo a spiccare il volo.

Insieme, non facciamo cose più sagge. Ma forse anche quando combiniamo pasticci, ci vengono meglio.

Al volante (di Facebook)

No, non miro a sottrarre la guida di Facebook a Mark. E' che oggi riflettevo - e con duro sforzo - mentre ero al volante. Mi indisponeva il comportamento di tre quarti dell'umanità nelle mie condizioni e qualche volta ho sclerato pure.

Che cosa accade, quando uno si permette di tagliarti la strada, fregarsene di una regola o anche solo procedere un chilometro in meno del massimo consentito? Anzi, anche solo esistere.

Che il peggio di noi esce, spesso, istantaneamente. Cose che non diremmo mai in condizioni normali, ovvero a contatto con gli altri, fuoriescono con una violenza che non finisce mai di stupirmi. O meglio, non mi stupisce affatto, finché mi degno per qualche motivo di dedicare attenzione al mio comportamento.

Protetti dal nostro abitacolo, che sia vero o no, ci sentiamo onnipotenti.

Ora, le differenze si assottigliano rispetto a quando siamo al volante della rete. Di Facebook come di qualche altro potente mezzo.

Basta essere protetti, da qualcosa di illusorio, per sentirsi i re del mondo. Esaltati o linciati, tanto nulla accadrà realmente. O così ci pare, finché andiamo fuori strada, da noi stessi.

Sbaglierò

Sbaglierò, ancora e ostinatamente.

Non vi chiedo di amarmi come prima. Ma di farlo di più.

Magnifiche sorti e progressive (finché c'eri tu, papà)

Sai che cosa ha sapore di verità, papà? Che finché eri tu qui su questa malandata terra, io ci credevo.

Sì, alle magnifiche sorti e progressive. Senza velo d'ironia. Guardavo te, il tuo cammino, la tua testardaggine, la tua voglia di costruire e di vivere (senza essere schiavo della prima). Ci credevo moltissimo e pensavo che non solo io: tutto il mondo avrebbe seguito quella strada.

Adesso  mi sembra che l'unica direzione con una vaga prospettiva di possibilità sia indietro. La retromarcia inserita, con un'incoscienza delirante.

Magnifiche sorti e progressive: io ci credevo, finché c'eri tu, papà.

venerdì 2 settembre 2016

C'è ancora il silenzio, rannicchiato

C'è ancora un momento in cui il silenzio risponde. Rannicchiato in una mattina di settembre, tra cinguettii e un treno in lontananza.

Il mondo attorno a noi si muove piano, con una delicatezza felice. Questo silenzio timido e testardo mi fa osare e abbasso la voce.

Notte e il futuro di Peres

Quando lo incrocio, io tremo sempre come una bambina. Per ciò che ha fatto e per la calma ispiratrice che porta, dopo tutto ciò che ha attraversato.

Eppure sa sorprendermi, sempre. Oggi ne sfioro i passi a Cernobbio, lo osservo sorridente mentre pranza dietro la vetrata a un tavolo con volti anche giovani. Poi lo perdo di vista.

Più tardi leggo un'agenzia, però, che mi racconta qualcosa di lui, ancora.

Il futuro è più importante del passato.

Autore, Shimon Peres, classe 1923: come mio padre, e questo non può non influire sul mio cuore, certo. E lo capisco anche meglio.

Perché se una persona ti dice che il futuro è più importante del passato, ti può sembrare scontato. Ma quando lo dice un Uomo di 93 anni, che quel passato ha costruito e ha attraversato, tu ci credi davvero.

E ringrazi il Signore di averci dato, di darci uomini così. Ah, assicurano queste parole, ancora ce ne darà.

Notte e il futuro di Peres (è quello che dà forza al nostro)

Il tempo e quando torni (scopri l'umanità)

Il tempo corre, si ferma, ti guarda e ride, quando torni da una pausa. E tu non sai se inseguirlo.

Ma basta che esci, nel tuo piccolo mondo non troppo antico, per pochi minuti. Trovi un vicino: sei tornata, da quanto non ci vediamo. O un amico che abbraccia te e la cucciola. La signora dietro l'angolo che con ansia gioiosa aveva messo da parte una borsa: trabocca di uva e fichi.

E ancora incroci il nonno che scorta la cagnolina dei bambini: signora, pensavo a lei, chissà dov'è.

Il tempo si ferma a guardarci, forse con stupore, e chiacchiera con noi.

Eravamo passanti; lentamente e a volte nonostante noi siamo diventati amici o comunque qualcosa ancora di più entusiasmante: esseri umani. Che si cercano, che si mancano, anche per pochi istanti, e si ritrovano.

Quando torni, il tempo ti mostra l'altra verità, quella in cui non osavi sperare.

Siamo l'umanità, e non possiamo fare a meno gli uni degli altri.


giovedì 1 settembre 2016

Notte e se bisogna guarire (lacerati)

C'è un modo di guarire e dicono che passi dal lacerarsi. Ma non è così.

Perché quando si è già lacerati, non questa la via. Forse, smettersi di nascondersi. Anche di fronte a coloro che si accaniranno di più. Solo che diventa un problema loro e della loro facciata.

Tu contempli la tua cicatrice solo un attimo, proprio e per non buttarla via.

Perché poi ha una cosa più importante da fare: tipo vivere.

Notte e se bisogna guarire (lacerati) viviamo.

Ps: perché non è che uno si diverta a essere lacerato. Ma vivo, moltissimo.

Dialoghi reali - Mi ami

- Ma tu mi ami?

- No, figurati.

- Faresti di tutto per finire sui dialoghi reali.

Exactly

Due o tre cose sul fertility day (e chi è peggio)

Anch'io ho sofferto e mi sono indignata per il fertility day. Per la mancanza di sensibilità che vi ho trovato, come una coltellata. Poi ho respirato, profondamente. E ho ricordato tutte le coltellate prima e quelle che ancora verranno.

A 29 anni mi sono trovata così, squarciata eppure con una speranza. Mentre ritrovavo le forze, vedevo gente, diciamolo donne, che si recavano pietose in ospedale a trovarmi. E intanto spargevano bugie su di me e sul mio ventre, come se quello mi rappresentasse in toto. Be' forse loro. Qualche anno dopo, il bis. E ho trovato un vecchio amico d'infanzia, un fiorista, che veniva a portarmi stupito un mazzo di fiori. Dicendo: ah, pensavo, fosse una nascita, invece che cos'è, un aborto?

No stupidello. Forse il tuo cervello. Sono malata, ma passerà o spero.

Tanti esseri umani, poveri come non potevano apparire, mi hanno seguito negli anni. Anche quando  sembravano aiutarmi ed essere al mio fianco: tra di loro è spuntato chi poi mi ha preso in giro, l'ultima e suprema derisione.

Sì, perché il fertility day non è niente. Dietro ci sono le persone che commentano, alle tue spalle e non solo. Forse perché hanno creduto di dare la vita e pensavano di poter sputare sugli altri, come se fosse una questione di medaglie.

No. E' qualcosa di più. E' qualcosa che va oltre.

Sono diventata più forte. Ma non grazie a queste persone. Grazie a me stessa, a chi mi ama, ai miei amici autentici e agli angeli.

E oggi sono felice. Non solo perché non ho  messo al mondo webeti (termine che non mi piace neppure, visto che presuppone che qualcuno si ritenga migliore degli altri al punto da insultarli).

E' perché sono piena di amore e ho figli amati. Non importa se non sono sui documenti ufficiali  o non li esibisco come medaglie tra cinguettii. Importa che siano nel mio cuore, fragile ma fertile. Senza orologi che segnano il tempo.