domenica 31 dicembre 2017

Ripartire

Chissà se è una maledizione come quella del Vecchio marinaio, oppure se si tratta solo di ali.

So che quando sembro comodamente seduta, persino le poche volte che lo sono davvero, c'è già qualcosa che preme. C'è un movimento che si imprime e non tardo a riconoscerlo.

RIPARTIRE.

Ripartire per credere, ripartire per crescere, per fare un passo indietro e correre poi avanti. 

Non importa se il timone appaia troppo grande e le mie mani possano anche tremare.

E' quando mi siedo, un istante, che so che devo ripartire.

giovedì 14 dicembre 2017

Dialoghi reali - stima diabolica

- sai che ho dovuto firmare un assegno di 666 euro all' assicurazione e ho pensato di scrivere 667?

- Marilù, riprendi a mangiare la carne per favore.


Diabolica la stima degli amici.

mercoledì 13 dicembre 2017

Qualcosa di così rivoluzionario

Bisogna compiere  qualcosa di così rivoluzionario da non fare rumore.

Un gesto così bello e silenzioso, che tutto può svegliare.

Notte e poi c'è ancora la festa di Natale

Stordita dai bassi e dagli alti (mettiamoli in ordine) della giornata, ho un barlume che si chiama sorriso.

Qualcuno che mi ha osteggiato, in modo solo in parte inaspettato, poi si trova a dire ad altri che aveva torto. Non che avevo ragione, questo è troppo.

Mi basterebbe per sorridere, nonostante me ne importi  poco.

Allora mi arriva un altro dono, quello sì inaspettato. La festa di Natale, quella che da vent'anni organizzava un mio amico. E io negli ultimi tempi, la sfioravo, ma non me la godevo mai. Quest'anno, che ero pronta e felice anche per questo, scopro che non si farà: troppe cose sono cambiate.

Finché apro la posta elettronica, tra spam di varia entità, e vedo un suo messaggio.

FESTA DI NATALE

C'è ancora la festa di Natale.

Io sorrido.

Notte e poi c'è ancora la festa di Natale.

martedì 12 dicembre 2017

Se non ostento foglie

Se non ostento foglie sotto questo cielo gelido, non è per paura, pudore, né per copione.

È che mi piace essere libera di sentire il vento tra i rami e cantare di gratitudine.

Ci sarà il tempo per fiorire, ancora. Ma non sarà più vita, come non lo è meno adesso.

Notte e vecchie cartoline

Cerchi un vecchio indirizzo e scateni un pandemonio solo in apparenza di carta.

Vecchie cartoline che ti mandano saluti, come se fosse ieri.

Forse è ieri.

Famiglie unite, volti che non ti abbandonano mai, pensieri cristallizzati.

Quando hai trovato l'indirizzo, fai fatica ad allontanarti da quel patrimonio di eternità.

Notte e vecchie cartoline.

Io ex piccione e i pendolari da premiare

Una premessa: Max Rogora è uno degli amministratori per i quali nutro stima in virtù di un motivo che appare banale, ma non in questa epoca politica. Lavora. Di più, ha un mestiere duro, di quelli che ti fanno alzare all'alba e ti espongono alla durezza di ogni condizione meteorologica.

La sua frase sui pendolari che nidificano come i piccioni - riferendosi ai parcheggi - ha fatto male a molti. Anche a me. Ma il punto è un altro e non si nutre di parole.

Sono stata grande pendolare in auto, e Dio sa quanto mi è costato, anche in termini di anima sotto pressione. La mia esperienza costante di viaggi in treno è avvenuta invece parecchi anni fa, quando avevo molte più energie. E forse quando le cose erano più facili, nonostante i mezzi obsoleti e scarpe sciolte di inverno sugli scaldini.

Intendiamoci, ho attraversato un mio piccolo inferno, perché anche se avevo vent'anni, mi sono sobbarcata quella cosa terribile di nome trasbordi. Cioè per andare da Busto Arsizio a Milano e portare a casa la mia doverosa laurea, ho vissuto tutti i disagi legati ai lavori per l'interramento. Ciò ha significato che per pochissimi mesi ho affrontato in scioltezza il treno Busto-Milano. Più spesso ho preso l'auto e sono andata a Castellanza, ed era il minore dei mail. Oppure sono salita sul  bus a Busto, sono scesa se non erro a Rescaldina, ho preso il treno di nuovo a Saronno… Anche poco dopo le sei di mattina, per arrivare puntuale alle lezioni di Logica. Logica… così sembra un amaro paradosso.

Un solo problema non mi sfiorava: il parcheggio. Perché ce l'avevo facile. Posteggiare era normale per i pendolari, allora. A differenza di oggi. 

Quando prendo il treno delle Nord, vado a piedi perché ho la fortuna di poter contare su una base prima del mercato, spero abbastanza lontana dallo spettro del disco orario. E perché posso permettermelo, finora, con le mie zampe (scusate, questa immagine dei piccioni mi condiziona, a volte ho pure le ali mentre corro alla stazione). Quando mi sono fatta male, non ho potuto, ad esempio e ho dovuto fare ricorso alla macchina.

Penso a chi ogni giorno si sobbarca il viaggio fino a Milano o altri luoghi. Non è che lo faccia per masochismo, di solito non ha alternativa. Penso ai costi che deve sostenere. E credo anche che qualcuno che libera le autostrade da macchine e smog, abbia diritto a un incentivo, non a un aggravio di nome posteggio a pagamento.

L'immagine dei piccioni mi spiace, forse perché anche i piccioni mi sembrano così simpatici: spesso, in barba ai pregiudizi, mi hanno insegnato più degli umani, con la loro costanza, il loro orgoglio mai urlato, la loro semplicità.

Ma ancora di più mi insegnano i pendolari, che viaggiano in condizioni spesso allucinanti, che fanno sacrifici che molti politici (non Max Rogora, che, ripeto, fa un duro lavoro) non hanno mai nemmeno visto da lontano.

Sogno che chi con sacrifici vive, si trovi unito. A difendere il lavoro, la tenacia del costruire, le difficoltà. Chiunque faccia uno sforzo per vivere e rendere migliore la vita agli altri, merita un aiuto.Non di essere (tar)tassato.


lunedì 11 dicembre 2017

Snow blind - canzone per la notte

Quando ero al liceo, mi hanno chiesto una tesina, su una canzone o un artista. Tanti scrivevano di cantanti impegnati, persino troppo. Io ho scelto i miei clown serissimi.

Ace Frehley, snow blind. Un colpo al cuore per la mia prof, credo. Gente che voleva salvare il mondo  contro uno che si trucca da extraterrestre e si dichiara cieco a causa della neve.

A me sembra che nessuno di quegli autorevoli artisti abbia in effetti salvato questo pianeta, ancora in condizioni indecenti. Ma Ace quattro o cinque cose continua a dirmele. Tutte le domande che ti poni guardando alla finestra, quella casa in cui non arrivi mai. Poi la madre di tutte le frasi, come riconosceva Socrate.

Proprio non lo so.

Lookin' out my window, sometimes I wonder
Am I ever gonna get to where I'm gonna go home
Maybe tomorrow, maybe next summer
Girl, I just don't know,

Snow blind, Ace Frehley (kiss), canzone per la notte.

Notte e non attacca

Non ce l'ho con la neve, che mi ha pure snobbata dopo avermi strizzato l'occhio. Non ce l'ho con nessuno.

Solo, scivolo via - senza bisogno di ghiaccio - da lastre invisibili. Il potere o chi crede di usarlo. Le mezze scuse e i completi alibi. I copioni ripetuti pure male, i sorrisi di complicità mentre cercano di fregarti.

Non attacca. Come i fiocchi che hanno danzato e poi riprendono quota, non sto nelle corti né credo ai mezzi miracoli. Solo a quelli totali e pieni, che si respirano in una notte di inverno. Quelli della vita, ora dopo ora.

Non attacca.

Perché da troppo ho voglia di vivere.

Notte e non attacca.

Mi impegnerò (un'altra volta)

Un giorno, il vecchio (ma non di spirito) dottore mi disse: Marilena, perché mi risponde "Mi impegno?" La smetta di impegnarsi.

Me lo disse anche un saggio uomo anni dopo.

Me lo dico anch'io, sotto il sorridere luminoso del Natale, contro ogni notte.

Mi impegno. Ma che cosa? Non mi sono impegnata abbastanza?

Mi impegnerò.

Sì certo. Un'altra volta.

Adesso vivo.

Mi impegnerò (un'altra volta).

domenica 10 dicembre 2017

Notte e la neve sotto le stelle

Poi, sul viale che ho attraversato tante volte da bambina, affiorano stelle curiose.

Ma la magia passa da quei fiocchi ancora più meravigliati, che si posano ai loro piedi.

Forse, è neve.

Notte e la neve sotto le stelle.

sabato 9 dicembre 2017

La linea tra il giorno e la notte

La linea impercettibile che si scioglie all'improvviso, come una tinta rovesciata. La notte accarezza ancora i palazzi, come se avesse nostalgia. Ed esalta una macchia azzurra, scia del Natale.

Ma finalmente la scorgi, quella linea impercettibile nel cielo. E ti viene da credere al giorno, ancora.

Notte e Roma tra il fiume e una stella (rip Lando Fiorini)

Roma, fermata così, stretta tra il fiume e una stella.

Poi liberata con una canzone che non conosce egoismo e a tutti si offre.

Stringo gli occhi e la sento piangere d'inverno, ma poi sorridere, perché Roma è così. Troppo libera e sincera, per l'eternità. 

Ma quanto sei bella Roma.

Riposa in pace, Lando.

Notte e Roma stretta...

venerdì 8 dicembre 2017

Ci sarai sempre tu

Tra due fronde o tra due grovigli di rami spogli. Davanti a me o senza che io neanche mi affacci su questa terra, né altre creature.

Io ti guardo, fingo distrattamente, e penso con sollievo che ci sarai sempre tu. A scaldare un cuore o un inverno, a posarti con gioiosa noncuranza sui nostri deliri o sulla nostra indifferenza. Che ti chiami sole o che di altri porti Notizie, poco importa.

Ci sarai sempre tu e socchiudo gli occhi di gioia.

Il Castello e la vita ritrovata

Da ragazza vedevo il fermento alla fiera attorno al Castello Sforzesco, poi non la vivevo mai.

Dovevo studiare, lavorare. Tornavo a Milano ed era già svanita.

Ora mi aggiro tra le bancarelle e sensazioni contrastanti. Vorrei anche  raccontarmi che Natale è vicino. La vita ritrovata tra tanti smarrimenti.

Malinconia che evapora, spinta via dall'amicizia.

Il castello vestito di Natale. E persino io.

Notte e cos'è lo spirito (mai a spese degli altri)

Nella folla impegnata a rinnovare l'ombra di un rito, sono stata lontana da un mio mito.

Toulouse-Lautrec. Voglio arrivare presto da lui, incontrare di nuovo la profondità dolorosa eppure lieve dei suoi sguardi.  Questa sera, ho avvertito il bisogno di viaggiare lungo la sua vita. Mi ha colpito una frase di un amico, riportata da un amico.

Non cercava mai di fare dello spirito a spese degli altri.

Penso a quanto, quando si pensa invece di essere spiritosi facendo del male agli altri. Ripongo i pennelli dell'anima e saluto questo pittore amico.

Cos'è lo spirito: non quello a spese degli altri. Quella è solo vuoto volgare.

Notte e cos'è lo spirito (mai a spese degli altri).

giovedì 7 dicembre 2017

Notte e non ho tempo

Sì che il tempo scivola via e io maldestramente lo maneggio. E sommersa di parole e fredde programmazioni, oppongo poche certezze.

Non ho tempo per le toccate e fuga senza radici, non ho tempo per le formalità, per le arene dove giocano a esaurirti le energie oltre ai minuti.

Non ho tempo per le recite, per gli abbracci documentati sui social, per i "i like" di facciata e per le grandi trame.

Ho  tempo per la vita e per i suoi sotterfugi buoni, per fermarmi, per camminare lentamente, per respirare l'aria gelida e innamorarmi dei tuoi occhi, ogni giorno.

Notte e non ho tempo.

mercoledì 6 dicembre 2017

Registrare il Michele

Buttiamo le colpe addosso alle prime avvisaglie di atmosfera natalizia. Alle case della mia immensa famiglia che si aprono, si pregustano.

Fino agli ultimi anni, quando rimaneva un'isola di saggia felicità: andare a trovare Anna e Michele. Erano i cugini di papà, quelli che l'hanno sempre amato in ogni sorte, non lasciandogli mancare mai una visita. Figurarsi a Natale…

Allora torno a Natale, ma anche ai giorni d'estate, con l'orto che reclama attenzione da Michele. Ma lui resta con noi. Lo sguardo dolcemente esigente di Anna, fino all'ultimo istante. E suo marito che parla.

Io in quei momenti lo so bene, che dovrei registrarlo. Per la sua saggezza, le storie che mi svelano tanto della mia città e dell'umanità. Per la precisione, il linguaggio perfetto, la voce strepitosa.

Oggi penso: bisognava registrare il Michele, permettere a tutti di sentirlo, per sempre.

Poi mi arrendo: l'ho sentito io, e pochi o molti altri, il Michele. E siamo stati così fortunati, che io sento il bisogno di parlarne.

Registrare il Michele, non si poteva. Cercare di imparare, briciole dalla sua immensa storia, sì.

Il mio primo regalo di Natale

Vi presento il mio primo regalo di Natale. Non è mai uscito in società, quindi perdonerete le sue buffe espressioni.

Avevo sei mesi e ancora poca consapevolezza del mondo, per fortuna. Che regaliamo a questa bimba, si chiesero i miei?

Arrivò Fifì ed era così pigro che si mise a dormire con me. Lo fece per lunghi anni. Non era morbido e se lo toccavo, urlava. Poi scoprii che era Lilli, innamorata del Vagabondo.

Ma per me era Fifì, non so se perché faceva quel fischio allegro anche nel lamentarsi.

Oggi si nasconde tra i pupazzi più morbidi, fiero persino dei colpi di pennarello.

Il mio primo regalo di Natale, un'emozione che non posso ricordare: allora è rimasta con me.

Notte e non è più possibile parlare

Si accende una luce nell'ex ufficio di mio padre e illumina il ricordo di un telefono grandissimo.

Così mi appariva, quand'ero piccola poi. Enorme, con pulsanti magici.

Oggi penso a quanti strumenti agili esistono per farci parlare.

E non è più possibile parlare.

Notte e non è più possibile parlare.

martedì 5 dicembre 2017

Notte e come se fossi stata da un'altra parte

Come se non bastasse la luna, il campanile si è vestito di luci. E lo perdo un po', non osando alzare troppo lo sguardo, per trovare altro che non conoscevo. Persino il fast food vecchio stile, che ha lasciato il posto a uno sconosciuto, mi spaventa un po'. E' come se io fossi stata da un'altra parte, e forse lo sono stata davvero.

Forse lo sono ancora, mentre cammino sotto il campanile del nonno.

E forse lo sarò, ma non per sempre.

Notte e come se fossi stata da un'altra parte. 

Certo, riusciremo

Certo che è un gran casino, che tutto si aggroviglia o così finge. Ma certo che riusciremo.

A districarci.

A liberarci da corde che non proteggono, ma tolgono il respiro.

A fiorire contro stagione.

A colorare la notte e le sue gabbie scure.

Certo che riusciremo. Perché siamo fortunati, bravi e tutte due le cose.

Perché abbiamo coraggio, anche quando fuggiamo. 

Certo, riusciremo.  

lunedì 4 dicembre 2017

Notte e il vento scompiglia la luna

Ma sì che sono sventata. Sto camminando lungo la strada d'argento, eppure il mio sguardo si impiglia lassù, in quella luna troppo splendente per essere vera.

Niente foto, basta con questa malìa di tempi bastardi. Corro nella mia casa al calduccio, benedizione immeritata. Ma quando sono dentro, domata, sento forte e chiaro le bizze del vento. E faccio molta, molta fatica a non aprire le persiane, a non spalancare i vetri, a non scoprire che la malìa più vera è in corso.

Il vento scompiglia la luna, fingendo di essere innamorato, e io qua a sospirare quasi volessi fargli il verso.

Notte e il vento scompiglia la luna.

domenica 3 dicembre 2017

C'è sempre un signore

Apro un libro speciale a cura di Giuseppe Gabri: i 20 anni di "In tra da nögn". Lo so, che se ci finisco dentro, in quegli anni, non ne esco più.

Vedo persone a me care celebrate come giovani colleghi. Scorgo storie così vicine a me che non so se sorridere o commuovermi. Facciamo entrambe le cose, dai.

Poi inciampo in una serata in cui ho parlato persino io. Ed erano tempi in cui detestavo parlare. Ma c'era da raccontare lui. Non solo il mio primo capo. Quello per cui ho iniziato, e il cui stile di giornalista ho capito meglio di anno in anno: perché già stava rischiando di scomparire, divorato da fretta e volgarità.

 Sì, gli ho voluto un mondo di bene.

E sì, l'ho sempre chiamato signor Fusetti. In barba al vezzo giornalistico di darsi del tu, per una presunta democrazia. 

sì, io stavo bene alla rivista dove scrivevo mentre studiavo. E sì mio padre mi suggerì: manda una lettera al signor Fusetti. 

Fu quotidiano. Con tutte le conseguenze del caso. Ma spesso ripenso allo stile preciso e garbato del signor Fusetti e delle altre persone spettacolari che ho incontrato e letto in quegli anni di Prealpina, ai tempi di Mino Durand. Uno per cui in questo periodo ringrazio pure Facebook, perché ne leggo ricordi intrecciati a canzoni: Maniglio Botti.

E medito: non importa quanto volgarmente urli il mondo, c'è sempre un signore nella tua vita dal quale puoi imparare tanto. Persino più di uno.

Notte e banalmente la luna

Certo che ti ho guardata: lo strillavano tutti. E non fosse stata per la foschia, sarei caduta in tentazione. Sì, mi immagini con lo sguardo incollato lassù, fingendo di pendere dalle tue labbra.

Io che amo piuttosto cercare stelle minimaliste.

Banalmente, la luna fa di tutto per averti: usa persino tv e social network. E pensare che di te, potrebbe fare a meno.

Notte e banalmente la luna.

sabato 2 dicembre 2017

Notte e c'è sempre un pasticciotto

Non lo nominano nemmeno più il pasticciotto nella lista dei dolci, da cui dovrei stare alla larga.

Ma in una sera perfetta mi sfugge un sospiro: ah, non c'è il pasticciotto. E il cameriere si allontana con un sospiro poderoso quasi quanto il mio.

Poi torna con un piattino e l'ultima fetta, quasi miracolosa.

Perché mi dice che c'è sempre un ultimo tesoro per chi è goloso della vita, per chi chiede, per chi crede.

Notte e c'è sempre un pasticciotto.

Attraverso la pace e la guerra

Attraverso la pace della bellezza, gli sforzi degli uomini, le nostre rinunce e crudeltà.

Sotto un arco che vuole abbracciare la pace, vedo divise e mitra. 

Massima allerta, leggo da ogni parte. E attraverso la strada che conduce al Natale a Strasburgo come in altri luoghi, pensando alla guerra e ai suoi volti di cui questo è uno.

Attraverso la certezza che non ci arrendiamo mai alla pace, ma neanche a chi la vuole strappare.

Mi fermo da qui

C'è sempre un posto, un momento, da cui ripartire. E il modo più dirompente è fermarsi.

Ascoltare, persino se stessi, puntare i piedi e rimirare tutto con ragionevole incertezza.

Quasi quasi, mi fermo da qui.

Dialoghi reali - Noioso o deliziosa

- Sono nervoso.

- L'avevo capito.

- Ma non è colpa tua. Tu sei deliziosa.

 - Lo so.

- Non allargarti.


venerdì 1 dicembre 2017

Notte e volevo la neve

L'avevo anche vista la neve, toccata persino. Mi aveva accolto fuori dal tunnel sulle montagne, quando stavo scappando via da tutto ciò che mi reclamava.

Ma stasera mi scappano due lacrimoni, di quelli che non ho mostrato nei tempi più ostili. Lacrime da bambina, perché mi ero ostinata a crederci e mi ero piazzata persino al davanzale: tra poco, arriva la neve. 

Quella neve che rompe le scatole alla gente seria e indaffarata: vuoi vedere che non lo sono più. Che magari non lo sono mai stata.

Volevo la neve stasera e non mi rassegnerò. Se non si fa vedere, io la sognerò.

Notte e volevo la neve.

giovedì 30 novembre 2017

Una sola

Una sola pennellata. Un unico sbuffo sopra un tramonto. Un sì fragile, ma inarrestabile, che non ha più bisogno di risuonare.

Una sola cattiveria.

Una sola generosità che si riversa su di te.
Una sola e tutto.

Una sola volta, ma per sempre.

Notte e cosa sembrava dicembre

Sono nulla i mesi, e tutto. Novembre il peggiore, quello da chiudere in fretta. Eppure anni fa lo accoglievo come la vita.

Dicembre il profumo della festa. Persino quando Lemmy ci fece quel brutto tiro, quello definitivo. Poi ci trascinò a sorridere al suo funerale.

E mi rimane impresso quel brindisi rock chiesto e ottenuto, la voglia di suonare e suonare ancora.

Un due di picche alla morta, un asso che canta la vita. Cosa può sembrare dicembre, e ogni mese, e tutta la vita ancora.

Notte e cosa sembrava dicembre.

Ed era quel ribellarsi lì

Mentre sono diligente, mi tempesta la mente una canzone. Non una delle più memorabili della mia lunga colonna sonora, eppure si impossessa di me, peggio di un'epifania di Joyce. 

Così frugo tra gli album rock, che bello quando si chiamavano così, album: contenevano canzoni e immagini del cuore. Ero apparentemente diligente, ma mi ribellavo ogni giorno. Non avendo una gran voce, lo facevo senza disturbare. Sembra una contraddizione, spaccare i cocci degli altri però non mi è mai interessato.

Volevo mettere in discussione me, per farmi volare più lontano: come quando a una festa afferri il protagonista e lo lanci nell'aria.

Era quel ribellarmi lì, a base di musica e no scanditi con gli occhi e con i gesti, che mi faceva essere libera.

Ed è quel ribellarmi lì che mi scorre ancora nelle vene.

mercoledì 29 novembre 2017

Notte e dentro il crepuscolo

Via dalle luci di Natale, dentro il crepuscolo di una sera invernale protetto dal museo, e da ciò che prima ancora era.  Unterlinden.

Muovendomi tra i tesori, rimango impigliata da un buio sincero che mi invita a fermarmi, almeno un istante. Nubi che si vogliono addormentare, tetti di tempi antichi e colonne che si tingono di scuro. 

Non fa freddo abbastanza, da voler fuggire.

Dentro il crepuscolo trovo la forza di muovermi per scoprire nuovi tesori. E di fermarmi per rimettere in cammino me stessa.

Notte e dentro il crepuscolo.

martedì 28 novembre 2017

Quello che scalda il cuore

Una vecchia stufa in Alsazia, il calore che irradia più la vista di questi aggeggi dal sapore antica. E un filo di polvere che tutto rende più desiderabile.


Io osservo, ma sono le voci che assorbo. E ogni momento ride in quelle fiamme o nel loro canto silenzioso, compresso dal vetro.

Quello che scalda il cuore, forse non si vede. Non si sente.


Notte e le stupide battaglie di principio

Queste battaglie di principio. Sciocche quanto chi vuole portarle avanti. Contro i muri che ascoltano solo il proprio ego o altri suoni persino più molesti.

Stupire battaglie di principio. Mica dovranno buttarsi nella mischia i soldati più fragili. Lasciale fare a chi nulla ha da perdere.

Folli battaglie di principio.

Quasi quasi ne affronto una.

Notte e le stupide battaglie di principio.

Tutto di passaggio

È tutto di passaggio, in un mondo atrocemente bello. 

Scorrere via e sentire che non si può fuggire, come da un'Alsazia morbida e pensierosa.

Tutto di passaggio, mentre pianti i piedi nei sogni o nella realtà.

lunedì 27 novembre 2017

Notte e non ho tanto bisogno

Una vita ad annotare mentalmente i bisogni, poi sotto la luna incerta mi stritola un dubbio.

Ci sono un sacco di cose di cui non ho bisogno, affatto. Dell'approvazione di qualcuno, di ridere per forza, di apparire molto intelligente e anche molto sciocca. Di fare tutto ciò che danno per scontato, tu per primo. Di rincorrere la vita. Di tingerti i pensieri.

Non ne ho tanto bisogno, quando scorre dentro - quasi prepotente - la vita.

Buona notte e non ho tanto bisogno.

domenica 26 novembre 2017

Piove come tanti anni fa

Piove come tanti anni fa. Un ticchettio sulla finestra conficcata nel cielo.

Piove come non piove mai, di solito, perché ogni goccia è tanto testarda quanto leggera.

Se chiudo gli occhi, la sento cantare più forte. E forse, sento persino te.

Notte e le rose sotto la luna

Spuntano sotto la luna, come un sorriso contro vento.

Le rose, dentro una stagione non loro, oppure di quelle stagione splendide protagoniste.

Di quale stagione, come, con che colori siamo: chissà che non possiamo deciderlo persino noi.

Notte e le rose sotto la luna.

sabato 25 novembre 2017

Notte e un toc di vita

Pensi di sapere in quante magie ti stai calando. Un traguardo importante di lavoro, di vita, per una persona saggia che osa essere tua amica. L'abbraccio di amici che sono stati donati da un incontro, destinato a diventare una tua svolta di esistenza. Un gruppo che sa scrivere, disegnare suonare: soprattutto nell'anima.

Poi c'è una grande paiolo, dove un signore sta preparando qualcosa di speciale. Si chiama Toc e ha il sapore delle feste. 

Quando lo gustiamo, lui ci offre anche la sua storia. Quella di un padre incredibile, che deve dire addio a suo figlio. Ma che stasera, festeggiando un amico, festeggia anche lui. Un padre che dice che la felicità va condivisa e che non si vuole fermare, mai.

così va avanti a preparare il toc e si premura di rendere felici tutti. 

Non mi può forse stupire più nulla stasera. Di certo, non che questo chef dell'anima si chiami Angelo.

Notte e un toc di vita.

Prove di luce

Prove di luce in un cielo addormentato. Le foglie non gridano contro il suo grigio, ma sembrano cercare una loro strada.

Io alzo la testa sorpresa quando capisco che il sole non c'è davvero. Che esiste solo un grido di vita, persino dal sapore inopportuno.

Ma sono prove di luce che ti restano dentro, anche quando ti sei allontanato. E quando si è allontanata la nebbia, con la sua bravura nell'evidenziare quanta luce cerchiamo.

Dialoghi reali - Ottimismo da marijuana

- Comunque la gente è tutta fuori di testa. Sarà colpa della marijuana.

Adoro l'ottimismo. Sarà mica da marijuana.

venerdì 24 novembre 2017

Quegli animali senza emozioni

Avvicino titubante la notizia del Parlamento inglese (imprecisa, ma voglio salvare la Scozia, da bambina), mica di inciampare nelle fake news di turno. Ma indipendentemente dal fatto che si sia votata una dotta asserzione simile, so che tanti condividono quanto viene scritto.

Gli animali non provano emozioni. Non mi scandalizzo di fronte a chi afferma questo: deve intendersene, nel non provare niente, per attribuirlo ad altri esseri.

Quegli animali, senza emozioni, tranne quelle vistose e violente in abbondanza, di nome uomini.

Notte e tutto ciò che è irrinunciabile

L'ho individuato con precisione che non oso definire scientifica, visto che prima di cadere in una tesi di Sociologia volevo scolpirla in Filosofia della Scienza omaggiando un anarchico.

Sì, so tutto ciò che è irrinunciabile. L'ho identificato, intrappolato, codificato, applaudito. Amato, questo non so.

Così, quasi quasi lo butto via.

Notte e tutto ciò che è irrinunciabile, posso buttarlo via.

giovedì 23 novembre 2017

Notte e il linguaggio della speranza

Brindo con nonno Pierino, quando la folla si scioglie lentamente. L'emozione di questo artista dei dolci, che ha cancellato tante amarezze nostre, si riversa in quei momenti condivisi alla pasticceria Oscar per la presentazione del libro "Pénsaghi non" con i B300. 

Eppure c'è qualcosa che mi commuove di più. Ho seguito Pierino De Tomasi, o almeno ci ho provato, in Russia, ho pianto e tremato, l'ho riabbracciato a casa, l'ho visto prodigarsi con sua moglie per costruirsi una vita, tremare ai fallimenti iniziali, sorridere ai primi segni di successo.

Ho sospirato: che bello quando gli altri dicevano "Pénsaghi non". E, accidenti, in questo periodo ho incontrato persone che in quest'epoca bollata come egoistica si sono sentite dire proprio così.

Quando penso di aver attraversato tutto, ecco che nonno Pierino con i suoi 96 anni rivolge occhi fiammanti al pubblico. Andate a votare!  

Perché se cambiare si può, pensare di potere si deve. E Antonio Colombo quando si avvicina, mi svela la vera formula magica.

Pénsaghi non, è il linguaggio della speranza. Non pensarci, qualcuno ci sta pensando per te.

Grazie nonno Pierino, è stato un onore provare a scrivere la tua storia.

Notte e il linguaggio della speranza. 
foto by Giampietro Castignone

mercoledì 22 novembre 2017

Giardini da ritrovare

Quando passo davanti al palazzo dove vivevano i nonni, lo sguardo corre al giardino che osservavo dal  balcone. Giardino pieno di ragazzini e giochi. Giardino che non c'è più.

Poi sfoglio le foto e trovo quest'immagine della nonna, tutta fiera mentre coltiva sul suo terrazzino. Lungo e stretto, così piccolo rispetto all'immenso giardino, eppure curato con orgoglio.


E penso che ci sono i giardini perduti,  ma più ancora quelli da ritrovare. Da coltivare contro vento, a volte persino contro l'umanità eppure per il suo bene. 

Notte e ogni uomo è mio fratello (ma qualcuno)

So benissimo che ogni uomo è mio fratello, rispondo piccata alla mia coscienza.Ma quanti non ho riconosciuto sulla mia strada, anche oggi.

Chi mi ha ostacolata, chi mi ha ignorata, chi mi ha usata: e ne ha fatto le spese, chi nulla di male ha compiuto.

Poi un uomo che conosco fin da piccina, mi scrive: deleghi troppo, passa a me. Ci penso io. Io ci sarò sempre.

E mi vengono in mente un sacco di volte in cui mi sembrava più piccino di me, quand'ero bambina. Anche quando combinava dolci guai. Sua madre, dolcemente tempestosa, lo rincorreva e io sorridevo fra i miei giochi e la mia serietà.

Questa sera penso con affetto che è tra i pochi che devo frenare.Tra i pochi che dice: ci penso io.

Ogni uomo è mio fratello, ma qualcuno si prende cura di me.

Notte e ogni uomo è mio fratello, ma qualcuno…

Sai che Milano

Sai che Milano, proprio non la capisco. Alza la testa e guarda in faccia il cielo.

Come una sfida, di chi ha perso la testa oppure l'ha improvvisamente trovata. E quasi quasi mi fermo anch'io a guardare lassù, non solo  l'antica bellezza.

Sai che Milano. E pure io.

martedì 21 novembre 2017

Notte e il giaciglio a cento metri

Ridiamo, scherziamo serissimi sul futuro, brindiamo. Poi si esce nella notte e c'è un angolo di oscurità che si impone,

Nel portico della chiesa, vedo un clochard che si sta preparando il giaciglio su una panca. Gli altri, stanno già dormendo.

Un povero giaciglio, il freddo che avvolge le coperte, il vuoto del silenzio. A cento metri dalle nostre vite al caldo.

Notte e il giaciglio a cento metri.

Sono io la risposta

Quando  mi riversano addosso domande, cerco alla rinfusa risposte, posando anche solo per caso.

Finché capisco di non avere soluzioni.

Se non una.

Sono io la risposta. Perfetta e sgraziata. Convincente e vacillante.

Sono io la risposta, perché ci sono. E non solo per posa.

lunedì 20 novembre 2017

Notte e ho scelto la vita

C'erano vetrine, troni e palcoscenici scricchiolanti. Sono passata da loro e non mi sono fermata.

Non so se io abbia fatto bene, chi sono io per dirlo.

So che stasera ascolto la musica del cuore, del Piantavigna e i plin al tartufo ci raccontano altro ancora.

Profumi che sanno solo suggerirmi questo.

Hai scelto la vita, e noi siamo qui per te.

Notte e ho scelto la vita.

domenica 19 novembre 2017

Cosa ascolta un vicino

Un'amica è alle prese con un allarme difettoso e mi racconta di come si sia angosciata, durante le prove, di dare disturbo a qualche vicino.

Passate le tribolazioni, si è resa conto di qualcosa di più triste: nessun vicino era uscito nella sua scala, né in quelle vicino, a verificare se ci fossero problemi. La sirena annoiata e inascoltata.

Eppure una vicina le aveva raccontato nei giorni precedenti che noia le procurasse il gatto quando giocava con il tappo di sughero. Un'altra le aveva sussurrato quanto litigassero ormai i giovani quasi separati della porta accanto.

Quando però potevano esserci ladri o comunque qualcosa che non andava, silenzio assordante.

Non ho saputo consolarla, anche perché mi ha assalita un ricordo.

Quarant'anni fa, morto mio nonno, si fece una deroga amara al luogo dove pranzare a Pasqua: non a casa, inseguiti dalla nostalgia, bensì al ristorante. Non accadde mai più, ma ricordo bene cosa fosse successo in quell'unica circostanza.

Avevamo una porta di legno, dignitosa ma non particolarmente capace di difendersi. I ladri entrarono in azione quando eravamo fuori a pranzare. Fecero qualche rumore di troppo e una parte del legno cadde a terra.

Al piano inferiore c'era il signor Vincenzo, dal quale non ho mai sentito una parola sugli affari degli altri. Solo sulla gioia che gli dava la sua famiglia e il suo lavoro, le sue passioni, la storia della città. Allora ero bambina e ancora non ricevevo queste preziose confidenze, peraltro. Anzi, lui mi sembrava così alto e e maestoso che non osavo rivolgergli la parola.

Comunque, il signor Vincenzo udì dei rumori, interruppe il suo pranzo di Pasqua e aprì la porta. Quando il tramestio sopra si fece un po' troppo insistente, uscì sul pianerottolo.

Fece - raccontò poi - un atto semplice e determinante: tossicchiò.

I ladri udirono e se la diedero a gambe. Così il signor Vincenzo salvò la mia famiglia da una Pasqua ancora più amara.

Quando ci penso, sorrido e penso a quanto si ascoltava allora. Soprattutto, quando un vicino aveva bisogno.

E forse soprattutto, si ascoltava davvero.

Notte e non troppo dolce

Come sussurra un bonet, in una sera da gustare lentamente, lasciati alle spalle l'amaro. Ma senza credere nel troppo dolce, che stordisce il palato dell'anima.

L'alchimia che solo una delizia sa servire, quando ti parla di una terra amata e di tutto ciò che non hai mai osato  assaporare, come se non lo meritassi.

Un sapore sincero, non è troppo dolce. Un sapore sincero, attende solo te, che ti sei scoperta così. Decisa, ma anche morbida.E dolce quel che basta, mai troppo.



notte e non troppo dolce. 

Qualcosa da osservare

C'è sempre qualcosa da osservare, quando la luce si stende. Quando la musica rallenta il ritmo, come il cuore. Qualcosa da osservare, che rende ancora più vivi, perché lo sguardo si muove, incalzato dalla meraviglia.




sabato 18 novembre 2017

Notte and we salute you (interrompendo Bach)

Gli AcDc hanno sempre fatto parte della mia colonna sonora, senza cercare una scalata in classifica. Un suono ruvido che mi accompagnava e che stasera sembra sospeso nell'aria.

Malcolm.

Che poi, diciamolo, mi servivate come ribellione quando dovevo interrompere le ore (confesso, mezze ore) di studio di Bach sul pianoforte. Le dita si fermavano per raccogliere tutte le forze e c'erano solo due canzoni che ficcavo dentro nel percorso diligente.

Una era dei Kiss.

L'altra: You shook me all night long.

La mia seconda mamma andalusa, al piano di sotto, a quelle note sorrideva.

- Marilena si è stancata di studiare.

Era vero, Marilena voleva scegliere la sua musica. Un guizzo sui tasti, prima di decidere se continuare.

E a quelli che faranno rock in cielo e in terra, rivolgiamo un saluto. Anche solo fermandoci sui tasti.

Notte and we salute you (interrompendo Bach)

venerdì 17 novembre 2017

Notte e niente protegge

Ti hanno massacrata. Per strada, senza motivo ammesso che un motivo possa esistere al mondo per fare del male. E io non lo credo.

Hai il nome di mia nonna, un nome antico e fiero. Argia. Ma niente protegge, in un'umanita buia. Se non una preghiera.

Notte e niente protegge 

Nelle nuvole frugo

Nelle nuvole frugo, come una torre che rinasce e osa guardare su.

Cerco non un bandolo della matassa, ma la voglia di cercare, ancora.

Una bellezza che ne chiama un'altra, e forse mi appartiene. Mentre frugo nelle nuvole.

giovedì 16 novembre 2017

Come non addolorare un'amica (pessimi social times)

Torno alla mia università, per un'intervista. Mi smarrisco un po', perché si apre una porta del bar che non conoscevo: è quella degli insegnanti, immagino, e quasi mi rammarico, perché nel locale ero abituata poco a entrare, più portata a scegliere spazi  più lontani e quindi fragilmente trasgressivi.

Così piace vincere facile.

Mentre mi siedo, penso a un'amica. No, a un'Amica. Università, tempi cupi in cui dovevo correre avanti, perché già avevo in mente che cosa volevo fare. Vuoi vedere, che fu lì il grande inganno? Sarebbe stato piacevole, godersi l'università.

Il mio interlocutore mi rivolge complimenti: l'ho rilassato per il mio passo lento. E' che il ginocchio mi fa troppo  male, ammetto. Ancora lungo la via avevo pensato: scrivo alla mia Amica, che verrò qui ma solo un blitz. Non posso fermarmi oltre l'intervista, devo correre ancora pur a passo lento. Poi penso che la deluderò: le scriverò un'altra volta, quando potrò sostare e godere il suo sguardo, in cui mi specchiavo.

Mi siedo con l'intervistato e non mi guardo attorno. Dieci minuti dopo, una donna mi avvicina: che ci fai qui? Si allontana subito con il suo splendido sorriso, che non conosce tempo di corsa.

Eppure la mia Amica non si accontenta. Quando mi riconnetto con il mondo, mi accorgo che mi aveva mandato un whatsapp: c'è una foto mia e un messaggio "che ci fai nel bar dell'università?".

Vivo di corsa, Amica. E mi fermerò presto, prestissimo.

Anzi, quasi quasi grazie a te, mi sono già fermata già.

Come non addolorare un'amica (ovvero pessimi social times).

Notte e detesto chi non mi capisce

Che poi diciamolo, detesto chi non mi capisce. Io uso perfette smorfie, i miei occhi colpiscono, provo persino ad articolare perfette parole.

Detesto chi non mi capisce.

Quasi quasi, provo a spiegarmi meglio.

Notte e detesto chi non mi capisce.

mercoledì 15 novembre 2017

Il suo dolore, vestito di pioggia

Ognuno ha il proprio dolore, vestito di pioggia, mascherato di sole. Attraversa le stagioni senza farsi attraversare. Scivola fuori, senza veramente comparire.

Ognuno ha il proprio dolore, pochi abbastanza per ascoltare il dolore che li circonda.

Notte e non lo sappiamo

Noi vediamo con tutte le immagini del mondo. Le orecchie scoppiano di suoni.

Tutto ci scorre davanti, dentro poco.

Noi vediamo tutto. E non sappiamo mai.

Notte e non lo sappiamo (anche se lo vediamo)

martedì 14 novembre 2017

Il mio quadro

Il mio quadro spesso è coperto dalla cortina della realtà o da qualcosa che si spaccia per tale. Eppure io riesco a individuarne i colori, per testardaggine o per caso.

Anche quando sono distante anni luce, ne sento le sfumature sulla pelle. Potrei essere ancora piccina oppure così incredibilmente consapevole: probabilmente, entrambe le cose.

Il mio quadro cammina più veloce di me, mi precede, mi aspetta. E quando il mio sguardo si rattrista, gli si offre generoso. Il cielo e il lago abbracciati, inteneriti dalla razza umana. Nel mio quadro.

Notte e basta la fiducia

Che umanità contorta e perversa, fuori e dentro di noi. Inciampo nei volti, a partire da quello nello specchio.

Poi, vado a raccogliere una storia, una delle tante. Una in cui mi fermo ad ascoltare bene, perché altrimenti non ci credo.

Sento tre persone che hanno deciso di ricominciare, forti del loro talento. Ma non bastava. 

Ci voleva la fiducia. Tra di loro, verso gli altri, fin lassù.

Mi pare una parola stonata nella selva dei veleni, ma non se rivedo i loro sguardi.

Notte e basta la fiducia.

Papà e l'arte del mandarino

Una delle arti in cui più ti ammiravo: quella di sbucciare la frutta. Mandarini, arance, mele, non importava: tu afferravi ciascun frutto e lo spogliavi, senza spezzare mai la buccia. Contemplavo quei capolavori, come i bicchierini creati con la carta delle caramelle, quand'ero piccola.

Crescendo, mi sarebbe piaciuto assomigliarti in molte cose: anche in questa. Ma ero di fretta, pasticciona e impaziente. Non andavo matta nemmeno per la frutta, a dire il vero, tranne quella che non si sbuccia affatto o dove si vince facile.

L'arte del mandarino: io guardavo le tue dita procedere sicure e non vedevo il reale trucco, come accade nei giochi di prestigio.

Il tuo sguardo, che ora contemplo nella foto, me lo sussurra. La pazienza: quella di sbucciare con cura un frutto, di iniziare una strada, di non farsi abbattere, di sentire il rumore di un fiore che prova a crescere o di imparare il verso dei merli fino a cantare insieme.

Quella di sentire tua figlia fin troppo adulta gridare, come una ragazzina: papà, posa che ti faccio una foto mentre levi la buccia senza romperla. E di obbedire, perché le vuoi troppo bene.

Nove anni dopo che hai smesso di farlo, in apparenza, ti rivedo così e sento quel profumo di mandarino che neanche mi piaceva e che ora mi sembra un aroma magico.


lunedì 13 novembre 2017

Dialoghi reali - scrivere in stampatello

- Ma come diavolo scrivi: non puoi almeno farlo in stampatello?

- Veramente ho scritto in stampatello.

Silenzio (di) commiserazione.

Anche giornalista (il luogo dove dovevamo essere)

E Nonostante la dedizione nel riporre in varchi lontani i ricordi accumulati come cronista, riaffiorano ancora troppo facilmente.

Che poi "troppo" è sbagliato. Ci vuole la penna magica (chi se ne frega se ora percuotiamo la tastiera di uno smartphone o di un pc) di un collega tra i miei miti a far sgorgare tutto da capo.

Quante tragedie ho dovuto attraversare, senza riuscire a fuggire. Raccoglievo testimonianze, dolore e fotografia, come ricorda magistralmente lui in tempi ben più difficili, scrivevo soffocando ogni tentazione di emozione mia. Ma una volta chiuso tutto, si rompeva un argine.

Due ricordi si impongono tra i numerosi infilati nella mia vita. La mamma di una bimba, scomparsa all'improvviso durante una gita: fui spedita a casa sua e per i primi, interminabili minuti le rimasi a fianco senza parlare. Quando entrambe riuscimmo a scambiarci mozziconi di frasi, le chiesi anche una foto della piccola, sì.

Ancora oggi, è la prima casa che mi viene in mente, quando penso ai tanti fatti riportati da cronista. Quando le passo davanti, avverto la stessa incrinatura nel cuore.

Ma c'è un'altra ferita ancora più insopportabile di altre. Quando fui mandata, forse andai persino io, a casa di un  giovane che aveva perso la vita in un incidente.

C'era  un particolare: quel giovane, lo conoscevo fin da bambina, e così la sua famiglia. Sua madre mi spalancò la porta e mi disse: che cara sei stata a venire qui. Io mi resi conto che parlava alla bambina e detestai essere giornalista. Mi sono seduta sul divano con loro e ho pianto.

Mezz'ora dopo, arrivò il fotografo del mio giornale e la mamma gli aprì. Allora, il suo sguardo si posò su di me: ah, sei anche giornalista. In quel momento, me lo ricordai anch'io. Scrissi un articolo che mi faceva male a ogni sillaba. Durai ancora qualche anno, poi abbandonai la nera.

Anche giornalista. Soprattutto persona. C'è un luogo in cui dobbiamo essere. Un modo in cui possiamo farlo. E un momento in cui andarcene.

Notte e un giorno o l'altro

Incroci saggi dappertutto, roba da non poter chiudere gli occhi di continuo. Neanche ti conoscono, ti avranno incontrato tre volte. Fanno finta di essere in altro  impegnati, poi ti osservano, ti interrogano e ti dicono.

- Hai fatto anche questo? Guarda che non puoi andare avanti così, o un giorno o l'altro…

Tu ti senti rispondere: quel giorno è già arrivato.

Esci convinta di essere più saggia e stai lasciando già cadere fardelli sulla strada che ti conduce lontano.

Notte e un giorno o l'altro.




domenica 12 novembre 2017

Notte e immobili i pensieri

Quando ti accade di dover essere immobile, i pensieri si fermano a guardarti, a loro volta. Ti verrebbe quasi la tentazione di metterli in ordine.

Invece, restano lì alla rinfusa, come birbanti. E mentre ti addormenti, li scompigli ancora un po'.

Quante vite ti attraversano quando ancora non ne hai attraversata una.

Se faccio più di quello quello che posso, non è detto che io farò sempre ciò che non devo.

Non so leggere nella mente, o forse non ne ho voglia.

La pioggia scorre così forte che mi sento stupendamente fragile.

Notte e immobili i pensieri.

sabato 11 novembre 2017

Luce come vuole

Luce senza chiederla, non dico senza aspettarla.


Luce come scivola da una finestra incerta. Luce come può e ancor più vuole.

Conficcata nei nostri immensi spazi di buio.

Notte e tutto l'oro del mondo

Un Paese che si schiude con il suo whisky. I confini che si sciolgono, proprio perché amiamo ciò che contengono.

Oggi capisco di più il Giappone, domani chissà a quale nazione toccherà.

Tutto l'oro del mondo è dentro lo scrigno pazientemente costruito dalla tua gente, in ogni angolo del mondo.

Notte e tutto l'oro del mondo.

venerdì 10 novembre 2017

RIcordo abbastanza da

Un amico mi scrive, dolcemente: ricordi tutto.

No, non ricordo tutto. Non ricordo troppo. Ricordo solo abbastanza.

Abbastanza da essere grata, da abbozzare un incerto sorriso. Da voler ricominciare.

Forse, lo sto facendo.

Notte e quand'era bello

Ci vuole il ricordo di un fratello, a far trovare degli amici. Persone che potevano avere idee uguali o diverse, non importa. Ma avevano qualcosa di indissolubile in  comune.

E quando si trovano, non sono solo immersi nelle memorie, bensì in una consapevolezza.

 - Allora… quand'era bello.

Non chiamateli nostalgici, perché nei loro occhi brilla qualcosa. Loro hanno vissuto, anche nelle differenze, un'energia che gridava: qualcosa può cambiare. Quand'era bello, lo sarà per sempre.

Notte e quand'era bello.

giovedì 9 novembre 2017

Quello che non grida

Quello che non grida, mormora appena, forse solo sorride verso il cielo e non meno stupito della terra, mi affascina, mi cattura.

Mi dice di non spendere una parola in più, ma di guadagnare un silenzio grato, intinto nella bellezza.

Notte e un magnifico errore

In una giornata uggiosa, e non ancora alleviata dalla luna, mi arriva una telefonata. Di un amico e amico di mio padre. Così scopro un raggio di sole nel rispondere, ma ben presto mi rendo conto che non voleva chiamare me.

- Ciao, sono papà.

Briciole di secondi per dirgli, no, sono io. Ma poi colgo il magnifico errore che è.

Sono nove anni, tra pochi giorni, che non sento più una voce dirmi: ciao, sono papà.

Non ho più neanche bisogno di alzare lo sguardo, a cercare dietro la luna una piccola stella sorridente.

Notte e un magnifico errore.

mercoledì 8 novembre 2017

Non so, io credo (Stile Heine)

 Cado ancora vittima della Lorelei, l'unica poesia che ricordo verso dopo verso a memoria. In quella lingua incommensurabile che è il tedesco.

Certo che tutto l'incalzare della storia in mezzo è strepitoso, Herr Heine. Ma c'è persino qualcosa di più.

L'incipit, non so. E quando tutto sembra scolpito nella verità dei fatti, il poeta sussurra.

Credo...

Balsamo sulle ferite del delirio di onnipotenza dell'umanità.L'incertezza, nostro margine di libertà. 

Notte e a volte ci sono uomini

Mi trovo nella bizzarra situazione di invidiare me stessa, quando ero ragazza. E pensavo di essere una persona, guarda un po'.

Crescendo, ho incontrato parecchi tizi che pensavano di essere uomini e mi guardavano dall'alto in basso: che vorrà questa ragazza, questa donnicciola. Sarà la sensibilità (aiuto, quanti hanno sentenziato su di me che avrei scritto bene su una determinata storia, perché ho "sensibilità femminile") accentuata dagli anni, ma cavolo, ne incrocio ogni anno di più. Anche casi umani, di scarsa umanità, che pensando di essere più maschi cercano di farti sgambetti maldestri.

Ci sono non uomini che provano ad alzare la voce, a volte le mani. Quando capiscono di essere nullità, si ritirano in apparenza e cercano di farti fuori in altri modi (per fortuna, mi viene tristemente da dire). Con sotterfugi, con sorrisini blandi.

Quanti robot che si aggirano su questo pianeta, senza destare in me emozioni.

Quanti non uomini, su questa terra. Ma basta poco.

Perché compaiono uomini che meritano un sorriso, un grazie, persino un applauso. Perché non hanno bisogno di cercare di cancellarti, per dimostrare di esistere e già stiamo costruendo insieme.

Notte e a volte ci sono uomini.