mercoledì 31 maggio 2017

Ripartire

Chissà se è una maledizione come quella del Vecchio marinaio, oppure se si tratta solo di ali.

So che quando sembro comodamente seduta, persino le poche volte che lo sono davvero, c'è già qualcosa che preme. C'è un movimento che si imprime e non tardo a riconoscerlo.

RIPARTIRE.

Ripartire per credere, ripartire per crescere, per fare un passo indietro e correre poi avanti. 

Non importa se il timone appaia troppo grande e le mie mani possano anche tremare.

E' quando mi siedo, un istante, che so che devo ripartire.

domenica 30 aprile 2017

Vale la pena aspettare

Vale la pena aspettare il tuo fiore, il suo mostrarsi dopo tanta timidezza, il suo tendersi verso il lago senza invadenza.
E dopo il suo rapido impallidire e cadere, come il soffio frettoloso su una candelina, mi metto ad aspettare ancora. Che sia un anno o una vita.

Il sole posato sul bosco

Lo etichettano come svogliato, ma metti che il sole sia solo desideroso di ammirare, questa volta, invece che essere ammirato. 

Un francobollo morbido appoggiato nel cielo, che vorrebbe posarsi sul bosco per potersi riposare. Se non per sognare.

Notte e su coraggio (Bigazzi style)

Con tutta la serietà del caso, ma mentre chiudo mese, cassetti e cd sono garbatamente sfiorata da un pensiero.

Che la mia generazione sarà in gran parte (l'ho scientificamente provato, quindi in modo fallibile, lasciatemi fare la filosofa ) tentata da rispondere ogni volta che sente:

Primo Maggio.

Su coraggio.

E questo per la canzone dal titolo più semplice e meno scontato del mondo, Ti amo. Dal duo Tozzi-Bigazzi. E siccome io sarò sempre una bigazziana sfegatata, questa sera mi va di dedicare un sorriso a Giancarlo, al suo essere sempre avanti senza mai volersi far notare.

Notte, buon primo maggio. E su coraggio. (Bigazzi style).

I volti dentro una laurea

Venticinque anni. Uno sguardo casuale sulla tesi, una domanda che mi piomba addosso e focalizzo la data della mia laurea: aprile 1992. Avevo 23 anni e terminavo un pezzo di vita, mentre già ne avevo aperto altri, un po' forsennatamente insieme.  Sta terminando questo mese, con il suo silenzioso anniversario, e mi fermo a ricordare.

Che strano: rivivo quel giorno, papà e mamma che mi portano a Milano, ma restano fuori a causa della mia agitazione e un po' anche della loro. Entra il mio caro amico Beppe, unico ammesso. Pochi frammenti, poi l'abbraccio ai miei e mentre brindiamo, ho già un sacco di cose da fare, mi assicuro.

Sì, quel giorno è importante, eppure quasi vola nella mia memoria, perché inciampo nella sera prima. Dovrei essere a casa a ripassare o a riposare, ma mi fermo fino a tardi nell'aula del municipio dove scorrono i risultati elettorali. Da una parte è febbre giornalistica, sì. Quello è un anno in cui potrebbe cambiare tutto, dopo la bufera di Tangentopoli, oppure niente.

Ma contano di più le persone degli anni, delle stagioni, delle fragili previsioni. Nelle ore in cui mi laureo, Marco Sartori viene eletto deputato e i suoi occhi brillano di gioia, forse con una scintilla di incredulità. Io ho 23 anni, lui che è come un fratello il mese dopo ne compierà 29. Sembra tutto così strano e travolgente, un nuovo inizio per ciascuno di noi.

Oggi non riesco a non pensare che ho 48 anni, l'età in cui lui ci ha lasciato. Con il tempo che prima l'ha portato via, poi gli ha reso omaggi da galantuomo, lo so: vorrei far credere a me stessa che così procura meno dolore, ma un corno.

Risento la sua voce e un'altra quella sera, che pur direttamente non ho ascoltato. I cellulari sono ancora un miraggio e vengo richiesta in non so quale ufficio del Comune, perché c'è una telefonata dalla redazione, allora guidata dal mio maestro gentiluomo Gianni Fusetti. Mi avvisano che ha chiamato il direttore, Mino Durand, ed è furibondo con me.

Motivo dell'ira: "Ma Marilena dov'è?! In Comune per i risultati elettorali? Disgraziata, mandatela subito a casa che domani mattina presto si laurea!".

Sono cresciuta abbastanza da non lasciarmi afferrare dal magone, bensì dalla gratitudine. Persino dall'orgoglio.

Ho conosciuto persone meravigliose, alcune mi hanno voluto un mondo di bene. Ho vissuto tempi in cui si poteva stare umani. In cui ci si preoccupava degli altri, anche quando si rideva. In cui non c'erano cellulari per raggiungerti in ogni istante, ma si sapeva come farti arrivare il messaggio più importante.

E di quei tempi, sarà rimasto pure qualcosa, lo sento mentre chiudo la mia tesi nel suo cassetto.

Con Marco che ride e parte per Roma, deciso a fare seriamente. Con papà che sopporta che quella disgraziata di sua figlia sia fuori fino a notte fonda invece di ripassare o studiare per il momento per cui ha tanto sudato, il momento che forse lui aspetta più di lei. E con Durand che se non chiudo questo cassetto ora, per precauzione mi sgrida ancora.

Metamorfosi (fedele a se stesso)

Si può cambiare così rapidamente, restando sempre se stessi. La metamorfosi del rododendro, affamati o di vita grazie alla primavera eppure  da chissà quante stagioni di emozioni prima. Un fiore che sembra goffo e interessante a modo suo, poi come un cigno lascia alle spalle i primi tentativi.

Metamorfosi di cui pochi si accorgono, ma molto più difficile forse è cogliere quanto tu sia rimasto uguale, fedele a te stesso e persino a chi ti ha voluto, cambiando.





Minuscoli giochi di potere

Sto per cancellare le amicizie inutili.

Via chi non la pensa come me.

Ora controllo chi non mi segue.

Ti distruggo io, con un rivoletto di veleno virtuale.


Minuscoli giochi di potere vanno in onda sui social network. Goffe simulazioni di guerra, per dimostrare che anche nel piccolo, persino nel virtuale la pace non interessa minimamente all'umanità. Se non per postare generiche dichiarazioni su Facebook, prima di graffiare con la solita cattiveria. Minuscoli giochi di potere, goffi tentativi di dimostrare di esistere senza esserne troppo certi.

sabato 29 aprile 2017

Notte e non bisognerebbe spiegare le canzoni

Alla radio una voce premurosa mi racconta come sia nata una delle mie canzoni predilette. Viene facile sentire una fitta al cuore, quell'onda di emozioni diventa rapidamente palude dove ristagnano le umane, troppo umane motivazioni per scrivere quelle parole.

Che cambiano di netto sapore, come le stesse note fuggono alla rinfusa. Ecco perché si affaccia questo pensiero: non bisognerebbe spiegare le canzoni.

Non bisognerebbe stringere di razionalità i sogni.

Non bisognerebbe motivare - se non compiere - molti degli atti ragionevoli da noi eseguiti.

Notte e non bisognerebbe spiegare le canzoni.

Cambio storia

Ogni tanto qualcuno mi racconta ciò che devo fare. E io cambio storia.

La penna, il tablet, un mozzicone di matita: non fanno differenza. Scolpisco la trama su una pietra che ho trovato ed è un lavoro stupendo, tutto mio.

venerdì 28 aprile 2017

Notte e sei tornata

Sei tornata, non riesco nemmeno a scattare foto se non all'esterno della tua chiesa grazie a una deliziosa timidezza ritrovata.

Santa Maria, la casa dei miei pensieri e propositi all'alba, le messe seguite per un dovere che non è costrizione, mai, fili di memorie che abbracciano le esitazioni della notte.

Mi parlano di cinquecento anni, ma quando sono da te mi sembrano una manciata di istanti.

Sei tornata. Ci sei sempre stata. Ancora una volta mi rassicuri: sono tornata io.

Madonna dell'Aiuto.

Notte e sei tornata.


Le barche che spezzano il grigio

Spezzano il grigio e l'orizzonte. Alleate del vento, con i loro colori le barche salpano e cavalcano anche la tempesta. Ma ancora più testarde si rivelano, quando devono ribaltare la routine e le sue sfumature cancellate.

Barche che spezzano il grigio e i suoi vincoli, più veloci dell'umanità.

giovedì 27 aprile 2017

Notte e prima e oltre le tempeste

L'inizio del nostro libro è tuo, metafora di molto altro. Mi piace ritrovare il momento in cui tu ti affacci al mondo, con una bufera tropicale. Adesso piove, ma fa un freddo cane, papà. 

Sempre tempesta, a modo suo, è vero. E ti mette alla prova, ti fa stringere nelle spalle e nel cuore, ti fa sfiorare dalla paura o la fa divampare dentro di te.

Eppure quando ti avventuri sotto la pioggia, senti che non è poi così ostile. Se tu hai voglia di vivere e lottare, come ha saputo fare mio padre.

Io ogni giorno inizio la tua storia, non solo quando ricorre il tuo compleanno. Risento la bufera che tu non potevi ricordare, come se ci fossi in mezzo invece io. Vedo il dolore e poi la gioia della nonna, che si unisce a quello del nonno.

E persino quella piccola certezza che tu scolpisci con poche parole: il negozio del nonno esisteva già. Prima e oltre le tempeste, c'è la vita.

Notte e prima e oltre le tempeste.


mercoledì 26 aprile 2017

Mi dico sì

Mi dico sì e la politica non c'entra. Né ci sono direzioni obbligate. Mi dico sì perché io possa scegliere e scombinare itinerari come un mazzo di carte.

Mi dico sì per ridere forte e far scoppiare di rabbia il silenzio. Oppure fargli il solletico e almeno farlo ridere.

Mi dico sì, perché lo merito da chiunque, questo sì. E prima di tutti, da me stessa.

Sì. 

Notte e non bevo il whisky di papà

Incontro serene difficoltà a diagnosticare il momento in cui sono diventata grande. Già mi tocca dare per scontata questa ipotesi.

Eppure una fase interessante a questo proposito potrebbe riguardare il whisky. Quando ero ragazzina, mio padre ne beveva un dito: è una medicina, affermava. Io ridevo e storcevo il naso.

Poi dovetti mandare giù qualcosa per reputazione, quando ero convinta che il rock passasse anche da questo. In casa mia ho ospitato whisky che oggi farei francamente fatica a ospitare anche solo per un giorno.

Poi in Scozia ho incontrato i miei veri amici. Ne ho cambiati, senza tradirli, un paio. In casa, ho sempre tenuto il whisky amato da papà: perché in fondo un padre saggio e whisky buoni sono la strada maestra per la democrazia. Insomma, per non rompere le scatole sui gusti altrui.

Ancora oggi c'è la bottiglia di papà a casa mia: solo un dito è rimasto, quello che non ha fatto in tempo a bere. Ci ripenso oggi a una manciata di minuti dal suo compleanno, in una notte di tempesta. 

Una volta, non lo bevevo perché non mi piaceva o così dovevo dichiarare per contratto: il mio e solo il mio, perché ero diventata grande. Oggi non lo tocco perché è suo. E forse tornerà a berlo o glielo porterò.

Buon compleanno, papà.

Notte e non bevo il whisky di papà.

Ps: grazie agli amici, figli di un padre speciale, che in una sera di tempesta mi hanno donato il mio whisky.

Notte e oltre te (la bellezza ancora)

Quando risalgo da te, perdo la testa per la tua bellezza. E credo di non averti mai conosciuto abbastanza prima.

Penso di non poter distogliere gli occhi da te, lago Maggiore, ma non è vero. Dopo qualche istante scorgo una luce misteriosa, un frammento di villaggio appare come nuovo, gli aerei si danno il cambio nel volo e i grattacieli cercano di farsi notare. Ha ragione papà, in giorni rarissimi come i doni più preziosi, pare di scorgere gli Appennini.

Ma tu rimandi oltre, oltre ancora. È il cielo, la sua anima che si dilata, a chiamare.

La tua bellezza, mio lago, è proprio questa: mettere in cerca di altra bellezza. Ma poi, prometto, torno da te.

Notte e oltre te (la bellezza ancora)

martedì 25 aprile 2017

Notte e questo silenzio che non divide

C'è uno spazio in cui entro, caldo e lontano dalla pioggia. Può durare una manciata di minuti, eppure sembra dilatarsi come quest'acqua che si abbatte sul suolo.

Si chiama silenzio, un silenzio che non divide, ma mi porta più vicino a ciò che vale, ai momenti incomunicabili, forse perché così veri. Resta tra noi, come un amico fraterno, e già gli chiedo di fermarsi ancora un po'.

Notte e questo silenzio che non divide (resta tra noi)

Un filo di luce

Inondati di luce, non si riesca a vedere nitidamente la bellezza attorno, forse neanche la propria.

Ci vuole un filo di luce a impigliarci in un colore pallido, nella parola abbozzata da un fiore abbracciato con le sue foglie, in una creatura sfuggita all'attenzione.

Un filo di luce per vedere di più, persino se si tengono gli occhi chiusi.


Il vuoto fuori di noi

Navigando dentro l'autostrada, ci stupiamo di queste onde così addomesticate sotto il cielo grandissimo.

Nessuno passa, tranne noi. Forse pure noi siamo da qualche altra parte.

Il vuoto fuori di noi, stretto tra un cuore che pulsa a ritmo di dubbi e un mondo nascosto che corre. Forse per non rivelare che non sa dove andare.

lunedì 24 aprile 2017

Notte e nessun altro posto

Non so quante mete cambio nel corso di una giornata. So dove voglio stare, alla fine. Ed è il principio di ogni pensiero, di ogni giorno, di ogni sogno impaziente prima di lasciare la parola al sonno.

Tutti passaggi, un solo traguardo, quello dove aspettano i suoi occhi. Anche quando devo ripartire, perché ciò avviene solo per tornare.

Notte e nessun altro posto (solo tu).

La fortuna di una creatura qualunque

Facciamo che ti ho visto, quadrifoglio, come tante altre volte mi è capitato nella vita, ma adesso non ti colgo più. Non è perché tanto non vinco niente poi, maliziose creature dell'erba.

E' che, suggestionata da Boezio, mi interrogo talvolta sulla fortuna e non so bene che volto darle. Forse anche quello di un quadrifoglio. Che rimane però placidamente al suo posto, senza farsi strappare dalle superstizioni umane. 

Una creatura qualunque, tra fili d'erba, margherite e fiorellini selvatici, e quindi felice.

domenica 23 aprile 2017

Notte e se conoscevo la felicità

Una canzone dei Supertramp scandisce il mio piccolo viaggio e mi avvolge di una strana sensazione. Anni felici, quando loro guidavano le danze: non capivo le parole da piccola, ma mi pareva che qualsiasi cosa dicessero, doveva essere terribilmente piacevole e spingerti a una gioia inarrestabile.

La sento ancora, quando l'auto mi restituisce queste note. Anni felici, non posso però sbriciolarli fino ai giorni e  mantenere il sorriso. Happy Days. Joanie era uno dei volti più allegri, ma un personaggio non è una persona. Ripenso al nonno che in maniera dolcemente testarda chiamava Ron Howard "pipetta" e neanche questo mi strappa l'improvviso velo di malinconia.

Se conoscevo la felicità, mi dico però, non può essere scomparsa. Adesso cambio musica e gli Iron Maiden tornano i miei guru: gli anni d'oro sono quelli che si vivono ora. Perché ci sono e tutto può essere mantenuto o cambiato, divorato, urlato, sussurrato con piacere.

Forse prima era un'illusione o una grande messinscena, forse era deliziosamente reale. So solo che prima ho conosciuto la felicità, ora la riconosco nella musica dentro di me, nei silenzi, in una preghiera e nella capacità di sorridere anche con la radio che si smarrisce, stretta tra i monti.


Notte e se conoscevo la felicità (la riconosco)


sabato 22 aprile 2017

Creature senza o con rumore

L'azalea silenziosa e sfacciata nella sua bellezza, quasi fosforescente. L'ape che brontola, come se fosse un po' gelosa di tanto fascino eppure rivendicasse di saperlo far vivere per sempre.

Creature, senza o con rumore, che cercano di tramandare l'opera innescata da un Essere ancora più ammantato di silenzio nelle nostre vite, in apparenza. E che si cercano, si fanno cercare da noi o forse ci aiutano a cercare Lui.

Notte e chi si ferma (è salvo)

Su una panchina a Tempo di libri un cartello gentile avvisa di pensarla controcorrente.

Chi non si ferma, è perduto, avvisa il gruppo Macro. Fermati, vivi… Scorrono queste parole in me, lieta di averle colte per tempo e masticate come un cibo che non osavo nemmeno ordinare. Perché poi ordinarlo: meglio prepararlo da sé…

Chi non si ferma, è perduto. E io avevo questa dannata voglia di trovarmi.

Notte e chi si ferma, è salvo.

Detroit rock city - canzone per la notte

In una nebbia di musica, fumo e luce riflessa parti per un viaggio: non potrai mai sapere se arriverai alla meta accarezzata nei pensieri.

Forse ce la farai e ti troverai in pace a un concerto. Forse troverai altre forme di pace.

Comunque vada, hai una certezza gioiosa: che ti devi godere il viaggio.

Detroit rock city, Kiss, canzone per la notte.

venerdì 21 aprile 2017

Un padre felice

Questo piccolo mi sembra già fortunato: un bimbo giocoso e amichevole, che si trasferisce gattonando al tavolo degli italiani e masticando una conversazione del cuore.

Poi ha la mamma austriaca, il papà inglese: quando c'è un incontro di storie, di cammini, di frontiere che si sciolgono, un bambino credo abbia ancora più chance di spalancare gli occhi sul mondo.

Anche lui poi vacilla, in pizzeria, torna al tavolo dei suoi, quindi prova a risalire i gradini trascinandosi per terra finché viene recuperato ridendo dai suoi.

Quando stanno per raccogliere le loro cose, il cuoco ci chiama e sussurra qualcosa a uno di noi. Apprendiamo che il padre ci ha offerto da bere. Perché siamo stati amici del suo piccolo, abbiamo condiviso tempo e sorrisi. Siamo dunque suoi amici.

Noi ringraziamo maldestramente e lui se ne va, augurandoci un grande weekend: lo scandisce con soddisfazione.

Vedevo un piccolo fortunato, ora un papà felice.

Notte e uno scandalo di felicità

Come separare le lacrime dalle risa: qualcosa che non ha senso imparare. Scorrono insieme in una serata come questa, una delle magie di Oltre il Giardino, uno degli ennesimi doni di Giannino Brenna da lassù.

"Non tutti i matti vengono per nuocere", forse chi si crede normale sì. E siamo qui a risentire le voci di chi non è stato mai ascoltato, a chiudere gli occhi sull'eccessivo dolore, a battere le mani e le ali.

Afferro un frammento di frase e lo poso sul principio dei sogni questa notte: oltre tutto e tutti, c'è uno scandalo di felicità.

notte e uno scandalo di felicità.

Chi si risveglia

Ti sfioro, con tutte le tue luci: è come se ti fossi risvegliato, caro santuario. In queste settimane chiuso per i lavori, ma non lontano, per illuminarti e illuminarci in vista di un compleanno speciale.

Cinquecento anni, mezzo millennio, eppure un trattino di eternità.

Ti sei risvegliato, è poi così? Chi si risveglia alla bellezza. Forse persino io, che mi fermo nella città buia per ritrovarti. Io che finalmente devo alzare lo sguardo.

giovedì 20 aprile 2017

Notte e sogni appuntiti come le stelle

Distratta più per scelta che per natura, mi ero dimenticata di frugare nel cielo a caccia di stelle. Invece, eccole lì stasera, appuntite come il vento che le ha scortate fuori.

E sogni appuntiti come voi, mi auguro. Che sgomitano non per farsi notare, ma per farsi portare nella realtà.

Notte e sogni appuntiti come le stelle.


Rido a giorni sparsi

Rido a giorni sparsi, senza un ordine e senza ragione apparente.

Rido, a zig zag nel tempo e così insensatamente da sfiorare quasi il senso della vita, innaffiato di luce e lacrime.

Rido a testa in su, come una margherita che non si è ancora abituata alla gioia della primavera.


mercoledì 19 aprile 2017

Notte e timidi con se stessi

La timidezza è rimasta indietro, impigliata negli anni ragazzini o comunque del millennio scorso. L'ho riposta da qualche parte e ora non ricordo più dove sia.

C'è soltanto una timidezza che mi concedo ed è quella con me stessa. Perché arrossisco di fronte a me, un lato che non avevo messo a fuoco, un pensiero scoperto all'improvviso. Timida con me stessa, solo per la gioia di trovarmi diversa o forse così incredibilmente uguale a ciò che avevo sognato.

Notte e timidi con se stessi.

Primo come un rododendro

Primi a consegnarsi, a (s)offrire, a raccontare una parte di sé prima di esserne pronti.

Come il primo fiore del rododendro, che si espone con una facilità che non inganna. Primo a osare, a tremare, a sfiorire. E a rinascere ancora, se lo vuole.

martedì 18 aprile 2017

Notte e i pesi come palloncini

Quanti pesi erano cascati sulle mie spalle nel corso della giornata: ero tutta indolenzita nell'anima. Poi, in apparenza, è arrivato lui, il vento.

Non è riuscito a portarli via, ma i palloncini che dovevano adornare la tua partenza verso il cielo, sì, Arianna. Li ho visti volare via, sbattendo come ali d'angelo. Tutto ciò che pesava su di me, è diventato così lieve.

Avevo la tua età, quando mi hanno detto che avrebbero dovuto operarmi. Avevo la tua età quando mi hanno rincuorato: è benigno. Tutte le operazioni che seguirono, non mi hanno strappato la vita, né l'anima.

Ora una parte di me ti vede volare via. Un'altra resta qua e cerca di non fare il conto di questi anni che mi sono stati donati. Guarda ai prossimi giorni che mi chiamano. E che ci chiamano, perché tu sei qui, più che mai: lo racconta anche tutto l'amore che si respirava, tra gli sbuffi impetuosi del vento.

Sa solo che oggi c'erano molti pesi sulle mie spalle e adesso non li sente più. 

I pesi diventano come palloncini, sogni che nessuno e niente possono infrangere.

Buon viaggio, Arianna, non lontano però.

Notte e i pesi come palloncini.

http://neicassettidimalu.blogspot.it/2017/01/arianna-piena-doro.html

Come la Porta dei Leoni

Inciampo in un delizioso viaggio su un treno che attraversa la Grecia, in tv. Passa da Delfi e mi riporta indietro di tanti anni, anche in una tappa che questa trasmissione non affronta.

Perché Delfi fu incredibile, Atene mi tolse ogni parola e quanti altri luoghi mi stordirono. Nessuno, tuttavia, quanto Micene.

Mi sfiora ancora quella sensazione di essere nel tutto o nel nulla, senza individuarne la differenza. Passare sotto la Porta dei Leoni la acuì spaventosamente: quella che era un'immagine, stampata sul mio libro d'arte, diventava materia, come me. E mi restituiva un pezzo d'anima.

Come la Porta dei Leoni, la realtà è in agguato come l'infinito.

lunedì 17 aprile 2017

Notte e adesso piango (non mi impegno)

Mi parleranno di resurrezione e in qualche contorto modo ci credo anch'io. Mi diranno che è un angelo ora e ha pure ragione chi afferma che lo era anche prima.

In questi giorni di rinascita, non ho potuto scrollare via questo magone che ha abbracciato tanti di quelli del passato, fondendosi in un'unica sensazione di dolore. Che cosa facevo prima? Reagivo. Pensavo oltre. Pregavo, certo. Fuggivo. Mi impegnavo. Scrivevo.

Adesso, ci ho messo un po' a scrivere, perché prima ho fatto una cosa per me inaudita: ho fissato quel magone negli occhi e si è sciolto. Un pianto liberatorio, la certezza che non voglio fuggire, che non voglio andare oltre, che ho tutto il diritto, forse persino il dovere, di fermarmi a piangere per questa creatura come per le altre che sono volate via.

Anche il vento si è placato, come se si stupisse.

Non mi impegno: adesso piango.

Notte e adesso piango.

domenica 16 aprile 2017

Il germoglio che aspetto

Ubriaca di primavera, capisco perché qualcosa mi mancava ancora. Quando incontro i tuoi germogli.

E' il momento più bello dell'anno, quando tu - pino Bruno - senza dare nell'occhio come altre piante mostri aghi verdissimi ai tuoi estremi. Come ciuffi ribelli, che ancora non si sono fatti domare nella tua vita.

Io mi avvicino e con la macchina fotografica cerco di catturarne il dolce contrasto, ma riesco solo trasformandoli in una cascata di luce. Quale forse essi sono.

Il germoglio che aspetto, è quello che non induce i più a fermarsi, ma che sembra aspettare solo me.

Notte e basta poco (o tutto)

Quante certezze si incamminano tra le cicatrici camuffate e quasi stento a riconoscerle. Basta risentire nominare la tua pipa, aprire il cassetto e aspirarne il profumo, che da più di vent'anni riposa come te. 

Basta un messaggio di un amico, per sapere che lui c'è sempre e anch'io.

Un caffè di festa, per comprendere che una persona amica ha bisogno di fermarsi anche pranzo.

Un rumore sottile, dentro l'anima, per cogliere che hai bisogno di tempo e spazio dove rannicchiarti un po'.


Basta poco, ma è tutto, e anche in un giorno di cicatrici camuffate stai respirando l'eternità.

Notte e basta poco (o tutto).

Come un bacio di nuvole

Sarò mica adulta, che mi fermo a fotografare le nuvole. Il contrasto dei colori, il loro movimento inafferrabile, le forme che si sfaldano e si ricompattano, un disegno che non stanca mai gli sguardi persi nel cielo.

Come un gioco eterno, ora dolce ora rissoso. 

Ma scrutando con occhi diversi ancora, infine vedo un bacio. Come un bacio di nuvole, così leggero, da non esaurirsi mai.

sabato 15 aprile 2017

Notte e l'ultima parola (non vuole)

Mentre collezioniamo il solletico del sole, veniamo percossi da chicchi di ghiaccio. Una grandinata di primavera che strilla come un bimbo, senza allontanare tutti i raggi.

Ma come, ci diciamo, le tue prime parole erano di primavera e carezze, adesso non sappiamo dove rifugiarci.

Aspettiamo una risposta che non viene, perché l'ultima parola la natura non vuole. Solo noi, quando parole non abbiamo.

Notte e l'ultima parola (vuole).

Da quando siamo diventati così sfacciatamente insopportabili

Al netto delle buone intenzioni e talvolta persino delle corrette azioni, sappiamo essere francamente insopportabili. E' che in passato forse  abbiamo avuto più remore o meno occasioni di mostrarlo: e una gran parte di questo nostro essere intollerabili veniva occultato.

Ora abbiamo tante di quelle passerelle (a partire dai social) che ci saliamo e ci sentiamo così esposti da rimuginare: adesso cosa indosso?  Alla fine ci mettiamo quello che viene più facile e magari vistoso, di sicuro non originale.

Ubriachi degli improvvisi riflettori sul nulla, nulla tolleriamo, bastoniamo su pubbliche bacheche i nostri nemici immaginari, lanciamo grandi aforismi di indiscussa verità masticando le nostre piccole menzogne quotidiane, critichiamo i grandi lontani per poi inchinarci se necessario al semibullo del quartiere. Sappiamo tutto, non rispettiamo niente, riversiamo i vizi, le abbuffate di cibo e di vanità, sui nostri profili social.

Insomma, non è che siamo solo insopportabili, il che sarebbe roba vecchia: ora lo siamo proprio sfacciatamente.

E da filosofa fallita, non mi pongo neanche più la domanda esistenziale: perché.

Solo la più umile e devastante: da quando? Sussurrando poi: fino a quando, a proposito?

venerdì 14 aprile 2017

Il pegno dell'azalea

Non mi dà appuntamento con puntualità ogni anno, talvolta anzi un'azalea sembra fare apposta a fiorire quando sono distratta. Quella bianca, più timida fino a una certa soglia, poi in realtà esplosiva, mi ricorda di essere un pegno.

Un pegno di amicizia e di vita. Quei semi gettati, quasi per caso, o meglio una piantina donata per slancio d'affetto adolescenziale che poi continua a crescere e ha voglia di sorprenderti.

Forse, anche di sorprendersi.

E mi stupisco io, ogni volta in cui arrivo e lei mi rivolge un sorriso sfacciato da bambina.

- hai visto, io resto la più silenziosa e la più bella.

Dialoghi reali - L'Isis in sintesi

- Ma poi questi martali qua dell'Isis, basta! Da dove saltano fuori? Non si sono mai usati.

In sintesi.

Notte e quello che temono i bambini

Quando sto recitando da grande, mi arriva la confessione di un timore da parte di una bambina. E io dovrei rispondere la verità: che quelle paure, sono anche mie.

Ma sono troppo grande per dire il vero e fingo persino di rassicurarla. 

Notte e quello che temono i bambini (fa paura anche a me).

giovedì 13 aprile 2017

Dialoghi reali - Non hai mica capito

- Comunque queste cose tu non le capisci proprio. Io sì.

Ti voglio bene anch'io (non l'hai mica capito, cit).

Notte e i maestri che gridano

Ogni tanto, incontro maestri che gridano sulla mia strada e distribuiscono mozziconi di lezioni. Fumo amplificato, da cui mi allontano, perché mi sembra di vedere qualcosa più in là.

Eccoli.Molto più spesso, incontro maestri silenziosi sulla mia strada. E i gesti prendono il posto delle parole, tracciando la via verso ciò che c'è da imparare senza memorizzare.

Notte e i  maestri che gridano (li fuggo)

Un giorno o l'altro

Un giorno o l'altro, mi nascondo dietro una nuvola, come un saggio monte scozzese sul Loch Lomond. Lo faccio non per sottrarmi, ma per ritrovarmi, pensando ben bene.

Un giorno o l'altro, mi vesto così, di sola aria umida mista a gocce di sole. E non ascolto il fracasso là fuori, di vuota natura.

Un giorno o l'altro lo faccio, forse anche oggi.

mercoledì 12 aprile 2017

La luce che scorre

Quando non ne possiamo più di ferraglia e asfalto lungo il cammino, e neanche ce ne accorgiamo, ci sfiora un sussurro d'oro. Voltiamo lo sguardo e ci accorgiamo di questo mare di luce, che ci scorre accanto.

Non sappiamo se durerà un istante, un pomeriggio, un giorno o una vita intera. Perché  poi ci assale il dubbio che non si spenga mai questo bagliore, anche quando freme sotto terra o sembra sciogliersi al tocco della sera.

Forse ancora più nascosto, dentro le nostre speranze. Un mare di luce che scorre accanto a ferraglie, asfalto e grigiori dell'anima.

Notte e troppa luna

Stasera si è messa lì con quella faccia da protagonista e io non mi sono accorta di lei.

Troppa luna per illuminarsi se non della sua sfacciataggine. Per pensare sommessamente e amare piano. 


Le ho chiesto scusa infine, perché la luna riesce sempre a ottenere ciò che vuole. 

Ma la Luce ora è solo mia e dei bagliori del mio cuore.

Notte e troppa luna.

martedì 11 aprile 2017

Notte e qualcuno che ti ascolta

Tra le mani ti arrivano doni che già sono inestimabili, frutto del lavoro e della passione di un uomo che ti ha cambiato la vita. E ancora splendi di gratitudine, quando apri un ultimo pacchetto con la sola scritta: fragile.

Dentro, scopri una bottiglia di quelle da te amate e non facili da trovare. Eppure non è nemmeno per questo che ti viene un groppo alla gola. E' che neanche ti ricordavi di averne parlato con questi amici regalati da un incontro, che sono diventati come una famiglia. Forse durante una conversazione, avrai narrato di questa tua predilezione, difficile da coltivare per varie ragioni.

Una battuta scivolata lì, che a loro è rimasta nel cuore. Persone che ti ascoltano e non stanno pensando ad altro. Persone per le quali le tue parole non sono suoni o compiti in classe da giudicare.

Ti hanno ascoltata e poi hanno deciso: prendiamoci cura di lei.

Qualcuno che ti ascolta, ti indica solo un desiderio: diventare come lui.

Notte e qualcuno che ti ascolta.

La terra che canta

Mi capita, per sentire qualcosa di sensato, di dover posare la testa sulla terra. Non so decifrare le parole del suo canto sommesso, ma mi sembra un suono di ragionevolezza.

Sotto sotto, quel bisbiglio di vita. Sopra, erba morbida che accentua le note abbracciando l'aria e foglie secche accompagnate a margheritine.

La terra che canta, così lievemente ti dice di prendere sul serio ciò che non si vede e con pudore ti spinge a guardare quello che forse è il suo grande amore: il cielo.

http://www.youcanprint.it/youcanprint-libreria/narrativa/chi-ha-bisogno-di-willy-ebook.html

lunedì 10 aprile 2017

For Those about to rock (si avvicina la tournée)

Riprendo la chitarra sulla spalla, per diventare adulta: se mi va. Grazie al cielo ho incontrato i motociclisti, la loro libertà scanzonata eppure così seria, gli stand con i miei amici rocker (che bello, questa volta non sono stata corretta in "cocker") e le loro magliette irresistibili.

Conto i giorni fino a quando riprenderà la mia tournée, quella senza la quale - diceva un saggio amico - non si può vivere davvero, non si sperimenta mai abbastanza. Non una intera, purtroppo, ma date sparpagliate per ritrovare volti che non vogliono invecchiare e suoni che sanno sempre farmi vibrare.

Per quelli che stanno per fare rock, vestendosi di nero o maschere sgargianti, truccandosi quello che basta o per niente.

Due anni fa pregustavo l'ultimo tour dei Motley Crue, senza pensare troppo all'addio, ma sapevo che avrei dovuto arrendermi ad Alice Cooper. Mi sono inchinata agli Iron Maiden.

Ma non mi basta, mi arde dentro ancora una sete insaziabile. Conti i giorni per i Kiss, spero di riuscire a riagguantare gli Aerosmith nonostante gli impegni della vita da adulta mi mettano davanti a una scelta difficile. E adesso Alice Cooper conferma di essere l'uomo più affidabile del mondo.

Tutto bene, quando ci si rimette in viaggio.

Eppure, non si è mai adulti finché non si è vissuta una tourneé.

Notte e la luce, non più strillata

In ogni vicolo si posa uno spicchio di luce, mentre il giorno allenta la tensione. E si lascia andare come capelli sciolti dopo ore in cui erano stati domati.

La luce non più strillata, solo libera di camminare con la dolcezza che troppo spesso ci neghiamo. 

Notte e la luce, non più strillata.

domenica 9 aprile 2017

Notte e la ragnatela non è troppo fine

Ti sei industriata da ogni punto di vista per fotografare la prima ragnatela di primavera tra i rami sbocciati. Quel capolavoro ancora esitante del ragno che esce da un inverno più incerto di lui.

Eppure non sei riuscita a imprimere quell'immagine da nessuna parte. E non fai in tempo a rammaricartene, perché già ti sta spuntando un sorriso.

Non è che la ragnatela sia (solo) troppo fine. E' che è troppo preziosa e non si può lasciar imprigionare, nella sua fragilità.

Notte e la ragnatela non è troppo fine

La tenerezza di raccogliere dall'aiuola…

Oggi mentre raccoglievo come di consuetudine il bisognino della mia cagnolina, ho avvertito una certa tenerezza per me stessa.

Intendiamoci, è cosa doverosa e non mi pesa. Mi dà molto più fastidio, quando - magari con il buio - mentre eseguo l'operazione, inciampo in qualcosa dal profumo inequivocabile e mi rendo conto troppo tardi che qualcuno non è stato così solerte.

Ma la quasi tenerezza sorge da uno sguardo più accurato attorno al punto dove la piccola si è appartata. Erba, poca e malconcia. Mozziconi, abbondanti. Pezzi di plastica. Oggetti non meglio identificati. Non si tratta di un'aiuola nascosta, bensì di quelle che si affacciano sul viale.

Ora, è giusto, ripeto, che io debba raccogliere ciò che produce la cagnolina. Ma penso tristemente anche che sia la cosa più naturale e meno inquinante che "risiede" là dentro. E le chiedo scusa per averla costretta a vivere in un posto dove ciò che fa più male, viene abbandonato con una tale noncuranza.

Dialoghi reali - a chi

- Ma la vuoi smettere di fare la donnetta con quei versi?

- a chi stai parlando?

- al cane.

- ma ero io.

A prescindere. 

sabato 8 aprile 2017

Osare

Esauriti i colori dei miei sogni, apro gli occhi e contemplo quelli che mi offri tu.

E quasi mi vergognerei di aver osato sognare.

Notte e un salto di gioia

Un salto di gioia. Dovresti farlo, dovremmo farlo: te lo dice una persona che ti sta aiutando.  E lo slancio che imprime alle sue parole, quasi ti induce a compierlo  fisicamente.

Ma non ne hai bisogno, perché sai già di aver compiuto un balzo così dirompente, strappando le catene. E adesso, puoi solo volare.

Notte e un salto di gioia.

venerdì 7 aprile 2017

Consigli dagli esperti di politica estera

Che poi, devo confessare, nutro ammirazione per gli esperti di politica estera, che dilagano dai bar ai social network. Ho messo anche i primi, a certificare la mia età senza scampo.

Li ammiro e chiederei consiglio, no, non su chi deve bombardare chi o come andare a mediare con chi ti spara o chi giace inerme.

Li interrogherei, sottovoce, perché io me la cavo male pure con la politica interna, quella più interna che si può: in subbuglio  nel mio cuore. Così spesso a un bivio delle decisioni, mi fermo e penso, anche sotto un sole cocente, fino a scottarmi.

Sarà per questa mia incapacità a scolpire certezze nel mio piccolo pianeta, che non riesco a pronunciare strategie in grado di cambiare l'immenso mondo.

Notte e qualcosa di troppo perfetto

Qualcosa di troppo perfetto mi si è infilato nella borsa del cuore. Per fortuna, me ne sono accorta presto: pochi passi, rallentati da un peso inconsueto.

L'ho aperta e ho visto dentro quell'orrore ingombrante. Appena capovolta la borsa, è rotolato fuori e il mio cammino è ripreso, non solo respirando meglio ma con un sorriso.

Notte e qualcosa di troppo perfetto.

Non nascondere le cicatrici

Ci sono cicatrici che non nascondi più. Quando arriva una domanda o una battuta - a volte entrambe, unite - le contempli e le offri allo sguardo.

Per una manciata di istanti, come a dire: adesso lasciami in pace. Perché non nascondere le cicatrici, è ben differente dall'ostentarle. E le parole sono sale che riesce a trovare dove ancora bruciano.

Nascondere le cicatrici procura dolore, ostentarle ancora di più. Lasciale vivere con quella smorfia stupita sulla pelle, anche quella invisibile dell'anima, ma più forte vivi tu.

giovedì 6 aprile 2017

Notte e paghiamo per ore

Nella cassa della notte, tintinna una verità. Paghiamo per ore che non valgono un istante e dentro il cielo buio, refrattario alla nostra selva di luci, lo vediamo con chiarezza.

Dentro quel silenzio oscuro, brilla la certezza dell'unico attimo inestimabile, quello di un abbraccio, di uno sguardo senza prezzo, del mondo di un cuore che si consegna al nostro sorriso. E tutto scivola via, insensato dazio.

Notte e paghiamo per ore.

Sentirsi al sicuro

I grattacieli che sembrano spiccare il volo, li sbircio con occhi nuovi. Anche a Milano, come a Torino il mio sguardo è distolto da una cornice gentile. Quella di piante che fanno da cornice, forse li coprono, forse  li abbracciano.

Quelle foglie tese ad ammirare senza invidia chi è salito più in alto di loro, sono uno spettacolo dolcissimo. E mi fanno pensare a una favola in cui un grande palazzo si senta al sicuro, con amiche simili.

mercoledì 5 aprile 2017

Azioni di cui non frega niente a nessuno (da raccontare)

Compiamo un sacco di azioni di cui non frega niente a nessuno, a partire da noi stessi.

Sarà per questo che le raccontiamo a tutti, con ogni mezzo.

Notte e se puoi rendere felice un amico

In una giornata a zig zag ti chiama un amico che è lì vicino, eppure irraggiungibile. Ti chiede solo di renderlo felice e tu pensi che proprio non puoi. 

Ma grazie a qualcun altro che nel silenzio del tuo cuore ti fa ragionare, ci provi. E dopo pochi istanti, dai suoi occhi di cristallo sprizza una luce che ti rivela tutto ciò che non volevi capire: hai reso felice te stessa.

Notte e se puoi rendere felice un amico.

martedì 4 aprile 2017

Come inseguendo un sogno

Mi sveglio con il fiatone, come se fossi impegnata a inseguire un sogno. O forse perché ho appena cominciato.

Fiduciosa, in una giornata battuta dalla pioggia, di poter portare un po' di colore.

Niente da dire

Ho incontrato persone che non avevano niente da dire e proprio per questo lo dicevano più forte.

Notte e se manca il cielo (la ragazza della luna)

A lungo ho avvertito la mancanza del cielo. Oggi, ne ho trovati tanti. Al Salone del mobile di Milano c'è anche una stanza, anzi più spazi all'interno di essa: dove ti ricreano il cielo apposta, al plurale perché di tanti tu avrai bisogno.

Un cielo che ti faccia gustare il mare. Un altro, meno sfacciato. Uno che ti conduca tra i minareti. L'altro, che ti consenta di avvicinarti alla notte.

Eppure, più di tutto ricorderò il cielo con la luna e più ancora la ragazza seduta per terra, in silenziosa contemplazione. E' uscita all'arrivo di altri, poi è dovuta rientrare nella sua adorazione solitaria.

Se ti manca il cielo, te lo devi ricreare. Forse, vale anche per la luna.

Notte e se manca il cielo. 

C'è sempre un verso dimenticato (ti amo)

Quante volte avrò ascoltato "Ti amo", scavandone nell'insospettabile modernità. Un'espressione sussurrata, che a un certo punto si osa gridare davanti a tutti. E una parola che nessuno osava pronunciare, ma c'è di più.

Quell'orgoglio macho che si frantuma, lui che si autoproclama guerriero di carta igienica. Se ci penso, che ha quarant'anni questa canzone e forse oggi non avrebbe il coraggio di esistere.

Invece, sono sfiorata da un altro pensiero: quando sento un verso sobbalzo, perché non me lo ricordavo più.

Vesti la rabbia di pace. Un verso come un altro, tenero e travolgente. Ma mi fa possedere dal dubbio: quante volte ci è sfuggito un verso, quante una canzone intera.

Ti amo.

lunedì 3 aprile 2017

Notte e senza Milano

Attraverso pareti e specchi, chissà come faccio a sentirmi libera. Forse perché tutti guardano lassù, in quello schermo che nessuno può mettere o smontare. Forse perché il verde accarezza tutto come un innamorato timido.

O forse perché senza Milano, non mi piace stare. Fuggo nella pace, ma poi devo tornare da quel brivido, quel guizzo che mi prendeva da ragazza quando scendevo dal treno e pensavo che tutto sarebbe finito al posto giusto.

Il posto giusto, oggi non so cosa sia. Eppure so che senza Milano è difficile stare.

Notte e senza Milano.

domenica 2 aprile 2017

Gridare di vita (il momento)

Che poi tu gridi di vita, nel momento più delizioso.

Quando nessuno ti ascolta, perché è troppo presto o troppo tardi, o sono tutti addormentati oppure affaccendati.

E tu gridi di vita solo per te.

Notte e come se fosse una maratona

Risuonano ancora dentro di me gli applausi e gli incoraggiamenti dei milanesi per i maratoneti. Stavo camminando, distratta dal vuoto lungo i grandi viali, ed ecco atleti solitari che corrono su quelle scie d'asfalto.

In quel momento, il mondo mi pareva bellissimo. Ma sì, un universo dove perfetti sconosciuti stanno tifando per te, per il solo fatto che ti stai mettendo in gioco.

Che bello - mi sono detta - se fosse sempre una maratona, se ogni sforzo nostro fosse colto così e applaudito, da sconosciuti e familiari. Sospinti verso il traguardo da noi stessi, ma anche da un coro insospettabile.

Notte e come se fosse una maratona.

sabato 1 aprile 2017

Spiragli

Più incantevole del lago, c'è solo uno spiraglio di esso.

Come se esitasse prima di sollevare il sipario, per potersi distrarre un poco e guardare il volo di un aereo. Come se non gli bastasse essere uno specchio che amplifica le emozioni.

Spiragli che dilatano gli sguardi e la vita.

Notte e guardare negli occhi la pioggia

Dopo giorno innaturali di calura, rimango immobile sotto la pioggia; tanto che per gocce di istanti mi pare di poterla guardare negli occhi.

Ben presto mi rendo conto di come sia impossibile. La pioggia troppo dentro di me, con la sua libertà sfuggente, e non si ferma mai, come la mia voglia di ridere.

Notte e guardare negli occhi la pioggia.

venerdì 31 marzo 2017

Il gigante e la bambina

Pensavo di perdermi  al cospetto del grattacielo, come quando ero una ragazzina innamorata di New York.

Ma dopo averlo salutato, il mio sguardo corre via. E mi vedo attraversare la strada, facendomi largo tra le auto, per arrivare da lei: una piantina che grida un verde chiaro di vita, irresistibile come lei.

Il gigante e la bambina. La bambina, sono io. Non l'albero, miracolo di immensità che si ritrae per umiltà.

Notte e quanto fa male scrivere

A volte scrivere procura più dolore del respiro stesso. Cerchi ciò che ti fa vivere, anche se ti graffia l'anima.

Quanto fa male scrivere, e quanto ti fa resistere: un incontro di sensazioni, che non si lasciano intrappolare nemmeno sulla carta.

Notte e quanto fa male scrivere.

La giacca, la penna o qualcosa da conservare

Oggi ho dovuto dire addio a una giacca speciale. Frutto di un colpo di testa o di cuore (altrimenti non l'avrei acquistata) credo almeno vent'anni fa.

Uno strappo irrimediabile, dopo averne curati altri, mi ha fatto capire che dovevo lasciarla. Mi spiace perché le ero affezionata. Ed è strano che io mi ricordi il prezzo esatto, caso unico nella mia vita: certo, elevato e insolito per i miei gusti. Ma io, quella giacca, la amavo per qualcosa che non era quantificabile.

Oggi ho raccolto una penna in auto e non ho chiuso il cappuccio, era una delle tante. Poi ho avvertito una fitta e ho pensato ai tempi in cui una penna era preziosa. In cui un disco acquistato era un tesoro, da  conservare con cura e attenta a non lasciarlo graffiare da una puntina malevola.

qualcosa da amare, qualcosa da conservare.

Oggi troppo cose si accatastano, in ogni angolo della casa, dell'auto, della mente E perdono importanza, quasi quanto le persone.

Ma che cosa resti nel cuore, non lo so.

giovedì 30 marzo 2017

Notte e dall'alto

Torino sembra scorrere placida dall'alto, il traffico rimpicciolisce con i pensieri. Si riesce persino a respirare il silenzio, neanche gli occhi hanno voglia di parlare.

Dall'alto i particolari si sciolgono e si esaltano, come in un canto che non vuole sposare un unico ritmo. Tutto ciò che era importante da fare, si perde lungo l'orizzonte.

Dall'alto ti senti al tuo posto, senza dover sgomitare laggiù, anche solo per sbaglio. 

Notte e dall'alto.

mercoledì 29 marzo 2017

Le parole nel bosco (gli errori non esistono)

Gli errori non esistono. Quante frasi, che poi non sono aforismi calati dall'alto ma trasmessi dalla vita, ripongo nella mente dopo il pomeriggio a "Oltre il giardino". Questa mi resta accanto, con una tenerezza insospettata.

Le nostre menti, sottoposto a test di resistenza che aumentano di ora in ora, e noi a contemplarle quasi dall'esterno, fluttuare in un universo che con l'umanità ha in comune solo la prima lettera.

Le nostre menti fragili. Le nostre menti forti. I nostri punti deboli diventano punti di forza.

Non riesco a parlare, in questo luogo che accarezza le storie di più di 40mila persone date per matte,in realtà così vive da non poter essere ascoltate. Tra foto che catturano l'anima solo per liberarla e disegni irresistibili, sorrisi che si fanno strada tra mura e alberi. Qualcuno si ferma ad ammirare la splendida magnolia, ma poi si mostrano platani che diventano immensi candelabri e ci illuminano.

Ascoltateci. Ascoltiamoci. Quando i nostri nuovi amici ci conducono nel bosco delle parole dimenticate, tutto acquista un'altra voce ancora dal suono avvincente. Quasi un mormorio gentile, che oscilla tra silenzio e dialoghi tracciati su cartelli e biglietti. 

Liberi, qualcuno deve avere preso per mano questi uomini e donne in questi anni per poterlo essere nonostante tutto. Qualcuno che ora sta tenendo per mano me.

Pungere i sogni

Mi capita di volermi pungere  la gola, come un pizzicotto alle corde del gusto. Per stordirle, farle rivivere o forse tutte e due le cose.

Il dolce che pizzica, specchio colorato dei miei dubbi e sogni, anche a tavola.

Notte e capire dove si vuole stare

Poi ti va stretto. Poi sguscia via. Poi tutto bene, ma l'aria si fa rarefatta. Devi arrivare a un grande giardino, che si trasforma in una piccola casa per capire.

Per capire dove vuoi stare.

Dove non sanno che cosa fai, le tue malefatte e le buone azioni. Sanno solo chi sei, con un semplice sguardo. Ecco, tu vuoi stare lì.

Notte e capire dove si vuole stare.

Talmente impeccabile

Contemplo questa signora impeccabile, che poteva far sentire fuori posto anche una donna reduce da shopping di abiti e parrucchiere perfezionista.

Lei sempre garbata, anche nei toni, mai una parola che sfugga, un moto di impazienza. Il filo di perle che racconta qualcosa di antico, il taglio moderno dei capelli scuri, il vestito che cade con un'obbedienza encomiabile.

Poi gli occhi si posano sulle sue mani dalle dita affusolate e vedo che le stesse si stanno silenziosamente tormentando, quasi a sangue.

E penso: questa signora è talmente impeccabile che anche così mi appare impeccabile.

martedì 28 marzo 2017

Se potessi (verbi confusi)

Ti riversano addosso una serie di sospiri, mascherati di parole "Se potessi anch'io".

Non hanno colto il verbo che hai indossato tu, a tuo rischio e pericolo.

Ho voluto.

Notte e se non cambia

Incontri, incroci, incastri di passato. E sotto la luce affievolita della sera mi viene da pensare che proprio non cambia niente. Nel tuo cortile, nella tua città, negli angoli che si sottraggono solo agli sguardi.

E se non cambia niente, che facciamo? Buttiamo in aria anche solo un granello di polvere, che magari nessuno noterà, ma che ad altri granelli si unirà. All'inizio senza farsi notare, poi dando fastidio. Ma che danza si può innescare nel grigiore della sera.

Io ci credo ancora.

Notte e se non cambia (cambialo tu)


lunedì 27 marzo 2017

Notte e il gioco saggio dei cuccioli

Quando torno carica di progetti e azioni, che carico dell'etichetta "ad elevata serietà", i miei occhi si posano su di voi, cuccioli. Lo sguardo concentrato sul gioco, tesi a vivere ogni istante con tutta la vostra voracità di piccole creature.

Io ora so, chi fa le cose seriamente. Sento quanta vita, reale e saggia, è dentro il gioco dei cuccioli.

Notte e il gioco saggio dei cuccioli.

Quante storie nel cortile (contro il bullismo)

Sarò stata una bambina fragile, o meglio mi sono lasciata etichettare così. A scuola non sono stata minacciata o picchiata o perseguitata e grazie a Dio non circolavano ancora i vari mostriciattoli digitali a potenziare la carica.

Niente bulli, dalle mie parti?

Eppure ho avuto un flash qualche giorno fa, tornando alle elementari. Non era certo la prima volta che ci rimettevo piede, ma aver trascorso delle ore in un laboratorio con i bambini mi ha forse aiutato a gettare lo sguardo dentro di me e oltre quelle mura: nel cortile, in apparenza. No, non è vero: anche un doloroso ma proficuo lavoro su me stessa in questi mesi ha contribuito a questa epifania.

Mi è venuto in mente che le prime storie della mia vita, le ho scritte lì. Vergate frettolosamente nella mente, per far fronte a qualcosa. A che cosa? A qualche prepotenza, questo lo sento. Anche se non riesco a metterla a fuoco, rimossa o soffocata nel tempo, la sento con la medesima potenza. Qualche bambino che faceva l'arrogante, lì nel cortile, non nell'apparentemente più sicura aula. E io reagivo nell'unica maniera che conoscevo: creando storie, personaggi, uno su tutti che venisse in mio soccorso e si rivolgesse al marmocchio pestifero con parole perentorie.

"Lascia in pace Marilena o ci penso io".

Così la mente volava via e mi scordavo di quelle ferite, o almeno così sembrava. Perché adesso torna questo ricordo e capisco una cosa importante: troppo spesso ho scritto storie nella mente per sfuggire ai prepotenti. Ed è sbagliato, perché bisogna alzare la voce con dignità. E chi alza le mani, va denunciato e basta: fuggire non solo non mette al riparo, ma spinge quel malato a colpirti ancora, magari non più (se va bene) fisicamente ma cercando di fare terra bruciata attorno a te in modo subdolo. Perché di fronte ad altri può anche fingere di incensarti,  intanto però cerca di eliminare ogni traccia di te. Questo, l'ho imparato bene.

E non lo tollero più. Ci sono voluti anni, decenni, ma mi sono risvegliata.

Quando ero piccola, e non solo, quante storie contro i bulli perché comunque si chiamano così. Per sopravvivere, per farmi forza, per fuggire.

Adesso ho chiuso il quaderno e apro il cassetto. Non sono una bambina, né una donna fragile. E non ho più paura di scendere nel cortile della vita.

domenica 26 marzo 2017

La primavera sempre uguale

La primavera ufficiosamente sempre uguale, noi sorprendentemente capaci di sorprenderci ogni volta. Questo mi fa pensare che l'uomo, padrone di nulla e creatore di ancor meno, forse ha sempre una speranza che può far fiorire.

Notte e il periodo più bello

Pare che per dirlo io debba oscurare i titoli del telegiornale e fermare la connessione a ogni dispositivo. Eppure non è così.

È nella notte che viene da cercare la luce e la si può trovare solo mettendosi in moto, uscendo dal proprio giaciglio. È quando tanto male attira gli sguardi, che ferve la voglia di seminare bene e soccorrere, anche nelle persone che sembrano fragili e non si sentono particolarmente buone.

E sono felice di vivere anche questo periodo dei cristiani, sfoglio le riviste che mi dava don Lorenzo Cattaneo anni fa dedicate a Paesi dove si era già minoranza. A volte, essere meno significa anche ritrovarsi. Ripartire dalle origini e sentirsi così innamorati dell'essenziale da non avere paura di dialogare con altre fedi. Sentirò questo tanto più dopo la giornata straordinaria con Papà Francesco, ma voglio scrollare via quella polvere cupa.

Ecco, costi quel costi, soffriamo che soffriamo, sono grata di vivere questo periodo che ci spacciano e talvolta in effetti percepiamo come spaventoso. È il più bello, nonostante il dolore profondo, almeno perché possiamo cercare di cambiare le cose.

Notte e il periodo più bello.

sabato 25 marzo 2017

Il Papa e il dono del silenzio

Sono arrivata solo a sfiorare questa giornata e ne percepisco già il silenzio. Può sembrare una contraddizione rispetto al fermento che ci sarà, ma mi preparo a partire per Monza, da Papa Francesco, con questa sensazione.

Che avrò un dono, quello del silenzio appunto. Che tutto attorno e pure io smetteremo di smanettare, che la nostra anima si metterà a sedere tranquilla e ascolterà. Un'arte antica, un'arte eterna, come le preghiere che non si dimenticano anche quando vengono riposte.

Non so davvero perché io mi sia messa in viaggio nella folla, io che la folla amo così poco. Da Papa Francesco ero stata anche a Roma quattro anni fa e mi sembra trascorsa una vita. 

Qualcosa dentro di me lo voleva incontrare di nuovo. Qualcosa dentro di me voleva persuadermi che una comunità non è una folla.

E che si può fare silenzio, in un fermento di persone. Forse, persino nelle nostre vite.

Notte e non si può aspettare che passi la pioggia

C'eravamo fasciati la testa in anticipo, escogitando le tattiche per ripararci dalla pioggia. Poi, nel parco di Monza noi pellegrini troviamo un cielo blu spalancato sopra di noi.

Sarà tutta questa felicità, non perché tutto vada bene, ma perché vogliamo crederci, costruirlo un poco quel bene, nonostante i nostri limiti. Aspettando il Papa con la mia parrocchia di origine e un'amica con la quale ho condiviso momenti speciali nella vita, la sento dentro di me, questa felicità.

Quando Francesco arriva, si presenta davvero anche il tempo del silenzio e ciò che abbiamo dentro risuona forte come le sue parole.

Non si può aspettare che passi la pioggia, dice. E penso che oggi siamo stati graziati dall'acqua a catinelle, ma se ci fosse stata, non sarebbe cambiato nulla. Che questa esistenza che ci viene riversata addosso, non può essere mai attesa, neanche quando ci sembra di non poter fare nulla.

Possiamo vivere, strappare tutto o ripararlo, sbagliare e riprovare.



Notte e non si può aspettare che passi la pioggia (vivi)


venerdì 24 marzo 2017

Notte e dentro un cielo grigio

La luce del cielo grigio, è un patrimonio raro. Come chi si rivela senza chiasso e fa scendere con dolcezza scorci della sua anima. Si riversano fino sul lago, su Torno che non riesce a essere imbronciata, sui rami solo apparentemente spogli di un albero che dà il benvenuto.

Il cielo grigio sul lago è quello schermo che ti promette sempre l'arrivo di un raggio di sole, sfuggito al magone di una giornata primaverile. Lo fiuti, lo intuisci, eppure non lo abbracci mai.

E alla fine non ti importa, perché la luce è sempre stata dentro quel cielo grigio, a modo suo. Come dentro di te.

Notte e dentro un cielo grigio.

Tanto tu sei forte

Tanto tu sei forte. Dicono così quando hanno in mente altro, rispetto ad aiutarti.

E alla fine ti sfiora il pensiero che tu sia forte davvero. Perché a un altro non rivolgeresti mai simili parole, per lavartene le mani.

giovedì 23 marzo 2017

L'ultimo o il primo

Inspiri il giorno, profumato di pioggia, perché sai che ciascuno potrebbe essere l'ultimo. Ma con più forza e felicità esegui questo gesto, perché sai che ciascuno potrebbe essere il primo.

Notte e se non credi a Mago Zurlì

Riesco a mettere un argine al fiume di ricordi bambini e sono quasi fiera di me, mentre cammino con passo certo nella vita.

Poi, mi assale il pensiero di pochi mesi fa. Nella mia città, c'è una intensa mostra sulla storia della tv che proprio qui ha messo le radici, nelle sue forme private e libere. Un'anima precisa e cara intervista Cino Tortorella e io mi lascio assorbire da quei discorsi.

La sera, non trovo più il cellulare e dopo una serie di ricerche febbrili nel pensiero e nei punti dove ero stata, mi sovviene che l'ultimo avvistamento risaliva a quella sala. Così all'alba scrivo all'amica che mi conforta: un cellulare, è stato trovato.

Un episodio banale, che ora mi bussa gentilmente alla porta, con una carezza: forse se non credi a Mago Zurlì, lui ti riconduce a un mondo fatato, dove tutto si risolve lietamente. Anche se non sei più bambina.

Notte e se non credi a Mago Zurlì.

La delicatezza perduta

Un biglietto inatteso, fatto scivolare nella tua vita da una persona, ti invita a scrivere altre storie come la sua.

Pensi a quanto sia delicato questo gesto, al ritmo gentile di quelle parole, al tempo che hanno richiesto e al sorriso che forse l'hanno accompagnato.

Così ti sovviene della delicatezza, questo tesoro che fai tanta fatica a rintracciare, anche in te stessa. Spietati o goffi, prepotenti o gracili di volontà, abbiamo riposto questo vestito solo perché non lo vediamo più in giro nelle vetrine.

La delicatezza perduta, lascia un profumo che ti devi sforzare di percepire, mica come le prime zampate di primavera. E un biglietto ti fa pensare che forse così perduta non è: è che le piace farsi ritrovare.

mercoledì 22 marzo 2017

Quando trovo la via familiare

Dopo essere stata frenata da incertezza o anche solo distrazione, mi capita di cogliere un particolare di una via familiare.

Sento di essermi ritrovata e di poter smettere di girare. E' proprio in quel momento che mi perdo. E non riesco a dolermene, anzi accompagno questa scoperta con un sorriso.

Notte e più di un'intuizione

Ci avevi girato attorno, con il risultato di avvitarti. E più avevi cercato di liberarti da questa scomoda posizione, più diventava impossibile districarsi.

Poi ecco lei: semplice, lineare, con una luce garbata e poca voglia di farsi notare. Intuizione: provo a chiamarla, ma se non risponde sarà perché è qualcosa di più.

E' ritrovarsi, quando qualcuno smette di cercarsi. E' un passo di vita, perfetto o sgraziato, ma solo tuo.

Notte e più di un'intuizione.

martedì 21 marzo 2017

Notte e pioverà la primavera

L'aria sta già raccontando la passione ritrovata, una pioggia che esalta i profumi di primavera anche se finge di spaventarla.

Bisticci d'amore, che annunciano tempesta e invece dipingono d'amore i colori. Aggrappati alle nuvole, scivolano e non vogliono più risalire quando incontrano tanta bellezza, persino quaggiù.

E pioverà forte, pioverà ancora, pioverà la primavera.

Notte e pioverà la primavera

I bambini alla tua altezza (anzi sopra)

Nella foto di gruppo, mi rendo conto che devo ringraziare i tacchi per non sprofondare. Perché tanti bambini  - specialmente le ragazzine, mi viene da notare - sono alti quanto me che ho pure una differenza artificiale.

Se ci penso su, mica mi stupisco. Io mi ero dimenticata chi fosse Zoom e chi me l'ha chiesto, mi ha pure beccata nonostante cercassi di farfugliare risposte poco convincenti.

- Ma tu lo sai chi è Zoom?

E ti tirano fuori un sacco di super poteri durante il laboratorio di fumetti, ma uno di loro la sussurra e poi non la ripete, come se sapesse che le parole veramente magiche non vanno pronunciate più di una volta.

Amici. Ci ripensi, mentre due bimbe si stanno aiutando con la matita incerta nel completare i disegni.

I bambini alla tua altezza. Anzi sopra.

lunedì 20 marzo 2017

Pionieri di bellezza

Pionieri della bellezza sulla ruvida pianta che da piccola credevo un ciliegio. Il tronco ancora spoglio e rigido, stampato contro il cielo azzurro senza eccessi, ospita i primi germogli. Un rosa spento, che non vuole dare nell'occhio, ma solo tendersi verso la vita.

Come ogni traccia di autentica bellezza.

Dialoghi reali - Un ascolto per tutti

- Ma perché non mi ascolti mai?

- Perché ti ho ascoltato la prima volta. Poi hai ripetuto le stesse cose.

Notte e ciò che arriva presto, ciò che resta

Ci vogliono le ore del pomeriggio per iniziare a respirare qualcosa di strano. Perché strana è la primavera, quando ancora non ha ritagliato il proprio spazio, eppure ha già cosparso l'aria del suo profumo.

Ci vogliono le ore del pomeriggio per iniziare a cogliere un movimento strano. Una pioggia rarefatta e color pastello, che si posa sull'asfalto senza sciogliersi: i primi petali che già si staccano, anche ancora non è decretata la primavera.

Ciò che arriva presto, se ne va via così velocemente. Eppure qualcosa resta, anche invisibile agli occhi o sospeso nell'aria.

Notte e ciò che arriva presto, ciò che resta (come la primavera)

domenica 19 marzo 2017

Notte e non dorme lo stupore

Quando sono anche ostinatamente persa dietro il nulla che siamo riusciti a creare, tra grovigli di traffico e asfalto accatastato, mi salvo con uno sguardo.

Basta alzarlo, svogliatamente  o casualmente, per rimanere a bocca aperta. Una nuvola bizzarra, un cielo immusonito o un tramonto che fa di tutto per attirare attenzione: non importa nemmeno la differenza, ma quello stupore che sanno suscitare. Uno stupore che pulsa come la vita e che mi riporta alla condizione primordiale: tutto assaporato come se non fosse mai comparso prima, e forse nemmeno noi.

Io ci scommetterei che anche mentre dormiamo, c'è uno spiraglio verso la meraviglia. In un sonno che viaggia lontano o un occhio che per caso si apre e si impiglia nella bellezza della luna.

Non dorme lo stupore, né la vita.

Notte e non dorme lo stupore.

In compagnia come i colori

Due graziose bestioline, che noi immaginiamo marito e moglie. Si avvicinano con lo stupore della prima volta ai fiori di Villa d'Este, mentre scalpita la primavera.

Uno di loro li fiuta e forse si specchia in quelle sfumature, così simili alle proprie. Chissà se per un attimo si fa tentare dalla vanità o è troppo innamorato per lasciarsi indurre in tentazione.

In compagnia dei colori, o in compagnia come i colori: con un'armonia che si vede sulla propria pelle, o nell'anima o in quella del lago.

sabato 18 marzo 2017

Notte e un buco (rock) nell'anima

Solchi le acque in panni che avverti scomodi talvolta, forse addirittura perché troppo morbidi. Poi ti ritrovi tra le note e i colori a cui appartieni, ma incredibilmente ti senti estranea.

Perché ti sei travestita, con abiti e maschere che non erano tuoi. Ci vuole un viaggio in coda, con la radio che ti serve sul piatto gli Aerosmith, per scuoterti e Steven Tyler ti riporta indietro di vent'anni, ricordandoti che a volte sei solo tu, isolata anche dal tempo.

There's a hole in my soul, un buco (rock) nell'anima. Perché solo questa musica, che ti ha allevata controvoglia, ti ha insegnato a resistere e a spogliarti dei ruoli, ma a volte fa dannatamente male. Ti fa scoprire di esserti addentrato nella terra di nessuno, eppure è lei che è capace di ricondurti a casa, quasi a dirti che aveva scherzato, o come se tu fossi rimasta troppo a lungo fuori.

Adesso, è disposta a perdonarti, purché lo faccia anche tu.

I’m down a one way street
With a one night stand
With a one track mind
Out in no man’s land



Notte e un buco (rock) nell'anima.

Cc cercasi campione

Cc cercasi campione. Questa settimana ho avuto la fortuna - preferisco scrivere, buona sorte, mi suona quasi materna - di incontrarne due. Gioco fuori casa, perché non sono proprio interista e il mondo delle moto l'ho sempre visto riflesso negli occhi di mio padre.

Zanetti e Capirossi, in due contesti così differenti. Il primo in università, a parlare del nuovo corso con i cinesi, ma in fondo lo sguardo torna sempre indietro. Ai primi passi, a quando hai le esitazioni di giovane calciatore e chissà se scompaiono mai veramente. Il secondo in fiera, tra il canto dei motori e le urla festose dei fans: Loris mi colpisce perché non può sfuggire a mezzo tifoso, non vuole. Si ferma alla richiesta di ciascuno, come se contasse solo lui.

Forse, conta solo lui.

E forse essere campioni, al di là dei risultati in campo o in pista, è far sentire magici gli altri o condividere come polvere d'oro un incantesimo che ti sei conquistato, ma non per questo devi esserne meno grato.

Cercasi campione e se guardi bene, dietro ogni angolo puoi incontrarne uno.

Universi paralleli

Due panchine che non si guardano, una privacy non richiesta nel parco deserto. Separate da un'aiuola e da un albero, ma forse da un fiume impalpabile e impetuoso.

Universi paralleli, due panchine e anche noi, quando ci sediamo vicino a qualcuno, in lontananza.